Cinzia Venturoli
Alcune riflessioni sul volume a cura di L. Casali e D. Gagliani
La politica del terrore
Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia RomagnaDi notevole interesse questo testo a cura di Luciano Casali e Dianella Gagliani e non solo perché affronta, nei saggi di cui si compone, in modo sistematico ed approfondito le stragi e gli omicidi che si ebbero in Emilia Romagna nel periodo 1943-1945. In effetti il dare conto di una ricerca che definisce ed analizza dati raccolti provincia per provincia (visibili nel sito www.dds.unibo.it/guerraeresistenza) in scritti intensi ma mai pedantemente didascalici ci spinge a considerare con grande attenzione questo volume di oltre 400 pagine.
Uno dei nodi tematici più importanti in cui ci si sofferma in questo lavoro è quello della definizione-comprensione di questi eccidi nell’ambito di un periodo storico altamente drammatico come quello di cui ci si occupa.
“Accostarsi a fenomeni di violenza totale è un’operazione problematica per il ricercatore” afferma Dianella Gagliani sottolineando un problema a cui tutti coloro che si siano cimentati nell’analisi storiografica si sono trovati, inevitabilmente, di fronte: colpiti e disorientati. Ma proprio per questo risulta ancora più necessario, e in questo volume è molto ben affrontato, trovare il modo per definire storicamente quegli eventi. Molti sono i termini e le locuzioni utilizzabili e utilizzate: guerra ai civili, terra bruciata, guerra di sterminio, politica del massacro a cui Gagliani aggiunge guerra terroristica ponendo così, in modo estremamente efficace, l’accento “sulla progettualità, oltre che sulla fattualità” che muoveva la strategia e le direttive degli occupanti nazisti e dei loro alleati di Salò.
In tutto il testo non viene mai meno la chiara identificazione dei responsabili delle stragi, non viene evocata quella sorta di figura mitologica del nazifascista, un improbabile centauro che è molte volte servito a diminuire le responsabilità di Mussolini e della Repubblica sociale, in un uso politico della storia, mai come ora presente, che mira a trasformare il governo di Salò in una protezione per la popolazione quando non fu nemmeno capace di “ridurre il danno” dell’occupazione militare.
In molte realtà, come sottolinea anche Massimo Storchi nel saggio contenuto in questo volume, furono proprio le squadre fasciste ad essere in prima linea nel compiere brutalità ed eccidi in quel “di più” di violenza che caratterizzò quei momenti inasprendo il conflitto; in una regione come l’Emilia Romagna in cui la componente che si richiamava allo squadrismo era molto presente. Come viene ricordato, nel 1920, infatti, lo squadrismo agrario era stato determinante a Bologna e a Ferrara e proprio in queste due città si ebbero due stragi fasciste (27 gennaio 1944 e 15 novembre 1943). Riflessioni queste su cui ci si dovrà ancora soffermare anche per l’analisi degli eventi del dopoguerra.
Quante le stragi e gli omicidi, ma quante anche le violenze subite dai civili, non dimenticando fra queste gli stupri, tali da formare quel “terrore quotidiano” così presente nei racconti delle donne e degli uomini testimoni di quei momenti? Difficile, se non impossibile, trovare dati definitivi, come si sottolinea in questo volume, anche se la ricerca che si illustra è comunque estremamente accurata.
Ogni saggio di questo testo presenta, come detto, analisi e ricostruzioni di notevole interesse. Non vi è solo il quadro generale della provincia di cui ci si occupa, ma viene messa in luce ogni particolarità ed ogni rilevanza sottolineando episodi sintomatici, illustrando anche il rapporto fra la popolazione e la Resistenza, come ad esempio molto incisivamente fa Luciano Casali nel suo scritto dedicato a Modena. Marco Minardi affronta, poi, le “stragi dell’ultimo giorno”, quelle avvenute durante la ritirata, quando gli alleati avevano già rotto il fronte della Linea Gotica, stragi che ci lasciano, se possibile, ancora di più colpiti, atti che non furono nemmeno oggetto di inchieste, quasi scomparse, “annullate nei festeggiamenti della Liberazione”.
Molto interessante diventa, infine, la riflessione comparativa fra le diverse zone emiliano romagnole, in cui differenti furono, evidentemente, le fasi dell’occupazione. Proprio per la ricchezza di questi lavori, non facilmente riassumibili in poche righe se non con il rischio di banalizzarne il contenuto, si rimanda alla lettura diretta, raccomandandola caldamente.
Un ultimo punto ci pare interessante mettere in evidenza ed è il tema, anche questo che ricorre in tutto il volume, delle difficoltà che hanno caratterizzato gli studi sulle stragi. La loro “monumentalizzazione” ha per molto tempo bloccato l’analisi storiografica. La memoria e soprattutto, bisogna nuovamente sottolinearlo, l’uso politico di quegli eventi hanno rischiato di precludere un sereno e approfondito lavoro. Di questo si scorge ampia traccia nella parte dedicata alla più efferata strage avvenuta in Italia, quella di Monte Sole. Non una rappresaglia, come è già stato rilevato in altri saggi, ma un eccidio che si inserisce pienamente nella strategia di “guerra terroristica”. In questo ambito molto importante è l’analisi delle parole per la memoria, quelle incise sulle lapidi e nei cippi che, inevitabilmente, riflettono e sono spia dell’epoca, e delle interpretazi