N. 7 - Luglio 2005


ISSN 1720-190X





Annalisa Giovani

Stefano Orazi
La linea ferroviaria Fabriano-Urbino-Santarcangelo di Romagna, tra storia e immagini
Comunità montana del Catria e Nerone – Istituto per la Storia del Risorgimento italiano. Comitato di Pesaro-Urbino, 2005


Dall'Ottocento al primo Novecento, per usare le appassionate parole della canzone La locomotiva di Francesco Guccini , “…s embrava il treno anch'esso un mito di progresso lanciato sopra i continenti…”. In questo periodo si pensava che la ferrovia fosse destinata ad unire ogni città e paese. In una società in cui i trasporti automobilistici non esistevano ancora, il treno rappresentava la modernità. Come alternativa esistevano i soli mezzi di comunicazione trainati dalla forza animale, assolutamente anacronistici rispetto all'epoca che stava nascendo e non competitivi da un punto di vista economico. Il passaggio del treno in un territorio ne determinava la crescita economica o l'arretratezza, tenendo conto dell'inscindibile legame fra sviluppo industriale e trasporto per ferrovia.

In questo periodo numerosi furono i progetti di linee ferroviarie prodotti, alcuni furono realizzati, altri invece dovettero aspettare il secondo dopoguerra per essere ultimati, altri ancora non videro mai la luce.

La storia della linea ferroviaria Fabriano-Urbino-Santarcangelo racconta di un'idea nata all'inizio degli anni Ottanta che voleva legare sempre più, per motivi economici, i territori marchigiani con quelli della Romagna. La costruzione fu approvata per ragioni belliche, in quanto ritenuta più riparata dalle probabili cannonate della flotta austriaca rispetto alla linea adriatica. Tuttavia, dopo l'inaugurazione della tratta Fabriano-Urbino nel 1898 e dopo le riprese dei lavori, in più occasioni, per il completamento, la ferrovia non raggiunse mai Santarcangelo.

Nel 1944 la linea fu distrutta dai tedeschi e ripristinata nel 1947 nel solo tratto Fabriano-Pergola, chiuso dal 1986 al traffico merci.

Il testo di Stefano Orazi, già autore di ricerche legate alla storia politica e sociale delle Marche, è diviso in sei sezioni nelle quali si racconta attraverso scritti e soprattutto immagini la storia della linea incompiuta. Nella prima parte, di circa venti pagine, ricostruisce le vicende della linea, grazie ad una interessante documentazione d'archivio e ad una bibliografia specialistica ben curata.

Purtroppo, come sottolinea nella premessa l'autore, il settore ferroviario presenta delle difficoltà nella ricerca documentaria, spesso infatti gli archivi sono disordinati o non consultabili. Nell'ambito della storia dei trasporti, come in quello dell'industria, molta documentazione è andata distrutta trascorso il periodo ritenuto per legge o per “buon senso” utile, entro il quale poteva cioè avere una utilità in termini lavorativi e burocratici.

Il libro è sostanzialmente una ricca storia per immagini, dove sono presenti una rassegna storico-fotografica dei documenti riguardanti la ferrovia Fabriano-Urbino-Santarcangelo, disegni delle stazioni eseguiti da un ferroviere (Giovanni Camborata) e soprattutto foto e cartoline attuali e d'epoca della linea, ripartite in sezioni relative ai diversi tronchi.

Questo volume, nato dalla stretta collaborazione fra il Comitato di Pesaro e Urbino dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, di cui Stefano Orazi è presidente, e la Comunità Montana del Catria e Nerone, testimonia anche nelle Marche un rinnovato interesse per gli argomenti ferroviari (appena del 2000 è un testo di Luciano Stroppa, intitolato Le strade ferrate nel fabrianese , Fabriano, DLF di Fabriano).

L'attività storiografica italiana sulle ferrovie, iniziata nel 1939 con Filippo Tajani autore di Storia delle ferrovie italiane. A cento anni dall'apertura della prima linea (Milano, Garzanti), è aumentata parallelamente al diffondersi di studi di storia dell'industria, incentivati dall'introduzione in Italia, dalla fine degli anni Settanta, dell'archeologia industriale.

Dopo un periodo di stasi, in cui si è avuta una produzione di testi perlopiù amatoriale, dalla metà degli anni Novanta notevoli contributi di carattere accademico hanno arricchito la storia ferroviaria in Italia. La dismissione ferroviaria avvenuta nello stesso periodo ha posto il problema di come riutilizzare i sedimi e le strutture, mentre parallelamente l'inquinamento atmosferico e la saturazione del traffico dovuta al trasporto automobilistico iniziavano a far intuire la possibilità di un ritorno a quello su rotaia. È aumentato così l'interesse attorno al tema ferroviario, che ha prodotto nuove ricerche. Questa situazione è presente anche nel territorio marchigiano dove, come sostiene Stefano Orazi, “in questi ultimi anni vari sono i progetti e le proposte mirate alla riattivazione del sistema ferroviario nelle Marche settentrionali e nel confine romagnolo”.

Esiste una discreta bibliografia di storia ferroviaria specifica sulla situazione marchigiana, che indaga sia le singole linee che la situazione generale dei trasporti, oltre alla condizione lavorativa dei ferrovieri.

Continua invece ad essere carente, come in ogni altra parte d'Italia, la ricerca sugli aspetti sociali che la linea ferrovia ha portato, a cominciare dai mutati stili di vita delle comunità fino all'antropizzazione del paesaggio, incentrata oltre che sull'ambito tecnico delle cose anche sulla sfera umana.




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