Marco Almagisti
Alfio Mastropaolo
La mucca pazza della democrazia. Nuove destre, populismo, antipolitica
Torino, Bollati Boringhieri, 2005 L'ultimo libro di Alfio Mastropaolo ha suscitato, sin dalla sua uscita, un notevole interesse, che si è tradotto in numerose occasioni di pubblico confronto, prevalentemente a carattere interdisciplinare. Fra gli indubbi pregi che questo libro evidenzia emerge, innanzitutto, il fatto di essere ben congegnato e molto ben scritto. Si tratta di elementi non trascurabili, considerando che il libro affronta con profondità e rigore un insieme di temi di grande importanza. Il quesito che anima l'intera analisi dell'autore, infatti, concerne l'attuale stato di salute della democrazia.
È il caso di sottolineare che tale questione non viene rivolta tanto verso sistemi democratici in via di consolidamento, o da poco consolidati (come nell'Europa orientale). E non riguarda neppure i paesi in cui le classi dirigenti atlantiche hanno incominciato ad esportare, con esiti che potremmo definire, con un eufemismo, tutti da verificare, i meccanismi delle procedure democratiche. L'analisi Mastropaolo è orientata, invece, proprio alle democrazie di antico consolidamento e ruota attorno alla seguente domanda: quanto sono in salute i regimi democratici? La risposta che fornisce l'autore non è molto incoraggiante: le nostre democrazie sono poco democratiche, comunque meno democratiche di quanto non fossero un tempo, neppure troppo lontano. Mastropaolo riprende dalla lezione di Norberto Bobbio una concezione della democrazia “a cerchi concentrici”, nella quale il primo cerchio è costituito dalla democrazia “formale” (o “procedurale”), mentre il secondo attiene all'insieme dei diritti di cittadinanza e delle forme di partecipazione concretamente agibili dai cittadini. A tal riguardo emerge un paradosso che il libro illustra con chiarezza: a fronte dell'innegabile incremento della porzione del pianeta in cui si affermano regimi formalmente democratici, sembra che faccia riscontro un relativo impoverimento della qualità della democrazia, sia per quanto attiene la tutela dei diritti di cittadinanza, sia sotto l'aspetto dell'efficacia delle forme di partecipazione diffusa, con presagi non tranquillizzanti anche per i sistemi politici democratici di più antico consolidamento. Quali sono le cause? Il libro contiene un tentativo di fornire risposte innovative: la maggioranza delle interpretazioni solitamente si sofferma su cause sostanzialmente esogene rispetto alle singole democrazie consolidate, riassumibili con il termine onnicomprensivo di globalizzazione. Il logoramento del tessuto delle nostre società, il diffondersi di forme di esclusione, anomia, disaffezione e sfiducia nei confronti delle istituzioni democratiche troverebbero, in tal senso, spiegazione nei tumultuosi cambiamenti che turbano le società europee in seguito alle grandi trasformazioni della produzione, dell'informatica o dei trasporti. L'interpretazione proposta da Mastropaolo è diversa e prevalentemente centrata su cause endogene: la caduta della qualità democratica deriva in primo luogo dai maltrattamenti alle regole e alla sostanza della democrazia, da parte delle stesse classi dirigenti democratiche. Ne deriva una seconda indicazione teorica di grande rilievo: la democrazia non è solo un sistema di “cerchi concentrici” (ossia un insieme di regole formali e di risultati sostanziali), ma è anche un sistema in cui le istituzioni “contano”. In altri termini, le istituzioni politiche svolgono sostanziali funzioni di socializzazione e possono rafforzare sentimenti d'appartenenza e opinioni favorevoli ai processi democratici, sia attraverso lo svolgimento delle proprie attività e la cura delle più piccole, e apparentemente trascurabili, realtà della vita quotidiana, sia per mezzo di politiche dal più spiccato tenore simbolico.
Il ruolo simbolico delle istituzioni non cessa di produrre effetti quando gli stessi governanti abdicano alla propria funzione: se prevalgono comportamenti di palese trascuratezza delle regole democratiche o addirittura di corruzione o di collusione, la carica simbolica delle istituzioni non viene meno, ma cambia di segno. Esse passano da simboli di integrazione a simboli di disintegrazione. Interi capitoli del libro di Mastropaolo sono dedicati, pertanto, all'analisi delle imperizie della classi dirigenti democratiche: a parte i comportamenti dei governanti che sconfinano in una “zona grigia”, intrisa di compromessi con l'illegalità, l'autore si sofferma in profondità e tagliente ironia su fattori quali la delegittimazione dell'attività politica (e del pubblico), non solo ad opera di outsiders del mondo politico, ma spesso anche per mezzo della retorica di politici di professione, magari titolari di prestigiosi (e ben retribuiti) incarichi istituzionali; oppure sulla chiusura oligopolistica del mercato politico ad opera dei partiti tradizionali (o di ciò che ne resta), rivelatasi foriera di gravi inconvenienti, fra cui l'isolamento dei partiti rispetto al proprio hinterland sociale e la spinta ad assumere stili sguaiati da parte dei nuovi attori politici.
Il risultato di questi processi consiste nella comparsa in Europa occidentale di una nuova schiatta di partiti, alcuni sorti ex novo (come i progressisti in Danimarca, il Vlaams Block in Belgio, la Lega e Forza Italia, il Bnp e l'Ukip in Gran Bretagna, i Republikaner in Germania), altri, invece, frutto dell'evoluzione di vecchi partiti (il Front national in Francia, l'Udc in Svizzera, i liberali in Austria, Alleanza Nazionale in Italia). Il libro si sofferma attentamente sulle caratteristiche di ognuno di essi e sulle rispettive vicende storiche, ponendo in risalto alcuni elementi accomunanti. Al termine di tale rassegna, l'autore preferisce non accogliere, per tali formazioni politiche, la definizione di populismo, proposta dalla maggioranza degli analisti, privilegiando, invece, quella di nuove destre . Esse condividono con le destre tradizionali una concezione della politica fondata sostanzialmente sull'ineguaglianza e sulla chiusura verso il diverso, ma sotto alcuni aspetti si differenziano nettamente rispetto al passato: tali formazioni, infatti, formalmente rispettano il “primo cerchio” della democrazia, ossia le procedure, rivendicando sovente una sorta di “fondamentalismo democratico” da contrapporre ai partiti tradizionali, accusati a vario titolo di slealtà nella competizione elettorale. L'appello al popolo sovrano, anzi, diviene spesso il grimaldello tramite il quale ribadire la propria “novità” sulla ribalta politica e per abusare del principio di maggioranza, al di là dei delicati meccanismi propri di ogni democrazia rappresentativa.
Il libro si conclude con una serie di considerazioni in merito agli anticorpi della democrazia, riguardo ai quali l'autore non cela le proprie preferenze. Piuttosto che affidare le proprie speranze di rigenerazione democratica ad opere, per altro meritorie, quali, ad esempio, la pedagogia civile proposta dall'attuale Presidente della Repubblica, Mastropaolo preferisce ricordare quella sorta di “astuzia della democrazia” che, storicamente, ha consentito di ricomporre e combinare fra loro, con benefici effetti per le istituzioni democratiche, le istanze di collettività parziali, in competizione reciproca e a volte anche aspramente conflittuali. Certo, ci ricorda l'autore, si trattava di una politica ancora capace di suscitare passioni attorno agli ideali di libertà e uguaglianza e capace di ottenere un forte seguito nella società. Analizzare con attenzione questa filigrana interrotta può aiutarci a comprendere meglio le insidie che devono fronteggiare le democrazie contemporanee e, forse, a proporre risposte più adeguate. Libri come questo possono contribuire a percorrere questa strada con buona consapevolezza.