- Lavoro e consumo
- Maternità e verginità
- Mogli
- Appendice
Una storia che faccia riferimento alle mentalità, piuttosto che concentrarsi sui grandi avvenimenti, incontra nel tema della sessualità uno dei possibili e utili campi di studio (Sorcinelli 1996; Ariès, Duby 1988). Il modo in cui i costumi sessuali vengono vissuti e socialmente organizzati è fortemente caratterizzante di ogni società e determinante per comprendere a fondo qualsivoglia periodo. Considerare come oggetto di studio la sessualità comporta un allargamento delle possibili fonti a cui fare riferimento. È impensabile basarsi unicamente sui dettami istituzionali o ecclesiastici: leggi e proibizioni non sono che la superficie limitata di un universo giornaliero costruito su segreti e cose non dette (Stone 1995), specie se si fa riferimento all'Italia dei primi anni Sessanta, ancora interamente tesa a privilegiare una concezione del sesso principalmente legata al cattolicesimo e di conseguenza fortemente inibita.
L'utilità dei documentari girati proprio in questi anni, precisamente dal 1959 al 1964, per la Rai ma anche per le sale cinematografiche, è quindi tutt'altro che trascurabile. Tali documentari, con il proposito di raccontare un intero Paese in totale cambiamento, finiscono con il toccare, tra le varie informazioni, anche l'ambito sessuale. Questo tema è affrontato dai registi nel modo più innocente e discreto possibile vista l'impossibilità dell'epoca di nominare anche solo termini come “seno” o “membro” 1. Ma attraverso le risposte date dalle giovani ragazze, intervistate per lo più sul rapporto con l'altro sesso o sulle loro aspirazioni future, si possono riscontrare importanti spunti d'interpretazione. Parlare di sessualità significa, infatti, fare riferimento non solo al rapporto sessuale strettamente inteso, ma a tutto ciò che socialmente fa da contorno a tale rapporto. In questo caso significa tenere conto, in primo luogo, dei ruoli sociali derivanti dall'appartenenza sessuale, degli obblighi che uomini e donne si trovano a dover rispettare secondo il pensiero dell'epoca, e di come il genere e la sessualità, intesa in senso stretto, siano significativamente intrecciati e si determinino a vicenda.
Inoltre, come precisa anche Pasolini, la propensione del periodo è quella di affrontare temi come il fidanzamento, il matrimonio, l'aborto o la nascita di figli illegittimi, senza mai prendere in considerazione o nominare il coito, sebbene ne sia alla base. “Uno dei due termini – quello sessuale – resta quasi completamente tacitato, rimosso, fossilizzato. Perde subito, per definizione, ogni realtà ogni immediatezza, ogni sincerità... subito, su questa situazione, diciamo, sessuale, non detta, non espressa, – e non per pudore, che sarebbe semplice – ma per una radicale inibizione che da storica sembra essersi fatta biologica – viene a sovrapporsi l'altra situazione: quella sociale: il fidanzamento, il matrimonio, la problematica sentimentale e morale, il rapporto con i genitori, ecc. ecc. E questo secondo termine del problema appare enormemente più circostanziato e approfondito, rispetto al primo, che quasi non esiste” (Pasolini 1961, XII-XIII) 2. Con queste parole Pasolini esamina il modo di affrontare la tematica sessuale propria delle lettere raccolte nel libro Le italiane si confessano (Parca 1961). Tale analisi è altrettanto applicabile ai documentari presi in visione e, in una panoramica più ampia, ad un intero Paese.
Facendo eccezione per Comizi d'amore , esemplare unico di restituzione del passato “amore” in pellicola che affronta le tematiche sessuali a partire dalla verginità, passando per il matrimonio e il divorzio, fino ad arrivare all'omosessualità e alla prostituzione, gli altri documentari non possono che restituirci tutto ciò che contorna e determina tale “amore”. I piccoli rivolgimenti di costume, anche nell'ambito sessuale, che prendono il via in questi anni, per toccare l'apice con i grandi movimenti degli anni successivi, sono centrali e trovano nella figura femminile, destinataria del più duro moralismo, il personaggio che meglio incarna lo scarto tra vecchio e nuovo.
è possibile scorgere nella voce femminile uno dei più espliciti canali di interesse, una delle possibilità di risposta più esplicite. [...] è un fatto che alcuni esperimenti primari del cinema d'inchiesta in Italia vertono essenzialmente su temi e figure femminili, cercano fra il pubblico femminile il loro materiale ideale, approfondiscono assai più il personaggio, il modulo femminile di quello maschile, anche là dove il discorso accomuna i due ed è un discorso di replica e di contrasto”. (Ranieri 1965, 97).
In tutti i documentari visionati la figura della donna spicca: vecchie o nuove che siano le sue convinzioni, quello che balza subito all'occhio di fronte alle tante ore di pellicola, è la sua presenza massiccia nell'occhio dell'obbiettivo, il suo parlare spedito, le sue repliche fulminee e sicure a tutte le domande che le vengono via via poste. Lo spirito innovativo, la recente familiarità con il mondo del lavoro che permette una più fresca visuale, la curiosità e il divenire continuo del proprio status sono le molle che spingono verso questa direzione. Nell'altra direzione spinge invece un forte conservatorismo che concepisce la donna nel solo ed unico ruolo di madre, propinando valori reazionari. Se si fa riferimento a questa figura si è strattonati continuamente tra vecchio e nuovo: tra concezioni dei registi che rasentano involontariamente il maschilismo, e altri che guardano benevoli alla trasformazione; tra concezioni, della stessa donna, che vanno dalle più innovative alle più conservatrici. In ogni modo, le donne vengono finalmente prese in considerazione, si chiede loro un parere, le si dipinge e fotografa sul luogo di lavoro o in vacanza piuttosto che rinchiuse in casa, e loro, il più delle volte orgogliose del nuovo, rispondono. Prendendosi una piccola rivincita.

Un simbolo. Donne in uscita dalla fabbrica.
Frame tratto da “Noi come siamo. Dialoghi con gli italiani” di Virgilio Sabel, 1960
La centralità del ruolo femminile, sia nell'ambito lavorativo che in quello inerente al consumo, fa della donna un soggetto interessante e curioso, perfetto nell'indurre interesse e stupore nello spettatore.
L'ambito che più sembra caratterizzare la figura femminile e il suo mondo in divenire è il posto di lavoro, spesso presente nei documentari. Si riprendono e si intervistano quelle che sono ragazze, o giovani madri di famiglia, specialmente all'interno delle fabbriche o all'uscita da esse. Grazie al rapido sviluppo economico dell'Italia di questi anni, infatti, l'occupazione femminile aumenta. Inoltre, retribuzione ed extradomesticità diventano due delle peculiarità che distinguono i nuovi impieghi rispetto al lavoro femminile tradizionale, contribuendo a conferirgli rilevanza e curiosità (Federici 1984).
E allora, visto che il lavoro c'è, si esce di casa e si lavora. Per bisogno, naturalmente, per necessità, ma anche per il piacere di disporre della propria busta paga, per rendersi autonome dal padre o dal marito. In pochi anni, tra il 1955 e il 1961, il numero delle donne occupate aumenta di oltre un milione. Le donne, ormai presenti in tutti i settori industriali e nel terziario, rappresentano il 27% della manodopera occupata. (Mafai 1997, 61).

Una ragazza si mette in posa vicino ai dischi di vinile, prodotti dalla fabbrica per la quale lavora.
Frame tratto da “Noi come siamo. Dialoghi con gli italiani” di Virgilio Sabel, 1960
Legati alla fabbrica, al lavoro e al guadagno, nonché all'immagine di benessere, vanno aggiunti i beni di consumo: beneficiarie di buona parte dei nuovi prodotti, siano questi dedicati alla casa o alla cura del proprio corpo, le donne necessitano ora di una propria busta paga per incrementare i nuovi mercati. Presente sia come nuova produttrice, simbolo di mutamento, che come consumatrice, bisognosa di tutto ciò che viene prodotto, compresi cosmetici e vestiti, la donna diviene la protagonista indiscussa di una realtà che si apre su nuovi orizzonti.
Alle giovani donne del periodo si presentava tutta una serie di nuovi diversivi. Cosmetici, abiti, gioielleria a buon mercato, dischi, vacanze, ristoranti, caffè, sale da ballo e soprattutto il cinema, contribuirono tutti insieme ad assorbire il modesto potere di acquisto di donne che si prevedeva lavorassero soltanto per quel breve periodo che separava la fine della scuola dal matrimonio, sostenuto come obiettivo naturale, come conclusione romantica della vita di ogni donna. (Tannahill 1985, 344).
Il lavoro quindi, anche se portatore di “pericolosa” indipendenza, poteva e doveva essere accettato da fidanzati e mariti, all'unica condizione che la donna non trascurasse o dimenticasse il suo consueto ruolo di moglie e madre. L'approccio registico conferma la presenza di tale compromesso: all'iniziale entusiasmo che accompagna le immagini delle donne dietro i macchinari segue spesso un confortante ridimensionamento, che lega il lavoro alla necessità e al sacrificio a favore della famiglia, limitando qualsiasi possibile rimando positivo all'indipendenza femminile (Zatterin, Salvi 1959; Sabel 1960).
Una signora di Bologna, che insegna il lavoro di sarta ad alcune giovani ragazze, intervistata da Sabel, sembra incarnare perfettamente tale approccio:
Intervistatore : “Che cosa faranno queste ragazze che lavorano con lei, faranno tutte le sarte oppure?”
Signora : “Man mano che si sposeranno penso che più della metà lascerà perdere. [...] È sempre così. Sono poche proprio quelle che rimangono attaccate al lavoro o per bisogno o per passione ma man mano una donna che si fa la casa preferisce stare dietro alla sua casa. (Sabel 1960).
Il destino di “angelo del focolare” confacente ad ogni donna è difeso e sostenuto anche da alcuni imprenditori, sebbene in molti casi l'azienda guardi con diffidenza la maternità e la famiglia. La Piaggio, per esempio, al momento dell'assunzione chiede che le operaie si impegnino a “dare le dimissioni in caso di matrimonio, liberando così il padrone dalle noiose leggi sulla maternità” (Pirani 1958) 3 e rassicurando allo stesso tempo padri e mariti. La contrarietà degli uomini intervistati da Sabel e Zartterin sull'argomento è netta: qualcuno al Nord si vergogna ad ammetterlo chiaramente, mentre qualcun altro al Sud motiva la sua contrarietà in conseguenza dei pericoli e delle tentazioni che le donne possono incontrare sulla strada che da casa porta al luogo di lavoro. Comunque sia, gli uomini incontrati nelle interviste sembrano abbastanza spaventati dalla novità, per non parlare di alcuni giovani che ne sembrano persino intimoriti. Un ragazzo, per esempio, ritratto sul suo trattore, mentre parla sicuro e spedito riguardo al lavoro in campagna, s'imbarazza poi facilmente quando deve spiegare alcuni nuovi atteggiamenti femminili:
Valle Padana
Intervistatore : “Le piace lavorare in campagna?”
Ragazzo 1: “Si, non mi dispiace affatto”
Intervistatore : “Non pensa di andare in città?”
Ragazzo 1 : “Beh mi piacerebbe si la città, per il semplice motivo che come pensione tutto, la previdenza insomma, non arrivo pari all'industria” […]
Intervistatore : “Ed è questa la sola ragione per cui lascerebbe la campagna?”
Ragazzo 1 : “Si, a me si”
Intervistatore : “Ma è vero che le ragazze non vogliono fidanzarsi con quelli che lavorano in campagna?”
Ragazzo 1 : “No perché dicono che sono, insomma sono bassa plebe, non saprei come spiegarlo” (Zatterin 1963)
Un altro ragazzo lo spiega ancora più chiaramente: “le ragazze non vogliono i contadini, vanno in fabbrica, mettono il rossetto e se ne vanno” (Zatterin 1963).

Bella e sicura di sé. Una ragazza al lavoro.
Frame tratto da “Viaggio nell’Italia che cambia” di Ugo Zatterin, 1963
Lavoro e consumo sono i due elementi che per primi si distinguono accanto alla nuova figura femminile contribuendo a darne un'immagine moderna, indipendente. Di fatto la possibilità di disporre di un proprio guadagno, la nuova mobilità, la riduzione dei lavori domestici, grazie alla comparsa degli elettrodomestici, rischiano di apparire delle conquiste limitate e superficiali, nel momento in cui l'attenzione si allarga al campo familiare e sessuale, dove la sottomissione della donna è ancora forte e netta, sostenuta e ribadita da molti degli uomini intervistati e persino dagli stessi registi. Che la conseguenza sia la paura oppure un cieco conservatorismo (i quali non si escludono a vicenda), la convinzione maschile oscilla fra il più totale rifiuto del cambiamento e il paternalismo di chi si sente comunque superiore, come questo contadino:
Pasolini : “Ah si, ma per lei com'è meglio... per lei com'è meglio, che l'uomo e la donna abbiano gli stessi diritti, oppure la donna deve essere inferiore?”
Uomo : “No...oddio, un pochettino inferiore ma non un gran distacco... un pochettino l'ammetto anche io di inferiorità da parte della donna, ma non un grande distacco però...” (Pasolini 1965)
Le interviste che si susseguono sono accomunate non solo dal luogo lavorativo in cui sono condotte ma anche dalle domande che i vari intervistatori pongono alle ragazze. Sembra che gli argomenti di discussione siano limitati a poche questioni raggruppabili per lo più nel tema del fidanzamento e del matrimonio. Le stesse domande, che relegano il futuro femminile al solo campo preso in considerazione, ribadiscono il ruolo tradizionale della donna in conformità al bisogno di acquietare gli animi “allarmati”. Nonostante ciò, e nonostante sia commentato con paternalismo, qualche significativo sprazzo di ribellione è concesso:
Intervistatore: “Lei non è fidanzata in casa?”
Ragazza : “No, e forse non lo sarò mai”
Intervistatore : “Perché?”
Ragazza : “Perché forse da fidanzata così, mi sposerò addirittura. Io non sono amante di tutto ciò che è convenzione, per me un anello al dito non vuol dire niente”
Intervistatore : “Senta il fidanzamento in casa in che cosa consiste?”
Ragazza (con tono canzonatorio): “Andare dalla madre e dire ‘Io chiedo la mano di vostra figlia permette?'”
Intervistatore: “Poi c'è un cerimoniale?”
Ragazza : “Eh i regali!”
Intervistatore : “Ma i regali ve li fate lo stesso no?”
Ragazza : “Beh appunto, è la stessa cosa!”
Intervistatore : “Allora è molto sottile la sfumatura. Al momento di decidere le nozze però questo ragazzo dovrà venire a parlare con la mamma, e allora farà la classica domanda”
Ragazza : “Beh insomma, no. Oppure ci sposiamo e diciamo ‘Ci siamo sposati'... se mi sposerò... Ma io sono sicura che mia madre mi dica di sì perché per lei è la più grande aspirazione”
Intervistatore : “Che cosa?”
Ragazza : “Che io mi sposi” (Sabel 1960)
E ancora:
Intervistatore : “E se invece che a Catania stesse a New York o a Parigi che farebbe?”
Ragazza 1 : “Non lo so, comunque non dormirei mai la notte starei sempre fuori. Dormirei il giorno e, la notte: locali notturni, ballare. Qua non si balla mai...”
Intervistatore : “Ah ma per lei è una cosa molto importante ballare”
Ragazza 1 : “Per lo meno, non sempre, fintanto che non passa tutto questo fuoco addosso” (Sabel 1960)
Queste conversazioni sono rare eccezioni. Nonostante si parli di “convenzioni” e di “fuoco”, le coraggiose risposte saltano subito in secondo piano a favore dell'unico vero argomento: il fidanzato. D'altra parte anche la trasgressione del ballo diventa, attraverso tale chiave di lettura, solo una buona occasione per incontrare il futuro marito. La superficialità dei dialoghi, per continuare il discorso fatto dinanzi, non fa che lasciare spazio a facili e scontate supposizioni che legano indissolubilmente la donna alla figura di fidanzata e sposa.
Calabria
Intervistatore : “Lei lavora, che cosa fa?”
Ragazza 3 : “Sarta”
Intervistatore : “Secondo lei, quello che conta è il primo amore o no?”
Ragazza 3 : “Beh io penso che proprio il primo amore ci si affeziona di più”
Intervistatore : “E lei preferirebbe sposare il primo o il secondo?”
Ragazza 3 : “Beh il primo è meglio”

Un po’ di imbarazzo e un sorriso. Reazioni alle domande sui fidanzati.
Frame tratto da “Noi come siamo. Dialoghi con gli italiani” di Virgilio Sabel, 1960
Bologna.
Intervistatore : “Lei signorina è fidanzata?”
Ragazza 4 : “No, è ancora troppo presto”
Intervistatore : “Come vorrebbe il fidanzato?”
Ragazza 4 : “Vorrei, un buon ragazzo ecco”
Intervistatore: “Ma per esempio se per la strada un ragazzo la ferma cosa fa?”
Ragazza 4 : “Se non lo conosco non ci dico niente”
Intervistatore : “La prima volta ma...”
Ragazza 4 : “Beh può darsi che poi al seguito ci dica qualcosa...”
Veneto.
Intervistatore : “Che cosa fa?”
Ragazza 5 : “La sarta”
Intervistatore : “Ma il fidanzato dove ce l'ha?”
Ragazza 5 : “No, non so mia fidansada mi ”
Intervistatore : “Le piacerebbe esserlo?”
Ragazza 5 : “Beh quando arriva...”
Intervistatore : “Ma lo cerca o non lo cerca?”
Ragazza 5 : “Io non cerco di sicuro ma se arriva, se è il tipo che mi piace lo prendo!” (Sabel 1960)
Il fidanzamento è la prima tappa da rispettare in direzione del futuro ruolo di moglie fedele e madre, ma è anche la condizione indispensabile per chi voglia dar vita ad una famiglia e avere una “autorizzata” vita sessuale. La sicurezza e freschezza delle ragazze che si lanciano nel ballo 4, studiano o lavorano, mettono il rossetto e il primo bikini 5, scompare appena ci si addentra nell'esclusivo rapporto con l'altro sesso. Il fidanzamento, motivo d'imbarazzo e di serietà, porta inevitabilmente a considerare un altro problema, che di fronte alle cineprese risulta essere per nulla nominato e sorvolato volentieri: la verginità.
La verginità continua ad essere un valore inattaccabile e rispettato, oltre che fonte d'insicurezza e paura per la maggior parte delle ragazze. Tra le lettere che in molte inviano a diversi rotocalchi dell'epoca, per ricevere consigli su problematiche legate al sesso e all'amore, uno dei maggiori motivi di preoccupazione è proprio il rapporto prematrimoniale (Parca 1961). La cosiddetta “prova d'amore” richiesta dal fidanzato diventa una piccola ossessione, condivisa da tutte le giovani ragazze: terrorizzate all'idea di essere abbandonate subito dopo la grande “concessione”, si sentono spesso in colpa per aver desiderato e fatto ciò che è ancora proibito. Inoltre, la disinformazione e l'ignoranza proprie di queste giovani “scrittrici”, riguardo al concepimento e alle pratiche sessuali in generale, non fanno che aumentare il panico e l'ansia di essere in errore. Nelle inchieste non sono assolutamente poste domande sulla verginità, né sul rapporto prematrimoniale. Il solo regista che prende in considerazione l'argomento, regalando le uniche interviste che danno un piccolo resoconto del pensiero comune dell'epoca, è Pasolini:
Pasolini : “Mi dica, lei pensa qui dalle vostre parti, che sia un grande disonore per una donna arrivare non vergine al matrimonio?
Contadino : “Ah no... deve essere vergine”
Pasolini : “Deve essere vergine?”
Contadino : “Madre di Dio...”
Pasolini: “Ah sì, e se una ragazza non arriva vergine al matrimonio che cosa...non si sposa?”
Contadino : “Non si sposa. [...]Quando te la pigli te la pigli vergine, o niente. Non c'è bisogno che dire” (Pasolini 1965)

Un contadino siciliano e Pasolini discutono sulla verginità.
Frame tratto da “Comizi d’amore” di Pier Paolo Pasolini, 1964
Sebbene siano più giovani, alcuni ragazzi, che sul sesso non sembrano avere le idee molto chiare, ribadiscono l'assoluta contrarietà nei confronti di una donna più indipendente e cosciente nella vita sessuale:
Pasolini : “C'è qualcuno di voi che saprebbe definirlo, l'onore sessuale? Tu?”
Ragazzo 1 : “L'onore sessuale?Secondo me la donna più che altro è evangelica”
Pasolini : “Non capisco”
Ragazzo 1 : “La donna insomma angelicata, va beh, intesa come la intendeva Dante, per noi calabresi”
Pasolini : “Questo sarebbe l'onore sessuale, e in che senso questo onore verrebbe leso?”
Ragazzo 2 : “E insomma... Purezza sia spirituale che materiale... e morale”
Pasolini : “Ma allora l'onore sessuale riguarda soltanto le donne?”
Ragazzo 2 : “Beh riguarda le donne ... Sì, soltanto le donne. Si soltanto le donne” (Pasolini 1965)
Quando infine Pasolini riesce ad intervistare anche delle ragazze il quadro è completo:
Pasolini : “[...] Sono venuto in Sicilia per raccogliere del materiale su una vita sessuale condizionata dalla miseria, e il fatto più clamoroso di questo è che le donne sono inavvicinabili. [...] Come mai è così difficile parlare con delle ragazze in Sicilia?”
Ragazza 1 : “Non è difficile affatto... Comunque è sempre... sono i ragazzi che poi fanno la polemica...”
[…] Pasolini : “Ma quando poi una ragazza si fidanza, col fidanzato ha una certa libertà o no?”
Ragazza 1 : “No... affatto... se esce, sempre con la coda dietro, il suocero, la suocera, la zia, i parenti...”
Uomo : “Uno della famiglia comunque”
Ragazza1 : “Senza uno, sempre dieci, quindici appresso; la processione”
[…] Pasolini : “Ah, ho capito, così una ragazza non può nemmeno parlare con...”
Ragazza 1 : “No, questo no... si parla fra conoscenti, fra amiche, però se si permette solo... di salutare qualcuno, poi... succede...”
Pasolini : “Ma a voi sembra giusto questo oppure è una situazione...”
Ragazza 1: “No, no, per noi è sbagliato perché non poter uscire, che so, non poter parlare con qualcuno, è brutto” (Pasolini 1965)

Sicilia. Finalmente alcune ragazze si fanno avanti.
Frame tratto da “Comizi d’amore” Pier Paolo Pasolini, 1964
L'impossibilità di entrare in contatto con l'altro sesso, la difficoltà di gestire le esperienze sessuali, l'assoluta ignoranza in cui vivono le generazioni più giovani che ragionano e rispondono il più delle volte attraverso luoghi comuni a cui non sanno dare delle spiegazioni fondate, sono caratteristiche ricorrenti. La donna di quest'epoca perciò, non solo deve affrontare i preconcetti legati alla sua nuova presenza nella sfera pubblica, ma deve confrontarsi, alla base, con un sottogruppo di divieti e tabù sessuali innominabili e per questo indiscutibili. L'impossibilità di ricevere un'adeguata educazione sessuale diviene la principale causa di uno sviluppo a metà, di un'incomprensione dei nuovi valori, e del mantenimento della superiorità maschile. La discriminazione e la doppia morale ribadite in campo sessuale, implicano una perdita di valore riguardo alle conquiste fatte in altri campi: la sessualità, rimasta tabù, diviene una molla che segue le donne nella strada verso l'emancipazione e le riporta immediatamente indietro quando viene tesa più del dovuto.
“Non mi sogno nemmeno di andare contro il volere di mio marito” (Comencini 1978). Chi parla è una ragazza, sposata da poco, che vorrebbe prendere la pillola per controllare le possibili gravidanze ma non lo fa per l'assoluta contrarietà del marito. Nonostante questa intervista sia stata effettuata nel 1978, può essere benissimo affiancata alle altre: esplicativa non solo della sottomissione femminile all'interno della famiglia ma anche di quanto tale sottomissione sia fortemente radicata e parte integrante del ménage coniugale.
La maggior parte delle donne sogna il vestito bianco, lo stato di moglie è agognato e invidiato: “le vecchie tradizioni sono dure a morire, specialmente quella hollywoodiano-vittoriana, secondo la quale il matrimonio è, per qualche ragione misteriosa, sufficiente ricompensa, anche per un'intera vita di incompatibilità, bambini ricalcitranti, piccoli dispetti, preoccupazioni economiche e noia infinita. La maggior parte delle coppie male assortite erano preparate ad affrontare qualunque cosa fuorché lo scandalo del divorzio, che sarebbe stata l'ammissione del loro fallimento e mentre le loro famiglie crescevano, esse stavano tristemente insieme per amore dei figli” (Tannahill 1985, 345). I dati Istat a riguardo sono chiari: si può notare un deciso aumento che va dai 381.222 matrimoni celebrati nell'anno 1959, ai 420.300 matrimoni celebrati nell'anno 1963 6.
L'immagine ufficiale perciò, compresa quella delle inchieste, soprattutto le televisive, è quella di un paese cattolico, devoto alle tradizioni del focolare domestico e insensibile o quasi ai richiami di una morale coniugale più moderna, dove per comodità il trasgressore è riconosciuto nella figura del giovane, inesperto della vita o troppo spavaldo; l'importanza della famiglia e delle sue tradizionali coordinate di lettura rimane salda ed indiscutibile, ci si sposa di più e non ci si separa (Piccone Stella 1993).

Una coppia di fidanzati intervistata sulla “perfetta” storia d’amore.
Frame tratto da “Noi come siamo. Dialoghi con gli italiani” di Virgilio Sabel, 1960
Alcuni però, primo fra tutti Pasolini, riescono a volte ad inoltrarsi e penetrare in questo sogno d'amore perfetto, regalando piccoli e illuminanti sprazzi di luce:
Pasolini : “Secondo lei il matrimonio risolve completamente i problemi sessuali o no?”
Donna : “No. Non li risolve i problemi sessuali no”
Pasolini: “E la sua esperienza...a lei la sua esperienza le da questa soluzione?”
Donna : “Io veramente ho un'esperienza pessima del matrimonio, pessima”
Pasolini : “Suo marito è d'accordo con lei?”
Donna : “Eh si, non c'è stato niente di sessualità...di niente, perché dall'inizio era già bello che finito. È stato un fallimento dal principio, e quindi lei capisce che quando un matrimonio non corrisponde veramente a tutte le cose, a tutte le esigenze, specie di una donna, non...non può...” (Pasolini 1965)
Che dire poi se, sempre in una piccola “statistica” stilata da Pasolini per la sua inchiesta, la maggior parte degli italiani risultano favorevoli al divorzio? I dati raccolti sono i seguenti: “Spiaggia di Fiumicino: 27 favorevoli, 13 contrari. Idroscalo di Milano: 18 favorevoli, 15 contrari. Crotone: 8 favorevoli, 6 contrari. Lido: 10 favorevoli, 2 contrari” 7. Di fronte a queste informazioni si fatica a sostenere che l'immagine del matrimonio incontrata nei felici visi dei futuri sposi intervistati da Sabel 8, che si vorrebbero universali, corrispondano ad assoluta verità. Le inchieste non analizzano nessun possibile problema che possa presentarsi alla coppia di coniugi, né di convivenza, né sessuali. A parte le poche interviste di Pasolini, infatti, tra i letti dei coniugi è ancora più difficile entrare che in quelli dei giovani. A fare una piccola somma di quanto si parli di sessualità fra gli sposi, visto che è l'unica “permessa”, si rimane delusi: se prima del matrimonio il rapporto sessuale è proibito, in seguito si può praticare ma non può in ogni caso diventare motivo di conversazione.
I divieti in quest'ambito, almeno per le donne, continuano ad essere presenti, e l'intimità non è nominata nemmeno quando, di fronte ad una stanza dove dormono marito e moglie con sei figli 9, verrebbe proprio da chiedere come si può trovare un momento per condividere, oltre ai sogni d'amore platonico, un po' d'intimità. Alle difficoltà in campo sessuale andrebbero poi sommati o semplicemente tenuti in considerazione, molti altri drammi confessati dalle donne nelle anonime lettere dei rotocalchi (Parca 1961). Si ha a che fare con problemi come la violenza entro le mura domestiche, l'impossibilità dell'abbandono del tetto coniugale, l'esistenza e la giustificazione del delitto d'onore e tutta una serie di altre leggi atte a difendere il potere maschile fin nelle esperienze più intime e private (Vincenti 1988; Barbagli 1984; Barbagli, Kertzer 2005). Anche il tradimento è giudicato in modo diverso se effettuato da una donna piuttosto che da un uomo. Giudicata più severamente e punita con la reclusione anche solo se sospettata, la donna sposata non può fare affidamento, come l'uomo, sulle scappatelle 10. Le case chiuse, abolite nel 1958 11, erano la soluzione ideale per evitare gli scandali: socialmente accettate, le prostitute rimanevano nascoste tra le mura. Le stesse mura che, allo stesso tempo, rendevano i mariti soddisfatti e appagati e le mogli salve dai vizi lascivi, che avrebbero intaccato le loro virtù, favorendo così la sottomissione sessuale dell'intero universo femminile (Vergani 1988).

Alcuni operai spiegano la necessità e l’utilità delle case chiuse, oramai abolite da tempo.
Frame tratto da “Comizi d’amore” di Pier Paolo Pasolini, 1964
“Con la celebrazione del matrimonio i coniugi venivano racchiusi in una rete di diritti e doveri precisi e dettagliati” (Barbagli 2005, 182) cosicché le relazioni familiari erano già, in qualche modo, definite a livello giuridico ancora prima che marito e moglie varcassero la soglia di casa. Il fatto che il matrimonio dovesse basarsi sull'uguaglianza dei coniugi era il principio meno rispettato tra questi: gli interessi unitari portavano a giustificare, molto spesso, un trattamento legislativo disuguale, a discapito della moglie. Le disuguaglianze che si protraggono in questi anni tra le mura domestiche sono molteplici e rispecchiano, o causano, tutte le altre disparità in ambito pubblico. Si può parlare di doppia morale, non solo quando si allude alla diversa valenza che uomini e donne hanno all'interno della struttura e dell'organizzazione familiare ma anche, e soprattutto, quando si fa riferimento al diverso modo di affrontare e vivere la propria sessualità. La disparità sessuale, non nominata e ben nascosta, fatto ritenuto a volte di minore importanza, rispetto ad altri problemi che si affacciano nella vita comune, rimane a fare da sfondo ad una famiglia che arranca verso la modernità economica costruita su una morale appartenente al passato. Tale versante, ribadendo in silenzio vetuste leggi di costume, pesa di più sulla bilancia rispetto a tante piccole conquiste, facendole apparire superficiali, vuote, ancora più logore del passato che vogliono cambiare, appunto perché traballanti e costruite sull'incertezza.
La crescita del paese, tanto cara ai registi che con entusiasmo la raccontano e la criticano, assume toni più cupi se applicata alla vita sessuale del paese stesso. L'ignoranza, sulla quale si pretende di vedere segni di rinnovamento e di crescita, non fa altro che banalizzare e rendere vuoti i cambiamenti.
Ecco la conclusione della nostra inchiesta! Gridata dal basso (delle classi sociali) e dal profondo (degli istinti). [...] costretti ad ammettere la pressante realtà di certi desideri, davanti a cui tutti vorremmo comportarci come struzzi. Oppure, se accettiamo di parlare, lo facciamo nel più disarmante semplicismo e nella più disperante confusione. E tutto questo l'abbiamo constatato nell'Italia del miracolo economico, sperando ingenuamente di scoprirvi i segni di un contemporaneo miracolo culturale e spirituale. E invece se c'è un valore in questa nostra inchiesta, esso è un valore negativo, di demistificazione. L'Italia del benessere materiale viene drammaticamente contraddetta nello spirito da questi italiani reali (Pasolini 1965).
Si riportano i dati delle inchieste cinematografiche e televisive prese in esame.
A- Inchieste cinematografiche
Amore in città
Film a episodi. Regia : Carlo Lizzani, Michelangelo Antonioni, Dino Risi, Federico Fellini, Francesco Maselli, Cesare Zavattini, Alberto Lattuada; soggetto e sceneggiatura : Cesare Zavattini, Tullio Pinelli, Aldo Buzzi, Luigi Chiarini, Luigi Malerba, Vittorio Veltroni, Michelangelo Antonioni, Marco Ferreri, Federico Fellini, Alberto Lattuada; con : attori non professionisti, A. Cifariello, L. Venturelli, L. Natali, C. Grado, C. Rigoglioso, M. Ferreri, U. Tognazzi, G. Ralli, R. Vianello; musiche : Mario Nascimbene; fotografia : Gianni Di Venanzo; montaggio : Eraldo Da Roma; scenografia : Gianni Polidori; anno di produzione : 1953; colore : b/n; durata : 117'; origine : Italia; produzione : Faro Film; distribuzione : DNC
Episodio I: Amore che si paga ,(11') regia di Carlo Lizzani
Episodio II: Tentato suicidio , (22') regia di Michelangelo Antonioni
Episodio III: Paradiso per tre ore , (12') regia di Dino Risi
Episodio IV: Agenzia matrimoniale , (16') regia di Federico Fellini
Episodi V: Storia di Caterina , (27') regia di Francesco Modelli, Cesare Zavattini
Episodio VI: Gli italiani si voltano , regia di Alberto Lattuada
Comizi d'amore
Regia : Pier Paolo Pasolini; soggetto e sceneggiatura : Pier Paolo Pasolini; speaker : Lello Bersani, Pier Paolo Pasolini; con : Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Cesare Musatti, Giuseppe Ungaretti, Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Antonella Lualdi, Ignazio Buttitta, Adele Cambria, i calciatori del Bologna F.C., Peppino Di Capri, Graziella Chiarcossi; fotografia : Mario Bernardo, Tonino Delli Colli; montaggio : Nino Baragli; anno di produzione : 1965; formato : 16 e 35 mm, b/n; durata : 90'; origine : Italia; produzione : Alfredo Bini per Arco Film; distribuzione : Titanus.
Riprese: marzo- novembre 1963.
B- Inchieste televisive
La donna che lavora
8 Puntate. Regia : Ugo Zatterin, Giovanni Salvi; colore : b/n; formato : 16 mm; anno di produzione : 1959
Puntata I: Il guaio di non essere uomini
Puntata II: La Fabbrica
Puntata III: Al servizio della terra
Puntata IV:
Puntata V: Al servizio del pubblico
Programma del 1959, in cui si analizza la realtà femminile nell'Italia del boom economico e il contributo delle donne alla vita sociale ed economica del paese, attraverso le testimonianze dirette di mondine, paglierine, operaie, commesse, e madri di famiglia
Noi come siamo. Dialoghi con gli italiani
7 Puntate. Regia : Virgilio Sabel; collaborazione : Tullio Kezich, Pasquale Festa Campanile, Gian Domenico Giagni; conduzione : Romolo Valli; musiche : Teo Muselli; colore : b/n; formato : 16 mm; anno di produzione : 1960
“Dialoghi con gli italiani” è il sottotitolo di questo programma-inchiesta del 1960, che indaga sui costumi, le abitudini, i sogni, i difetti e i vizi degli italiani, attraverso servizi e interviste, con particolare attenzione al comportamento e alle risposte delle persone incontrate.
Viaggio nell'Italia che cambia
7 Puntate. Regia : Ugo Zatterin; colore : b/n; formato : 16 mm; anno di produzione : 1963
Inchiesta televisiva condotta da Ugo Zatterin che “viaggia” fra alcune località e situazioni italiane, scelte quali campioni d'una realtà economica e sociale che si va modificando.
I figli della società
3 Puntate. Regia : G. Fina; colore : b/n; formato : 16 mm; anno di produzione : 1964
Inchiesta televisiva realizzata nel 1964 dove viene messo a fuoco il problema dei bambini abbandonati in Italia, cercando di definire, fra filmati e interviste a bambini, giovani, ragazze madri, psicologi e operatori sociali in genere, le possibili cause che lo determinano.
L'amore in Italia
5 Puntate. Regia : Luigi Comencini; conduzione : Luigi Comencini, Fabio Pellarin; ideazione e sceneggiatura : Luigi Comencini, Italo Moscati; anno di produzione : 1978
Puntata I: La donna è mia e ne faccio quello che mi pare
Puntata II: La fortuna di trovare marito
Puntata III: Innamorati
Puntata IV: Ad occhi aperti
Puntata V: A che cosa serve l'educazione sessuale?
Inchiesta che si svolge intervistando giovani e meno giovani, colti nella loro vita quotidiana, su questioni legate a problematiche d'amore.
La casa in Italia
4 Puntate. Regia : Liliana Cavani; consulenza : Alberto Ronchey, Filippo Ponti; commento : Fabrizio Dentice; collaborazione: Rina Macelli, Salvatore Conoscente; fotografia : Franco Solito; montaggio : Franco Attenni; commento musicale a cura di : Peppino De Luca; speaker : Arnoldo Foà, Alberto Lupo; organizzazione : Gianmaria Messeri, Aldo Scimonelli; produzione : RAI, Radiotelevisione italiana; origine : Italia; anno di produzione: 1964; colore : b/n; formato : 16 mm; durata : 165', singole puntate da 40' circa.
Puntata I: Un mondo provvisorio
Puntata II: Un posto per costruire
Puntata III: Vivere sulla terra
Puntata IV: Abitare oggi
Si ringrazia il Professor Marco Rossitti, docente all'Università di Udine, per aver reso possibile la visione di tutte le inchieste televisive citate.