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Angelo Varni Stato e Nazione nei democratici italiani alle soglie dell’unità
Fu certo con l’arrivo della Rivoluzione francese nella nostra penisola che l’idea di Nazione, subito connessa a quella di indipendenza dallo straniero, assunse quella corposità e quella dimensione politica, che la fece divenire valore primario, indiscutibile e finanche sacro ...
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Mirko Orlando La fotografia post mortem
Bene o male tutti conoscono il fenomeno della fotografia post mortem, tutti sanno di cosa si tratti (l’usanza di fotografare i defunti) e pressoché tutti ne conoscono l’origine vittoriana, se non altro perché prima del 1839 non era ancora nata la fotografia ...
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Monique Hofmann Le organizzazioni di massa della Repubblica democratica tedesca:
la dissoluzione della Fdj e del Fdgb nel 1988/89
Le istituzioni che mediano tra le diverse istanze della società, che conducono le diverse volontà degli individui e dei collettivi verso un ordine sociale generalmente accettato, costituiscono una delle basi di ogni democrazia
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Paolo Bernardi Cosa c’è dopo le Ssis?
Uno sguardo sul nuovo modello di formazione degli insegnanti
Quando, nel 2007, la redazione di “Storia e futuro” mi chiese di esprimere un parere sull’insegnamento della didattica della storia all’interno dei primi otto anni di vita delle Ssis ...
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Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007
Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
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L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.
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