N. 17 - Giugno 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Elena Musiani

Dal salotto al partito
Scrittrici tedesche tra rivoluzione borghese e diritto di voto
(1848-1918)
a cura di Lia Secci

Roma, Artemide, 2007

Voci di donne quelle che parlano attraverso le pagine del volume curato da Lia Secci e che permettono al lettore di cogliere i molteplici aspetti del processo di emancipazione delle donne tedesche nel corso del lungo Ottocento. Un'emancipazione che si svolge attraverso gli unici due modi e mezzi di espressione consentiti alle donne in quel periodo: il salotto, inteso come luogo della sociabilità tipicamente femminile, e la scrittura.


Le date scelte dall'autrice per ripercorrere questo cammino sono estremamente significative: il 1848, anno in cui scoppia la rivoluzione nazionale ? e che per la storia delle donne tedesche rappresenta l'inizio di una presa di coscienza della condizione di inferiorità in cui sono costrette dalle leggi e dalla società ? e il 1918 come acquisizione del diritto di voto. Nel 1848 le donne assistono alla lotta politica e appaiono sulla scena pubblica in primo luogo grazie agli organi di stampa: sarà proprio tra il 1849 e il 1852 che Louise Otto, considerata la fondatrice del movimento di emancipazione, pubblica la sua ?Frauen Zeitung?, la prima rivista tedesca scritta dalle donne per le donne che riuscirà a uscire con continuità. Il 1918 rappresenta invece la chiusura di questo movimento grazie alla concessione del diritto di voto alle donne come sancito dalla Costituzione della Repubblica di Weimar; ma forse anche per la fine di un movimento femminile che era partito nel privato ? il salotto, la scrittura ? e aveva progressivamente assunto caratteri sempre più pubblici. Alla fine del XIX secolo si erano venute formando in Germania, come nel resto d'Europa, le prime associazioni femminili: sempre Louise Otto aveva fondato a Lipsia, nel 1865, la Allgemeiner Deutscher Frauenverein (Unione generale delle donne tedesche), mentre è del 1894 la nascita del Bund Deutscher Frauenvereine (Lega delle associazioni femminili), sorta in seguito alla conferenza internazionale di Chicago dello stesso anno.


I temi principali affrontati da queste donne, che vennero accusate di essere rappresentanti della classe borghese, vertono in primo luogo su una critica al modello tedesco di una società fondata sulle tre K: Kinder, Küche, Kirche, e quindi su un ruolo per la donna che doveva risolversi esclusivamente all'interno della sfera domestica e della tradizione. L'accento poi è posto con forza sul matrimonio di convenienza, dove la donna diventa unicamente ?oggetto decorativo? per la casa e il marito: ?La donna dovrebbe essere un genio, per corrispondere passabilmente alle esigenze che la sua strana situazione le impone. La sua situazione è una combinazione di filatoi medioevali e tavolini con ninnoli. Esse deve fare la casalinga ed essere un'ospite amabile, sorvegliare i domestici a fare visite in società, lavare i bambini e intrattenere il marito, educare i figli e avere figli, insomma deve essere l'ideale della sposa, della madre, della donna di casa e della donna di mondo? (p. 44). Strettamente legato al tema dell'emancipazione femminile è sicuramente la richiesta sempre più pressante delle donne di poter accedere a un'istruzione adeguata per non essere solo delle ?bambole? (p. 91), come scriveva Louise Otto e come sosteneva Helene Lange, direttrice della Lega delle insegnanti tedesche e organizzatrice a Berlino di un ginnasio privato per preparare le prime candiate all'esame di maturità. Educazione e lavoro divennero le richieste principali delle donne tedesche ? e insieme delle loro colleghe europee ? nella seconda metà del XIX secolo; interessanti da questo punto vista sono le tesi di Fanny Lewald ? i cui scritti vennero conosciuti anche in Italia perché pubblicati sulla rivista ? La Donna ?, diretta da Gualberta Alaide Beccari ? che sosteneva la necessità per le donne di avere pari dignità degli uomini.


Sul tema del lavoro più forte divenne l'attrito con la componente socialista del movimento delle donne, che trovava espressione all'interno della socialdemocrazia tedesca e che accusava Fanny Lewald, Louise Otto e le altre di peccare di ?maternalismo? e di ragionare ?dall'alto?, senza avere diretta conoscenza dei problemi della classe operaia. E se dalla lettura degli scritti di queste donne appartenenti alla classe aristocratica e borghese emerge affettivamente una visione limitata della società e si avverte il rischio di una deriva anche su posizioni conservatrici e tradizionaliste ? in particolare quando la Otto sottolinea con forza la necessità di insegnare alle donne ?la storia patria, la storia tedesca? (p. 92) ? resta al tempo stesso indubbio il valore di innovazione di questi scritti.


Il merito di questo testo è quello di ridare voce e organizzare in modo ricco e articolato (e con un utile appendice bio-bibliografica) un universo di voci femminili che da tempo erano rimaste inascoltate: rileggendo le parole di queste donne si ricava l'evoluzione del pensiero emancipazionistico delle donne tedesche e si coglie al tempo stesso l'analogia con il percorso femminile avvenuto nei principali Stati europei.



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