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Cristina
Capineri Reti di comunicazione nell’era dell’informazione
Mutamenti economici e mutamenti di rete
La progressiva intensificazione degli scambi e l’infittirsi delle reti di comunicazione possono essere intese come effetto di eventi rivoluzionari a monte: si tratta delle transizioni da uno stadio di sviluppo economico ad un altro che hanno reso necessarie profonde trasformazioni nell’organizzazione territoriale. Interpretare le trasformazioni avvenute nel mondo dei trasporti, e delle comunicazioni in generale, in connessione con gli stadi di sviluppo economico richiede non solo di considerare elementi, strutture e funzioni dei trasporti ma anche i meccanismi, talvolta generali talvolta specifici, in forza dei quali le reti si trasformano tecnologicamente e organizzativamente, mentre si trasformano le relazioni che le legano ad altre strutture come industrie, città, porti, aeroporti ecc. Le fasi di trasformazione che hanno investito il mondo delle comunicazioni risultano dunque dalla combinazione tra i mutamenti degli assetti economico-produttivi e la diffusione di innovazioni tecnologiche.
Ripercorrendo brevemente le tappe più significative, a partire dal XVIII secolo, si assiste ad una serie di passaggi che vanno, secondo l’interpretazione di modelli stadiali come quello di Rostow (1962), dall’economia mercantile, a quella paleotecnica, a quella neoindustriale che corrispondono alle fasi individuate da Mumford (1961) del periodo eotecnico, paleotecnico e neotecnico. A questi tre stadi occorre aggiungere la fase attuale di sviluppo post-industriale e dell’avvento del tecnocapitalimo inteso come un’evoluzione del capitalismo di mercato basato sulla rapidità delle innovazioni tecnologiche e sulle risorse immateriali come la creatività, la conoscenza e l’informazione (Suarez Villa, 2002). Se nella fase dell’economia mercantile il primato spettava alle comunicazioni marittime e ai nodi portuali, fra la fine del Settecento e la metà del secolo successivo, grandi innovazioni segnarono l’avvio della rivoluzione industriale (macchina a vapore e telaio tessile) e determinarono il rapido sviluppo della produzione cotoniera e metallurgica, a cui si accompagnò la progressiva sostituzione della navigazione da parte del trasporto ferroviario. Per esempio in Gran Bretagna alla metà del XVIII secolo, quando l’epoca dei commerci era matura e si rendeva necessario l’approvvigionamento rapido dei centri urbani, in circa cinquant’anni vennero costruite più di mille miglia di strade e altrettanti canali che unirono i porti alle città interne, favorendo la diffusione delle innovazioni e la libera espansione dell’industria (Vallega, 1984)[3]. Successivamente, con l’affermarsi del sistema di fabbrica e con l’avvio dei consumi di massa, si resero necessarie modalità di trasporto capaci di trasferire merci di tipo molto diverso e in grandi quantitativi. Inoltre l’industria si localizzava in base ad attente valutazione dei costi di trasferimento delle materie prime e dei manufatti che incidevano sui costi generali e quindi sulla capacità di competere sui mercati. La ferrovia rispondeva bene a queste esigenze: era flessibile tanto da permettere di trasportare prodotti agricoli, minerali, prodotti finiti e macchinari anche in grandi quantità e su lunghe distanze. Le industrie divennero più libere nelle loro scelte localizzative e si posizionarono anche lontano dai corsi d’acqua[4]. La ferrovia assolse ben presto una funzione fondamentale nell’organizzazione degli spazi produttivi poiché consentì di integrare i mercati interni alle economie industrializzate ed offrì a quest’ultime la possibilità di partecipare agli scambi internazionali dei manufatti. Verso la fine del secolo una nuova serie di innovazioni (motore a scoppio, generatore elettrico, processi chimici, telefono) crearono le condizioni per una nuova fase caratterizzata da una forte crescita della produzione, dalla formazione di industrie di grandi dimensioni e dalla concentrazione urbana. I primi anni del XX secolo segnano l’inizio dell’era dell’automobile (alla fine degli anni Venti cominciano i primi trasporti su camion e le linee granturismo) e dei trasporti stradali: la costruzione della rete autostradale parte negli anni Venti con l’intento di rendere più efficiente l’uso dell’automobile (nel 1935 l’Italia detiene il primato europeo per la costruzione di autostrade). In Italia le prime autostrade, come le prime ferrovie, coprivano tratti brevi (la Roma-Ostia), ma ben presto si svilupparono anche tratte più lunghe, come la Torino-Milano e più tardi l’Autostrada del Sole, la cui creazione risale ai primi anni Sessanta, che furono il punto di partenza per la costruzione di una rete a scorrimento veloce, che ricalca in buona parte la rete ferroviaria, incentrata su alcune dorsali nord-sud e su pochi collegamenti longitudinali[5]. L’ultima fase, quella attuale, è basata sulla rivoluzione informatica e si caratterizza per il fatto che l’innovazione si fonda su un solo elemento: l’informazione di cui si riducono progressivamente i costi di elaborazione e di distribuzione. L’applicazione dell’elettronica riduce i tempi di produzione e con la contrazione dei tempi di trasferimento dell’informazione si avviano processi di decentramento e di diffusione territoriale (anche internazionale) delle attività produttive. Questi sviluppi recenti devono essere considerati non tanto un prodotto quanto un processo, poiché l’attuale tecnologia non è una tecnica produttiva specifica bensì una forma di produzione e di organizzazione che investe tutte le attività economiche e sociali[6] (Conti, 1996). I processi di globalizzazione, in tutte le loro dimensioni, e l’avvento dell’economia dell’informazione dipendono fortemente dalle reti di comunicazione: i servizi, le attività industriali e istituzionali che supportano, o sono parte della e-economy, necessitano dalle reti per realizzare i loro obiettivi.
I passaggi da uno stadio all’altro sono stati caratterizzati anche dall’affermazione di fenomeni quali la divisione del lavoro, la specializzazione produttiva, l’ampliamento dei mercati di consumo, lo sviluppo urbano, il miglioramento delle condizioni di vita che hanno implicato adattamenti spazio-temporali di beni di diversa natura (risorse umane e naturali) dislocate in modo difforme sulla superficie terrestre. Si assiste in sostanza ad una sorta di smaterializzazione delle reti di comunicazione in cui il ruolo da protagonista viene giuocato da reti sempre meno materiali come le ferrovie e le strade.
La tabella seguente riassume le relazioni tra le principali innovazioni che hanno investito il mondo delle comunicazioni, le tendenze della localizzazione industriale e dell’urbanizzazione, le attività dominanti e la dinamica delle reti di comunicazione.
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