N. 8 - Novembre 2005

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Donatella Cherubini

- Fabio Bertini (a cura di)
L'emancipazione: diritti e doveri. Conferenze livornesi sul giornalismo femminile tra Ottocento e Novecento
- Elisabetta Nicolaci
Il ?coraggio del vostro diritto?. Emancipazione e democrazia in Anna Maria Mozzoni


Collana Il lungo Risorgimento delle donne

Firenze, Centro editoriale toscano, 2004



 



I due volumi L'emancipazione: diritti e doveri e Il ?coraggio del vostro diritto? inaugurano la Collana Il lungo Risorgimento delle donne , curata da Fabio Bertini e nata dalla collaborazione del Comitato livornese per la promozione dei valori risorgimentali con la Commissione pari opportunità della Provincia di Livorno. Il titolo stesso offre una suggestiva e felice intuizione sul piano della ricostruzione storica, collegando idealmente il processo di unificazione nazionale al contestuale affacciarsi delle donne italiane sulla strada di una pur lenta e difficile emancipazione. Viene così evocato il ruolo del Risorgimento nel percorso per l'affermazione di valori fondamentali quali la libertà di partecipazione politica e di esercizio dei diritti civili, ma in generale anche di conquiste come la diffusione dell'educazione e dell'istruzione e in definitiva la piena affermazione della democrazia. Un tale fermento ideale favorì anche l'emergere dell'emancipazionismo femminile, soprattutto nelle aspirazioni di tipo laico rispetto a quel ruolo subalterno che la Chiesa cattolica aveva da sempre riservato alle donne. Dal Risorgimento uscì comunque una immagine femminile come moralizzatrice della società. Ma in parallelo vennero emergendo le esigenze di una integrazione sociale come cittadine , soprattutto grazie al contributo delle componenti radical-repubblicane e poi di quelle socialiste . Il sottotitolo del primo volume, ?Diritti e doveri?, bene illustra le implicazioni sociali, giuridiche, politiche di una vera cittadinanza per le donne. Del resto, la scansione temporale che comprende il Risorgimento italiano vede sul piano europeo il progressivo maturare di rivendicazioni femminili, di cui la richiesta del diritto di voto costituisce una tappa centrale della volontà di partecipazione alla vita civile e politica .


Se ormai su questi temi si è sviluppata una articolata dimensione storiografica di gender history, tante rimangono ancora le figure, le idee, le iniziative da scoprire e riscoprire nel processo di emancipazione femminile. Le biografie raccolte in questa Collana portano quindi un interessante contributo, grazie alle ricerche condotte da giovani studiose con rigore filologico e strumenti bibliografici adeguati. Dal primo volume risulta un panorama variegato di donne più o meno famose e tra loro assai diverse, che vissero e operarono dal Risorgimento al fascismo, tutte accomunate dall'esigenza primaria di scrivere , lasciando una ricca testimonianza della dimensione culturale, letteraria e giornalistica femminile in Italia tra Ottocento e Novecento.


In alcuni casi si tratta di intellettuali, romanziere e poetesse pienamente inserite nella cultura ottocentesca ma ben presto animate da nuovi propositi letterari. Capaci di trasfondere la propria identità di scrittrici in una vasta produzione di letteratura al femminile, furono ancora parzialmente coscienti dell'emancipazione di genere ma a tutti gli effetti ne rappresentano le pioniere sul piano non solo culturale. È questo il caso di Emilia Viola, scrittrice della nobiltà antiasburgica milanese, che con lo pseudonimo di Emma fu attiva nell'Italia immediatamente post-unitaria. Dal ritratto realizzato da Serena Badalassi affiora una personalità capace di formarsi e arricchirsi culturalmente nei salotti letterari dell'epoca, scrivendo su prestigiose riviste, fino a cimentarsi in un saggio sulla prostituzione in cui si intrecciavano l'influenza della cultura positivista, la scelta narrativa realista, la denuncia della classe dirigente nella nuova Italia. In altri casi l'interesse culturale cominciava ad integrarsi con una più concreta attività per favorire una migliore condizione delle donne italiane. Lo testimonia la scrittrice, giornalista e filantropa modenese conosciuta con lo pseudonimo di Adele Woena, figura ancora davvero poco nota seppur dai tratti alquanto originali e dalla cultura poliedrica. Claudia Lantieri ne illustra la variegata vicenda, dalla formazione in un Istituto religioso all'avanguardia sul piano educativo, alla creazione del periodico l'?Aurora?, all'impegno costante per l'educazione delle ragazze e per il loro affrancamento dall'uomo. Ormai ispirata al mazzinianesimo e al razionalismo fu invece l'opera della contessa Alessandrina Ravizza, un personaggio di grande popolarità nella Milano di fine Ottocento e per la quale Wania Mazzoni lamenta l'oblio successivo. Anche in questo caso si delinea un iniziale impegno di stampo meramente filantropico fino ad una sempre maggiore consapevolezza della questione femminile, inserita in una più ampia questione sociale.


Un'altra serie di biografie è dedicata a figure femminili che si impegnarono nelle rivendicazioni di genere muovendo da una specifica militanza politica. Nel caso di Maria Goia ? personaggio mitico del socialismo ravennate e mantovano ? Chiara Cavini sottolinea l'impegno tra emancipazione femminile, sindacalismo e pacifismo, ricostruito attraverso la sua ricca produzione giornalistica ed inserito nel tessuto locale e nazionale del socialismo riformista. Più decisa e complessa fu la scelta emancipazionista di Annamaria Mozzoni, borghese di formazione mazziniana poi approdata al socialismo. Protagonista di spicco del movimento femminile, offrì un importante contributo su argomenti di tipo giuridico: ?l'eguaglianza di fronte alla legge, la possibilità di essere elette e elettrici, l'accesso all'istruzione?. Elisabetta Nicolaci ne anticipa i tratti caratteristici, poi sviluppati nel secondo volume della Collana. Se Annamaria Mozzoni compì una ?instancabile opera di scrittura?, ben figura dopo la sua biografia il saggio di Tamara Ermini sul periodico ? La Difesa delle Lavoratrici?, che tra il 1912 e il 1925 rappresentò l'organo ufficiale delle donne socialiste italiane. Nato per diretta volontà della ?signora del socialismo italiano? Anna Kuliscioff, si distinse per ?l'impostazione classista del problema dell'emancipazione femminile e il netto distacco dal femminismo borghese, la rivendicazione della parità salariale, dell'estensione del suffragio e persino della necessità di un'inchiesta sul lavoro a domicilio?. Con il profilo di Anna Franchi passiamo a cogliere l'impegno di una figura che assorbì quella cultura del Risorgimento tanto diffusa e radicata nella città labronica. Michela Pierucci la evoca nel titolo del suo saggio, illustrando poi l'adesione della Franchi al socialismo. La sua visione dell'emancipazione femminile si basò sulla necessità di passare attraverso la parità tra i generi, per affermare la peculiarità della donna in nome del dono della maternità. Infine mostrò una tormentata reazione di fronte alla Prima guerra mondiale, che proprio in nome dei valori del Risorgimento la vide schierata a favore dell'intervento, fino a coglierne tutti gli orrori in nome della propria identità di donna e di madre. Tutta particolare risulta una figura del ?femminismo cristiano?, la vicentina Elisa Salerno che fin dai primi anni del Novecento portò un contributo costante all'emancipazione femminile. L'autrice Chiara Renzi la inserisce nel confronto tra le componenti più aperte, progressiste, democratiche, e quelle più conservatrici del movimento cattolico italiano, seguendone l'impegno sia nell'apostolato sociale, sia come romanziera e giornalista.


Con i profili di Sibilla Aleramo e Margherita Sarfatti si coglie il contributo di due intellettuali assai famose per il loro impegno di scrittrici, ma anche per la loro travagliata vicenda personale e per le loro spesso ambigue scelte politiche. Della Aleramo, Piera Forni ricostruisce l'impegno di femminista borghese , sempre sensibile alla questione femminile e fedele al pacifismo; non tanto interessata ai diritti politici, fu piuttosto schierata come ?paladina della necessità per le donne di progredire negli studi? e di conquistarsi un ruolo che ne legittimasse l'impegno intellettuale. Sulla Sarfatti, Martina Bini muove dalla fase finale della sua vicenda, ricordane il ruolo di amante di Benito Mussolini e la visione del fascismo come strumento per riportare l'ordine in Italia e per favorire il ritorno alla tradizione classica della cultura e dell'arte. La sua biografia viene poi retrospettivamente analizzata attraverso le tappe che l'avevano spinta a rifiutare il tradizionale ruolo delle donne, perorando la causa dell'istruzione, collaborando con la stampa socialista, impegnandosi nel movimento internazionale per il diritto di voto.


Il secondo volume testimonia come le biografie necessariamente brevi fin qui illustrate si fondino su bibliografie e ricerche ben più ampie e articolate. La monografia con cui Elisabetta Nicolaci approfondisce il profilo di Annamaria Mozzoni dedi ca ampio spazio alla formazione culturale e politica di un personaggio nevralgico nella storia dell'emancipazione femminile in Italia, con riferimento particolare alle sue letture di respiro internazionale. Si ripercorre così una vicenda personale costantemente inserita nella storia sociale e politica del nostro paese dall'Unità al fascismo, che consente di cogliere le difficoltà nell'integrazione tra militanza politica e rivendicazioni di genere. I temi cari alla Mozzoni, dall'istruzione, alla laicizzazione, al suffragismo, fino all'emancipazione attraverso il lavoro, acquistano una più incisiva rilevanza dimostrando come la storia delle donne e dell'impegno per la loro legittimazione sociale, civile e giuridica siano parte integrante di tutta la nostra storia. Il periodo dal Risorgimento alla Grande guerra, su cui è fondamentalmente incentrata la Collana, rappresenta quindi una sorta di preistoria del movimento femminile italiano, prima delle pausa forzata imposta nel ventennio fascista, fino alle conquiste civili e politiche del secondo dopoguerra e alla nuova stagione del femminismo a partire dagli anni Settanta.




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