Maurizio Degl'Innocenti
Giuseppe Garibaldi tra storia e mito
Discorso di inaugurazione della mostraFirenze, 24 maggio 2007 Signor Presidente, Autorità, Signore e signori
Il progetto Giuseppe Garibaldi tra storia e mito, progettato e curato dalla fondazione di studi storici “Filippo Turati” e dalla fondazione “Spadolini-Nuova antologia”, sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica, costituisce senz'altro uno dei momenti più significativi delle iniziative promosse nel bicentenario della nascita di Garibaldi, innanzitutto per il patrocinio e il contributo del Comitato nazionale a ciò preposto e della regione Toscana, poi per la sede, infine per la significativa partecipazione e collaborazione di enti pubblici, di poli museali, di comuni – ovviamente in modo tutto particolare quello di Firenze –, di biblioteche, di associazioni, di privati. Ragioni di spazio e di tempo ci hanno impedito di accogliere tutte le offerte pervenuteci, da tutta Italia. Ma tutte le abbiamo accolte idealmente.
Interpretiamo tale partecipazione come il segno di una comunità che, intorno ad uno dei suoi figli prediletti o, se si preferisce, ad uno dei suoi simboli identitari, riflette su se stessa; di una comunità che si ritrova.
In un momento non facile della vita nazionale, valutiamo ciò positivamente, tanto più che sappiamo essere proposito delle istituzioni dello Stato, a diverso livello, promuovere e coordinare iniziative sulla storia nazionale e repubblicana in particolare, che culmineranno nel 2011 in occasione del centocinquantesimo anniversario dell'Unità.
Abbiamo la presunzione di ritenere che la presenza oggi del capo dello Stato, che ringrazio per conto di tutti gli enti sopra citati, sia di apprezzamento e di incoraggiamento.
Il progetto Giuseppe Garibaldi tra storia e mito si articola in tre momenti: l'esposizione, nelle sale della Meridiana, nello scenario prestigioso di palazzo Pitti; l'audiovisivo, prodotto dalla Mediateca regionale della Toscana; il volume, per i tipi Lacaita, curato da me e dall'amico Cosimo Ceccuti.
L'esposizione, resa possibile dalla collaborazione della Sovrintendenza speciale del polo museale fiorentino, presenta opere di grande rilievo artistico, provenienti dalla pinacoteca di Brera e dal museo del Risorgimento di Milano oltre che dalle collezioni di palazzo Pitti, e una raccolta particolarmente significativa della collezione della fondazione Spadolini, nonché cimeli e “pezzi” provenienti da comuni, enti pubblici, associazioni garibaldine e privati. In tutto sono circa 200 pezzi, sapientemente disposti in sei sale dall'architetto Linari. Oltre ad opere di grande pregio artistico – come quelle di Bouvier, De Angelis e Induno – insieme ad altre appartenenti alla più classica iconografia risorgimentale, come il quadro di Legat sulla battaglia di Calatafimi, commentata nell'audiovisivo da Franco Della Peruta, si potranno ammirare cimeli storicamente rilevanti, come lo scialle di Anita –proveniente da Modigliana – o la camicia rossa indossata da Garibaldi – di proprietà del museo del Risorgimento di Milano – e tutta una produzione dal “basso” a testimonianza di un mito – quello dell'Eroe dei Due mondi – di gran lunga il più popolare nel corso dell'800, ma perdurante ancora nel '900, fino ai nostri giorni, nell'immaginario collettivo e non ultimo in una traduzione più colta e politicamente orientata. Un fatto – questo – già di per sé significativo, e forse unico.
L'audiovisivo, nella regia di Elisa Favilli, a cui si potrà assistere in una sala contigua, segue un percorso ordinato cronologicamente, che aiuta il visitatore a ripercorrere la vicenda storica, fissata tuttavia in alcuni episodi significanti, come l'impresa dei Mille. Vi si coglie la natura “avventurosa” della vita di Garibaldi, segnata da fatti d'arme, così come vi si mette in rilievo il garibaldinismo come espressione generazionale e protagonismo collettivo. Nel racconto trova così collocazione centrale la rappresentazione del grande quadro di Guttuso su Garibaldi al ponte dell'Ammiraglia del 1952, posseduto dalla Galleria degli Uffizi, che per le dimensioni non è stato possibile trasportare nella mostra della Meridiana, ma di cui costituisce l'ideale prosecuzione. L'interesse dell'audiovisivo è dato anche dai materiali originali concessi dall'Istituto Luce, relativi alle celebrazioni del 1932, nella fattispecie all'insegna della ufficialità e del progetto di inquadramento fascista –per usare la terminologia del tempo – della comunità nazionale; e, di contro, alla rappresentazione data dal corpo dei volontari per la libertà nella lotta contro il fascismo e il nazismo.
Il volume, ricco di 240 illustrazioni, si avvale della collaborazione di eminenti studiosi, di consolidata fama e di nuova leva, che hanno firmato importanti voci. Riteniamo che il taglio divulgativo e la pluralità dell'approccio forniscano un'aggiornata, e, in alcuni casi, inedita lettura.
Il progetto, nella significativa connessione tra esposizione, audiovisivo e volume, non vuole essere dunque solo o prevalentemente celebrativo, ma molte cose insieme: festa istituzionale, partecipazione ad un evento di interesse collettivo, percorso formativo nei confronti dei giovani, riflessione comune su momenti e vicende della nostra storia nazionale e della nostra epoca.
È intenzione degli enti promotori prefigurarne sviluppi anche al termine del periodo espositivo, in particolare per le scuole e nelle comunità italiane all'estero.
Nella visita dei tre siti molteplici saranno gli stimoli in relazione all'angolo visuale adottato. Ci preme qui ugualmente porre alcuni punti fermi.
Garibaldi appare l'eroe popolare per eccellenza. Nasce dal popolo, vive con il popolo, lotta per il popolo.
uomo del popolo, assurge alle più alte cariche militari (il Generale) e politiche (il Dittatore in Sicilia e nel Mezzogiorno borbonico), ma torna alla vita semplice, tra i semplici, coltiva la terra a Caprera, ha una mensa parca, rifugge dal lusso;
marinaio, incarna il senso dell'avventura, della scoperta in uno scenario che spazia dall'America latina, all'Oriente, all'Europa: quel senso di avventura che tanto affascinava la borghesia europea dell'800;
combattente a capo di volontari per la nobile causa, dà voce all'aspirazione di emancipazione degli emarginati, delle vittime del pregiudizio e del privilegio;
condottiero di uomini, denota un carisma eccezionale, ha coraggio, abilità tattica, abnegazione e tempra inflessibile nel perseguire l'obiettivo.
I suoi comportamenti e le sue gesta entrano subito nell'immaginario collettivo: assurgono all'ambito della eccezionalità, tipica dell'Eroe. La sua vita si fa mito, diventa rappresentazione (di un epos in cui molti si identificano). Lo stesso Garibaldi ne è un artefice essenziale.
L'esposizione dimostra a sufficienza come ciò fosse facilitato dalla affermazione dei mass-media del tempo: la stampa e in particolare la stampa illustrata; i romanzi e la memorialistica che appare in appendice sui giornali; la litografia e la fotografia.
Il successo straordinario del mito, che nel 1864 portò mezzo milione di inglesi a salutare l'Eroe nelle strade e nelle piazze londinesi, non si spiega solo con l'eccezionalità dell'individuo, a cui si vuole essere vicini. La fortuna del mito di Garibaldi si spiega con il fatto che egli impersonificò quattro momenti caratterizzanti il secolo al quale appartenne, l'Ottocento:
la nazione,
il popolo,
il volontariato,
l'associazione.
In particolare, nell'età della formazione degli Stati nazionali fu protagonista indiscusso dell'Unità italiana, conferendole – nel momento costitutivo e identitario – uno spessore popolare e partecipativo.
Nell'800 il volontariato si esplicò sui campi di battaglia, ma fu anche all'origine di tutti i movimenti di autoemancipazione e quindi della militanza associativa, sindacale, politica, che presero corpo in quel secolo, lasciando un'eredità importante a quello successivo.
Garibaldi concepì l'Associazione come un nuovo ordine internazionale, fondato sulla libertà e sulla pace, due valori non separabili, come ammoniva il Congresso di Ginevra del 1867, di cui fu protagonista assoluto. E concepì l'Associazione come nuovo ordine all'interno della comunità nazionale, contro i privilegi, contro ogni forma di oppressione, in una società fortemente partecipata nell'uso del suffragio universale e con la nazione armata, fondata su vincoli solidaristici tra uomini liberi. Qui è anche la ragione dell'adesione di Garibaldi all'Internazionale dei lavoratori e delle espressioni di fiducia verso il socialismo.
In tutto ciò Garibaldi dimostrò di non essere solo la spada della democrazia italiana e europea, e di possedere anche indubbie doti politiche, ancorché non di parte.
La fusione esemplare di quei quattro momenti – la nazione, il popolo, il volontariato e l'associazione – ne consacrò la fortuna anche nei decenni successivi, ora a destra (in una versione interventista, nazionalista e fascista), ora e più spesso a sinistra, a riproporre un “seconda” rinascita nazionale, più partecipata e democratica, dopo il Risorgimento unitario delle origini.
Ma è da chiedersi se il perdurante fascino di Garibaldi nella nostra epoca, in una società di massa e dei consumi che sembra tutto bruciare rapidamente, non sia da attribuire anche al suo inconfondibile anticonformismo, non contrastante con la ricerca di un ordine legittimo e legittimante, che altro non era che la vigorosa affermazione della libertà dell'uomo. Nel suo caso: la volontà del fare al servizio di una grande idea, di un'idea tenacemente perseguita, anzi di un'idea che si faceva realtà.
L'immagine di Garibaldi che ci piace di più è quella di un uomo libero; che, al di là delle proprie debolezze e delle sconfitte, che pure ci furono, non si arrendeva mai, pronto a ricominciare in ogni circostanza, senza mai perdere di vista un obiettivo percepito e vissuto come un bene di interesse collettivo.
Insomma, l'immagine di un uomo libero, che visse e operò per la libertà degli altri.