N. 17 - Giugno 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Francesco Silvestri

Fabio Toscano
Il fisico che visse due volte
I giorni straordinari di Lev Landau, genio sovietico

Milano, Sironi editore, 2008

Complici forse alcune recenti produzioni hollywoodiane, il mondo della scienza ed i suoi principali protagonisti hanno conosciuto negli ultimi anni una nuova attenzione da parte del pubblico e degli studiosi di storia. Ne è una piacevole testimonianza questo volume, grazie al quale è possibile ripercorrere in una sorta di lungo flash-back , ricco di colpi di scena, la parabola di Lev Davidovich Landau, uno dei più straordinari fisici del XX secolo.


Con una serie di fluide pennellate l'autore ? che le scarne note di copertina ci informano essere non uno storico, bensì un giornalista scientifico con una robusta formazione di fisico teorico ? illustra il contesto politico ed il quadro epistemologico all'interno del quale si collocano la vita ed il lavoro del protagonista. Nato negli ultimi anni dell'agonizzante Impero zarista da un ingegnere petrolifero ed una ex-ostetrica, Lev Landau dà presto prova delle sue straordinarie doti matematiche, tanto da lasciare la inadeguata Baku per completare gli studi universitari a Leningrado.


Nel clima di grande fermento antigerarchico ed antitradizionalista che gli atenei sovietici riusciranno a mantenere per tutti gli anni '20, il giovane Landau trova la maniera di esprimere tutto il suo talento. Supportato da una personalità estrosa e irriverente al limite dell'aggressività, antiborghese e comunista convinto, sebbene marxista eterodosso, Landau e la sua generazione troveranno nella rivoluzione rappresentata dalla meccanica quantistica il proprio paradigma di riferimento. Nelle parole dello stesso Toscano ?straordinariamente potente, efficace e attendibile, la meccanica quantistica appare [?] anche straordinariamente assurda?: l'ideale per diventare parte integrante di una cultura scientifica giovane ed iconoclasta, affatto irrispettosa dei pur quotati ?bisonti in estinzione? della fisica nazionale.


Grazie ai fondi messi a disposizione dal regime ? che allaccia senza remore rapporti di collaborazione e patronato con fondazioni ed istituti stranieri, tra i più assidui dei quali vi è la statunitense Rockfeller Foundation ? in questo periodo gli scienziati sovietici viaggiano e si confrontano con le migliori menti europee, trascorrendo lunghi periodi di formazione all'estero; in uno di questi, Landau lavorerà a Copenaghen sotto la direzione del grande Niels Bohr, da quel momento e per sempre considerato dall' enfant terrible della fisica sovietica il suo ?unico maestro?. Tuttavia, con il consolidamento di Stalin in Patria e con l'ascesa del Nazismo in Germania, i rapporti tra i teorici sovietici e la comunità scientifica internazionale si interromperanno, di fatto fino al disgelo post-staliniano.


Una precisa svolta per il mondo scientifico sovietico si ha con l'abbandono della NEP e del compromesso che questa ammetteva, sia pure obtorto collo , con gli ?specialisti borghesi? in favore dei piani quinquennali staliniani e dell'enfasi sull'industrializzazione forzata. Di qui, il rafforzamento del materialismo dialettico come strumento per indirizzare la scienza verso applicazioni industriali, con bersaglio privilegiato proprio nella meccanica quantistica, a-causale e a-deterministica per eccellenza e in dichiarato contrasto con i concetti eminentemente storici di spazio e tempo propri della fisica newtoniana. Nel lungo periodo di dominio di Stalin, d'altro canto, il rapporto tra potere e scienza sarà sempre ondivago: se il mondo della fisica non sfuggirà alle terribili purghe del 1937-'38, esso non subirà mai le umiliazioni che saranno invece destinate, sempre sulla base della difesa del materialismo dialettico, ad ambiti quali biologia e genetica. Negli anni del programma nucleare, inoltre, lo stesso Stalin non lesinerà a fisici e scienziati in genere riconoscimenti pubblici, avanzamenti salariali e tutti gli altri status-symbol del sistema sovietico, dalle dacie sul Mar Nero alle auto di importazione.


Nonostante avesse allentato fin dal 1932 i propri interessi nel campo della fisica quantistica in favore di studi sulla fisica nucleare e delle basse temperature, l'insofferenza di Landau per il materialismo dialettico divenne sempre più palese, tanto da valergli l'accusa di ?idealismo? e un primo allontanamento dagli incarichi accademici. Ma le prove più dure per Landau dovevano ancora manifestarsi: l'ondata di arresti ed esecuzioni sommarie scatenata da Stalin nel biennio 1937-38 con il famigerato decreto 00447, responsabile di 1.300.000 condanne, 682.000 delle quali a morte, colpisce anche il mondo della fisica, con la fucilazione di numerosi accademici. A seguito di questi episodi, di cui venne al corrente in via informale, Landau perse totalmente la fiducia nel sistema sovietico. La sua ?strategia di sopravvivenza? in questi anni consiste nell'individuare problemi teorici noti e fortemente dibattuti ? anche quando non di particolare interesse per lui, come ad esempio l'origine dell'energia delle stelle, e pubblicare in merito su riviste internazionali, non mancando di riconoscere i ?giusti? meriti al contesto politico e sociale che ha permesso di conseguire i risultati illustrati.


Ma anche questo escamotage si rivela presto inutile ed il 28 aprile del 1937 per Landau, accusato a ragione di avere diffuso un volantino anti-sovietico e pretestuosamente di avere svolto attività di sabotaggio in ambito scientifico, si spalancano le porte della Lubjanka. Solo a un anno di distanza, nel mutato clima politico che si manifesta con il parziale rallentamento delle purghe, il futuro premio Nobel per la fisica Petr Kapica potrà intercedere con successo presso Molotov, convincendolo a liberare Landau e ad assegnarlo alla sua equipe . È qui che Landau si applicherà all'inquadramento teorico della superfluidità, forse il più fulgido tra i numerosi capolavori della sua carriera di studio, di certo quello che gli varrà il Nobel nel 1962.


Con la Grande Guerra Patriottica e la successiva corsa al nucleare, il sistema scientifico sovietico è mobilitato al servizio dell'industria bellica; fin dal 1943 è avviato il programma per la costruzione di un ordigno nucleare che vedrà coinvolto un ben poco entusiasta Landau. Il suo distacco, così antitetico al fervore espresso da molti suoi colleghi, compreso il futuro dissidente Andreij Sacharov, è da imputare con ogni probabilità al suo quasi totale disinteresse per le questioni di carattere applicativo: il contributo di Landau riguarderà sempre problemi teorici apicali (anche se spesso con numerose applicazioni sperimentali), svariando dal diamagnetismo, all'astrofisica fino alle sue fondamentali ricerche nel campo dei superfluidi e dei superconduttori. La morte di Stalin è per lui l'occasione per abbandonare definitivamente il progetto nucleare sovietico.


Il periodo cruscheviano vedrà Landau godere di grande considerazione scientifica e civile, con assegnazione dell'Ordine di Lenin e del titolo di Eroe del Lavoro Socialista, oltre alla carica di Accademico delle Scienze dell'URSS. Ai titoli nazionali si affiancheranno numerosi riconoscimenti internazionali: Accademico di Danimarca già nel 1951, dei Paesi Bassi nel 1956, membro della Società di fisica britannica nel 1959, Accademico degli Stati Uniti nel 1960, anno in cui fu insignito anche del premio London negli Stati Uniti e della Medaglia Max Planck della Repubblica Federale Tedesca, mentre il monumentale Corso di fisica teorica (scritto con il contributo del suo allievo Evgenij Lifsic) diventa il più noto e tradotto testo di fisica teorica in ambito accademico.


Questi riconoscimenti, tuttavia, non sono sufficienti a fugare i sospetti dell'apparato sovietico, che continuerà a negargli il visto per partecipare agli incontri ed i convegni all'estero cui veniva invitato con continuità, nella nuova stagione del disgelo tra blocchi inaugurata con l'ascesa al potere dello stesso Cruschev. Per Landau, questo atteggiamento sarà motivo di estremo dolore, ancor prima che una cocente delusione, decisivo nel fargli maturare un sincero disprezzo per un sistema che in gioventù aveva appoggiato con convinzione.


Solo l'assegnazione del Premio Nobel per la Fisica 1962, a 11 mesi dall'incidente d'auto che lo tenne tra la vita e la morte per una sessantina di giorni, faranno cadere le ultime remore del regime nei suoi confronti, ma ormai è tardi. Segnato irrimediabilmente dall'incidente, non recupererà del tutto la salute e morirà nel 1968 senza tornare mai più all'estero.


Ricco senza mai scadere nell'ampolloso, lieve ma al tempo stesso complesso, divulgativo ma capace di mantenere sempre il più stretto rigore storico e scientifico, il volume di Toscano si legge di un fiato. Si consiglia di approfittarne, prima che qualche regista ? magari hollywoodiano ? decida di dare una versione romanzata della romanzesca vita di Lev Landau, genio sovietico.



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