N. 6 - Maggio 2005

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Dario Petrosino

Quando la scuola incontra il centro storico
Questioni di metodo e riflessioni per un progetto tra attività didattica e ricerca


Nel mondo della scuola, in questi ultimi anni, si affaccia, sempre più frequente, l'esigenza di proporre un più ampio ventaglio di opportunità educative che si integrino con la didattica tradizionale, fornendo una carica innovativa a quest'ultima e migliorando nel complesso la qualità dell'offerta formativa, in particolare quella che dà all'istituto un proprio bagaglio di progetti da dedicare all'utenza.

Tra le idee che incontrano maggiormente il favore di insegnanti, studenti e famiglie emergono quelli destinati a creare interesse per la cosiddetta “storia locale”; in genere si tratta di attività volte a valorizzare i centri storici delle città di appartenenza delle scuole e, specie nei centri di provincia, tendono a colmare una lacuna, sia sul piano didattico e cognitivo, che su quello più eminentemente culturale. Molti piccoli centri mancano infatti di una accorta politica culturale; i servizi, e in primo luogo le biblioteche, sono spesso carenti, quando non addirittura assenti. La conoscenza delle proprie radici storiche è spesso affidata all'iniziativa occasionale di pochi studenti e insegnanti, e raramente si evolve in un sapere a sua volta produttore di idee.

Eppure la storia della propria comunità è segnata in questi anni da un interesse crescente. L'obiettivo di quest'intervento è quindi quello di fornire degli spunti per progettare un'iniziativa didattica finalizzata alla conoscenza del centro storico della propria città, compiuta attraverso la valorizzazione delle fonti, bibliografiche e archivistiche, presenti sul luogo; e fornendo così un utile strumento didattico agli insegnanti e un valido apporto conoscitivo agli studenti.

Si prenderà come esempio un'esperienza condotta con successo nel 2001 presso le scuole di Ginosa, un comune della provincia di Taranto, per tentare di proporre un modello applicabile sia ai piccoli centri, anche quando privi di strutture, sia ai centri urbani cittadini.

 

Ieri e oggi: strade e contrade di un paese

Il progetto nasce nel 2001, su proposta del locale circolo di Legambiente e in collaborazione con il Comune di Ginosa. Tale iniziativa, che nel caso di Ginosa era inserita in un programma di ambito nazionale, intitolato “Lavori in Corso”, prevedeva il coinvolgimento delle comunità locali ai fini della salvaguardia dell'ambiente e della valorizzazione del territorio, sia naturale che antropico.

Il centro storico di Ginosa, ossia il luogo per cui si proponeva l'iniziativa, era particolarmente adatto in quanto non era mai stato studiato in maniera specifica, pur essendo all'interno di un territorio che ha ricevuto spesso l'attenzione dei ricercatori 1.

Ginosa è un popoloso comune della provincia di Taranto, al confine tra la Puglia e la Basilicata. L'attuale insediamento si sviluppa a partire dal medioevo sui resti di preesistenti testimonianze peucete e romane, senza contare quelle magno-greche individuate anche nelle campagne, in direzione della vicina Metaponto. Il suo centro storico appartiene a quel sistema abitativo fatto di case in tufo e grotte definito comunemente “civiltà rupestre”; si tratta dello sviluppo urbano svoltosi in prossimità di quei profondi burroni detti gravine, e che ha il suo principale riferimento nel sistema urbanistico e idrogeologico dei Sassi di Matera.

Se si eccettuano gli scavi archeologici e i numerosi ritrovamenti che si susseguono sul territorio dalla fine del Settecento in avanti 2, non era ancora stato proposto nessuno studio che affrontasse in forma sistematica e documentata lo sviluppo urbanistico dell'abitato in relazione ai nomi dei luoghi e alle fonti storiche.

Questo è stato, nel 2001, l'oggetto della ricerca: adesso osserviamo il progetto negli obiettivi generali , che lo rendono esportabile in realtà analoghe .

Scopo principale dell'iniziativa è quello di dare visibilità alle attività a favore dell'ambiente compiute dagli studenti tramite quello che il progetto definisce una “attività di cantiere”, ossia la partecipazione attiva dei giovani alla esecuzione del progetto; e creando così una sorta di rapporto affettivo tra il ragazzo e il monumento, o il sito antropico, di cui si effettua lo studio.

Gli obiettivi previsti sono quindi: il coinvolgimento degli alunni delle scuole elementari, medie e superiori, insieme ai docenti, la cui partecipazione è prevista a livello interdisciplinare; essi intervervengono nella localizzazione della toponomastica storica, compiendo itinerari guidati attraverso il centro storico, in compagnia di esperti, che li affiancheranno attraverso la creazione di percorsi guidati, ma anche con una competente ricerca d'archivio.

L'esecuzione completa del lavoro prevede, a conclusione dell'iniziativa, la presentazione e pubblicazione del lavoro svolto, nonché l'affissione di targhe stradali, recanti i nomi antichi delle strade e delle contrade nei principali punti del centro storico del paese.

Il progetto è destinato alle scuole di ogni ordine e grado, con attività rivolte ai docenti di Italiano, Storia e Geografia, Tecnica della Fotografia, Educazione fisica, Educazione artistica, Disegno Tecnico, Educazione tecnica e discipline affini, a seconda del grado di istruzione e dell'indirizzo del corso di studi:

•  Italiano, Storia e Geografia. Introduzione alla toponomastica storica e alla conoscenza del centro urbano di Ginosa nei suoi aspetti storici, geografici e sociali tra XVIII e XIX secolo. Utilizzo di materiale didattico (estratti da opere di storia locale, fotografie, altro).

•  Educazione fisica. Attività di orienteering finalizzata all'individuazione dei percorsi e delle strade principali.

•  Educazione artistica/ Tecnica della Fotografia . Riproduzione di elementi artistici e architettonici inerenti alle zone urbane e monumentarie individuate durante gli itinerari. Utilizzo di materiale didattico (estratti da opere di storia locale, fotografie, altro).

•  Educazione tecnica /Disegno Tecnico . Riproduzione di piante dei principali monumenti e di mappe topografiche per il riconoscimento delle linee di sviluppo dell'abitato nel centro storico. Utilizzo di materiale didattico (estratti da opere di storia locale, fotografie, altro).

Pertanto il progetto si può suddividere come segue:

1. Lezione introduttiva di storia locale.

2. Lezione introduttiva alla lettura delle carte topografiche (orienteering).

3. Itinerario guidato. Produzione fotografica.

4. Riproduzione di elementi artistici e architettonici inerenti alle zone urbane e monumentarie individuate durante gli itinerari. Utilizzo di materiale didattico (estratti da opere di storia locale, fotografie, altro).

5. Riproduzione di piante dei principali monumenti e di mappe topografiche per il riconoscimento delle linee di sviluppo dell'abitato nel centro storico. Utilizzo di materiale didattico (estratti da opere di storia locale, fotografie, altro).

6. Pubblicazione del lavoro svolto.

7. Affissione delle targhe.

 

Un'ipotesi tra ricerca, didattica e tutela dei beni culturali

Parte imprescindibile del lavoro proposto è la ricerca d'archivio, preceduta da una ricerca bibliografica.

Nella organizzazione del progetto ci si era spesso chiesti come poter conciliare la ricerca documentaria con un utilizzo dei dati toponomastici che non si limitasse alla sola attività didattica o, addirittura, all'erudizione fine a se stessa. Si trattava insomma di arricchire le lezioni con qualcosa di completamente nuovo, che non si limitasse alla semplice ripetizione di quanto scritto da altri.

Una scelta del genere equivale a lanciarsi in una sfida: fare in modo che il prodotto finale soddisfi non solo le esigenze delle scuole, tutto sommato poco interessate alle innovazioni nella ricerca, ma soddisfi anche gli interessi dell'ambiente accademico e, perché no, degli enti privati.

La prima soluzione andrebbe trovata nell'individuazione di un criterio generale di reperimento e utilizzo delle fonti. Probabilmente quanto segue non dice niente di nuovo a quanti lavorano nel settore della ricerca, ma può rivelarsi un utile suggerimento per quanti si avvicinano alla ricerca storica provenendo da altri studi.

Questa parte del progetto si può dividere sostanzialmente in due fasi:

1. la ricerca bibliografica;

2. la ricerca documentaria.

 

La ricerca bibliografica . Una ricerca bibliografica che si rispetti andrebbe compiuta in biblioteca. In mancanza di una biblioteca sul luogo, come spesso avviene nel caso dei piccoli centri, ci si può rivolgere alle biblioteche nei capoluoghi di provincia, che in genere conservano delle nutrite raccolte di storia locale. Verificata questa condizione, bisogna chiedersi che tipo di materiale cercare. Per una prima ricognizione sulla storia del centro urbano conviene evitare le fonti a stampa, ossia i testi storici più datati, che giungeranno utili nella seconda fase, e dirigersi verso i testi più divulgativi, anche di tipo turistico, che offrano una visione ad ampio raggio della località. Questo lavoro servirà in primo luogo per raccogliere nozioni generali di storia del territorio; in secondo luogo permetterà una selezione degli spazi da visitare e dei più importanti monumenti da segnalare all'attenzione dei giovani. Per ultimo, la lettura di questi testi fornirà indubbiamente spunti e idee per una ricerca innovativa sul campo, che saranno la premessa per giungere alla seconda fase.

 

La ricerca documentaria. Come già dicevamo, il luogo privilegiato per il reperimento delle fonti è l'archivio, preferibilmente situato nel luogo scelto per la ricerca. Pensiamo ciò non perché quest'ultimo sia da considerarsi più ricco, ma solo perché la presenza degli archivi “in loco” permette una più facile consultazione delle carte, nonché un loro più efficace utilizzo a fini didattici per ricerche scolastiche e visite guidate.

Il primo passo va compiuto dunque tra le carte degli archivi comunali, che conservano nella quasi totalità dei casi documenti che partono dal periodo napoleonico; in secondo luogo, la ricerca può essere condotta negli archivi parrocchiali che, a seguito delle direttive del Concilio di Trento, sono diventati per alcuni secoli i più importanti, quando non gli unici, testimoni delle trasformazioni anagrafiche delle comunità. Nella ricerca su Ginosa si è rivelata preziosissima la consultazione degli stati delle anime, censimento annuo dei fedeli della parrocchia, completo delle indicazioni dei quartieri, nonché di numerosi altri riferimenti toponomastici riferiti al XVIII e al XIX secolo.

 

Nella maggior parte dei centri abitati la lista degli archivi locali termina qui. In casi particolari e rari è possibile accedere ad archivi di famiglia e agli archivi storici di piccoli enti, perlopiù religiosi, come le confraternite.

Il resto del materiale documentario è generalmente custodito in quegli archivi che per la loro natura assolvono alla funzione di collettori in ambito provinciale, vale a dire gli archivi di stato e gli archivi diocesani.

Gli archivi diocesani raccolgono, insieme ad altro, la documentazione proveniente dalle parrocchie. Tuttavia, in questi archivi, i documenti che più fanno al nostro caso sono quelli delle visite pastorali.

La visita pastorale è il viaggio che il vescovo organizza periodicamente per visitare le parrocchie della diocesi. Questi, anticamente, si tratteneva almeno un paio di giorni in ognuna delle parrocchie visitate, ispezionando e benedicendo tutte le chiese presenti nel luogo, concludendo poi la visita con la canonica ammonizione al clero. Il percorso per l'ispezione delle chiese fornisce un'interessante lista di toponimi, oltre a tutta una serie di dati utilissimi per quanti si occupano di storia locale.

Tuttavia le fonti forse più utili per la toponomastica sono reperibili negli archivi di stato. Escludendo i casi particolari rappresentati dagli archivi situati nelle capitali preunitarie, gli archivi di stato raccolgono principalmente i documenti prodotti dagli uffici pubblici a livello provinciale. A questi si aggiungono numerosi archivi di enti ecclesiastici soppressi e di famiglie, oltre a cospicue raccolte di documentazione di età medievale e moderna, solitamente finita negli archivi per consentirne una più efficace tutela. Tra questi spiccano per il loro interesse i protocolli notarili e i catasti.

I primi sono gli atti prodotti dai notai della provincia nell'arco dei secoli, e sono una fonte inesauribile di dati anagrafici e toponomastici desunti da contratti, donazioni, testamenti e documenti di analogo contenuto. Ancora più interessante il contenuto delle rilevazioni dei catasti, attraverso i quali è possibile ricostruire talvolta la mappa dell'abitato. É il caso, per esempio, del Catasto onciario, redatto per il Regno di Napoli a partire dal 1741. Ma anche catasti più antichi permettono un'adeguata ricognizione dell'abitato e della toponomastica del tempo. Non vanno trascurati, in ultima analisi, gli inventari, redatti spesso per fini catastali, o le platee dei monasteri, che è possibile rinvenire negli archivi finora citati.

 

Questa rassegna, che non ha la pretesa di essere esaustiva, offre solo un'idea della ricchezza di occasioni (e dei problemi) che si possono incontrare in campo archivistico nell'intraprendere una ricerca di toponomastica.

Tuttavia, come dicevamo in premessa, negli ultimi anni si rileva un crescente interesse verso la storia dei centri urbani, e del territorio in generale, che non si contenta più del riferimento documentario, ma cerca un continuo riscontro nei luoghi 3. Questo progetto è nato proprio pensando a questa nuova esigenza che pone gli studi di toponomastica in stretta relazione con una nuova conoscenza del territorio, finalizzata a una sua nuova valorizzazione e, parallelamente, a una sua fruizione. Nel nostro caso la toponomastica permette la ricostruzione e la mappatura dei centri storici, riportando alla luce luoghi e nomi dimenticati, utili sia ai fini di un recupero urbanistico, ma anche per una eventuale promozione turistica.

In ultima analisi, davanti a una tale ricchezza di opportunità il rapporto tra la toponomastica e la costruzione di un'identità culturale sembra quasi scivolare nell'ombra. Eppure esso non è secondario: è la molla delle attività didattiche, sempre più numerose, svolte all'interno delle scuole. È difficile, oggigiorno, trovare una scuola media o superiore che non organizzi al suo interno iniziative volte a una migliore conoscenza del centro storico del proprio abitato, insieme a una valorizzazione delle proprie radici.

La necessità di costruire un'identità culturale attraverso la didattica nelle scuole è stata, in fondo, la spinta che ha dato origine a questo progetto.

 






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