N. 17 - Giugno 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Francesca Canale Cama

Salvatore Bono
Un altro Mediterraneo
Una storia comune tra scontri e integrazioni

Roma, Salerno Editrice, 2008

Il recente studio di Salvatore Bono sembra rispondere ad un interrogativo storiografico che si è fatto sempre più pressante e frequente negli ultimi anni, ossia, cosa raccontiamo oggi quando ci aggiungiamo a scrivere la storia del Mediterraneo?


Su questo, la risposta proposta dall'autore ? che a temi di storia del Mediterraneo ha dedicato oltre quaranta anni di produzione scientifica ? si impone subito, fin dal sottotitolo del volume, con chiarezza: la storia del Mediterraneo è ? una storia comune fra scontri e integrazioni?.


Un deciso orientamento di prospettiva in qualche modo ?figlio dei tempi? che, a ormai più di dieci anni dall'avvio del Partenariato euromediterraneo, raccoglie l'invito a promuovere una visione del Mediterraneo visto, nonostante tutto, come un insieme coeso di esperienze, culture, società e genti diverse ponendo, appunto, l'accento sull'unità più che sullo scontro, sulla comunanza più che sulla diversità, in un percorso che ci porta da epoche remote al nostro complesso e contraddittorio presente.


Come appare evidente fin dalle prime pagine, la difficoltà principale cui si incorre nel tentativo di costruire una storia mediterranea è quella di arrivare alla definizione di un oggetto, di individuarne le componenti e il loro ruolo nella questione. Solo per limitarci al passato più prossimo, si può infatti notare come l'incontro tra culture diverse che ha finito più volte per rappresentare occasione di prevaricazione, esperienze come il colonialismo, la sudditanza economica della sponda sud rispetto al continente europeo, contribuiscano a rendere molto problematica la definizione di questo oggetto mentre d'altro canto, soprattutto in decenni recenti, cresce sempre più la necessità di definire un percorso euromediterraneo non solo in prospettiva politico-economica.


In questo difficile compito appare da subito evidente l'importanza della tesi centrale del libro che indaga il rapporto tra storia e ?costruzione' mediterranea. E questo da diversi punti di vista. Innanzitutto c'è l'ineludibile necessità di definire ciò che Bono indica come ?Mediterraneo della storia?, spazio storico- culturale che sia l'oggetto del racconto storico e che per questo abbia confini non solo più estesi, ma anche (raccogliendo ad esempio la lezione di Braudel ma anche di Galasso) più labili, non fissati una volta per tutte ma, invece, profondamente dinamici. Come afferma Bono è soprattutto dal 1995, quando sull'onda del partenariato euromediterraneo si ebbe un certo rinnovarsi dell'interesse per questo tema, che la convinzione che il Mediterraneo ?fosse essenzialmente una realtà storica e per questa sua natura avesse un ruolo preciso ed ineludibile nel dar vita a qualunque altra realtà unitaria mediterranea? risulta più condivisa o, almeno, condivisibile.


Ma, e veniamo al secondo punto di questo intricato rapporto, la ?costruzione? del Mediterraneo come lo intendiamo oggi risale ad almeno un secolo e mezzo fa; in questo lasso di tempo lunghissimo, il ?concetto? Mediterraneo è stato declinato in un'infinità di identità differenti (geografico, climatico, antropologico, turistico?) ognuna delle quali, come è naturale, ha la sua storia (cfr. capp. I e IV) che si spande a cerchi concentrici intorno al nucleo del Mediterraneo- mare e che confluisce in una variegata e abbondante produzione che, nella sua ?loquacità' per dirla con Predrag Matvejeviæ, non sempre ha giovato al discorso sul Mediterraneo.


Il più esteso e onnicomprensivo di questi cerchi ideali è ?il Mediterraneo quale discusso spazio di incontro e di confronto tra civiltà e popoli? (p. 236) ossia quel mondo mediterraneo che comprende Europa e Mediterraneo in una prospettiva che distingue ma anche che mette in connessione i due termini, che arriva anche molto lontano rispetto al Mediterraneo ? mare (basti pensare al recente allargamento del partenariato euromediterraneo o all'inclusione storica di paesi come la Giordania o il Portogallo) e che ad esso è intimamente collegato non solo da una lunga storia ma anche dalla condivisione data dalla prossimità del destino presente e futuro in un quadro geopolitico globale oggi sempre più incerto. Di questo mondo, ammette lo stesso Bono, non esiste una storia comune se non la storia stessa del recente partenariato, come se ancora oggi l'integrazione mediterranea restasse un termine ad quem , un obiettivo da realizzare piuttosto che una realtà da descrivere, una storia da raccontare.


Tuttavia, se ancora non possiamo che fidare sulle premesse del ?Mediterraneo della storia?, è possibile fare un bilancio di come storici e storie abbiano rappresentato la storia del Mediterraneo. Con decisa competenza, allora, Bono ci conduce in un viaggio attraverso i tempi e gli approcci metodologici lasciandoci scoprire come le prime storie del Mediterraneo siano da attribuire ad osservatori esterni, soprattutto, germanici e come la storia sia stata interpretata di volta in volta in maniera differente a seconda dei fattori culturali ed epocali che hanno influenzato gli autori. Esemplare il caso di Pietro Silva che nel suo celeberrimo Mediterraneo dall'unità di Roma all'unità d'Italia può concentrarsi sul ruolo strategico dell'Italia solo in virtù delle ormai consolidate sicurezze dell'età coloniale di cui è figlio, ma anche i casi più recenti di storie visibilmente eurocentriche o che esaltano la dimensione conflittuale fino ad arrivare allo ?scontro di civiltà ' e , finalmente, al suo superamento (cfr. cap. VII).


Stimolante, insomma, la tesi centrale che auspica la costruzione di una storia non tanto di ciò che è accaduto nel Mediterraneo ma del Mediterraneo stesso: ?non si tratta ? spiega Bono ? dunque di esporre, neppure in sintesi, tutto ciò che è accaduto nel mondo mediterraneo, ma di mostrare invece che in un ampio spazio intorno al Mare Mediterraneo si è svolto ? come continua a svolgersi ? un plurimillenario processo storico, essenzialmente caratterizzato da contatti ed influenze, da scambi di uomini e di cose, di elementi di cultura materiale e intellettuale, tra imperi, stati, regioni, città, popolazioni e dunque fra le civiltà presenti sulle rive del mare?, secondo un'idea che, potremmo dire, va al di là della storia ma che è frutto evidente di una riflessione sulla storia (p. 258)


Ma, oltre a questa densa dimensione interpretativa, il libro ha ancora più di un pregio legato alla sua parte di ricostruzione propriamente storica.


I capitoli dal secondo al quinto, infatti, propongono una sintesi veloce e maneggevole delle principali tappe della storia mediterranea (ovviamente scelte in funzione della tesi del volume che siamo venuti esponendo) dall'antichità ai nostri giorni. In poco più di cento pagine, il lettore, anche neofita, ha un chiaro panorama delle tappe imprescindibili di questa lunga storia e dei problemi che la accompagnano: la modernità, l'incontro tra Europa e Mediterraneo, la difficile eredità coloniale, solo per limitarsi ad alcuni esempi. E se da una parte proprio la ricostruzione storica dimostra quanto nella prassi sia difficile declinare il modello del Mediterraneo della storia, è anche vero che proprio sfruttando questa nuova ottica è possibile trovare nuove chiavi di lettura che consentano il superamento delle esperienze di scontro e l'avanzare della prospettiva dell'integrazione. A questo proposito, il classico esempio del colonialismo e dell'eredità dell'esperienza coloniale è indicativo. Se infatti è indubbio che l'età coloniale abbia visto un prevalere dell'azione di conoscenza/conquista da parte dell'Europa culminata in un rapporto ineguale tra sponda nord e sponda sud, è anche vero, seguendo la suggestione di Bono, che la stessa esperienza ha dato luogo a molteplici situazioni di contatto e di prossimità che hanno consentito un certo grado di assimilazione importante per gettare le premesse di una storia comune.


In questa ricostruzione, è importante sottolinearlo, Bono ci offre un doppio testo, fatto della ricchezza del racconto ma anche dell'accuratezza delle note che rievocano, con l'efficacia di un profondo conoscitore dell'argomento, una sconfinata e variegatissima produzione bibliografica, commentata, discussa e aggiornata.


Chiara è, infine, l'intenzione dell'autore di privilegiare la narrazione delle fasi più attuali, con particolare attenzione alla costruzione del partenariato euromediterraneo e, soprattutto, alla sua successiva evoluzione. Si tratta, paradossalmente, di una storia ancora pressoché sconosciuta, che di solito viene poco più che accennata proprio perché considerata la fine di un lungo, millenario percorso. Nell'ottica di una prospettiva comune come quella voluta da Bono, invece, questa fase è necessariamente vista come un nuovo punto di partenza, un'occasione per correggere le ?storture? di una storia che sembra aver privilegiato quasi esclusivamente la dimensione dello scontro, soprattutto sotto il profilo culturale. Un tassello importante in vista delle inevitabili verifiche cui questa storia comune, che sia fatta di scontri o integrazioni, andrà incontro nei prossimi anni.



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Autore Canale Cama Francesca
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