N. 7 - Luglio 2005


ISSN 1720-190X





Catia Emanuelle Barone

Il mutamento della condizione giovanile nell'ultimo ventennio
L'analisi offerta da “Panorama” e “L'Espresso”



  • La rappresentazione del ventennio
  • Il tema dominante degli anni '80: le bande
  • La generazione dell' acid music
  • I movimenti per la pace
  • I primi segni di mobilitazione politica: le pantere del 1990
  • I sessantottini del 2000 e il G8
  • Il 2000, un caso a parte: una generazione complessa
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    Introduzione

    I giovani sono i primi a riflettere le differenziazioni e i mutamenti della società. Il mondo che li circonda, le nuove tecnologie, gli avvenimenti esterni, il ritmo della vita, sono tutti elementi che giocano un ruolo fondamentale nella formazione del carattere dei ragazzi di ogni generazione. La condizione adolescenziale rappresenta un oggetto di ricerca singolare perché è contraddistinta da un costante rinnovamento di abitudini, mode, comportamenti. Ogni nuovo anno, il continuo evolvere del carattere giovanile richiama frequentemente l'attenzione delle pagine di costume e società, e, per altri motivi, anche della cronaca.

    La seguente analisi permette di mostrare, attraverso gli articoli dedicati ai temi giovanili, l'evoluzione del mondo esterno e la sua influenza sul comportamento dei ragazzi. Non si può, inoltre, negare che la rappresentazione giornalistica di fatti, persone e categorie tenda ad influenzare la percezione della realtà e la capacità del lettore di organizzare strutturalmente tutti gli elementi presenti nella società (Wolf 1985). Per questo motivo, è interessante esaminare la rappresentazione mediatica delle generazioni degli ultimi vent'anni e scoprire quali tematiche hanno conquistato le prime pagine.

    Questo saggio si basa su articoli di “Panorama” e “L'Espresso” tra il 1980 e il 2004 (1980-1982, 1989-1991, 1999-2004) e desidera studiare l'evoluzione dei temi legati all'universo giovanile e le principali differenze di trattamento in base agli anni presi in considerazione. Prima di scendere nei particolari è bene aprire una parentesi sui due settimanali. Innanzi tutto, i periodici in generale tendono ad individuare un pubblico di riferimento sulla base di specifiche ipotesi di gusto, classe, tendenza politica, interessi, età e sesso. Il punto di partenza, inoltre, non è la notizia inedita, ma la rilettura degli avvenimenti principali e la gerarchia dei testi. Si tratta, infatti, della “terza lettura” descritta da Ugo Volli in un saggio del 1976.

    Dall'analisi della condizione giovanile si evince, nei primi due decenni, la presenza di un tema trainante in grado di togliere la scena a tutti gli altri (le bande giovanili del 1980, e la generazione dell'acid music e le stragi del sabato sera del 1990). Un discorso a parte, invece, dovrebbe essere fatto per il 2000, privo di un argomento dominante. L'unico elemento ricorrente è l'offerta di tante definizioni che tentano di circoscrivere la generazione del terzo millennio, ricca di particolarità e difficilmente inseribile in schemi prestabiliti.

     

    La rappresentazione del ventennio

    L'analisi delle tematiche che si alternano e si trasformano ad ogni voltar di decennio, porta a delineare un continuum di argomenti che, con il tempo, subiscono cambiamenti di trattamento e l'emergere di temi prima messi da parte.

    Entrambi i settimanali, ogni dieci anni, alle soglie del mese di gennaio dedicano pagine intere alla presentazione del nuovo decennio, ripensando anche al passato. É “Panorama” che apre il 1980 con riflessioni e analisi: gli italiani intraprendono il cammino del nuovo decennio consci del passato e di quanto si sono lasciati alle spalle, dominati da un senso di incertezza e di instabilità. Il settimanale milanese ( Si fa presto a dir riflusso , 7 gennaio 1980) è il primo a registrare le tendenze che interesseranno il nuovo decennio: l'uomo dei primi anni '80 è scettico, sfiduciato, deluso dalla politica, concreto, conservatore, orientato a restringere orizzonti e ideali. La nausea nei confronti di un impegno politico è palese e l'atteggiamento principale diventa l'indifferenza. Sono gli anni del riflusso, anni in cui i giovani cercano maggiormente il rifugio nella sfera privata per trovare benessere e serenità.

     

    “L'Espresso” ( Stupidi 80 , 12 novembre 1989 e Hanno vinto , 7 gennaio 1990) interviene a fine decennio assumendo una posizione più critica. Dopo aver definito gli anni Sessanta “magnifici” e i Settanta “difficili”, accusa l'Ottanta di stupidità. La sensazione di leggerezza è diffusa e si percepisce in diversi campi. “Il decennio è capace di mescolare soltanto banalità e sciocchezze: vecchie novità, ripescaggi e riabilitazioni – scrive “L'Espresso” – elementi ripresi dal passato e rimessi a nuovo, senza alcun segno di innovazione”. Sono anni in cui trionfa l'immagine, l'apparenza, la bellezza dei canoni pubblicitari, l'estetica, la forma. Emergono gli yuppies, giovani carrieristi avidi di successo. Tornano di moda le buone maniere, la giacca e la cravatta a scuola, tutto in linea con la conservazione dell'aspetto esteriore e della forma.

    “Gli ottanta sono anni appiccicati alla meglio” e ciò che sorprende maggiormente “L'Espresso” è il bizzarro ed eccessivo attaccamento alla voglia di sapere. Si formano, infatti, file interminabili alle mostre, alle conferenze che in passato erano meno gettonate e i giovani scrittori non parlano più di politica.

    “Panorama” ( Dentro gli anni '90 , 07 gennaio 1990), invece, tralascia il passato e dedica al 1990 uno speciale con previsioni sul nuovo decennio, annunciando cambiamenti nei valori, nel concetto di tempo libero, nel lavoro, e nello studio. Gli storici yuppie dell'80 scompaiono e cedono il passo agli woopie. Sono i quarantenni figli della generazione del baby boom del Sessanta, che, dopo il successo economico degli ultimi anni, hanno deciso di godersi la vita e di rivalutare il tempo libero. Tra le anticipazioni spicca, inoltre, la riscoperta del contatto umano e del dialogo, e la rivalutazione di sé attraverso una gestione più rilassata del tempo a disposizione. Per concludere, dopo la legge sul divorzio e l'aborto, gli anni di trasgressioni di massa e di libertà, l'unico modo di infrangere le regole è andare contro tutte le conquiste del passato, tornando alla normalità (valori tradizionali e famiglia).

     

    L'inizio del terzo millennio si distingue nettamente dagli anni precedenti. La descrizione del 2000 segue la velocità delle nuove tecnologie, di una società in continua evoluzione presa dalla morsa della globalizzazione, dai ritmi frenetici della vita, dal superamento dei tabù e dei vecchi costumi. Alle soglie del XXI secolo lo sguardo de “L'Espresso” ( Le mille e una meraviglia , 7 gennaio 1999) è simile a quello di un bambino che vede per la prima volta il mondo circostante: il 2000 è accompagnato da correnti di eccitazione che prendono il posto di angosce da apocalisse, e da una forte spinta verso le nuove frontiere tecnologiche. L'ondata di ottimismo coinvolge la moda, la musica, il cinema, la borsa, la tecnologia, la comunicazione globale, e viene confermata dal primo anno. Dopo l'11 settembre, invece, tutto cambia: pessimismo, ansia, paura, insicurezza.

     

    Arrivati a questo punto è ora di passare ai temi centrali del saggio: l'evoluzione di argomenti legati all'universo giovanile nell'ultimo ventennio, mettendo in evidenza differenze, similarità, continuità e novità (i problemi di droga e violenza, l'educazione scolastica, la condizione famigliare, la musica, i divertimenti, i viaggi, il tempo libero e l'impegno politico). Ogni argomento, passando da un decennio all'altro, subisce un mutamento di trattamento, che può portare ad una minore o maggiore importanza del testo. Non sono mancate, in ogni caso, novità specifiche al carattere dei periodi analizzati.

     

    Il tema dominante degli anni '80: le bande

    Il tema trainante del 1980, le bande, seguirà fino al 2000. Gran parte degli articoli 1 di “Panorama” e “L'Espresso” accentuano il fenomeno dei gruppi adolescenziali dediti ad atti barbarici . Il settimanale “milanese” li definisce “guerrieri del nulla” descrivendoli come teppisti che prendono parte a “guerre del ghetto”: si riuniscono per arrecare danni alle cabine del telefono o alla metropolitana, terrorizzando, a volte, donne e anziani. Terminata la serata in discoteca il sabato sera, e la partita di calcio la domenica pomeriggio, si dedicano ad un libero sfogo di atti vandalici. “Panorama” parla di una violenza qualunquista, sintomo di disintegrazione e di disimpegno.

    Ciò che contraddistingue le bande dell'80 da quelle degli anni successivi, è l'importanza di avere un'etichetta, un nome, dei valori da condividere sia nel bene che nel male, e determinate regole che indirizzano verso uno stile di vita preciso. Entrambi i settimanali descrivono i gruppi nei minimi particolari.

    I primi sono i rocker , i cosiddetti sballati, e si riconoscono dai giubbotti di pelle nera cosparsi di borchie e di svastiche, jeans e capelli lunghi, ma del tutto estranei alla politica.

    I mod , invece, sono etichettati come “fighetti”, di solito amano vestirsi con abiti firmati, cravatta sottile, capelli corti, cappello, pantaloni con calzini bianchi in vista. Dediti ad una violenza qualunquista, puntano tutte le loro forze nel divertimento visto come la vera ribellione giovanile, quella che riesce a sostituire l'impegno per la politica del '70.

    I new dandies , arrivano direttamente dall'Inghilterra e sembrano essere i più pacifici. Si vestono con camicie di pizzo fine ottocento, portano gioielli in pizzo e si fanno acconciature tra il giallo canarino e il viola. Cercano di esaltare il romanticismo sotto ogni forma di manifestazione possibile: dai vestiti, alle canzoni ai comportamenti.

    Poi ci sono i punk , (giubbotto nero, capelli tagliati ispidi a volte colorati). “Panorama” li associa frequentemente a comportamenti violenti ( Bande al bando, 26 aprile 1982). D'altra parte, “L'Espresso” ( Achtung banden , 14 marzo 1982) li definisce pacifici e legati ad un profondo senso del gruppo. Soltanto questo settimanale cerca di offrire delle giustificazioni al loro comportamento e stile di vita: “alla fine è sempre il senso di tristezza che li unisce veramente, un sentimento causato dalla società. Così per combattere l'afflizione decidono di pitturarsi dalla testa ai piedi”. Non amano essere coinvolti nei problemi del loro paese e si concentrano soltanto su se stessi e la città in cui vivono, senza farsi coinvolgere da ideali o valori da seguire.

    Per concludere, entrambi i settimanali offrono un'identica chiave di lettura dei giovani dell'80: il tentativo di colmare il vuoto lasciato dall'assenza di un impegno politico. In questo modo, sono possibili diversi i punti di fuga: le bande, la cultura, la musica, la pittura, le ricerca di spiritualità e magia, le manifestazioni per la pace prive di un intento politico. In più, “Panorama” e “L'Espresso” evidenziano costantemente elementi comuni alla generazione dell'80:

    •  l'appartenenza ad una banda significa avere regole di comportamento, divise, gesti, gerghi e la possibilità di acquisire dei segni di riconoscimento, fondamentali per chi si sente troppo insicuro. A maggior ragione, nel periodo successivo alle grandi delusioni che l'universo giovanile del '70 ha subito al termine del decennio, lasciando un grande vuoto da colmare.

    •  La voglia di trasgredire nel '70 è identica a quella dell'80. Ciò che cambia è la modalità di infrangere le regole. Nel Settanta il desiderio di andare contro sfociava nella politica, nell'Ottanta, invece, lo fa nella sfera privata, concentrando l'energia nel soddisfacimento dei propri bisogni e nel divertimento. Cresce, di conseguenza, l'individualismo e l'egoismo.

    •  La descrizione dei giovani non è positiva: si sentono inadeguati, insoddisfatti ed estranei alla società. “Stare insieme per stare soli” è una delle frasi più citate dagli articoli analizzati perché esprime perfettamente il malessere della nuova generazione. Leggendo gli articoli si percepisce un profondo senso di solitudine e tristezza. Giovani che non si divertono in discoteca e che sono incapaci di conoscere nuove persone. Adolescenti che si richiudono in una compagnia contenitore (Bonifacci 1993) pur di sentirsi forti senza avere in realtà alcun argomento o interesse in comune.

     

    Nel 1990 si torna a parlare di bande, ma questa volta per sancire la loro fine. Nell'arco di diversi decenni i teenager sono sempre stati al centro dell'attenzione. La sottocultura giovanile, quindi la formazione di bande contrapposte e rivali, era vista come uno dei tratti caratterizzanti degli anni compresi tra il Cinquanta e l'Ottanta. “L'Espresso” ( Addio alle bande , 21 gennaio 1990) ha le idee ben precise: la fine dell'80 avrebbe lasciato in eredità al 90 la “morte dei teenager” e l'epilogo delle bande. La “mitologia” degli adolescenti, basata sul concetto di delinquenza, sul valore simbolico di oggetti e dell'abbigliamento, decade. I principali fautori del cambiamento, sempre secondo “L'Espresso”, sono stati la pubblicità e il marketing, proiettando nuovi modelli e stili di comportamento. Nel Novanta, infatti, la difficoltà di trovare lavoro, diventa un reale ostacolo per chi desidera seguire lo schema di vita delle bande: il teenager medio dell'80, che apparteneva ad un gruppo, lasciava la scuola a 15 anni e andava a lavorare. Tutti i soldi che guadagnava li spendeva in acquisti superflui, scooter, dischi, scarpe e abbigliamento. La diretta conseguenza è un atteggiamento diverso nei confronti del consumo.

    Secondo “Panorama” ( Così giovani così conformisti , 22 gennaio 1989), invece, il calo delle bande dipende dall'affermazione degli yuppie: l'idea di un giovane intraprendente, dedito alla carriera e spinto esclusivamente dal desiderio di diventare ricco, ha reso sempre meno appetibile uno stile di vita precario, come quello dei rocker e dei punk .

    “L'Espresso”, negando la continuità delle bande dell'80 non esclude il verificarsi di altri fenomeni, come anticipa e nota lo stesso settimanale: “una comunità emotiva, mobile, raggruppata attorno alla musica” le cosiddette “bande” multietniche transitorie e multirazziali. Sono i fan dell'acid music, la musica house, particolarmente ritmata e spesso associata all'uso di extasy.

    Nel 1990 le bande smettono effettivamente di essere di moda, anche se qualche gruppo di minoranza resiste. “Panorama” ( Tutti all'inferno , 22 gennaio 1989) si sofferma sui dark come nuovo fenomeno del '90, in contrapposizione ai punk dell'80, giovani che seguono il culto della morte, amano il misticismo e si ritrovano o nei cimiteri o in discoteche arredate come l'inferno. Ci sono anche gli hip hop , ritornano i mod , i nazi e gli skinhead . Si tratta, comunque, di minoranze che resistono di fronte al conformismo dilagante dei i ragazzi del '90, simili nel vestire, nel linguaggio e nei divertimenti ( Così giovani così conformisti , in “Panorama”, 22 gennaio 1989). Giovani incapaci di integrarsi nello statuto adulto e disinteressati alla politica.

    Tra le bande che continuano ad esistere per tutto il 1990, anche se diverse da quelle passate di moda, ci sono le teste rasate , gli ultras , i cani sciolti . I primi ( Teste rasate , in “L'Espresso”, 7 ottobre 1990) vanno allo stadio spinti dalla necessità di ricercare un bersaglio contro cui sfogare la rabbia. In realtà, non sono balordi ma figli di famiglie della piccola e media borghesia, studenti e lavoratori. Gli ultras , invece, si distinguono per origini sociali modeste come descrive “L'Espresso” ( Professione tifoso , 17 giugno 1990 e Cori ingrati , 14 ottobre 1990): sono figli di operai o di lavoratori manuali dipendenti, di piccoli impiegati e commercianti. La violenza spesso si manifesta sotto forma di minacce e insulti, perché si tratta di un gruppo omogeneo che deve rispettare rigide regole.

     

    Nel 2000, odio, violenza e razzismo infiammano la mente di un numero crescente di giovani tifosi di calcio. Agli occhi de “L'Espresso” ( Ultima curva a destra , 2 dicembre 1999) il mondo del pallone si avvicina alla politica, spostandosi verso destra. I bandieroni con l'effige di Che Guevara, infatti, scompaiono silenziosamente dalle curve, lasciando il posto a svastiche, croci celtiche, striscioni razzisti. Il cambiamento di colore politico dei tifosi ha iniziato il suo tragitto nel 1990, per arrivare dieci anni più tardi ad una visibilità senza macchia. I tifosi più accaniti sono etichettati da “L'Espresso” come Black Gol ( Black Gol, sei fuori gioco , 30 agosto 2001). Nel 2001, il grado di politicizzazione delle curve più calde fa temere al settimanale una saldatura più stretta e pericolosa fra violenza ideologica e teppismo da stadio. A differenza dei no/global, i “casseur” del tifo cercano ispirazione nella cultura del razzismo. Analogo è il ricorso al vandalismo e allo scontro fisico. Per il resto la filosofia di fondo degli ultras è quella del branco, capace di disseminare violenza al di fuori dei confini territoriali dello stadio. I terzi classificati sono le teste matte : giovani che non vogliono sottostare ad alcuna regola. Come cani sciolti arrivano da soli e si infilano nelle curve più calde ricercando lo scontro, senza guardare neanche la partita ( Professione testa matta , in “L'Espresso”, 4 marzo 2004).

    Nel 2000 oltre agli ultras , che possono essere definiti appartenenti ad una banda “particolare”, emerge un altro fenomeno giovanile collegabile a questa tematica. L'evoluzione delle bande è ben visibile se confrontiamo il 1980 con l'inizio del terzo millennio. Nel primo caso i gruppi sono ben definiti, hanno delle etichette specifiche, stili di comportamento e regole da seguire. Nel 2000, invece, le cose cambiano e ci troviamo di fronte ad una massa omogenea e meno differenziata rispetto a vent'anni prima. Le bande, infatti, presentano una fisionomia diversa da quelle dell'80. Prive di una definizione precisa, sono semplicemente associate a comportamenti devianti ed alla violenza. Mi spiego meglio: partendo dai giovanissimi diventa attualità tutto ciò che riguarda gli atti di teppismo, bullismo e vandalismo soprattutto a scuola ( Attila tra i banchi di scuola , in “Panorama”, 4 novembre 2004). Purtroppo l'aggressività descritta coinvolge i più giovani che frequentano le scuole medie, ma non mancano anche alle elementari. Secondo “L'Espresso” ( Ubbidire stanca , 14 ottobre 2004) turbolenze di questo tipo nascono da un profondo senso di insicurezza, insita in una generazione che ha bisogno di trovare se stessa, ma che non ha a disposizione degli schemi cui adeguarsi come negli anni '80, o ribellarsi, come negli anni '70. Forte è il senso di sfiducia nei confronti dell'istituzione scolastica.

    I ragazzini del 2000, infatti, sono cambiati: portano il cellulare in classe, non leggono più romanzi, sono annoiati dall'insegnamento e provano ribrezzo nei confronti della politica ( Guerra di classe , in “L'Espresso”, 8 febbraio 2001). Il fenomeno dei bulletti non si ferma soltanto al sesso maschile, ma dilaga anche tra le femminucce: le baby gang rosa. Sono ragazze che non hanno paura di risse e scazzottate, soprattutto se dettate da questioni d'amore e gelosia. Senza scartare l'ipotesi di qualche furto soltanto per dimostrare qualcosa alle compagne ( Baby gang rosa , in “L'Espresso”, 5 giugno 2003).

     

    La generazione dell' acid music

    Dopo aver analizzato il tema dominante dell'80, possiamo passare a quello del '90: la generazione dell' acid music . È un fenomeno letteralmente diverso dalle prime migrazioni verso le discoteche del 1980. Nel Novanta si balla fino a mezzanotte, una folla immensa si accalca sulla pista e si scatena. L' acid music non è soltanto una tendenza musicale, ma nasconde una nuova concezione la vita: non più a tinte nere e grigie, bensì ricca di colori sgargianti ( Acida è la notte , in “L'Espresso”, 26 febbraio 1989). La discoteca diventa il tempio della moda e lancia innovativi stili di vita legati alle ore piccole, all'eccessivo consumo di alcool e di droghe ( Troppi piccoli Mister Hide , in “Panorama”, 8 aprile 1990). Vanno di moda gli afterhour , le discoteche aperte fino a tarda mattinata, e i rave party , feste illegali fatte in capannoni ben lontani dalla città e dai poliziotti, per l'eccessivo uso di extasy e droghe varie ( Quelli dell'alba , e Colpo di festa , in “Panorama”, 9 luglio 1989 e 12 agosto 1990; Feste da sballo , in “L'Espresso”, 16 dicembre 1990). Entrambi i settimanali pubblicano numerosi articoli sulle stragi del sabato sera, denunciando la vita sregolata dei giovani, spesso causa di incidenti mortali. Da qui nasce anche il movimento anti-rock dei genitori che cercano di attirare l'attenzione pubblica sull'argomento per aumentarne la sensibilizzazione.

    I giovani degli anni '90 vivono una realtà in cui è possibile creare mille situazioni per stare insieme, ma, allo stesso tempo, sentirsi perfettamente soli. In fondo, è quello che succede alle feste: i ragazzi, presi dall'euforia della droga, vivono realtà parallele, ma distinte tra loro. “L'Espresso” ( La folla solitaria , 16 dicembre 1990) spiega questo fenomeno affermando la scomparsa delle ragioni forti e coinvolgenti che dovrebbero stare alla base del desiderio di dialogare, senza più certezze, valori e scopi in comune. In questo modo, domina il tam tam della foresta urbana e i giovani fanno incontri casuali. Questo fenomeno, da una parte, potrebbe essere considerato una riesumazione degli anni Settanta, un revival di droghe leggere dagli affetti socializzanti, dall'altro, l'estrema tendenza degli anni Ottanta a mescolare e far rivivere gli stili del passato sotto il segno di una trasgressione d'immagine. Per questo motivo l'acid music più che aprire il nuovo, chiude il vecchio ( Tra effimero e consumo , in “L'Espresso”, 26 febbraio 1989).

    Nel terzo millennio continua la scia dell' acid music , ricca di novità. L'assunzione di sostanze stupefacenti pare aver raggiunto livelli ancora più elevati. I consumatori di sostanze stupefacenti, definiti “poliassuntori” ( Droga cocktail killer , in “L'Espresso”, 4 novembre 2004), sono spesso affetti da manie di persecuzioni, allucinazioni, deliri e scoppi di violenza. Hanno tra i 16 e i 25 anni e, in discoteca, sono capaci di ingurgitare manciate di pasticche e di passare da un tipo di droga all'altro ( Confessioni da un'Extasy , in “L'Espresso”, 18 novembre 1999; L'Italia nella polvere , in “Panorama”, 15 marzo 2001). L'uso di extasy è in piena sintonia con le discoteche di tendenza: la distanza dalla vita quotidiana.

     

    I movimenti per la pace

    Un altro filone, che la seguente analisi ha permesso di evidenziare, è legato ai movimenti giovanili. Tornando ai primi anni del 1980 pare del tutto evidente l'assenza di un reale impegno politico. Questi ragazzi si rifugiano nella sfera privata, ricercano il benessere personale, colmando il vuoto lasciato dalla politica con altri interessi. L'unica problematica in grado di attirare l'attenzione dei teenager è il rischio, nell'81, di un armamento degli Stati Uniti e dell'Urrs. In questo caso è “Panorama” ( Guerrieri della pace , 2 novembre 1981) che da voce alle manifestazioni per la pace. Nonostante numerosi ostacoli, come l'indifferenza dei media, il passa parola funziona e l'adesione stupisce molti italiani e politici. I protagonisti del movimento sono giovani che non hanno fatto il '68 e possiedono un vago ricordo dei tumulti del '77. Figli dei figli dei fiori, si sono tenuti alla larga dagli affari pubblici per anni, “stritolati tra la tentazione della droga e del terrorismo”, afferma “Panorama”. In realtà la protesta contro gli armamenti non ha alcuna connotazione politica e la preoccupazione di una nuova guerra li ha probabilmente spinti a mettere da parte le differenti ideologie. Il movimento per la pace dell'81 è capace di mettere insieme le forze della sinistra con il mondo cattolico. Le proteste coinvolgono tanti giovani d'Europa, e “Panorama” cerca di spiegare le spinte motivazionali che ne sono alla base: o un momento di condivisione e di unione per un ideale di pace, o la diretta conseguenza della paura di una guerra nucleare. Per il resto, anche “L'Espresso” lamenta l'immobilità dei ragazzi italiani dei primi '80. A febbraio dell'81, infatti, prima dei movimenti per la pace, in tutt'Europa gli studenti tornano in piazza, e sono paragonati da “L'Espresso” a “spettri che ricordano vagamente quelli che hanno fatto parte del 68” ( Qui scoppia l'81 , 8 febbraio 1981). Soltanto gli italiani sono assenti: “a quanto pare l'attenzione del paese è rivolta, per forza di cose, a quei giovani che hanno scelto il terrorismo come forma di protesta. I coetanei appaiono, invece, sospesi e confusi in attesa di riprendere la parola”.

     

    Soltanto vent'anni dopo, nel 2003, si torna a parlare di pace. Le manifestazioni di questo periodo uniscono persone tra loro molto diverse, non solo i cattolici e le forze della sinistra. I bandieroni, gli slogan e le frasi contro la guerra sono comparse anche nelle vie e nei negozi di Milano più costosi ( Amici per la Pace , in “L'Espresso”, 10 aprile 2003). I giovani hanno partecipato numerosi, anche attraverso l'occupazione delle scuole. Il nuovo pacifismo è moderato e pragmatico, ben lontano dal radicalismo dei no-global o dei Disubbidienti. In questo caso, infatti, non ci troviamo di fronte ad un nuovo '68, ma al desiderio di comunicare e discutere, di stare insieme, il tutto velato da un “buonismo cattolico”. Alle elementari i bambini dedicano disegni e pensierini ai temi della pace, così come nel mondo universitario si improvvisano manifestazioni e proliferano assemblee rivolte a questa problematica.

     

    I primi segni di mobilitazione politica: le pantere del 1990

    Dobbiamo aspettare, invece, il 1990 per notare i primi segni di mobilitazione politica dei giovani. Nel mese di gennaio, infatti, nasce il movimento della Pantera, dall'iniziativa di sei facoltà di Palermo che hanno deciso di avviare un'occupazione classica. “L'Espresso” ( Contestazione 90 , 14 gennaio 1990) racconta di assemblee roventi, rumorose e piene di entusiasmo, con la comparsa di piccoli leader politici: le principali proteste riguardano la carenza delle strutture, dell'insegnamento e del dialogo con i professori, e in particolar modo del disegno legge Ruberti dell'89 che sancisce l'autonomia scientifica e gestionale delle università italiane. Le proteste, successivamente, coinvolgono anche le scuole superiori ed il resto d'Italia.

    Perché i movimenti nascono proprio in questo periodo, considerando la persistenza delle problematiche scolastiche anche negli anni passati? Per rispondere è necessario prendere in considerazione il contesto di quegli anni: nell'89 prima il crollo del muro di Berlino, poi milioni di studenti cinesi a Tienenmen e il giorno più lungo di Pechino con il massacro che ha coinvolto tantissimi studenti. Sono avvenimenti che lasciano il segno, soprattutto nei giovani italiani, risvegliati dall'incubo dell'inerzia ideologica. Le parole di uno studente che ha preso parte al movimento delle Pantere, intervistato da “Panorama” ( Pantera uguale Pci? , 11 gennaio 1990) sono significative: “troppo forte era la sollecitazione che ci veniva dai nostri coetanei dell'Est, da Berlino a Tirana. Possibile che loro stessero rovesciando dei regimi e che noi non fossimo capaci di opporci ad un progetto di legge?”. I giovani contestatori sono in perfetta linea con il loro tempo: è vero che le proteste sono simili a quelle del '68, ma lo scopo non è l'abbattimento dell'istituzione della scuola, bensì il suo miglioramento. Un'altra caratteristica che distingue queste due generazioni, sempre secondo “Panorama”, è l'attaccamento alla pace e alla democrazia. Per concludere con le differenze, “L'Espresso” ( Sessantotto? No grazie , 11 febbraio 1990) mette l'accento sulla spiccata capacità comunicativa dei giovani del '90, attraverso l'impiego dei mass media, in contrasto con la generazione del '68. Hanno imparato ad usare il fax, l'unico mezzo che in quegli anni garantiva uno scambio di informazioni in tempo reale. Si tratta, infatti, di un movimento costruito in parte da giornali e tv.

    “Panorama” ( Qui si fa del terrorismo , 25 febbraio 1990) raccoglie la delusione dei giovani per gli attacchi de “La Repubblica” (il commento di Giorgio Bocca: “riflesso incondizionato di una borghesia per cui l'impiego statale è preferibile alle verifiche e ai conflitti del privato”; la critica di Alberto Ronchey: “replicanti del 68”; tutti i cronisti che hanno enfatizzato il discorso del terrorista Ghignosi, in occasione delle sua partecipazione ad una conferenza organizzata dagli studenti dell'autogestione). La presa di posizione di “La Repubblica” potrebbe far pensare ad un'influenza indirettamente esercitata su “L'Espresso” ( Ricordi di piombo , 18 febbraio 1990) che ha deciso di impostare l'articolo seguendo lo schema de “La Repubblica”: la notizia principale è la presenza dei tre brigatisti al seminario organizzato dalla Pantera, mettendo in risalto i discorsi degli appartenenti alle Br. “Panorama”, invece, ha concesso maggior spazio ai commenti che altri giornali hanno fatto e alla descrizione del rapporto tra gli universitari e i mass media, svincolandosi dai discorsi dei brigatisti. “Panorama” quindi assume una posizione più neutrale senza calzare troppo la mano con i commenti e le critiche.

    Per entrambi i settimanali questo è il momento più dinamico dei ragazzi, anche se, nel complesso, l'immagine dei giovani resta quella di un mondo disinteressato alla politica.

     

    I sessantottini del 2000 e il G8

    I movimenti giovanili scoppiano soltanto nel Duemila. “L'Espresso” ( Mondo cult , 15 novembre 2001) definisce la generazione del terzo millennio (ragazzi tra i 15 e i 24) estremamente complessa: ha messo a tappeto la questione di Genova, ha sorpreso il mondo con le adunate oceaniche dei Papa's boys, conosce perfettamente le nuove tecnologie e dubita che la guerra possa risolvere i problemi del mondo. Il settimanale rivela, per di più, una spiccata tendenza dei giovani a far propri i temi del G8, anche chi non vi ha partecipato. Questa tendenza rappresenterebbe una novità rispetto alla generazione disimpegnata del '90. Ciò che appare evidente al periodico è la voglia di andare contro, di lottare, caratteristica che li accomuna con la generazione dei 45 50enni. Nel '99, infatti, “L'Espresso” ( I sessantottini del 2000 , 16 dicembre 1999) parla dei sessantottini del 2000, i partecipanti alla contestazione di Seattle, sottolineando in continuazione la natura pacifica del movimento, nonostante le violenze dettate a tavolino dai Blac Army Faction e in Italia dagli ecoguerrieri. Questa tendenza continua per tutto il trattamento del G8 di Genova. Rispetto a “Panorama” simile è l'accusa dei gruppi estremisti, anche se “L'Espresso” pone l'accento sui giovani che non vogliono la violenza, e cerca di dare una spiegazione per i comportamenti devianti: il disagio sociale. Probabilmente lo scopo del settimanale romano è di non ridurre tutti i partecipanti a teppisti senza regole, e di ricordare l'intento pacifico della maggioranza 2. Non manca, in ogni modo, una descrizione dettagliata degli stranieri che si preparano a sbarcare a Genova, definiti gli “spaccatutto”, ma è chiara la linea di confine tra gli estremisti e chi ha scopi ben diversi ( Gli spaccagenova e Gli spaccatutto , in “L'Espresso”, 19 luglio 2001 e 2 agosto 2001). Per questo motivo il settimanale riporta le parole di Jeremy Rifkin, professore universitario in Pennsylvania, considerato il guru del popolo di Seattle, che pone l'accento sulle richieste elementari e di buon senso dei manifestanti, senza rifiutare le tecnologie ( Ricordatevi di Tienamnen , in “L'Espresso”, 26 luglio 2001). La selezione del discorso di Cesare Canarini segue la linea de “L'Espresso” ( La mia guerra contro l'impero , 28 giugno 2001): “L'intento è di impedire il G8 senza rompere neanche una vetrina. Con armi medioevali, provocazioni e fantasia”. “Panorama” ( G8 ...e i duri cominciano a giocare , 7 giugno 2001), invece, definisce, fin dall'inizio, le tute bianche come un gruppo di resistenza “che vuole invadere la zona rossa e impedire il G8”. Ma il settimanale “milanese” giudica l'obbiettivo velleitario, chiedendosi come potranno sfondare i 18 mila uomini armati, senza vere e proprie armi. Subito dopo riporta una risposta delle tute bianche, non menzionata da “L'Espresso”: “se attaccati ci difenderemo”.

    Gli articoli di “Panorama” ( Prove tecniche di guerriglia , 8 marzo2001) sul G8, sono già numerosi dai primi mesi del 2001. Subito si coglie un tono di allarme in previsione della manifestazione di Genova. Il settimanale, infatti, lascia la parola a Franco Frattini, deputato di Forza Italia e presidente del comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti nel 2001, che accenna a prove di guerriglia e alla formazione di una rete delle marce europee (elementi e discorsi non riportati da “L'Espresso”). Sempre “Panorama” ( Compagni avanti col G8 , 31 maggio 2001) insinua la possibilità di un attacco terroristico dall'Islam, e della presenza di uno scudo spaziale di sorveglianza per scongiurare attentati dal Medio Oriente, ulteriori particolari omessi da “L'Espresso”. Il settimanale ( G8... e i duri cominciano a giocare , in “Panorama”, 7 giugno 2001) punta l'attenzione soprattutto sui cattivi, gli arrabbiati, gli autonomi, gli anarchici in grado di stringere alleanze in Kurdistan, Palestina, Spagna. Poi accusa i “giottini” di essere incoerenti su certi aspetti della loro vita ( Quelli che il G8 , 21 giugno 2001). In ogni modo, “Panorama”, a differenza de “L'Espresso”, si mette contro il popolo di Seattle puntando l'attenzione sulle violenze, gli scontri e le tragedie, senza far riferimento al fronte pacifico.

     

    Il 2000, un caso a parte: una generazione complessa

    Fino ad ora abbiamo analizzato le tematiche più evidenti dell'ultimo ventennio, con un riferimento particolare agli argomenti trainanti dei primi due decenni analizzati. Per il 2000 è diverso, perché gli articoli non presentano un tema capace di dominare tutti gli altri, ma una tendenza di diversa natura. L'unica linea di continuità tra il 1999 e il 2004 è una descrizione complessa e variegata della generazione del terzo millennio, così difficilmente riducibile a qualche etichetta. Nel 2000, infatti, “Panorama” e “L'Espresso” offrono continue definizioni dei giovani degli ultimi anni, senza arrivare mai ad una soluzione definitiva, tanta è la differenziazione interna. L'universo dei ragazzi del terzo millennio è simile a un'immagine complessa, mutevole e in movimento, ricco di numerosissime denominazioni: “baby despoti”, “short generation”, “generazione futur show”, “net generation”, “generazione wireless”, “generazione cyber”, “gioventù playstation”, “generazione invisibile”, “generazione y”, “lupi solitari”, “generazione indifferente”, “trash generation”, “quarto sesso”, “i nuovi indifferenti”, “gioventù inquieta”, “puff daddy generation” ecc..

    Passando da un decennio all'altro il ritmo descrittivo di “Panorama” e “L'Espresso” aumenta, come preso dai battiti frenetici della modernità, portando ad una rappresentazione delle generazioni dell'ultimo ventennio contraddistinte da una crescente complessità che pare aumentare di anno in anno.




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