Giovanna Tagliati
Olindo Guerrini gastronomo
Le rime romagnole de E’ Viazze L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa
Ravennate d’origine e bolognese d’adozione, Olindo Guerrini è stato un personaggio assai noto della sua epoca; poeta di larga fama, si impose alle cronache per la pubblicazione, sotto lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, di una raccolta di poesie, Postuma, nata dalla penna di un tisico scrittore, morto consumato dalla malattia e dalle grandi passioni per giovani donne e avventure amorose. Il tragico epilogo della vita del giovane Stecchetti appassionò a tal punto il pubblico che il successo dei Postuma fu tale da superare, di gran lunga, quello delle coeve Odi barbare di Carducci. Scoperchiato il vaso di Pandora della burla di Guerrini, la reazione del pubblico, che tanto si era commosso nel leggere i versi del povero e bravissimo poeta, fu tale da ripudiare Guerrini stesso e da confinarlo in un angolo, etichettato come un burlone con ben poco rispetto per il suo pubblico di lettori.
Questo odio-amore dei fruitori dell’opera stecchettiana continuò nel corso del tempo, tanto che Olindo Guerrini fu preso sul serio di rado e le sue opere continuarono ad avere un alone di burla e di scherzo per lungo tempo.
Complice di questa mancanza di seria e giusta considerazione per la produzione guerriniana, fu anche la tipologia delle sue rime e la scelta di fare comparire i componimenti su fogli satirici e polemici assai diffusi al tempo come Il Lupo, giornale ravennate che, dal 19 agosto 1876, tentò di scuotere la società ravennate moderata; gran parte del successo del foglio, che ebbe vita breve e intermittente, fu dovuto alle accese lotte politiche che animavano il ravennate in quel periodo, oltre che alla presenza sulle sue pagine delle poesie dialettali di Mercutio, lo pseudonimo con cui Guerrini firmava i componimenti con i quali intendeva proseguire la sua opera di denuncia iniziata sulle pagine de La Patria, un altro foglio bolognese, seppur ora in dialetto santalbertese. Al di là di sonetti in lingua dunque, il Guerrini fu autore di componimenti anche in dialetto santalbertese, comparsi su fogli ravennati. I sonetti in vernacolo vertono per lo più sulla situazione politica romagnola in generale e ravennate in particolare. Olindo Guerrini, lontano per lavoro da Ravenna, rimase sempre molto legato alle sue radici e alla Romagna, tanto da continuare l’abbonamento al Corriere Ravennate e discutere lungamente via lettera con il nipote, l’avvocato Paolo Poletti, delle vicende della città natale. Terminata la breve vita de Il Lupo nel 1879, la produzione poetica dialettale trovò spazio su L’Asino, lunario scientifico, un almanacco stampato a Ravenna per opera dei fratelli David e comparso tra il 1880 e il 1882. La maggior parte dei sonetti scritti dopo il 1882 fa riferimento a fatti avvenuti a Ravenna, che il nipote Paolo Poletti comunicava allo zio inviandogli ritagli di giornale. Il Guerrini, sollecitato dai curiosi fatti di cronaca, rispondeva al nipote con solerzia, scrivendo in versi i commenti ai fatterelli. Di questo intenso rapporto epistolare tra Guerrini e Poletti, parla Guido, figlio del poeta, nella prefazione all’edizione dei Sonetti Romagnoli (1920, XXV):
tutti i sonetti scritti dal 1882 in poi sono inediti. Molti erano fra le carte di mio padre, raccolti e ordinati in una cartella sul cui frontespizio egli stesso aveva scritto, di sua mano: per Guido, quasi per ricordarmi il dolce, penoso incarico che mi voleva commesso. Ma i più li ho avuti dall’avvocato Paolo Poletti di Ravenna, cui mio padre, che gli era zio per parte di donne, li aveva indirizzati a mano a mano che gli era venuto di comporli. Ché per lunga consuetudine era stato così: mio padre, pur vivendone lontano seguiva con amore la vita di Ravenna e della nostra Romagna. E non soltanto la vita degli avvenimenti maggiori, ma anche quelli della piccola cronaca quotidiana. L’avvocato Poletti lo sapeva. Come accadeva qualche cosa fuori dal comune, ne informava mio padre e questi, subito, rispondeva alla ...
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