N. 7 - Luglio 2005

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Paola Carucci
L'accesso ai documenti contemporanei

Dopo quasi un decennio di innovazioni concettuali, incertezze interpretative e continue modifiche normative si è finalmente arrivati a una disciplina sull'accesso ai documenti contemporanei sufficientemente definita, anche se non priva di alcune contraddizioni e di qualche carenza.

Antonio Brusa
Luigi Cajani
La storia è di tutti
Nuovi orizzonti e buone pratiche nell'insegnamento della storia


Negli ultimi quindici anni, il rinnovamento dei programmi per lo studio della storia è diventata una questione centrale nella maggior parte dei paesi europei, negli Usa e altrove nel mondo, dal Marocco all'India. http://www.comune.modena.it/lastoriaditutti

Sara Valentina Di Palma
La storiografia israeliana

Oltre che movimento politico, il sionismo è anche un'ideologia forte, basata sull'idea di ispirazione religiosa non solo del ritorno a Eretz Israel (la Terra di Israele) , ma anche della necessità del nazionalismo ebraico e dell'unicità della storia ebraica ? soprattutto dopo la Shoah .


La démocratie européenne à l’épreuve des changements économiques et sociaux, XIXe – XXe siècle

Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007

Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.




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