N. 13 - Febbratio 2007


ISSN 1720-190X






Erica Turrini

La fondazione Ugo Da Como


  • La Fondazione
  • Il Senatore Ugo Da Como
  • Il Complesso museale: la Casa del Podestà
  • La Biblioteca
  • I Fondi Speciali della Biblioteca di Ugo Da Como
  • La Rocca Visconteo-Veneta
  • Il Museo Civico Ornitologicoo
  •  

    La Fondazione

    La Fondazione Ugo Da Como è una delle più antiche istituzioni culturali del territorio bresciano; venne istituita con Decreto Regio il 4 maggio del 1942 (Rossi 1985, 581-583).

    Lo scopo statutario della Fondazione è quello di “promuovere ed incoraggiare gli studi, stimolandone l'amore nei giovani 1” ed esplica la sua fondamentale attività curando la conservazione delle collezioni storiche, artistiche e librarie della Casa-museo-biblioteca del Podestà.

    Istituisce inoltre borse di studio e di perfezionamento e promuove pubblicazioni d'interesse locale. È attivo, inoltre, dal 1947 il concorso annuale il cui premio è assegnato alle migliori tesi di laurea d'argomento bresciano o benacense.

     

    Il Senatore Ugo Da Como


    Figura 1: Senatore Ugo Da Como

    Ugo Da Como nacque a Brescia nel 1869, studiò al Liceo Classico Arnaldo di Brescia e si laureò in giurisprudenza a Roma nel 1891. Nel 1894 sposò Maria Glisenti, figlia di un ricco industriale che sarà la sua compagna per la vita.

    La vita pubblica del Senatore Da Como si sviluppò su due fronti: il primo culturale, come socio e Presidente dell'Ateneo di Brescia; il secondo politico-amministrativo, come membro del Consiglio comunale di Lonato, come amministratore del Comune e della Provincia di Brescia, infine come parlamentare e ministro.

    Prima di divenire presidente dell'Accademia bresciana, si fece conoscere dai membri attraverso alcuni interventi sui Commentari dell'Ateneo: nel 1892 scrisse una relazione su “Le Colonie”, nel 1893 presentò uno studio dal titolo “La Repubblica di Falea” in cui spiega i punti di contatto tra i sistemi socialisti antichi (al tempo di Aristotele) e moderni; nel 1902 fu incaricato di tenere la prolusione in ricordo di “Gabriele Rosa nell'anno quinto di sua morte”; nel 1918 tenne il discorso di inaugurazione del monumento a Nicolò Tartaglia; nel 1938 tenne la commemorazione ufficiale per la morte di Baldassarre Castiglione. In qualità di presidente dell'Ateneo svolse i discorsi ufficiali di apertura degli anni accademici che si possono dividere in tre gruppi: il primo in cui si riferisce alla gloriosa storia dell'Ateneo; il secondo, che coincise con l'impegno politico del Senatore e con gli anni della Grande Guerra, in cui si tratta della guerra, delle vittime, dei valori; il terzo esplica il testamento culturale del Senatore: i compiti dell'Accademia per il futuro.

    Un momento fondamentale per l'esperienza nell'Accademia di Ugo Da Como è rappresentato dalla fondazione, nel 1896, de “L'Amico del popolo”, istituto di gratuito patrocinio per poveri, voluto da Paolo Cuzzetti (primo presidente) e dal Da Como, vicepresidente. La finalità di questa associazione era quella di assistere gratuitamente quanti, privi di mezzi, avessero bisogno di aiuto e di difesa, non soltanto per questioni di carattere giurisdizionale, ma anche per quanto riguardava l'espletamento delle pratiche amministrative.

    L'impegno politico amministrativo di Da Como ebbe inizio molto presto: entrò nello studio dell'avvocato Giuseppe Zanardelli, già Presidente della Camera, del quale divenne dapprima allievo, poi grande amico e infine continuatore della corrente liberale democratica. Dopo essere stato deputato per Lonato nel 1904, nel 1914 fu nominato sottosegretario alle Finanze e poi Sottosegretario al Tesoro; nel giugno 1919 venne nominato ministro dell'Assistenza Militare e delle Pensioni di Guerra nel primo Governo Nitti. Nelle elezioni del novembre 1919 non venne rieletto e si dimise dal Governo, ma il 3 ottobre dell'anno seguente venne nominato Senatore da Re Vittorio Emanuele III. Nel 1922 fu nominato Presidente del Comitato Centrale per la liquidazione e l'immediato pagamento dei risarcimenti dei danni di guerra. Dal 1923 al 1925 ricoprì la carica di Presidente della Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali (che poi divenne l'Istituto di Previdenza Sociale) di cui creò e gestì l'organizzazione; nel 1924 fu nominato Presidente della Commissione Centrale delle Imposte Dirette ed alcuni giorni dopo fu chiamato a far parte del Consiglio Superiore dell'Economia Nazionale.

    A partire dalla metà degli anni '20, con l'avvento del fascismo, iniziò ad allontanarsi gradualmente dalla vita politica attiva che non rispecchiava più i suoi ideali. Si ritirò nella sua residenza estiva, la Casa del Podestà a Lonato sul lago di Garda in provincia di Brescia, dove si dedicò agli studi, alla raccolta di memorie antiche, di oggetti d'arte e alle attività culturali locali, in particolare riguardanti l'Ateneo di Brescia, di cui era già stato presidente nel 1919-1920, oltre al collezionismo e alla raccolta di libri per l'accrescimento della sua preziosa biblioteca privata. Condusse una serie di importanti indagini storiche volte al recupero di capitoli dimenticati di storia bresciana.

    Gli studi di Ugo Da Como in campo storico, a partire dall'anno 1916 fino al 1940 furono ininterrotti e principalmente rivolti alle origini del Risorgimento, momento storico molto complicato e spesso drammatico in cui si verificarono mutamenti profondi in campo politico e sociale.

    1916 Per il capoluogo del Dipartimento del Benaco

    1922 Contributo alla storia delle origini del Risorgimento. Note su manoscritti inediti

    1922 Il Bresciano Conte Girolamo Fenaroli deportato politico nel 1800

    1924 Brixia ad libertatem nata

    1925 Napoleone e la consulta di Lione

    1926 La Repubblica Bresciana (Bologna, Zanichelli). In questo importante volume Ugo Da Como ricostruisce gli episodi che portano alla creazione della Repubblica Bresciana, costituita il 18 marzo 1797 per la caduta della Repubblica Veneta. Il 21 novembre 1797 il territorio bresciano fu annesso alla Repubblica Cisalpina.

    1927 Lettere inedite di Ugo Foscolo

    1927 In brixianam editionem principem librorum de Roma triumphante a Flavio Blondo foroliviensi conscriptorum brevis adnotatio (Bologna, Zanichelli). Si tratta di un contributo filologico interamente in latino e dà conto degli interessi bibliofili che animarono il Senatore.

    1928 Lettera inedita di G. Mazzini

    1928 Umanisti del secolo XVI. Pier Francesco Zini suoi amici e congiunti nei ricordi di Lonato sacro ed ameno recesso su la riviera del Benaco (Bologna, Zanichelli). È uno studio molto interessante che ricostruisce il clima umanistico di Lonato nel Cinquecento.

    1929 Documenti sulle X Giornate

    1929 Pagine eterne e massime immortali (sulla Nuova Antologia). È un contributo in cui Ugo Da Como dà notizia della sua raccolta di edizioni di Lucio Anneo Seneca, soffermandosi sul conforto che la lettura dei classici è in grado di infondere.

    1930 Girolamo Muziano 1528-1592. Note e documenti (Bergamo, Istituto delle Arti Grafiche). Questa monografia è ancora oggi un basilare strumento per chi studia il pittore Girolamo Muziano.

    1930 Una dedica di Ugo Foscolo (sul Marzocco). In questa occasione il Da Como ritorna a rendere pubblica l'esistenza di alcuni autografi foscoliani di sua proprietà. Tra questi la prima edizione dei Sepolcri con dedica di Ugo Foscolo a Marzia Martinengo, proveniente dalla Biblioteca lonatese di Jacopo Cerutti.

    1933 La Città delle X Giornate

    1934-1940 I Comizi nazionali in Lione per la costituzione delle Repubblica Italiana (Bologna, Zanichelli). Si tratta senz'altro dell'opera più importante del Da Como; è composta da cinque volumi. L'incarico gli venne affidato dall'Accademia dei Lincei. Nei volumi sono raccolti numerosissimi documenti e testimonianze inerenti la discussione e l'approvazione della Repubblica Cisalpina.

    Alla morte del Senatore Ugo Da Como, avvenuta a Lonato nel 1941, non avendo eredi, egli dispose per testamento l'istituzione di un ente autonomo, una Fondazione, che promuovesse e sostenesse la cultura e che si occupasse di mantenere viva la Casa del Podestà e la sua straordinaria raccolta libraria.

     

    Il Complesso museale: la Casa del Podestà


    Figura 2: La Galleria

    La Casa del Podestà sorse verso la metà del Quattrocento quale sede del rappresentante della Repubblica di Venezia, cui era demandato il controllo del territorio. La dominazione della Serenissima durò dal 1441 per oltre 350 anni, sino alla fine del Settecento quando Napoleone cedette Venezia all'Austria e la Casa del Podestà passò prima di proprietà del demanio austriaco che ne fece una caserma, e in seguito al Comune di Lonato che si disinteressò completamente dell'edificio.

    Nel 1906 venne acquistata ad un'asta pubblica per 1.000 lire da Ugo Da Como che la fece restaurare tra il 1907 e il 1909 dal maggiore architetto bresciano del periodo: Antonio Tagliaferri.

    Da Como desiderava creare una vera e propria Casa-museo da abitare, secondo una moda diffusa tra '800 e '900. Inizialmente il palazzo, fu, per lui e la moglie Maria Glisenti, una dimora estiva; vi si stabilì definitivamente soltanto negli ultimi anni di vita quando si ritirò completamente dalla vita politica attiva.

    La Casa del Podestà fa parte di uno straordinario complesso monumentale, dominato dalla grandiosa Rocca Visconteo-veneta; comprende 20 stanze completamente arredate e un piccolo edificio collocato all'interno dei giardini privati con due sale adibite a biblioteca. VI sono conservati oggetti di ogni genere che coprono un arco temporale di molti secoli, dalle anfore di epoca romana, ai curiosi oggetti d'uso dei primi del Novecento.

    Il piano terra è la zona che risponde a logiche di rappresentanza; le sale sono studiate per ricevere in maniera ufficiale ospiti importanti e sottolineano la volontà di arredarle rifacendosi agli stili del passato: il Medioevo per la Galleria, il Quattrocento per la Sala Antica, il Seicento per la Sala Rossa e il Settecento per il Salottino Glisenti.

     


    Figura 3 : . Il salotto della Sala Rossa

    Il primo piano è, invece, la parte più intima della Casa, ricca di ritratti fotografici di amici e personaggi cari al Da Como. Le camere da letto trasmettono il senso di riservatezza del luogo.


    Figura 4: La Camera da letto del Senatore Da Como

     

    La Biblioteca

    La biblioteca è costituita da un edificio separato dal resto della Casa-museo, situato nei giardini privati e voluto dal Senatore Da Como per ospitare il fondo librario. Fu costruito in stile quattrocentesco nel 1923 dall'ingegnere bresciano Arnaldo Trebeschi.


    Figura 5: Veduta esterna della biblioteca

    L'architettura si sviluppa su due livelli e ricorda una chiesetta lombarda, forse per sottolineare la devozione del Senatore alla bibliofilia.

    Il progetto di Da Como mirava non solo alla costruzione di un luogo di conservazione per i suoi amati libri, ma alla nascita di un'istituzione con lo scopo di stimolare nei giovani l'interesse per gli studi locali e giovare all'immagine di Lonato per attrarre sempre più “turisti” nel paese che sempre amò.

    All'interno della biblioteca sono custoditi circa 50.000 volumi che trattano dei più svariati argomenti, apparentemente raccolti senza un criterio logico.

    Da Como aveva molte fonti per l'acquisto dei suoi libri: importanti librerie antiquarie come Olschki, Rappaport, Samonatti, Puccinelli di Roma, Daniele di Napoli, Loescher Seeber di Firenze, Hoepli e Vinciana di Milano, Zanichelli di Bologna e Delai di Brescia. Ma anche molti amici e conoscenti, bibliofili gli presentavano edizioni rare e preziose di cui entravano in possesso. Aveva un interesse particolare per le legature monastiche e umanistiche e per le xilografie raffinate.

    Il Senatore non fu soltanto un facoltoso collezionista, ma studiò i suoi libri e fu sempre orgoglioso di poter mostrare gli ultimi acquisti agli amici. Fece sempre controllare ad esperti gli esemplari dei libri da lui posseduti.

    La prima sala della biblioteca è denominata Sala della Vittoria perché vi è custodita una copia su scala minore della Vittoria Alata conservata al Museo di Santa Giulia a Brescia. Qui sono custoditi circa 7000 volumi.


    Figura 6: Sala della Vittoria

     


    Figura 7: Sala Bresciana

    La seconda sala è la Sala Bresciana che conserva, soprattutto opere di argomento bresciano e benacense. In un angolo della grande stanza è collocato, su di una colonnetta, il bozzetto preparatorio di Odoardo Tabacchi per il monumento ad Arnaldo Da Brescia, collocato oggi nell'omonima piazza cittadina.

    Del fondo librario del Senatore fanno parte 400 incunaboli 2 e 500 codici manoscritti databili dal XII al XIX secolo, alcuni dei quali impreziositi da miniature e decorazioni dorate e colorate.


    Figura 8: Bibbia. Incunabolo


    Figura 9: Il libro più piccolo del mondo

    Una curiosità. È il libro antico più piccolo del mondo, oggi conservato in una bacheca nella Sala della Vittoria: si tratta del testo di una lettera di Galileo Galilei a madama Cristina di Lorena. Il volumetto – stampato per essere un vero e proprio record – è stato impresso a Padova nel 1896.

    La Biblioteca dispone oggi di un inventario informatizzato e tutti i volumi sono consultabili per motivi di studio, previa richiesta.

     

    I Fondi Speciali della Biblioteca di Ugo Da Como 3

    •  Fondo bandi e manifesti

    Composto da 788 fogli e 24 opuscoli acquistati da Ugo Da Como presso librerie antiquarie e privati, il fondo comprende:

    •  105 bandi di Eugenio de Beauharnais, 16 opuscoli databili tra il 1805 e il 1810,

    •  103 bandi di Napoleone I, 7 opuscoli databili tra il 1806 e il 1807,

    •  50 bandi del dipartimento del Mella databili tra il 1806 e il 1810,

    •  7 bandi del periodo risorgimentale databili tra il 1848 e il 1849,

    •  22 bandi della Repubblica Cisalpina databili tra il 1797 e il 1800,

    •  17 bandi del Regno d'Italia databili tra il 1806 e il 1810,

    •  46 bandi di Giuseppe II d'Austria, 2 opuscoli databili tra il 1775 e il 1790,

    •  30 bandi di Giuseppe II d'Austria, 4 opuscoli databili tra il 1783 e il 1790,

    •  47 bandi e avvisi del periodo asburgico, 5 opuscoli databili tra il 1774 e il 1840,

    •  2 bandi e manifesti vari di argomento bresciano databili nel secolo XVI,

    •  11 delle “Sante Croci” del Duomo vecchio di Brescia,

    •  23 avvisi e proclami dei capitani, rettori di Brescia,

    •  3 avvisi del Vescovo Gabrio Maria Nava (1808-1831),

    •  97 bandi e manifesti veneziani databili tra il 1778 e il 1781,

    •  4 bandi veneziani databili tra il 1614 e il 1767,

    •  47 bandi e avvisi vari databili tra i secoli XVII-XIX.

    Il fondo non è stato ancora inventariato ed è collocato nella Sala Archivio attigua alla Sala di Lettura.

     

    •  Fondo “Iacopo Cerutti”

    Giacomo Antonio Cerutti (Iacopo) era un nobile lonatese vissuto a Brescia nella prima metà dell'Ottocento. Trascorse diversi anni a Parigi, poi a Padova e infine a Lonato. Sposato con Margherita Tommasi ebbe due figli e morì nel 1892. Alla morte la sua casa fu acquistata ad un'asta giudiziaria dai figli, uno dei quali sposò Lina Bellini, la persona che nel 1912 alienò per 700 lire la biblioteca del suocero a Ugo Da Como.

    La raccolta è registrata in un inventario manoscritto ed è composta da 3.392 pezzi, di cui 4 incunaboli, 123 cinquecentine, 97 seicentine, 871 edizioni del XVIII secolo e le restanti del XIX. Si tratta per lo più di testi in italiano, francese e latino e riguardano la letteratura classica, italiana, francese, la storia, la storia dell'arte e la filosofia.

    La collezione è facilmente individuabile dalle legature inconfondibili e dall'ex-libris “Iacopo Cerutti”. Fu inizialmente posta in una sala della Casa-museo che ne prese il nome (Sala Cerutti). Nell'archivio di Da Como sono conservate le lettere e la ricevuta di pagamento di questo fondo; da questi documenti si deduce che la biblioteca Cerutti fu acquisita in blocco, mobili compresi.

    Uno studio speciale su questo fondo è stato condotto da Elisa Bertini per la tesi di laurea dedicata al “Catalogo degli incunaboli e delle cinquecentine del fondo Cerutti nella Biblioteca Ugo Da Como di Lonato”.

     

    •  Fondo codici e manoscritti

    Questo fondo è costituito da due nuclei: il primo costituito da 500 volumi; il secondo composta da un migliaio circa di documenti sciolti. I volumi ricoprono un arco temporale molto vasto che va dal XII al XX secolo; il filone tematico principale è quello storico (circa 120 volumi), seguito dalle materie letterarie (100 volumi circa), religiose (60 volumi) e scientifiche.

    I codici sono inventariati con il Software MANUS fornito dal MM BB CC.

    Di notevole importanza sono i manoscritti impreziositi da miniature dorate e da legature pregiate. Il manoscritto più antico, le “Satire di Giovenale” (n. 80), è datato alla seconda metà del XII secolo; di provenienza ignota, presenta deliziose iniziali miniate.


    Figura 10: Miniatura. Libro d’Ore. Sec. XV

    Interessanti risultano i codici rinascimentali contenenti opere di classici latini e di scrittori umanistici.

    Il manoscritto n. 193, membranaceo e miniato, contiene, di mano del XV secolo, i “ Trionfi “e un'antologia del “ Canzoniere ” di Petrarca e, di mani più tarde, 24 testi adespoti e 4 rime di Antonio Tebaldeo. Il “ Libro d'Ore ”, n. 156, dei primi decenni del XV secolo, è ricco di miniature a piena pagina con episodi della Passione di Cristo, secondo il testo del Vangelo di Giovanni. Degni di nota sono anche i “ Privilegi della nobile famiglia bresciana degli Averoldi ” n. 157 e 158 con motivi ornamentali e decorativi molto accurati: lettere dipinte, colori vivaci, motivi floreali, mascheroni, fregi.

    Due studi speciali sono dedicati al fondo dei codici manoscritti: Andrea Comboni ( 1991) “notizie dal catalogo dei manoscritti” ed Eloisa Andreis ( 2003-2004) per la tesi di laurea dedicata a “I più antichi manoscritti della Fondazione Ugo Da Como”.

    Il secondo gruppo, costituito da atti notarili, contratti, registri di contabilità, ecc. databili fra il XV e il XIX secolo, non è ancora inventariato; vi sono però certamente gruppi omogenei di documenti appartenenti alle famiglie Caleppi, Marinoni, Sabelli, Zambelli.

     

    •  Fondo edizioni del secolo XVI

    Le cinquecentine sono oltre 2000 e tra di esse compaiono molti pezzi rari come 104 opere stampate dai Manuzio 4, 121 volumi dei Giolito de' Ferrari 5, 24 del Britannico 6, 80 dei Nicolini da Sabbio 7, 37 dei Paganino 8.

     

    •  Fondo “Alessandro Fortis”

    Alessandro Fortis 9, avvocato, patriota e uomo politico. Nacque a Forlì nel 1841, frequentò la facoltà di giurisprudenza a Roma, ma fu espulso dallo Stato Pontificio per via delle sue idee anticlericali e fu quindi costretto a terminare gli studi a Pisa nel 1862. Durante la seconda guerra d'Indipendenza, convinto della necessità di unire la penisola sotto la corona sabauda, fu garibaldino sia nella campagna del Trentino del 1866 sia in quella dell'Agro Romano del 1867.

    Conseguita la laurea, tornò a Forlì dove iniziò il praticantato di avvocato. Nel 1864, a soli 23 anni, entrò in consiglio comunale dove in pochi anni prese posizioni ben ferme riguardo i temi sociali.

    Militante del partito d'azione dal 1866, abbandonò per un po' Forlì e la sua attività per partecipare alla terza guerra d'indipendenza contro l'Austria per la liberazione del Vento e del Trentino. Nel 1867 prese parte alla spedizione di Garibaldi nel tentativo di occupare militarmente Roma. Dopo la fallimentare impresa sulla capitale, Fortis si rese conto che per far sentire la propria voce al governo, bisognava trovare vie legali senza ricorrere alla violenza. Si avvicinò a posizioni progressiste e repubblicane anche grazie all'influenza di Aurelio Saffi e Oreste Romagnoli.

    Nel 1874 fu uno dei capi repubblicani al convegno di Villa Ruffi, ma fu arrestato insieme a Saffi e Fratti con l'accusa ingiusta di preparare azioni sovversive contro lo Stato. Furono liberati diversi mesi dopo per mancanza di prove.

    Al congresso repubblicano di Genova del 1876 sostenne le necessità della partecipazione dei mazziniani alle lotte parlamentari. Deputato a Forlì dal 1880, avendo aderito alla sinistra costituzionale, fu sottosegretario con Crispi, poi ministro dell'Agricoltura col Pelloux (1899). Si dimise per protesta contro le leggi reazionarie del Pelloux ed entrò a far parte del gruppo di Giolitti, al quale successe come presidente del Consiglio dal marzo 1905 al febbraio 1906, quando si dimise. I punti qualificanti del suo programma furono due: la statalizzazione delle linee ferroviarie e l'aumento delle spese per la marina. Uscì completamente dalla scena politica alla sua morte, nel 1909.

    Il fondo Alessandro Fortis comprende 1024 opere per un totale di 1601 volumi tra cui un incunabolo, 49 cinquecentine, 56 seicentine, 430 edizioni del XVIII e 1066 del XIX secolo. Si tratta prevalentemente di testi in lingua italiana di argomento vario (dalla letteratura nazionale, alla poesia, dalla storia, alla storia dell'arte e del teatro). Non è dato sapere in che modo il fondo sia giunto per intero a Ugo Da Como; di certo il Senatore conosceva la biblioteca di Fortis, giacché nella corrispondenza con Maria, la figlia di Fortis, cita alcuni volumi di quella collezione. Esiste un catalogo manoscritto, compilato probabilmente dallo stesso Fortis, che indica i 1602 volumi, ma non v'è la certezza, per ora, che siano tutti giunti al Da Como.

    Probabilmente Da Como e Fortis si conobbero a Roma durante gli studi dello stesso Fortis e continuarono a frequentarsi quando furono entrambi deputati al Parlamento. Da Como strinse anche una stretta comunicazione epistolare con la figlia di Fortis, Maria, e poi signora Saffi.

    Uno studio speciale su questo fondo è stato condotto da Chiara Patucelli (2004-2005) per la tesi di laurea dedicata a: “Il fondo Fortis nelal Biblioteca della Fondazione Ugo Da Como: catalogo delle cinquecentine”.

     

    •  Fondo incunaboli

    Gli incunaboli costituiscono la raccolta più cospicua della biblioteca, sia per il numero (397 pezzi più 8 duplicati), sia per la presenza di alcuni pezzi considerati unici e rari. Inizialmente l'intento di Ugo Da Como era quello di creare una raccolta che comprendesse gli incunaboli mancanti dalla collezione della Biblioteca Queriniana di Brescia per poi un giorno donarli alla stessa; l'amore per i libri ebbe il sopravvento e Da Como fece acquisti anche molto ingenti a Brescia, a Roma, a Firenze e un po' ovunque, tanto che nella sua mente cresceva sempre più l'idea della Fondazione che, alla sua morte, avrebbe dovuto occuparsi delle sue raccolte e veniva meno il desiderio di completare le opere della Queriniana. Come sappiamo Da Como tenne un'intensa corrispondenza con bibliofili colti come Leo Olschki, Angelo Davoli, Tommaso Accurti, ai quali chiedeva informazioni e segnalazioni riguardo libri da acquistare.

    Nonostante la passione e la competenza acquisita nel settore, i suoi libri non portavano segnature scritte, né etichette, né timbri; solo alcuni portano un ex-libris.

    Alla morte del Senatore il dottor Paolo Nalli, Sovrintendente Bibliografico della Lombardia, fece raccogliere gli incunaboli per collocarli in un luogo sicuro, li fece timbrare, inventariare e collocare per numero progressivo.


    Figura 11: Incunabolo. Dante Alighieri "Divina Commedia" col commento di Cristoforo Landino. Brescia, Bonino de’ Bonini, 1487

    Nel 1942 fu affidato dal Consiglio della Fondazione, a Ugo Baroncelli, allora direttore della Biblioteca Queriniana, l'incarico di compilare un catalogo descrittivo della collezione. In quegli anni turbolenti a causa della guerra il Baroncelli ebbe un bel da fare tra le cure per la Queriniana e questo nuovo incarico che gli richiedeva un grande impegno quotidiano. Cercò di recuperare gli incunaboli che erano sfuggiti ai precedenti elenchi, e aiutandosi con i repertori bibliografici della biblioteca da lui diretta, si accorse che altri che erano stati segnalati non erano in realtà vere edizioni del XV secolo.

    All'arrivo dei tedeschi a Lonato Baroncelli ritenne di dover celare i preziosi volumi e una notte, aiutato dall'amico dottor Papa, portò le casse contenenti gli incunaboli e i manoscritti in un nascondiglio sicuro, appena in tempo prima che la Casa-museo divenisse sede di un comando militare.

    Alla fine della guerra i libri furono riportati al loro posto e il lavoro di schedatura di Baroncelli riprese, anche se molto lentamente. Il catalogo definitivo fu stampato nel 1953, a più di dieci anni dalla morte del Senatore.

    Oggi gli incunaboli sono collocati nella “Camera degli Ospiti” all'interno di una grande libreria coperta costantemente da sensori di allarme.

     

    •  Fondo “Guido Lonati”

    Guido Lonati, nato a Brescia nel 1896, fu un bancario, bibliotecario e studioso, appassionato di geologia. A partire dal 1920 si dedicò anima e corpo agli studi locali collaborando con importanti giornali e riviste come “La Sentinella Bresciana”, “Il Giornale del Garda”, “Brixia Sacra”, “Commentari dell'Ateneo di Brescia” e molti altri. I suoi studi si possono dividere in due grandi filoni: la storia della Riviera del Garda e il Quattrocento bresciano. Quando si trasferì da Maderno a Lonato, il Senatore Da Como lo fece bibliotecario della sua ricca e preziosa collezione libraria. Morì nel 1936 a Lonato senza aver terminato la sua opera in due volumi sulla Storia di Brescia dell'Ateneo riguardante il Quattrocento bresciano.

    Il fondo librario di Lonati confluito nella Biblioteca di Da Como, consiste nella raccolta specializzata nell'ambito della storia locale ed è composto da 263 volumi e opuscoli e da 16 titoli di periodici vari; fu acquistato da Da Como nel 1936 per 2.500 lire. Il materiale è quasi tutto del XX secolo ad eccezione di 2 cinquecentine, 2 seicentine, 5 edizioni del XVIII secolo e poche decine dell'Ottocento ed è riconoscibile grazie alla nota di possesso manoscritta “Guido Lonati”. Della raccolta esiste un inventario manoscritto compilato al momento della vendita da Giulia Vescia Lonati. I manoscritti delle opere di Lonati furono acquistati successivamente dall'Ateneo di Brescia, eccetto 10 inerenti la storia della riviera bresciana del Garda che sono depositati in Fondazione.

     

    •  Fondo “Enrico Montini”

    Il fondo è entrato a far parte delle raccolte della Fondazione nel giugno 1931 grazie all'interessamento di Monsignor Paolo Guerrini e fu pagato 5.500 lire. Ne esiste un catalogo scritto dallo stesso Montini nel 1887. Della raccolta fanno parte 2 manoscritti, 7 incunaboli, 141 cinquecentine, 217 seicentine, 270 edizioni del secolo XVIII e 90 edizioni del secolo XIX.

    I temi principali sono di carattere storico, filosofico e religioso (Bibbie, testi di teologia e storia della religione cristiana); si tratta per lo più testi scritti in lingua italiana e in lingua latina.

    Ugo Da Como, sulla ricevuta di acquisto di questa biblioteca, scrisse “Mancano molti. Cattivo affare”; questo induce a pensare che non tutti i volumi descritti nel catalogo manoscritto nel 1887 da Enrico Montini siano effettivamente arrivati alla Biblioteca Da Como.

     

    •  Fondo “Emilio Ondei”

    Emilio Ondei nato a Castiglione delle Stiviere nel 1907, si laureò in legge nel 1931 e divenne magistrato. Fu pretore a Lonato per quindici anni dove ebbe modo di frequentare la Fondazione Da Como dedicandosi a studi storici ed umanistici. Nel 1989 gli venne dedicata una sala della Fondazione Ugo Da Como, alla quale aveva lasciato la sua biblioteca. Scrisse molte opere a carattere giuridico, sulla deontologia professionale forense e sui problemi della magistratura in Italia. Morì a Brescia nel 1986.

    Il fondo è costituito da tesi di diritto (privato, amministrativo, internazionale), storia, filosofia, religione, narrativa ed enciclopedie. Sono circa 2500 pezzi del XX secolo. All'interno vi sono anche opere relative alla lingua e letteratura francese.

    Il fondo è stato interamente catalogato con il sistema SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) consultabile on-line.

     

    •  Fondo parlamentare e fondo giuridico

    Il fondo comprende circa 670 unità tra volumi, raccolte, collane, riviste ed opuscoli che Da Como utilizzò per svolgere la sua attività di avvocato durante le legislature XXII (1904-1909), XXIII (1909-1913), XXIV (1913-1919) alla Camera e successivamente al Senato.

    Tramite gli ex-libris, i timbri e le dediche posti sui volumi, è possibile conoscerne la provenienza e i rapporti di amicizia e professionali che Da Como ebbe con i colleghi più o meno illustri.

    I volumi possono essere suddivisi in sei gruppi:

    •  I codici (civili, penali, di procedura penale e criminale, di procedura civile, del commercio e politico-amministrativi). Tra questi i più antichi sono un Codice Civile per gli Stati di Parma, Piacenza e Guastalla del 1820 e un Codice Civile per gli Stati di S. M. il re Sardegna del 1837.

    •  La dottrina . Sono poco più di 100 volumi e testimoniano l'attenzione posta dal Da Como allo studio del diritto fine a se stesso. Attengono alle problematiche relative all'esercizio della professione di avvocato.

    •  La giurisprudenza, i periodici e le riviste . Sono per lo più sentenze di tribunali italiani, sia ordinari che speciali, in alcuni casi con commento di autorevoli studiosi del diritto. Sono presenti raccolte di periodici riguardanti la giurisprudenza civile, commerciale, penale e amministrativa, in alcuni casi corredate anche da arringhe di illustri avvocati.

    •  I discorsi e gli atti parlamentari . Risalgono alla seconda metà dell'Ottocento e sono: “Archivio Giuridico” dal 1869 al 1880; “Cronaca legislativa, supplemento al Monitore dei tribunali...” dal 1861 al 1897; “Il Foro Italiano” dal 1884 al 1889; “Il Foglio periodico della regia Prefettura di Brescia” dal 1881 al 1888. Qui si trovano elenchi alfabetici dei deputati e dei colleghi, relazioni dei ministeri, progetti di bilancio e di spesa della Camera dei Deputati e del Senato.

    •  I trattati, i saggi e i resoconti . Si compone del materiale utilizzato da Ugo Da Como per svolgere la sua attività di avvocato: manuali pratici, opere di statistica giudiziaria penale, raccolte di leggi, regolamenti e discipline ad uso dei magistrati, atti del Consiglio Provinciale di Brescia.

    •  Le raccolte di atti diversi . 125 elementi tra bollettini, raccolte, resoconti, discorsi e proposte di legge. Presentano una raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti per il Regno d'Italia dal 1862 al 1882.

    Molti di questi volumi riportano note a margine, appunti manoscritti e note su fogli bianchi: sono le spiegazioni o gli aggiornamenti delle leggi. Non tutte queste note sono di mano del Da Como: probabilmente sono opera dei precedenti possessori dei volumi.

    Il materiale prevalentemente in italiano, è edito tra i secoli XIX-XX, ed è collocato nella Sala di Lettura: è stato catalogato da una studiosa (Zecchi 1999-2000) che ha realizzato una tesi di laurea su questo fondo e su Ugo Da Como bibliofilo giuridico.

     

    •  Fondo pergamene

    Si tratta principalmente di documenti notarili, complessivamente 383 carte, 12 frammenti e 3 fascicoli di 6 carte ciascuno e furono acquistati da Ugo Da Como da librerie antiquarie e da privati. 19 provengono dalla cancelleria di Venezia e sono state emesse per conto di alcuni dogi a favore del Comune di Lonato e del suo territorio; 27 appartengono alla famiglia Caleppi e 25 alla famiglia Marinoni; vi sono inoltre tre bolle papali. Il fondo è databile tra il XIII e il XVIII secolo, non è stato catalogato ed è collocato nella sala dell''archivio.

     

    •  Fondo “Seneca”

    È costituito da 86 edizioni a stampa e 2 manoscritti per un totale di 126 volumi; sono compresi 6 incunaboli, 19 Cinquecentine, 36 Seicentine, 9 edizioni del Settecento, 15 dell'Ottocento e 3 del Novecento.

    Questa raccolta delinea la particolare attenzione che Ugo Da Como aveva nei confronti di questo autore classico. Non è facile capire la provenienza dei volumi, ma si può affermare che non furono acquistati tutti insieme, dato che riportano diversi ex-libris, tra cui “Cerutti” il cui fondo fu acquistato in un blocco unico. Altro dato si ricava dal confronto del catalogo attuale con l'inventario delle edizioni senecane compilato da Achille Beltrami 10 nel 1928: si denota che a quella data il fondo era già quasi interamente costituito. Da quel momento in poi non si arricchisce se non di pochissime unità. Il fondo è stato collocato all'interno della cassaforte antica che si trova nell'atrio della biblioteca. Il catalogo (Valbusa 2002) del fondo Seneca è stato pubblicato nel 2002.

     

    •  Fondo stampe illustrate e disegni

    Il fondo è conservato in 20 buste presso la Casa-museo ed è stato acquistato quasi per intero da Da Como. Le buste contengono calcografie della terraferma della repubblica di Venezia, ritratti di uomini illustri del secolo XIX, vedute di Brescia e provincia, vedute di monumenti e città d'Italia, manifesti bresciani, stampe incisioni e disegni vari.

    La raccolta è stata parzialmente riprodotta in digitale ma non catalogata.

     

    •  Fondo tesi di laurea

    Si tratta degli elaborati – databili tra il 1946 e il 2044 – che hanno partecipato ottenendo premi e/o menzioni al concorso bandito dalla Fondazione in ottemperanza alla volontà testamentaria di Ugo Da Como. Sono presenti anche alcune tesi datate dopo il 2004 ma soltanto di argomento strettamente legato alla Biblioteca e alla Fondazione.

     

    •  Le edizioni aldine

    Aldo Manuzio era uno stampatore vissuto a cavallo tra Quattro e Cinquecento, capostipite di una famiglia di tipografi, stabilitosi a Venezia nel 1490. La sua ambizione era quella di salvaguardare la letteratura greca dall'oblio, diffondendone i capolavori attraverso nuove edizioni a stampa. Presto allacciò rapporti con letterati e artisti del tempo che lo portarono alla fondazione dell'Accademia Aldina nel 1500, dedicata agli studi ellenistici che diede una grande spinta all'approfondimento dei classici greci in Italia ed in Europa.

    Di grande importanza è l'incunabolo da lui stampato “Institutiones graecae grammatices” del 1497 che può essere definito la prima grammatica della lingua greca, in latino, d'età moderna.

    Nel 1499 Aldo Manuzio sposò Maria, figlia di Andrea Torresano da Asola che aveva rilevato la tipografia veneziana del suo maestro Nicholas Jenson 11: si unirono così, nel 1508, i due editori più importanti della città. Nel 1515 alla morte di Aldo, il suocero e i due cognati continuarono l'attività fino alla maggiore età dei suoi figli; la tipografia aldina cessò l'attività dopo la terza generazione.

    Aldo Manuzio perfezionò il formato in 8°, gradito dal pubblico per le dimensioni ridotte e per il prezzo contenuto; inventò il carattere corsivo nato, per riprodurre la calligrafia cancelleresca rinascimentale; iniziò a numerare le pagine dei volumi; definì con precisione i ruoli dei segni di interpunzione.


    Figura 12: Marca tipografica di Aldo Manuzio

    La raccolta di Ugo Da Como delle aldine è costituita da 99 edizioni, tra cui due incunaboli; 15 sono le edizioni attribuite ad Aldo il Vecchio. Le altre sono degli eredi Paolo Manuzio 12 e Aldo Manuzio il Giovane 13 che mantennero le innovazioni tecniche di Aldo ma modificarono la marca tipografica a seconda dei periodi e dei gestori della stamperia: le varianti sono circa 40.

    Le due aldine più antiche custodite dalla Fondazione Ugo Da Como sono le già citate “ Institutiones graecae grammatices ” del 1497 e le “ Epistole devotissime de Sancta Catherina da Siena ” del 1500 entrambe stampate a Venezia da Aldo il Vecchio.

    Degna di citazione è anche La Divina Commedia edita nel 1502 da Aldo il Vecchio, stampata in corsivo e in formato 8°, senza alcun commento.

    Una cinquantina delle edizioni aldine di Da Como provengono dal fondo Cerutti 14, due dalla Biblioteca privata di Enrico Montini 15 e uno dal fondo di Alessandro Fortis 16.

    Il fondo delle edizioni di Aldo Manuzio è particolarmente interessante perché oggi sono pochi gli esemplari reperibili sul mercato; inoltre il loro valore è sempre in crescita sia dal punto di vista commerciale che da quello artistico.

    Il fondo è stato studiato e catalogato da Monia Baratti (2002-2003) che ha svolto una tesi di laurea sull'argomento.

     

    16. Archivio Da Como

    L'archivio del Senatore che si compone di un centinaio di faldoni; è stato riportato a Lonato, dall'archivio di Stato di Brescia, nel 2003 ed è ora custodito presso la sede della Fondazione Ugo Da Como: va diviso in due parti principali: le carte a carattere personale e quelle di tipo professionale. Il primo, comprende pacchetti separati in faldoni ordinati cronologicamente. Il secondo comprende i fascicoli delle varie pratiche curate dallo studio legale, che hanno mantenuto quasi del tutto l'ordinamento originale.

     

    La Rocca Visconteo-Veneta

    Le tracce più antiche di frequentazione umana della collina su cui sorge il Castello di Lonato ci vengono offerte da alcuni reperti venuti alla luce nel 1985 nel corso di lavori di restauro: numerosi frammenti di ceramica di impasto grossolano, uno spillone in bronzo e una cuspide di freccia in selce, ci testimoniano la presenza di comunità umane risalenti alla remota età della preistoria.

    Non si hanno prove certe su una frequentazione di epoca romana; si ipotizza la presenza di un castello intorno all'anno 1000 basandosi su alcuni documenti papali.

    Nonostante i numerosi interventi di rifacimento, ampliamento, demolizione succedutisi nel tempo, la struttura del Castello conserva ancora le evidenze architettoniche dei secoli XIV e XV quando fu ampliato e potenziato ad opera dei Visconti.

    La sconfitta dei Visconti riportò Brescia sotto il dominio di Venezia.

    Il 31 luglio 1796 infuriò sotto le mura una sanguinosa battaglia che vide da una parte l'esercito francese di Napoleone Bonaparte e dall'altra le truppe austriache. La vittoria napoleonica segnò la fine del dominio della Serenissima; il castello fu ceduto dal demanio austriaco a privati che ridussero la zona a coltivazione.

    Nel 1920 la Rocca fu acquistata per 50.000 lire dal Senatore Da Como che apportò qualche restauro. Alla morte del Senatore entrò a far parte del complesso monumentale di appartenenza alla Fondazione Ugo Da Como.


    Figura 13 : Veduta aerea della Rocca di Lonato

     

    Il Museo Civico Ornitologico

    La collezione degli uccelli impagliati è ospitata all'interno della Casa del Capitano nel Quartiere alto della Rocca; è organizzata secondo criteri che seguono le zone ambientali di appartenenza delle varie specie.

     

    La Rocca è aperta il sabato e la domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 14,30 alle 18.

    La Casa-museo-biblioteca è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 14,30 alle 18.

    Per appuntamenti e informazioni 030.9130060.

     

    Fondazione Ugo Da Como

    Via Rocca, 2

    25017 Lonato (Brescia)

     

    www.fondazioneugodacomo.it

    info@fondazioneugodacomo.it






Download
Scarica il testo del saggio in formato PDF

Fonti
Bibliografia, risorse on e off-line





Carattere grandeCarattere piccolo



 

Privacy - Norme Redazionali - Contatti: info@storiaefuturo.com
©2003-2008 Storia e Futuro - Una produzione Luxor srl