Daniela Calanca
Percorsi di storiografia digitale 1. Nell'attenersi a un'impostazione analitica in cui appare centrale la constatazione in base alla quale lo sviluppo informatico lascia da oggi “oggetti” digitali che costituiscono già le fonti storiche del presente per la futura storiografia, e contemporaneamente informatizza il lavoro storico odierno sul passato, le attuali tendenze di ricerca collocano i temi e i problemi di storiografia digitale in un quadro che sottende l'esigenza di valutare simultaneamente una molteplicità di elementi fondanti. E ciò a partire dalla stessa espressione storiografia digitale, e dalle diverse categorie concettuali che da essa si dipartono. Si consideri brevemente, a titolo esemplificativo, come la mancanza di un lessico univoco e uniformemente affermatosi nell'uso corrente per indicare fenomeni ed esperienze comuni, abbia condotto, e continui tuttora, ad utilizzare metafore per interpretare e rendere familiare l'assoluta novità della Rete. A riguardo, due in particolare sono state ampiamente impiegate: Biblioteca e Archivio . Tra queste, se si considerano i siti Web come strumento di comunicazione e di organizzazione per i soggetti produttori, la seconda si è mostrata nel corso del tempo la più adeguata. Va da sé come sia necessario ripensare, in sede epistemologica, alla luce del digitale , le categorie che compongono l'impianto stesso della ricerca storica. E dunque, va da sé come la medesima dimensione problematica costituisca il principale riferimento di ogni discorso relativo a “storiografia digitale”. In questa direzione, di fatto assume necessariamente un ruolo centrale una serie di quesiti basilari, quali per esempio: Che cosa cambia nell'era del digitale nel lavoro dello storico, nella costruzione e ricezione del testo storiografico? Che cosa cambia nella conservazione e disponibilità delle fonti? Che cosa cambia nella stessa natura delle fonti storiche? Quesiti all'interno dei quali può dirsi racchiusa una ricomprensione globale del fenomeno in atto, soprattutto laddove, avvertono gli studiosi del settore, criteri di ricerca, accessibilità alle fonti, argomentazione, comunicazione degli studi, comparazione e cumulabilità dei risultati, conservazione e organizzazione del sapere, assumono nuove forme, assolutamente inedite e con nuove potenzialità. In altri termini, è in atto una ridefinizione delle competenze e degli statuti storiografici stessi. E in ragione di questa ridefinizione, l'accento della riflessione si orienta sempre più verso le condizioni che determinano i principi e le forme della conoscenza storica digitale.
In particolare, nello scorcio di una simile prospettiva analitica emerge l'indicazione secondo la quale la connotazione della storiografia non consiste, e non consisterà, tanto nel suo essere più o meno digitale, quanto nella qualità delle proprie fonti e dei propri criteri di lavoro. Da questo punto di vista, i problemi sono ancora ad una fase di prima configurazione, con soluzioni solo in parte prevedibili. Del resto, a ben guardare, il lavoro dello storico, per esempio, si articola già da ora in diverse professioni tra loro interconnesse, quali quella del ricercatore, del documentarista, del tecnico della archiviazione elettronica, del tecnico delle interrogazioni, del selettore dei risultati, del responsabile di manutenzione e sviluppo di una banca dati, del critico di ricerche mirate parziali e del critico di ricerche correlate. Nel contempo, la crescente disponibilità di fonti rese disponibili dalle banche dati online concorre a potenziare la capacità critica di sintesi e di comparazione. Allo stesso modo, la critica delle fonti acquisisce nuove funzioni: l'indagine critica perviene, tra l'altro, a individuare i meccanismi materiali e le scelte culturali e funzionali che presiedono a tutto ciò che è costitutivo della fonte informatizzata. Inoltre, da un lato, lo sviluppo delle correlazioni tra database e strumenti per la ricerca, e dall'altro, lo sviluppo dell'organizzazione e della gestione dei dati, comporta una esposizione storiografica costituita da rinvii e collegamenti funzionali, e una prefigurazione di scritture storiografiche dotate intrinsecamente ed esplicitamente di molteplici livelli di lettura. Nondimeno, si può constatare come la nuova struttura della comunicazione informatica, che unisce dati e fonti con interpretazione e sintesi, accanto a programmi di interrogazione, giunga a caratterizzare il lavoro di comunicazione storiografica come una sorta di “piattaforma” di significati e fonti reticolari, basata su interrelazioni e selezioni continue.
2. Individuare, dunque, un unico percorso all'interno del rapporto tra il mestiere di storico e l'informatica e la telematica oggi si può dire, metaforicamente, che sia come orientarsi in un labirinto di linee e contorni, di figure caleidoscopiche. In tal senso appare arduo tentare di leggere la tematica da un solo versante. E ciò pure quando si constata, per esempio, come fin dall'origine di tale rapporto, pratica storiografica ed evoluzione delle tecnologie informatiche si siano incrociate, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, in modo peculiare e ambivalente. Infatti, da un lato l'adozione di nuove tecnologie è stata la conseguenza di una dinamica interna ad alcuni settori specifici della ricerca storica; dall'altro, la disponibilità di nuovi strumenti ha spinto ad interrogarsi su un loro possibile utilizzo sollevando questioni epistemologiche, o offrendo la possibilità di applicare nuovi metodi a vecchi problemi storiografici. In particolare, a partire dagli anni Ottanta, l'informatica è divenuta sempre più una disciplina compatibile con studi e approcci metodologici plurimi e diversificati. Una disciplina, cioè, che sembra rispondere adeguatamente alle esigenze di una materia polimorfa, quale è divenuta la storiografia negli ultimi decenni, il cui oggetto e i cui metodi appaiono difficili da definire e circoscrivere, al di là della stessa dimensione digitale. E al riguardo, infatti, si può rilevare che se, da un lato, si assiste, soprattutto con l'irruzione della Nuova Storia, a una frammentazione di indirizzi e stili di ricerca, dall'altro, simultaneamente, ad essa si accompagna un ampliamento degli ambiti e dei settori di studio. Nel contempo, l'informatica e la telematica hanno obbligato, e obbligano tuttora, gli storici a una riconsiderazione degli strumenti metodologici e a un diverso approccio soggettivo alla ricerca, determinando di continuo una sorta di rifondazione del proprio status professionale, contrassegnato sempre più dalla necessità di aprirsi a nuovi stimoli culturali. In particolare, l'avvento di Internet, il constatare la centralità del processo comunicativo sulla Rete e mediante la Rete, per lo storico significa confrontarsi in termini finora sconosciuti con l'irriducibile pluralità del fare storia e del narrarla.
Ora, uno dei nodi centrali che costituisce uno dei maggiori problemi di storiografia digitale, ma non solo, è quello relativo allo statuto della fonte : l'avvento dell'informatica e della telematica comportano una ridefinizione epistemologica della stessa. Nello specifico, ciò che appare come uno dei maggiori rilievi da considerare, anche sotto il profilo di una ricomprensione storiografica del fenomeno, è la distinzione tra l'informazione storica in modi e forme divulgative presenti in Rete, e a sua volta il lancio in Rete di fonti e ricerche a scopi storiografici. L'attuale produzione quotidiana di “materiali” che nascono già in forma digitale e costituiscono le fonti della storiografia prossima e futura, da un lato, e dall'altro il lavoro di digitalizzazione di fonti preesistenti su altro supporto, comportano una intrinseca modificazione delle competenze e delle funzioni, sia nelle professioni storico-documentarie, sia nella pratica storiografica stessa. In tal senso, la fondazione di una storiografia digitale, tutt'altro che ipotetica o assertoria, determina un nuovo uso delle fonti, e ciò comporta sia una nuova pratica della ricerca, sia una nuova pratica archivistica. Pratiche che, non solo tecniche, a loro volta, sottendono molteplici scelte culturali basilari, quali per esempio la strutturazione dei dati, le modalità di classificazione e di indicizzazione. In ragione di ciò, oltre a formulare una problematizzazione di ciò che è considerato “fonte” nell'era della Rete, le riflessioni in atto, all'incrocio tra epistemologia, informatica e storiografia, consentono di aprire spazi di indagine relativi all'impianto concettuale attorno al quale si definisce l'espressione fondante fonti digitali . Che siano esse il risultato di trasposizioni, o di elaborazioni di fonti tradizionali realizzate dagli storici, o da altri soggetti, oppure documenti prodotti fin dalla loro origine in formato digitale, nelle fonti digitali si annidano inedite potenzialità conoscitive, pur ponendo, allo stesso tempo, agli studiosi notevoli sfide epistemologiche da affrontare. In questo quadro teorico, poi, la questione concettuale di base, attorno alla quale vertono i processi di trattamento informatico delle fonti storiche è costituita dalla elaborazione di adeguati modelli di rappresentazione delle informazioni in esse contenute, laddove, tuttavia, costruire modelli di rappresentazione costituisce un'operazione cruciale per l'applicazione dell'informatica a qualsiasi ambito della realtà. A riguardo, appare fondamentale il concetto di metafonti , mediante cui si fa riferimento non solo alle riproduzioni delle fonti, ma anche e soprattutto a documenti a sé stanti, che dagli originali si differenziano profondamente. Metafonti, per esempio, sono gli archivi consultabili online, ossia quella tipologia di documentazione immateriale messa a disposizione degli storici, che alla riproduzione in formato immagine dei documenti accompagna trascrizioni o edizioni critiche, strumenti informativi, banche dati, bibliografie, saggi e altri materiali, come pure strumenti di ricerca sempre più raffinati. Alla luce di queste considerazioni, ne consegue che, dietro al richiamo alla centralità aggiudicata alla pratica dello storico nell'ambito del mondo digitale, si fa largo l'esigenza di indagare in senso epistemologico i criteri di adeguatezza di una rappresentazione digitale di una fonte storica, sia testuale che iconografica. In tal senso, infatti, solo le esigenze analitiche della ricerca possono fornire, oltre alle motivazioni euristiche, i criteri di adeguatezza per un'eventuale rappresentazione digitale di una fonte storica. Per converso, nel ricorso ai prodotti dei processi di trasposizione digitale, quali fonti storiche, si considerano le forme che tali processi hanno assunto. Sotto questo profilo, alcuni studiosi del settore sostengono che per riuscire a valutare pienamente l'adeguatezza di un'edizione digitale ai propri fini di ricerca, ci si dovrebbe sempre interrogare sui modi in cui i documenti digitali funzionano come sistemi di rappresentazione della conoscenza, senza mai prescindere da una conoscenza esatta di tale rappresentazione. Non solo. Ma ci si dovrebbe anche porre alcune domande che paiono ineludibili, quali per esempio: Che cosa si può ottenere da una certa rappresentazione digitale della conoscenza? Le operazioni che essa rende possibili rispondono adeguatamente alle finalità della ricerca?
3. Rispetto a ciò, allargando lo sguardo alle molteplici direttrici di pensiero che si dipartono da tale ampio quadro teorico, è dato constatare in che modo sia particolarmente significativo, all'interno della questione della digitalizzazione e circolazione in rete di materiale documentario di interesse storico, il caso della fotografia storica in Internet. E ciò perché nonostante l'uso della fotografia nella ricerca storica sia in Italia un fenomeno recente, e nonostante che la riflessione teorica sulle metodologie e le effettive pratiche di ricerca siano notevolmente scarse, la Rete ha segnato una possibilità completamente inedita, e in particolar modo radicalmente diversa rispetto alla documentazione e alle fonti manoscritte e a stampa. Di fatto, il patrimonio archivistico e librario tradizionale è presente in rete soprattutto attraverso una serie di strumenti destinati essenzialmente al reperimento delle opere e dei documenti, da richiedere e da consultare attraverso i tradizionali canali: solo in un numero relativamente limitato di casi, l'accesso è diretto al libro o al documento. Al contrario, nella maggior parte dei casi i fondi fotografici pubblicati su Internet sono accompagnati da una riproduzione digitale tale che permette di accedere alla gran parte delle informazioni fornite dall'originale, mentre sono pochissimi i casi in cui si presentano solo inventari e repertori senza le immagini. In questa prospettiva, lo storico che intende usare fonti fotografiche ha a disposizione, mediante la rete, gran parte del materiale documentario. In tal senso, Internet ha costituito, e costituisce a tutt'oggi, un elemento di rottura fondamentale per la stessa indagine storiografica sulla fotografia, dal momento che si presenta come un sostituto tecnologicamente avanzato di una rete archivistica prima inesistente. Per converso, recenti indagini storiografiche hanno mostrato come, nonostante tale elemento di rottura, il complesso della documentazione disponibile, la gestione delle relazioni fra il documento fotografico e il contesto in cui è inserito, il trattamento del singolo documento e delle relative informazioni specificamente correlate, configurino i contorni problematici della conoscenza relativa alla fotografia storica digitale. A titolo esemplificativo, infatti, per quanto la fotografia storica una volta digitalizzata e messa a disposizione in rete, offra una serie di potenzialità di reperimento, di studio comparativo e di analisi a largo raggio del tutto inedite rispetto al panorama preesistente, si pone la questione di come essa venga presentata e selezionata, di come è stata implementata. E ciò, in senso epistemologico, in perfetta corrispondenza ai più generali problemi di storiografia digitale. Ma, in modo ancor più radicale si pone alla base la questione che concerne il rapporto tra storiografia e fotografia. Infatti, per la storiografia contemporanea il patrimonio documentario delle immagini di origine fotografica costituisce un problema ineludibile. E ciò in quanto tale patrimonio ha creato una nuova memoria collettiva oggettivata in forma di immagini, che si sono sovrapposte alla memoria scritta, così come questa si era sovrapposta, a sua volta, alla memoria orale. Nella pratica della ricerca tale problematica si traduce in una diversificazione degli studi esistenti. In alcuni, per esempio, l'uso della fotografia da parte dello storico avviene in modo classico, ossia come fonte dotata di un valore euristico, allo stesso modo delle altre più tradizionali, mentre in altri casi l'analisi storica viene orientata su tutti i meccanismi di produzione e diffusione di determinati tipi di immagini. In altri casi ancora, la fotografia viene usata contemporaneamente ad altre fonti. Se, quindi, in questa ottica di pratica della ricerca sono simultaneamente attive diverse opzioni metodologiche, quale può essere il percorso e/o i percorsi, si chiedono gli studiosi del settore, di una possibile storiografia digitale nel campo delle immagini fotografiche?
4. È dunque, in generale e in particolare, un orizzonte fortemente problematico che orienta oggi alcuni dei principali percorsi di storiografia digitale. Pur avendo radici disseminate in un contesto scientifico-culturale che non può essere certo caratterizzato come univoco, tali percorsi sono organizzati, come si è visto, intorno ad alcuni concetti chiave dominanti che si trovano comunemente espressi e indagati simultaneamente all'incrocio tra storia, epistemologia, informatica e telematica, con tutto ciò che a tali discipline settorialmente si correla. Nel contempo, oltre a indagare le possibilità di sviluppo di una storiografia digitale, la problematizzazione teorica e pratica emerge in maniera particolarmente significativa quando si indaga per individuare ciò che è soggettivo nella pratica della ricerca storica e ciò a cui invece perviene un valore sovraindividuale, oggettivo, come nel caso, per esempio, delle banche dati online. A tale riguardo un percorso di ricerca in atto è quello che indaga principi e criteri per la progettazione di uno strumento denominato Zeus per l'informatizzazione dei principali contenuti e dei principali metodi di storia sociale per il Novecento. In particolare dei principali cambiamenti avvenuti nella società, con particolare riferimento all'Italia, nel secolo scorso, e tutto ciò che ha segnato specificamente le generazioni giovanili, attraverso l'uso della documentazione fotografica per la maggior parte tratta da archivi privati familiari. I primi risultati di tale progetto sono confluiti in un sito telematico in cui sinteticità visiva dell'informazione e immediata comprensibilità dei percorsi da scegliere equivalgono alla medesima sinteticità e comprensibilità del database Zeus, costituendone i tratti fondanti ( www.imago.rimini.unibo.it ). Ma ciò che maggiormente interessa qui evidenziare è il fatto che le caratteristiche del database Zeus, quali archiviazione, consultazione ed elaborazione dati, pur ancora in fase di sperimentazione, si presenta come una soluzione opportuna per gli studenti universitari per apprendere la metodologia storica. Di fatto, l'obiettivo fondante del database Zeus è quello di utilizzare il computer per produrre conoscenze scientifiche graduate. In tal senso, il database non realizza solo un'edizione-archivio delle fonti iconografiche, ma è orientato verso l'organizzazione delle fonti stesse, in un sistema coerente di informazioni strutturate. Tale sistema coerente di informazioni strutturate è composto da alcuni dati specifici quali emergono sia dalla maschera di ricerca ( www.imago.rimini.unibo.it/ricerca/ricerca.asp ) , sia dalla maschera dei risultati ( www.imago.rimini.unibo.it/ricerca/risultati.asp ). Schematizzando, i criteri dell'interrogazione rispondono all'esigenza basilare di rispettare i principi in base ai quali “La storia è la scienza dell'uomo nel tempo ”(M. Bloch) e “La storia è la disciplina del contesto ”. In tal senso, si compie la ricerca per:
- criteri spaziali > città, regione, nazione;
- criteri temporali > anno dal ... al ... .
Inoltre, le immagini raccolte e caricate nel database, sono state catalogate all'interno di 14 macrocategorie, quali: politica, lavoro, tempo libero, vacanze, motorizzazione, affettività, amicizia, mode, costumi, famiglia, scuola, musica, matrimonio, riti. Va da sé come mentre per i riferimenti spazio-temporali ci si trova di fronte a dati oggettivi, o per lo meno presunti tali, in quanto ci si attiene alle informazioni fornite dai proprietari delle fotografie, per quanto riguarda la catalogazione in base alle suddette macrocategorie, ci si trova consapevolmente di fronte a scelte soggettive, compiute dallo storico. E ciò non solo per i problemi insiti nella fotografia storica come fonte, ma anche e soprattutto per la medesima fluidità che assumono le parole-categorie all'interno della Storia Sociale. In questa direzione, va considerata la scelta didattica che sta alla base della catalogazione, ossia avviare gli studenti ad apprendere sia la metodologia storica sia i contenuti di base, considerati essenziali.
Nello stesso tempo, tuttavia, la ricerca nel database può essere effettuata solo per criteri spazio-temporali, e quindi procedere oltre, al di là della scelta interpretativa proposta.
A sua volta, schematizzando, la maschera dei risultati sostanzialmente è composta da: 1) dati oggettivi, quali l'immagine fotografica, la tipologia della fotografia (amatoriale o professionale); il nome del proprietario, l'anno in cui è stata scattata, il luogo, la regione, la nazione e il nome del file, cioè la collocazione della fotografia all'interno del database; 2) dati soggettivi, quali una breve didascalia e la macrocategoria a cui, secondo lo storico progettista, appartiene la fotografia in questione. Nel complesso, l'accortezza con cui si cerca di tenere distinti il piano oggettivo e il piano soggettivo, può essere considerata uno dei modi mediante cui può procedere una possibile storiografia digitale. Non solo. Contemporaneamente allo sviluppo di tale primo livello operativo, nel progetto in questione denominato Zeus , dal punto di vista propriamente teorico, l'indagine orientativamente si sta muovendo nella direzione dell'Informatica Umanistica, per verificare in che modo questa stessa disciplina, che analizza le forme di rappresentazione della conoscenza più adeguate alle singole discipline umanistiche, nonché i modelli di dati che se ne ricavano, e l'implementazione dei formalismi che possono essere applicati a tali modelli di dati, possa essere applicata alla storia in generale, e in particolare alla storia sociale. Nello specifico, come a partire da un perno semantico prestabilito mediante una analisi connotativa e denotativa delle 14 macrocategorie suddette, si possa, in un'ottica intertestuale, elaborare nuove categorie interpretative, allo scopo di proporre ad un secondo livello: 1) ulteriori chiavi di lettura storiografica; 2) un ulteriore modello di rappresentazione delle fonti di fotografia storica in questione. L'individuazione di tale perno, a ben guardare, chiama in causa, a sua volta, lo status quaestionis dei campi di ricerca interconnessi e specifici della storia sociale, e soprattutto delle categorie storiografiche che la costituiscono, oggi, come si è detto, in continua ridefinizione. In tale direzione, parole chiave come per esempio autorappresentazione , estetica popolare , rappresentazione tra pubblico e privato , permettono di esplorare spazi di indagine allo scopo di strutturare dati da implementare nel digitale, senza per questo perdere la cornice storica che li fonda. E ciò è quanto emerge, seppure qui indicato in modo tutt'altro che esaustivo, da una prima lettura comparata di album familiari di diversa provenienza geografica e di diverse epoche storiche. In definitiva, se da ultimo, in generale, è dato constatare come su alcune tematiche cruciali, quali, per citarne alcune, elaborazione del modello del testo da implementare, processi di selezione documentaria, conservazione dei materiali digitali, sia fondativo l'apporto delle elaborazioni teoretiche e le esperienze pratiche, per esempio, degli informatici umanisti, degli archivisti, degli studiosi dell'informazione, non si può non rilevare come le fonti fotografiche digitali, nell'accezione di metafonti, sono e saranno le fonti primarie con le quali si studieranno in futuro le forme di conoscenza relative alla fotografia storica, quali si sono prodotte a partire dagli ultimi decenni.
Attenzione, il seguente articolo č visualizzabile da tutti gli utenti.
In caso vogliate effetuare il download in pdf dell'articolo è necessario effettuare il login
Effettua la registrazione gratuita