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Un convegno di studi su ?Coenobium?Nei giorni 10 e 11 novembre 2005 si è tenuto a Lugano e a Milano il convegno internazionale di studio dal titolo ?Spiritualità e utopia: la rivista ?Coenobium'?. Promosso dal Centro interdipartimentale di Storia della Svizzera ?Bruno Caizzi? dell'Università degli studi di Milano e dal Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Canton Ticino. Molteplici motivi ci inducono a segnalarlo: l'interesse per una grande rivista di respiro europeo, il contributo alla biografia intellettuale di gruppi e di personalità trattati spesso ai margini, l'originalità delle tematiche prospettate, la tematica pacifista posta a fondamento della rinnovata coscienza europea negli anni tragici della prima guerra mondiale.
?Coenobium? (Lugano, 1906-1919) nasceva nell'ambito di un progetto ambizioso volto a creare un cenobio laico a cui partecipassero intellettuali di tutto il mondo, condividendone anche le condizioni di vita. Promotore e finanziatore era il socialista Enrico Bignami, che a tale scopo metteva a disposizione le cospicue risorse ricavate dalla sua attività commerciale nel settore dei macchinari elettrici. Fallita la ricerca di una sede idonea, rimase viva l'iniziativa della rivista, alla cui iniziale riuscita dettero un contributo essenziale anche Arcangelo Ghisleri e soprattutto Giuseppe Rensi, che ne fu redattore capo fino al 1911. Con sottotitolo ?Rivista internazionale di liberi spiriti? e come motto le parole di Guyau ?tout comprendre pour tout aimer?, integrate con quelle di Hegel ?la filosofia non è la cognizione del mondo, ma la cognizione delle cose che non sono del mondo?. ?Coenobium? esplicitava nell'editoriale la volontà di dare voce all'?inquietudine? e all'?ansia? dei tempi contro ?la chiarezza adamantina e la definitiva precisione in cui mostrava di sistemarsi la conoscenza umana, sono andate a poco a poco oscurandosi innanzi allo spirito contemporaneo?, rincorrendo ?il pensiero [che] dalla breve sfera su cui irraggia la luce della scienza vibra le sue antenne verso ed oltre il margine oscuro, e si sforza di penetrare e di interpretare ciò che si asconde nella tenebra densa?. Diventata più incerta e fioca la luce della scienza di fronte al ?fermento delle idee?, essa intendeva richiamare l'attenzione ?dalla rumorosa e affannosa vita esteriore a quella più raccolta, più ricca, più affascinante dello spirito?, cioè sulle religioni antiche purificate ?in una suprema tensione di spiritualità?, e su quelle ?nuove? o rinnovate ?in una nuova interpretazione (Tolstoi)? e ?in una nuova diffusione (buddismo occidentale)? o, come per i non credenti, nell'identificazione di Dio con il Nirvana indiano e con la Natura spinoziana. L'attesa era di raccogliere tutto questo ?empito? di tensioni ?in una sola grande armonia?, ivi comprese ?le tendenze più opposte? in quanto ?ragioni profonde dell'anima multipla? dell'uomo. La rivista dunque si collocava nell'ambito dell'affermazione delle correnti culturali idealistiche e spiritualistiche degli inizi del '900, in contrapposizione alla cultura positiva, materialista e utilitarista di varia matrice, nonché alla trasmissione del sapere per via gerarchica, dogmatica e financo accademica. Ma non si contrapponeva tuttavia alla cultura scientifica in quanto tale, ancorché non trattata, perché proprio in virtù dell'apprezzamento di un secolo ?di educazione strettamente scientifica? del pensiero contemporaneo essa riteneva possibile agitare ?temi, indagini e constatazioni nell'ordine speculativo? in piena libertà e al di là di ?ogni rigidità dogmatica?. Dopo le dimissioni di Rensi, la rivista assunse un carattere più militante in senso pacifista (con le rubriche Guerra alla guerra , e poi Dalla guerra alla pace ), facendo decantare quello che in fondo ne rappresentava il nucleo costitutivo, e cioè il cosmopolitismo umanitario e progressista.
?Coenobium?, scritta in italiano e in francese, rinvia dunque alla stagione delle grandi riviste dei primi decenni del '900, non solo come pure iniziative editoriali ma anche come centri di militanza politica e culturale o addirittura spazi di socializzazione in ossequio a scelte di vita, nella ricerca di comuni orizzonti vitali. Del resto, era quello il periodo delle avanguardie artistiche, letterarie, filosofiche. Palestra di idee, con tratti di originalità, autorevole per la qualità delle collaborazioni, perspicace nella scelta di indirizzi tematici, sempre fedele alla promessa di apertura al confronto, asilo degli ?spiriti liberi? e irrequieti, portatrice di una profonda ansia di rinnovamento dell'umana convivenza su basi etiche e spirituali, prima ancora che giuridiche e politiche, ?Coenobium?, pensata e promossa in terra di esuli proscritti e volontari, fu certamente una rivista eccentrica nel pur vasto panorama delle riviste del primo Novecento, ma anche una pagina importante della cultura italiana ed europea, a lungo trascurata o negletta ? al pari di altre riviste di ?rinascita spirituale e religiosa? come ?Bilychnis? e ?Conscentia? ? tanto non solo da non essere considerata nelle fortunate raccolte antologiche delle riviste italiane del Novecento, ma addirittura da non risultare neppure citata nella sezione La Cultura redatta da Asor Rosa per la einaudiana Storia d'Italia o in opere classiche come La cultura italiana tra '800 e '900 di Eugenio Garin. È vero che negli ultimi tempi si era riscontrata sulla cultura di ?Coenobium? una diversa attenzione, segnatamente con gli studi di Cavaglion, Fabello e Demofonti, ma si può dire che la rivisitazione proposta con sostanziale successo in occasione del convegno sopra citato le ha conferito anche una consacrazione in ambito accademico, testimoniata dalla partecipazione di qualificati studiosi di diverse Università italiane e svizzere.
Tra i risultati più apprezzabili sono emersi il solido legame tra cultura milanese e ticinese e della ?ospitalità? tradizionale concessa dal vicino cantone alla coscienza libera e libertaria, su cui hanno relazionato Fabrizio Panzera, Daniela Fabello, Diana Reusch, Raffaella Castagnola, Alberto Lepori; lo spessore e l'autorevolezza della rivista, connessa ad un'originale capacità di penetrazione promozionale (collaborazioni, inchieste, almanacchi, premi, etc.), bene ricostruita da Edoardo Bressan, ancorché non siano state ancora reperite le carte e la biblioteca della medesima; l'intensità delle trame con le correnti più mature dell'idealismo attraverso la figura trainante di Rensi (fino al 1911), del modernismo cattolico (non solo nella scia di Loisy), del cristianesimo evangelico e riformato, e dell'ebraismo modernizzante nella versione interpretata da Felice Momigliano, ricostruite rispettivamente da Maria Luisa Cicalese, Rocco Cerrato, Daniela Saresella, Laura Demofonti e Alberto Cavaglion; della predicazione della ?nuova religione? e dell'attenzione a Miguel de Unamuno, illustrata da Alfonso Botti; dell'evidenza femminista, rivisitata da Cecilia Dau Novelli, in particolare nel ruolo di donne filosofe e teosofe; e infine il ruolo aggregante e per certi aspetti carismatico di Bignami, interlocutore stabile di Filippo Turati secondo Maurizio Punzo, e attivo protagonista del pacifismo democratico italiano fino al 1915 e poi, durante le guerra, vessillifero della cultura pacifista europea, per Lucio D'Angelo e Luigi Bruti Liberati.
Ma al di là dei contributi su singole correnti culturali o figure, giova valutare positivamente il profilo complessivo tracciato della rivista, che lascia ben sperare in ulteriori e fertili indagini, specialmente se si perverrà alla lettura della fitta rete di relazioni anche a livello internazionale che ne erano a supporto, scandagliando le carte private e ricostruendo la circolazione delle idee sulle riviste e nella letteratura coeve, insomma dando conto della fortuna, non dimenticando del resto che fin dall'inizio essa fu salutata positivamente proprio in virtù degli ?utili servizi? che avrebbe potuto rendere, per dirla con le parole di Giovanni Gentile, ?allo scambio internazionale delle idee, segnatamente nel mondo latino?. E in secondo luogo leggendone l'evoluzione, specialmente negli anni della guerra mondiale e nel 1919, in parallelo alla attività antimilitarista e di vera e propria ?croce rossa? promossa da Bignami nella sua stessa residenza, in uno con la partecipazione alle coeve grandi iniziative organizzate per la pace in territorio svizzero.