Dario Petrosino
Maschilità decadenti. La lunga fin de siècle
a cura di M. Pustianaz e L. Villa, Bergamo, Bergamo University Press, 2004 La maschilità non appartiene agli uomini. Si potrebbe così sintetizzare lo spirito della raccolta di saggi curata da Marco Pustianaz e Luisa Villa. Il progetto nasce all'indomani del convegno Decadent masculinities 1890-1900 tenuto a Vercelli nel 2001, presso la Facoltà di Lettere dell'Università del Piemonte orientale: piuttosto che pubblicare semplicemente gli atti, i curatori hanno deciso di arricchire la raccolta di interventi e di ampliare il campo cronologico del convegno, sostituendo l'ultimo decennio dell'Ottocento con la più ampia concezione di fin de siècle , indicativa di una fase che parte negli ultimi due decenni dell'Ottocento per giungere fino alla prima guerra mondiale.
Sono gli anni che gli storici di genere segnano come il culmine della “crisi della mascolinità”. I ruoli maschili e femminili hanno intrapreso una trasformazione ormai inarrestabile; i moralisti gridano contro la decadenza dei costumi, che in questo caso non implica un semplice cambiamento delle mode, ma include una più ampia messa in discussione dei campi di azione e delle prerogative sia del maschile che del femminile. Così facendo, viene ridefinita l'identità di uomini e donne fino a giungere a quello che per la società del tempo era un punto di non ritorno: l'attraversamento dei generi, che rompe la tradizionale dicotomia tra “sfera maschile” e “sfera femminile”.
La raccolta nasce anche per contribuire in forma innovativa al dibattito italiano sulle tematiche di genere. L'analisi proposta dai due autori non si ferma quindi al classico confronto tra mascolinità normativa e mascolinità “dissidente”, secondo un approccio ormai ampiamente consolidato, ma affronta anche una ridefinizione del termine maschile che non si limiti ad essere terreno dei men's studies , ma includa anche filoni di ricerca come la “maschilità di donne”; il tutto all'interno di una distinzione tra il concetto di “genere” e quello di “sesso”, non sempre e non necessariamente coincidenti.
L'opera unisce studi storici e di letteratura italiana e straniera, in un approccio interdisciplinare tipico degli studi di genere. Il libro si apre con un saggio di Paola Di Cori sulla figura del Presidente Schreber come “emblematico caso di disagio del maschio di fine Ottocento”; seguono poi uno studio di Suzanne Stewart-Steinberg su Scipio Sighele, un saggio di Alessandra Violi su Charcot, Beardsley e la rappresentazione del corpo maschile; Luisa Villa su Kipling e la maschilità; Christopher Larkosh-Lenotti su Lucio Mansilla; Barbara Spackman su D'Annunzio e il suo rapporto con la convalescenza; Marco Pustianaz sul concetto di “inversione” in Ulrichs e Symonds; Andrew Hewitt sulle connessioni tra anarchia ed eros in Germania nella produzione letteraria del tempo; seguono ancora Gino Scatasta con l'autobiografia di Frank Harris, Alessandra Calanchi su Sherlock Holmes, Donatella Izzo sui modelli di mascolinità in William Dean Howells, Dennis Denisoff su Vernon Lee, Maria Grazia Bosetti sui concetti di decadenza, degenerazione e rigenerazione in The History of Sir Richard Calmady della scrittrice Lucas Malet, Scott McCracken sulla paternità di fine Ottocento e, per finire, Ramsay Burt sulla rappresentazione di L'après midi d'un faune di Debussy compiuta dai Balletti Russi di Djagilev nel 1912.
Se ad una prima occhiata quest'elenco può dare l'impressione di una raccolta disordinata e priva di unità, basta andare a leggere i singoli contributi per capire che vi è un filo che li lega insieme, dando loro un criterio omogeneo: ogni saggio si sofferma su un aspetto della mascolinità, talvolta inedito per la ricerca italiana, talora frutto di un ulteriore approfondimento; tuttavia con un approccio che non diventa mai scontato.