Francesco Silvestri
Anna Maria Gentili
Il leone e il cacciatore. Storia dell’Africa sub-saharianaNuova Edizione, Roma, Carocci 2008Giocando con la morfologia del continente – che ricorda più che vagamente un punto interrogativo – e riprendendo una nota battuta di James Kwegyr Aggrey, una canzone africana di oltre quaranta anni fa afferma che “Africa is a question mark […] and only Africa knows the answer”.
Dalle pagine della presente rubrica abbiamo spesso offerto cittadinanza a lavori che tentano di dare risposta all’interrogativo, di spiegare a chi africano non è la grandezza e la contraddittorietà del continente nero. Ma la disponibilità si trasforma in dovere quando il lavoro in questione è la attesa edizione riveduta ed aggiornata, a 13 anni di distanza dall’originale, de “Il Leone e il cacciatore”, una pietra miliare con cui si è confrontato chiunque sia stato chiamato ad occuparsi di questioni africane nell’ultimo decennio.
La nuova edizione mantiene la struttura e l’impianto della precedente, con un’introduzione che delinea concetti propri dell’Africa pre-coloniale (etnia, nazione, autorità) fondamentali per comprendere l’evoluzione del continente a contatto con la dominazione europea e nella successiva fase di indipendenza; una prima parte che descrive l’impatto sulle società ed i proto-stati africani della spartizione coloniale ed una Seconda che approfondisce i temi dello stato coloniale e della lunga e faticosa marcia verso indipendenza e costruzione dello Stato democratico.
Con un registro che vira spesso alla narrazione, Anna Maria Gentili illustra il diverso approccio delle potenze europee allo sfruttamento coloniale e le conseguenti strategie di risposta da parte dei popoli sottomessi e delle loro élite, approcci e strategie che sopravvivono allo stato coloniale e che rappresentano in molti casi un’eredità con cui fare i conti a indipendenza acquisita.
Ma è nella seconda parte del volume, quella che affronta il tema della decolonizzazione e dell’incerto e ancora incompiuto percorso verso la democrazia, che l’analisi si fa più approfondita. In questi capitoli, in cui più evidenti sono la rivisitazione e l’aggiornamento dei temi rispetto all’edizione precedente, è analizzato il rapporto tra le autorità tradizionali e le formazioni politiche “moderne”, spesso eredi dei movimenti indipendentisti, ma anche influenzate dalla logica della guerra fredda; il ruolo dei militari e la predatoria gestione delle materie prime da parte dei gruppi al potere; la impreparazione al mercato, le responsabilità degli stati occidentali e degli organismi internazionali dapprima nell’imporre ricette economiche inadeguate alla realtà africana e poi, nei nuovi scenari post-11 settembre nel favorire l’ascesa ed il consolidamento di governi autoritari.
La riflessione sul concetto di Stato in Africa, a ben vedere il filo rosso che attraversa tutto il volume, raggiunge la sua acme nell’analisi della esperienza post-coloniale, caratterizzata quasi ovunque nel continente dalla tendenza all’autoritarismo ed alla cleptocrazia. Questo atteggiamento convince la comunità internazionale che la strada per la reale democratizzazione dell’Africa sia lo smantellamento dei meccanismi su cui si basa lo Stato patrimonialista attraverso l’apertura alle forze del mercato, ma è una visione che rivela in breve il suo velleitarismo: quando diviene palese che solo la dimensione istituzionale e le riforme amministrative possono sostenere percorsi stabili di sviluppo economico, si inaugura una nuova stagione dell’aggiustamento strutturale, più attenta alla produzione dei beni pubblici, alle garanzie sociali e salariali, ai servizi che solo lo Stato può fornire e da cui discendono i diritti politici. Oggi, questa visione è entrata un’altra volta in crisi: schiacciate sui temi della sicurezza internazionale e del controllo dei flussi migratori che attraverso il continente si dirigono verso l’Europa, le politiche occidentali sono orientate al sostegno di chi assicura una gestione autoritaria del potere, bloccando nuovamente il processo di democratizzazione; è interessante notare che, nonostante la debolezza generalizzata ed i casi di vero e proprio fallimento, anche in tale contesto lo Stato emerge come istituzione più riconoscibile, e quindi riconosciuta, del panorama africano.
Con questo volume – che si chiude con una utile bibliografia organizzata per temi e per Paesi – Anna Maria Gentili ha voluto riprendere il filo della sua “storia dalla parte del leone anziché del cacciatore”. Non possiamo che essergliene grati; 13 anni dopo, Mama Africa is back in town!
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