N. 15 - Novembre 2007

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Andrea Ragusa
Cinque domande su Garibaldi
Intervista a Maurizio Degl'Innocenti e Angelo Varni
direttori della rivista ?Storia e Futuro?


I due autorevoli storici in un dialogo a più voci intorno all'eredità ed al rilievo del Risorgimento e dell'epopea garibaldina nello sviluppo del nostro paese

Alberto Malfitano
La figura di Giuseppe Garibaldi nell'Italia fascista. Mussolini, Ezio Garibaldi e il ?fascismo garibaldino?

Sul mito di Garibaldi in epoca fascista e l?uso che il nipote Ezio ne fece, finchè gli fu concesso, per ottenere onori e benefici dal regime

Dino Mengozzi
Un corpo grande come l'Italia
La moltiplicazione del corpo di Garibaldi e le reliquie di cenere


Sulle vicende legate agli ultimi giorni di Garibaldi, alla sua volontà di essere cremato e al luogo esatto, che la memoria aveva perduto, in cui la pira doveva essere accesa

Roberto Parisini
Storiografia e insegnamento della storia
Vita e miracoli delle Ssis


Tavola rotonda con P. Bernardi, G. Cavadi, G. Greco per avviare una riflessione sui percorsi e le tendenze della didattica della storia di cui le Ssis (Scuole di specializzazione all'insegnamento secondario) si sono fatte portatrici.


La démocratie européenne à l’épreuve des changements économiques et sociaux, XIXe – XXe siècle

Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007

Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.




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