N. 7 - Luglio 2005

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Monica Foggia

Alcune note a margine del convegno Luoghi della memoria, luoghi della riconciliazione
Bologna ? Monte Sole, 26-28 aprile 2005

Dal 26 al 28 aprile si è svolto tra Bologna e il Parco storico di Monte Sole un importante convegno internazionale sul tema del potenziale rapporto intercorrente tra memoria e riconciliazione, tema analizzato attraverso una prospettiva scientifica che armonizza la sfera educativa e quella storica, con il fine di elaborare una ?cultura della pace? che prenda le mosse proprio dalla condivisione delle memorie storiche divise. Il convegno è stato organizzato dalla Fondazione scuola di Pace di Monte Sole, nata nel 2002 con l'intento di dare un forte impulso a progetti formativi ed educativi riguardanti la pace e di incoraggiare il rispetto dei diritti umani e la pacifica coesistenza tra popoli diversi e diverse culture.


La data scelta per questo incontro ha un significato molto importante, poiché si pone in concomitanza con il sessantesimo anniversario della Resistenza e della Liberazione. Tra l'estate e l'autunno del 1944 Monte Sole, come altre località italiane, fu teatro di una strage di civili compiuta da alcuni reparti dell'esercito tedesco con l'ausilio dei fascisti della Repubblica sociale italiana che sterminarono quasi l'intera comunità, senza fare eccezione di vecchi, donne, bambini e neonati. La brutalità con cui i nazisti massacrarono la popolazione inerme è inscrivibile nella cosiddetta ?dominazione del terrore? instaurata dopo l'armistizio dell'8 settembre del 1943 dalle truppe tedesche e dalle milizie ?repubblichine? di Salò. La presenza nella zona di Monte Sole di gruppi partigiani ? come in altri luoghi d'Italia in cui si manifestarono episodi di simile e disumana violenza ? spiega solo in parte il comportamento delle truppe tedesche. Il più delle volte, esso si può considerare quale espressione diretta di una spietatezza autistica contro la popolazione, slegata da ogni criterio strumentale. 1



Le tematiche che hanno fatto da perno all'intera discussione del convegno riguardavano le modalità di monumentalizzazione dei quei luoghi che sono stati testimoni, come appunto Monte Sole, di eventi storici di un'indiscussa tragicità, l'elaborazione dei meccanismi delle memorie e dei linguaggi della riconciliazione, le eterogenee esperienze educative, attuate in ambito internazionale, in alcuni luoghi della memoria per incoraggiare il confronto e il dialogo tra i popoli e costruire un contesto in cui le diverse memorie possano convivere.


Le questioni su cui si sono interrogati gli studiosi intervenuti al convegno sono state articolate e sviluppate all'interno di quattro sessioni più una dedicata esclusivamente alla didattica:


•  Il ?museo aperto?


•  Visita ai luoghi dell'eccidio di Monte Sole


•  Memoria, riconciliazione e linguaggi: possibili strumenti di pace?


•  elaborazione delle memorie


•  dalla memoria alla riconciliazione: esperienze


•  linguaggi


•  Luoghi, esperienze, memorie e linguaggi:un confronto per elaborare percorsi educativi


•  Sessione specifica dedicata alla didattica



La memoria fa parte del paesaggio e il paesaggio costituisce un tassello fondamentale del puzzle della memoria. Esistono perciò dei luoghi particolari situati sul territorio di ogni nazione, luoghi simbolici per la memoria collettiva di ogni popolo. Luoghi in cui il tempo si annulla, scompare per diventare una sorta di ponte tra il passato e il presente, superando il valore storico, intrinseco nel luogo stesso, per acquisire un valore metastorico, soggettivo. In questo contesto, il luogo non è più un'entità geografica, fisica, concreta, ma diventa un ?luogo della mente? ? come lo ha definito Daniele Lupo Jalla, dirigente del settore Musei civici di Torino, nel suo intervento di apertura della prima sessione ? del quale è necessario prendersi cura per poter tutelare la memoria che esso custodisce. È opportuno conoscerli per poter consentire la democratizzazione del presente, l'autoriflessione della e sulla società, la riconciliazione tra gli Stati e, infine, l'accettazione di tutto ciò che si considera come ?altro? e la condivisione dei principi fondamentali di tutti i paesi. Occorre trovare il loro senso sia per il presente sia per il futuro, perché questi luoghi, pur senza parlare, testimoniano fatti incancellabili e indimenticabili. Ma ?bisogna stare molto attenti a non istituzionalizzare troppo questi luoghi?, afferma Jalla, ?altrimenti si rischia di nuocere fortemente alla memoria?. Essi non devono servire alla nazione per celebrare se stessa, ma per poter dialogare con il passato, confrontarsi con esso per mettere i popoli nella condizione di possedere una cultura storica capace di evitare che possano ripetersi le tragedie delle storia.


Come è possibile realizzare un approccio educativo ai luoghi della memoria per fare in modo che essi possano aiutare la costruzione di una cultura della pace?


Silvia Finocchio della Scuola latino-americana di scienze sociali dell'Università di Buenos Aires, nel suo intervento ha effettuato una disamina sull'importanza delle scuole primarie e secondarie all'interno del processo di riflessione sulla memoria e di comprensione della stessa. Nello sviluppo del progetto di ergere la scuola argentina a luogo di memoria emergono però due problematiche. La prima riguarda i dubbi, la confusione e le preoccupazioni che molte volte affliggono gli insegnanti nel loro percorso di lavoro per la memoria personale e collettiva degli anni della dittatura. La seconda problematica è rappresentata dalla presenza nelle classi di figli di poliziotti e di militari. Per poter superare queste difficoltà si è attuata una forte sensibilizzazione dei ragazzi nei confronti del passato recente, attraverso il contatto e la conoscenza di tre importanti ?luoghi? della memoria: il primo è un luogo vero e proprio, ossia Plaza De Mayo. In questo punto di Buenos Aires, ogni giovedì alle 15.00 le madri dei desaparecidos si riuniscono in circolo intorno alla piramide situata nel centro della piazza in memoria dei figli scomparsi. Questa tragica interazione che impedisce di dimenticare ha come sfondo uno scenario che circonda un particolare rapporto con il dolore individuale e collettivo, poiché non soltanto tutte le partecipanti si suggeriscono a vicenda il ricordo dei propri cari scomparsi, ma anche la piazza, le case, le strade continuano a parlare di loro. È come se ciascuno di questi luoghi possedesse una propria biografia che racconta di come essi abbiano perso una parte del loro significato originario per acquisirne di nuovi in relazioni agli eventi di cui sono stati testimoni. Il secondo ?luogo? che viene utilizzato per far conoscere agli studenti argentini questa parte dolorosa della loro storia più recente è rappresentato da un libro, Nunca Más , curato dalla Comisión national sobre desaparicón de personas. In questo volume ci sono informazioni sulle zone in cui le persone scomparse sono state torturate e sulle località in cui sono stati ?gettati? i corpi delle vittime. Il terzo ?luogo? della memoria è un film: La noche de los lápices incentrato sulla storia di nove studenti delle scuole secondarie che avevano preso parte alle manifestazioni organizzate per ottenere un autobus gratuito che collegasse la città di La Plata con Buenos Aires, e subirono perciò le ritorsioni del regime dittatoriale. Il fine che questo progetto si proponeva si può dire raggiunto dato che, come afferma Silvia Finocchio a conclusione del suo intervento:



While such images are shown, students are moved to pity and cry; this way, schools act as if they were serving an ethic sentence, with the help of these images ? and not with teacher's explanations ? to military government acts. Memory enters schools smuggled through audio-visual culture, a culture so abused by scholar culture 2.



Un'altra strada che può portare alla creazione di una cultura di pace è rappresentata dalla conoscenza ?attiva? dell'altro, utilizzando il dolore come punto di partenza per il dialogo tra gruppi e culture diverse. Questa è la via percorsa in Israele dal Humanistic centre of the Ghetto Fighters, in cui ragazzi arabi, ebrei e cristiani si raccontano reciprocamente la propria storia e le memorie dei rispettivi popoli per poter giungere ad una riconciliazione tra le diverse culture, perché lo spazio dell'interazione sociale non può essere indifferente:ognuno porta con sé una pena simile a quella dell'altro. Con gli altri le proprie sofferenze e i propri lutti si ricordano, non si dimenticano.



Ma la riconciliazione passa anche attraverso l'organizzazione civile e la mobilitazione popolare, come nel caso del Sudafrica. Nel suo intervento, Yasmin Sooka, ex giudice della Truth and Reconciliation in Sud Africa ? commissione nata nel 1995 per far luce sulla violazione dei diritti umani durante il regime di apartheid e che tra i suoi vari compiti aveva anche quello di instaurare un clima di dialogo tra la comunità afrikaner e quella nera sudafricana ? afferma che il motore primo della riconciliazione è il trovare le modalità di vivere insieme senza la paura di un altro conflitto, ricostruendo le relazioni interpersonali indispensabili per costruire e mantenere la pace. La prospettiva, dunque, è quella di rimarginare le ferite lasciate dal conflitto e di pacificare gli animi, affinché sia possibile una riconciliazione nazionale nel contesto della libertà e dei diritti conquistati.



Un interessante progetto per l'elaborazione e la rielaborazione delle memorie all'interno di un percorso educativo, è stato realizzato in Macedonia da Euroclio/Patto di stabilità per un insegnamento ?alternativo? della storia nel sud-est dell'Europa. Iljio Trajkovski, coordinatore di questo piano di lavoro triennale (2000-2003) che ha coinvolto Albania, Bulgaria e Macedonia analizzandone la storia dal 1945 al 2000, ha illustrato così i risultati del progetto:




Our main idea was to show changes and continuity in everyday life, but also differences and similarities in the three countries throughout this period. As history teachers [ ?] we were aware that many stereotypes existing in this region. We decide to collect sources for period after Second World War, because we want to show to teachers and the students, similarities and differences among Albania, Bulgaria, and Macedonia, beside fact that we live in Communist regimes. On the Balkans and especially between those three countries, one of the most sensitive question in history was and still are ? minorities. Because this is a teacher's book we have inside suggestions for alternative and effective new ways of learning 3.



Il contenuto del testo ? spiega Trajkovski ? è stato suddiviso in cinque parti: introduzione e quattro argomenti principali che trattano la politica, l'economia, la società e la vita culturale. Ogni argomento ha contenuti simili, un'introduzione e una suddivisione in paragrafi e un approccio educativo per gli insegnanti che concerne le singole problematiche. Una delle parti più interessanti del testo riguarda l'analisi della vita sociale. Sono stati comparati i rituali familiari delle tre nazioni prima e dopo il 1990, come, ad esempio, il cambiamento del ruolo della donna come risultato dell'emancipazione, cambiamento avvenuto con modalità simili in tutti e tre i paesi.


Nell'opera sono stati mostrati i diversi punti di vista ? ufficiali e non ufficiali ? simultaneamente, in modo tale da dare lo stesso peso sia ai gruppi minoritari sia alle etnie maggioritarie. Secondo Iljio Trajkovski la fonte più interessante di cui si sono serviti sono le vignette satiriche perché da esse si può evincere ? in modo curioso e divertente ? l'evoluzione della condizione socio-culturale nel particolare periodo storico preso in esame.


Questo progetto era diretto, dunque, in primo luogo alla creazione e al rafforzamento di una rete di insegnanti di storia capaci di avvicinarsi in maniera multiculturale e multiprospettica alla disciplina, incoraggiando la storia e attribuendo più valore alla conoscenza delle storie a scala locale e regionale e alle narrative multiple del fatto storico.



I progetti educativi presentati al convegno e rivolti principalmente a studenti e insegnanti, sono stati pensati per sostenere l'accettazione dell'altro attraverso il confronto tra i diversi patrimoni di conoscenze, nella prospettiva di una cultura della pace che possa fungere da contrasto all'idea negativa della guerra. L'intero convegno è stato incentrato sulla comprensione delle situazioni di conflitto e sugli strumenti per evitarlo, con l'auspicio che tutti ? singoli individui, enti e istituzioni ? s'impegnino nel recupero della propria coscienza storica e nella diffusione e salvaguardia della pace, attraverso una educazione attiva della società a partire innanzi tutto dalle scuole. Proprio alla scuola viene attribuito l'importantissimo compito di far entrare la ricostruzione storica del passato nella formazione della coscienza civica e culturale non soltanto di ragazze e ragazzi, ma di tutta la cittadinanza, indipendentemente dal percorso formativo che il singolo segue negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza. Per assolvere a tale compito non si deve soltanto enunciarlo, ma occorre tradurlo in determinate indicazioni che siano capaci di promuovere una didattica e un apprendimento validi per la formazione critica di ognuno. I luoghi della memoria sono un patrimonio dell'umanità, e non di singole comunità. Progetti che vogliano sollecitare la formazione storica e civica devono mettere in forte rilevanza l'opportunità di usare il valore di questi luoghi nell'insegnamento e nell'apprendimento della storia. Seguendo questa direzione la trasmissione del sapere storico, attraverso la didattica, acquista un proprio, insostituibile ruolo formativo.



Da queste giornate di studio e di riflessione è emerso non solo il rifiuto delle revisioni/mistificazioni, dei luoghi comuni, delle interpretazioni di comodo, dei compromessi, ma, soprattutto, una concezione della memoria come essa stessa luogo della riconciliazione, poiché diviene un grande collante collettivo che unisce popoli e persone, attraverso la condivisione delle fasi più tragiche della loro storia. La memoria è uno strumento formidabile per creare nuove prospettive, sia nel passato sia nel presente, capaci di tracciare una sorta di ?strada parallela? che conduca a nuovi scenari e a molteplici punti di vista in grado di incorporare anche identità e memorie separate, ?divise?. Solo attraverso la memoria si riescono a superare i propri limiti e a guardare al di là, componendo un unico grande dolore collettivo che si incarna in alcuni particolari luoghi che ci circondano e che testimoniano il passato e attraverso i quali è possibile la riconciliazione.



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