Maria Teresa Gino
Storia, ambiente e sostenibilità History and Sustainability. Third International Conference of the European Society for Environmental History, Florence, Italy, February 16-19, 2005: Proceedings , editors Mauro Agnoletti; Marco Armiero; Stefania Barca; Gabriella Corona; Napoli; Firenze, Cnr-Istituto di Studi sulle società del Mediterraneo; Università di Firenze, European Society for Environmental History, Napoli, gennaio 2005.
Schiacciati dalla pressione della cronaca quotidiana, i temi ambientali sono riusciti a lungo a sottrarsi all'interpretazione storica eppure, se i fenomeni della terra vengono tirati fuori dal contesto delle cause e degli effetti ad essi correlati nel tempo, rischiano di apparire sottoposti a leggi indipendenti dalle forze dell'uomo. Invece, grazie oltre che alla cronaca, anche al contributo della scienza, alla società civile appare ormai chiaro che l'uomo rappresenta almeno una ?variabile? determinante.
Per questo è interessante ogni indagine sui rapporti tra l'uomo e la terra, tra l'uomo e le risorse ambientali, non solo se condotta a partire da un punto di vista etico, come si usa da più tempo, ma anche in prospettiva storica, come invece si comincia solo di recente a fare. L'oggettiva crescita di interesse da parte dell'intera società sui temi ambientali, sollecita infatti oggi la storiografia a maturare più precise linee di sviluppo: quanto spiega perché al richiamo di un convegno dedicato al tema ?Storia e sostenibilità? abbia risposto un nutritissimo numero studiosi.
Proprio con l'intento finale di consolidare il campo degli studi storici sull'ambiente, si è svolto a Firenze, nel febbraio 2005, il terzo convegno internazionale della Società europea per la storia ambientale (Eseh, European Society for Environmental History): l'evento è stato organizzato grazie alla collaborazione tra la Eseh, l'Istituto di Studi sulle società del Mediterraneo (Cnr di Napoli) e il Dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali e forestali dell'Università di Firenze.
È italiano anche il gruppo di storici che ha curato la pubblicazione dei proceedings relativi, la cui stampa ha preceduto di circa un mese il convegno. Il metodo di far precedere l'evento scientifico dalla stampa delle sintesi degli interventi che lo animano, diffuso nel mondo della ricerca delle scienze pure e applicate, ma insolito per quello della ricerca umanistica, indica di per sé una particolare sensibilità comunicativa da parte degli editori: attraverso questa pubblicazione, infatti, il gruppo degli storici dell'ambiente mira a rendere partecipi studiosi di numerose aree di ricerca, anche molto diverse tra loro per prospettive e temi, ritenendo di fatto indispensabile ad una indagine sull'ambiente il contributo dei più vari saperi.
Infatti, benché ancora giovane da un punto di vista bibliografico, la disciplina della storia ambientale manifesta una notevole natura plurivoca, poiché è capace di sollecitare l'interesse di esperti dei più diversi settori: d'altra parte la geografia storica, la storia urbana, la storia forestale o demografica, dell'antropologia, della lingua, dell'agricoltura, dell'industria, dell'economia, ecc. partecipano legittimamente all'analisi di concetti come quello al centro del convegno, cioè la sostenibilità e le condizioni o gli effetti ad essa legati.
Essendo inoltre il tema tra i più stimolanti nel contesto attuale della globalizzazione, provengono da tantissimi paesi del mondo, ma in prevalenza dall'Europa, i circa ottanta studiosi convenuti a Firenze, che hanno presentato vari interventi, trattando casi specifici come il rapporto tra lingua e ambiente nello studio di un gruppo tribale appartenente ai Maori, indigeni della Nuova Zelanda (Carter), o temi più generali come quello degli effetti dell'agricoltura chimica sulla fertilità naturale (Bevilacqua); scegliendo di volta in volta termini cronologici molto ristretti ( Il dibattito sulla deforestazione nello Zimbawe coloniale tra 1900 e 1915 , Kwashirai) o molto ampi ( La lotta per la sostenibilità nella protezione del salmone nel fiume Rhine tra 1800 e 2000 , Koppitz).
Il convegno presenta, in questo modo, anche la complessità dello ?stato dell'arte? sui temi della storia ambientale, che motiva d'altra parte la scelta di articolare in ben dodici sezioni gli interventi (sostenibilità, boschi e foreste, mentalità, risorse idriche, ambiente urbano, agricoltura, consumo e inquinamento, animali selvatici, storia del clima, rischio, conflitti e metodologie), nell'onesto intento di non forzare i diversi approcci presentati, ma di tenere comunque insieme le variegate ricerche, attraverso l'uso del comune metodo di analisi delle variazioni e delle permanenze nel tempo.
Il concetto di sostenibilità, generalmente associato al termine ?sviluppo?, è per sua natura e più chiaramente di altri in stretta correlazione con la dimensione temporale: è ritenuto sostenibile, infatti, uno sviluppo che soddisfa ?i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni?. Con queste parole viene definito per la prima volta il principio della responsabilità intergenerazionale nel 1987, nel rapporto della commissione di studio mondiale su ambiente e sviluppo presieduta dal primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland, noto col titolo inglese Our common future. Il testo rappresenta uno dei primi documenti sullo sviluppo sostenibile, elaborato nell'ambito delle Nazioni Unite sul finire di quegli anni Ottanta che hanno segnato con il tratto della popolarità le principali discussioni sull'ambiente. Di seguito a quelle sollecitazioni, e per la conseguente presa di coscienza dei grandi problemi mondiali, nell'ultimo decennio del XX secolo l'Onu, in una serie di conferenze, che pongono al centro delle relazioni internazionali il fattore umano, convoca anche quella su ambiente e sviluppo sostenibile a Rio de Janeiro (3-14 giugno 1992). Nell'occasione, le Nazioni Unite consacrano la nozione di sviluppo sostenibile e sanciscono l'interesse dei 183 stati partecipanti per la compatibilità tra imperativi dello sviluppo e della protezione ambientale, proprio secondo le indicazioni della citata commissione Brundtland. Seguono a queste importanti tappe della storia ambientale degli ultimi decenni la nota Dichiarazione di Rio, composta da 27 principi su integrazione tra ambiente e sviluppo e una serie di convenzioni multilaterali aperte alla firma degli stati partecipanti su problemi ambientali di carattere universale, in particolare quelle sui cambiamenti climatici e sulla diversità biologica.
All'attenzione delle istituzioni per i temi ambientali risponde la sensibilità di alcuni storici italiani, che si sono in generale occupati delle risorse della terra nella storia e dei problemi sociali ad esse legati, in ricerche di storia forestale, del territorio o dell'agricoltura. Sono appunto gli stessi che hanno partecipato al terzo convegno internazionale della Eseh: Franco Cazzola dell'Università di Bologna ha presentato a Firenze un intervento sulla fertilità dei terreni della pianura padana; dal Cnr di Napoli, Gabriella Corona è intervenuta sulle politiche urbanistiche nel territorio napoletano; Giuliana Biagioli dell'Università di Pisa ha proposto uno studio sulla salvaguardia dell'ambiente agrario nell'Italia centrale dell'Ottocento; Saverio Russo dell'Università di Foggia ha trattato del paesaggio nel Mezzogiorno continentale tra i primi dell'Ottocento e l'età giolittiana; Stefania Barca dell'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, si è occupata di industrializzazione e acqua in Italia nel XIX secolo. Quest'ultima, con Marco Armiero, è tra l'altro autrice di una recente introduzione alla storia dell'ambiente edita da Carocci e, con alcuni degli storici citati, si ritrova nel Comitato di redazione del bollettino di storia e ambiente ?I frutti di Demetra?, edito da Donzelli e diretto da Michelangelo Cimino, che raccoglie da circa due anni (il numero zero è del 2003), ogni tre mesi, gran parte delle riflessioni italiane sulla storia ambientale. Nel comitato della rivista compare anche il nome di Piero Beviacqua, professore di Storia contemporanea all'Università ?La Sapienza? di Roma, noto studioso di storia dell'agricoltura, autore di un prezioso volume più volte ristampato sempre dall'editore Donzelli dal titolo Breve storia dell'Italia meridionale , oltre che fondatore e direttore della rivista ?Meridiana?, organo dell'Istituto meridionale di storia e scienze sociali.
Bevilacqua, nella presentazione della rivista ?I frutti di Demetra?, spiega le ragioni non solo del bollettino, ma in generale della necessità di una riflessione storica, di natura scientifica ma di taglio divulgativo, sull'ambiente: dietro i fatti ambientali ?c'é un passato che li ha preparati, e in quel passato si nasconde la mano degli uomini, la responsabilità di gruppi sociali, ceti, amministratori, semplici individui [?]. La storia rappresenta [?] una sorta di tribunale del sapere , la memoria civile delle responsabilità portate da chi infligge danni a quel bene comune che è la Terra?.
L'assenza di un forte movimento ambientalista in Italia riempie di ambizioni politiche in senso ampio questo obiettivo, che implica apertamente la necessità non solo di ?rovesciare nel senso comune delle persone la percezione che la crescita economica sia di per sé progressiva?, ma persino di individuare nuove strade per una ?distribuzione più equa dell'uso delle risorse e dei servizi?.
Gli storici dell'ambiente si assumono così l'ambizioso impegno di un'entusiasmante svolta culturale.