Carlo Valentini
La televisione digitale terrestre: una rivoluzione?Entro dal tabaccaio. ?Una card per la tv, per favore?. Pago 30 euro e, tornato a casa, la inserisco nella ?bocca? del decoder tv perché sta incominciando la partita di calcio, che vedo in poltrona. La carta prepagata viene alleggerita di tre euro. Questa sera, poi, trasmetteranno il nuovo film di Steven Spielberg, lo vedrò se avrò voglia di spendere altri tre euro.
È la televisione a consumo, come il telefonino, che arriva attraverso la tv digitale terrestre e sarà un cambiamento che l'Autorità garante per le comunicazioni definisce così: ?l'adozione dello standard digitale nelle trasmissioni terrestri costituisce la più importante innovazione tecnologica nella storia della televisione: ancor piu' più del colore, della diffusione via satellite o del telecomando, la tecnologia digitale appare in grado di mutare i modi di consumo, i modelli economici e quindi, in definitiva, l ' ' assetto sistematico della televisione?.
La storia recente è caratterizzata da una continua ricerca di risposte, semplici ed efficaci, al bisogno di rendere sempre piu' più fluida e rapida la comunicazione. Negli ultimi tempi fotocopiatrici, fax, computer, Internet, telefoni cellulari hanno in vario modo rivoluzionato il modo di comunicare e il loro clamoroso successo è stato determinato dalla loro capacità di intercettare in modo popolare, cioè con grande semplicità di approccio e funzionamento, la voglia di evoluzione nella trasmissione di informazioni, dati, comunicazioni. Così com'era avvenuto in passato per il telegrafo, la radio (e la sua trasformazione miniaturizzata grazie ai transistor), la televisione.
Appunto la televisione sarà protagonista del prossimo exploit tecnologico-popolare, grazie al digitale terrestre, che racchiude in sé le componenti del successo.
Queste sono le sue caratteristiche principali:
Semplicità. Il decoder (che consentirà di ricevere il digitale terrestre nell'attuale televisore) è più facile da usare di un videoregistratore. Inoltre le case produttrici di televisori hanno già iniziato a mettere in commercio modelli predisposti per la ricezione di canali digitali terrestri che eliminano anche la necessità di acquistare il decoder, inglobandolo all ' ' interno.
Pure il telecomando può rimanere (se non si richiedono prestazioni avanzate) quello attuale.
Economicità. Vi è solo da sostenere il costo, limitato, del decoder. I programmi (tranne alcuni) saranno gratuiti.
Di alta qualità. La definizione dell' immagine è nettamente superiore a quella che si riceve oggi e il suono risulta di una percettibilità e di una precisione notevoli. La superiorità della tv digitale (audio e video) rispetto a quella analogica può essere paragonata al passaggio dai dischi di vinile (nei quali l' informazione sonora era registrata in formato analogico) ai Compact disc, che contengono le stesse informazioni ma in formato digitale.
Di grande quantità. Il numero dei canali diventa abnorme, con un' offerta superiore alla domanda.
Interattività. Sarà possibile (al costo di una telefonata) intervenire direttamente in un programma (ciò che oggi avviene, in modo primordiale, via sms o componendo un apposito numero di telefono), ovvero si preme un pulsante del telecomando e si potrà votare al festival di Sanremo, indicare qual è il personaggio preferito del Grande fratello, rispondere a qualche sollecitazione di un conduttore televisivo, acquistare un prodotto proposto in una televendita o in uno spot pubblicitario.
È già stato realizzato l' esperimento di uno spot di un nuovo modello di auto: il telespettatore può divertirsi (col telecomando) a colorare la vettura in movimento e scoprire qual è il colore che preferisce tra quelli proposti, inserire gli optional che lo allettano, richiedere informazioni particolari o l ' ' elenco sul video dei rivenditori a lui piu' più vicini. Infine prenotare una visita dal concessionario.
Va ricordato che la televisione calamita (dati 2002) il 49,5 % della pubblicità in Italia (il 39,7 % in Europa).
L ' ' utilizzo pay-per-view (pagare ciò che si vede). Con una card inserita nella fessura del decoder sarà possibile vedere, a pagamento, una partita di calcio o un film, una prima teatrale in diretta o il concerto di Bruce Springsteen.
Non è necessario sottoscrivere l' abbonamento a un bouquet di canali ma si paga solo ciò che si desidera vedere con una card a scalare che il cellulare ci ha reso familiare. È come avviene nella maggior parte degli alberghi del mondo dove si può vedere gratuitamente la tv ?generalista? ma si paga per vedere un film di successo o una partita di baseball in diretta.
Il Teletext superveloce. Il Teletext è uno strumento assai gradito (quelli Rai e Fininvest registrano 18-20 milioni di accessi al giorno) e diventando digitale offrirà prestazioni nettamente superiori a quelle dell' analogico, in particolare per quanto riguarda le soluzioni grafiche e il ridotto tempo di accesso alle informazioni (non si dovrà piu' più aspettare che le sottopagine vengano sfogliate automaticamente), oltre alle possibilità, anche in questo campo, dell ' ' interattività, cioè di potere interloquire con esso.
La valanga dei canali sarà uno dei principali ingredienti del successo della tv digitale terrestre. Già Internet ci ha abituato a un vastissimo flusso d' informazioni, ora sarà la tv a non conoscere confini tecnici e a fornirci ogni genere d' informazione, anche quella piu' più settoriale e specializzata. Nata come generalista, la tv, col digitale, si ritrova a potersi proporre anche di nicchia.
Il meccanismo di chi vuole comunicare qualcosa è semplice: affitta uno spazio su un canale (i costi saranno limitati) e trasmette il proprio programma. Per esempio un tour operator potrà confezionare un programma di viaggi e trasmetterlo, poniamo, tutti i martedì alle 18 sul canale 60 oppure il Rotary potrà proporre un proprio notiziario tutti i giovedì alle 23. Anche il grande bacino delle istituzioni, a cominciare da Comuni, Province e Regioni, potrà affittare spazi su un canale e trasmettere notiziari e programmi, con la sicurezza che il canale arriverà sul televisore di casa e quindi sarà potenzialmente (e passivamente) fruibile dal telespettatore. Ovviamente sarà l' appeal del programma a determinarne l' interesse e quindi il gradimento. Come avviene per il giornale gratuito che viene "lanciato" dentro l' auto.
In un articolo pubblicato sul ?Corriere della Sera? ( Già tanti i canali aziendali e c'è chi fa il tg per i clienti ) compaiono due interviste che indicano che già alcuni grandi gruppi hanno incominciato a utilizzare la tv digitale (ma satellitare) come house organ, nonostante le difficoltà tecniche e gli alti costi. La tv digitale terrestre cancellerà problemi tecnici e costi eccessivi e moltiplicherà questi accessi. Dall' articolo del ?Corriere?:
Alcune esperienze di canali televisivi aziendali via satellite... ?Siamo stati tra i primi ad utilizzare questa possibilità creando Mediolanum Channel ? racconta Giuseppe Mascitelli, presidente di Mediolanum Comunicazione ?. Abbiamo realizzato una tv con cui informiamo 800 mila famiglie-clienti e 7.000 consulenti globali. E il successo è stato tale che abbiamo irrobustito la nostra offerta diffondendo oltre alle informazioni legate al mondo economico anche programmi di intrattenimento, di cultura e di moda per i quali abbiamo mobilitato i grandi professionisti della televisione. E ora faremo anche un telegiornale, che riferirà solo buone notizie di cui i media tradizionali sono carenti?. Altrettanto entusiasta dello stesso tipo di esperienza è Andrea Zorzi, responsabile della comunicazione interna di IntesaBci: ?Abbiamo creato ?Webintesabcitv' attraverso la quale diffondiamo due programmi e un telegiornale a 35 mila dipendenti delle nostre filiali... Lo strumento è eccezionale ed è per questo che sono possibili ulteriori sviluppi legati alla formazione e a iniziative che arrivino direttamente nelle case dei nostri clienti?.
Stiamo parlando di tv di massa. Ogni giorno, in media, 45 milioni di italiani la guardano per 290 minuti. L' Auditel ha registrato tra il 1997 e il 2003 una crescita di un milione di telespettatori, smentendo la previsione di un' erosione determinata dall' avvento di Internet e della tv satellitare. Inoltre 5 milioni di persone usano solo la tv come mezzo di informazione.
Il Censis sostiene che ? la tv è ancora l' unico vero collante del Paese, in quanto è l' unico mezzo di comunicazione visto da una fascia ampia di persone ? .
Infatti la sua indagine rileva che la tv è vista dal 98,5 % degli italiani ed è al top del consumo nel campo della comunicazione, seguita da: telefonini cellulari (75,3 %), radio (65,4), quotidiani (56,1), settimanali (44,3), libri (42,5), computer (36,4 % ), internet (27,8), tv satellitare (12,3). I dati sono del Rapporto Censis 2002.
Una ricerca Federcomin individua tre fasi nella storia della televisione: la fase della scarsità (dagli anni 40 agli anni 70) caratterizzata da scarsità delle frequenze, distribuzione terrestre, scarsità dei canali, tv come bene pubblico, accesso universale; la fase intermedia (dagli anni ? ' 80 alla metà degli anni ? 90) con scarsità delle frequenze terrestri, aumento delle modalità distributive (terrestre, cavo, satellite), incremento dei canali, tv come impresa economica, accesso universale e selezionato;la fase dell ' ' abbondanza (incominciata alla metà degli anni ? ' 90), con numero via via illimitato di canali, specializzazione dei consumi, personalizzazione dell ' ' offerta, complementarietà tra analogico e digitale.
L'informazione locale riceverà un' accelerata poiché il territorio regionale è troppo esteso per riuscire ad essere coperto capillarmente dalla tecnologia via cavo a costi accessibili mentre il satellite ha una copertura geografica molto ampia, non circoscrivibile agevolmente su scala regionale. Il digitale terrestre si propone quindi come supporto ideale per una settorializzazione territoriale.
Una delle ipotesi di lavoro prevede 88 programmi nazionali (rispetto agli 11 di oggi) e 44 regionali. Ma si potrebbe arrivare complessivamente fino a 275, accettando una definizione dell ' ' immagine leggermente inferiore.
Pierluigi Ridolfi, membro dell' Aipa, Autorità per l' informatica nella pubblica amministrazione, sostiene che:
a parte le reti nazionali, ogni Regione diventerà potenzialmente il baricentro di una nuova intensa attività di emittenza. E' È probabile che, indipendentemente da iniziative di privati o parallelamente a queste, ogni Regione darà vita a una propria rete di trasmissione e a una o piu' più reti per fornire contenuti. Lo scenario piu' più probabile prevede la nascita di società controllate dalle Regioni sia per la trasmissione sia per la fornitura di contenuti. E' È probabile che la maggior parte di questi fornitori di contenuti di posizionerà nella categoria di quelli ?a carattere comunitario ?, che la legge individua in fondazioni, associazioni ed altri enti privi di scopo di lucro che possono chiedere l' autorizzazione come fornitori di servizi a carattere comunitario con riduzione degli ? oneri ?.
L' interesse della Regione ? conclude Ridolfi ? è evidente: si tratta di informare, diffondere una cultura regionale, partecipare in modo costruttivo a risolvere
alcuni problemi sociali (multietnicità, prevenzione, salute), realizzare attività di formazione, e così via.
Da sottolineare che la legge Gasparri prevede che i titolari di una concessione televisiva concedano, ?a condizioni eque ?, ad altri soggetti il 40% della capacità trasmissiva in tecnica digitale, ovvero vi è l' obbligo di non accentrare e al contrario diventare fornitore di ?hardware ? ad altri.
Nella legge vi è quindi una distinzione importante, tra operatori di rete , per i quali è prevista una licenza, e fornitori di contenuti e servizi , per i quali è solamente prevista un' autorizzazione.
Il fornitore di contenuti potrà quindi affittare ( ? a condizioni eque ?) dall' operatore di rete il proprio spazio e trasmettere. Vi è da aggiungere che la legge fissa un tetto del 20 % quale capacità trasmissiva di un singolo operatore di rete, in modo da tutelare un certo pluralismo.
Un esempio appropriato indica la piattaforma digitale assimilabile a un condominio tra vari inquilini, anche se c' è un proprietario che oltre ad affittare gli appartamenti agli altri ne ha anche uno per sé, particolarmente grande e confortevole. Infatti il proprietario della piattaforma digitale è anche produttore e impresario di suoi canali e per questo potrebbe avere una posizione dominante, un' eventualità che dipenderà dall'effettiva regolamentazione della materia.
Un Rapporto di Federcomin, presentato allo Smau, sostiene che
la televisione digitale terrestre finirà per estendere il livello della competizione rispetto all' analogico, sia sul lato della domanda per il controllo del consumatore,
che su quello dell' offerta per il controllo dei contenuti, distinguendo sempre piu' più il ruolo e le funzioni di content provider da quello di gatekeeper. Ciò favorirà il
superamento del business model analogico basato sull' integrazione verticale del broadcaster. Seppure qualche livello d' integrazione verticale rimarrà possibile, questo modello
appare destinato a lasciare il posto a uno nuovo, nel quale la focalizzazione su una delle due funzioni-chiave (proprietà dei contenuti, proprietà dei consumatori) diventa la
scelta strategica da effettuare da parte del broadcaster digitale.
Sulla carta, la tv digitale terrestre si preannuncia più pluralista di quella satellitare, dove la fusione di Telepiù e Stream prima e l' acquisizione dell' azienda da parte di Rupert Murdoch poi, sembrano dimostrare che, come per il resto d' Europa, non ci sia in Italia spazio per più di un operatore televisivo satellitare a pagamento.
Ci sono poi scenari avveniristici , a cui è meglio solo accennare per non creare confusione tra l'oggi e il domani, anche se il supporto tecnologico digitale li rende praticabili. Sul televisore, diventato interattivo (un tempo anche la macchina fotografica non era interattiva, oggi le macchine fotografiche digitali dialogano col computer ed è facilissimo ritoccarle e stamparle: uno dei processi più importanti dell'avvento del digitale è quello della convergenza multimediale, cioè diversi apparati una volta distanti tra loro convergono e si supportano l'un l'altro, tanto che l'industria telefonica, l'industria televisiva e l'industria del computer sono ormai fortemente intrecciate) attraverso il decoder (tra le funzioni che offrono i modelli piu' più
avanzati, quella di memorizzare uno o piu' più programmi con la possibilità, se si accende il tv in ritardo, di veder scorrere il programma dall' inizio mentre
la parte finale è ancora in fase di trasmissione), sarà possibile inviare telegrammi e raccomandate, gestire il conto corrente ed effettuare operazioni
bancarie, pagare bollette, multe, tributi, effettuare scommesse, chiedere e ricevere certificati utilizzando la firma elettronica, scaricare musica a pagamento, e così via.
Secondo uno dei padri del digitale targato Rai, Guido Vannucchi:
Si verificò negli anni passati una diatriba tra fabbricanti di televisori e di computer. Il televisore evolveva sempre piu' più verso funzioni da computer, e veniva chiamato ?Teleputer ? , i fabbricanti di PC che vedevano sempre più evolvere il computer verso sistemi di televisione lo chiamavano ?Compuvision ?. In realtà, nel futuro, questo strumento sarà sicuramente la fusione tra il Teleputer e il Compuvision, con caratteristiche di interfaccia uomo-macchina sostanzialmente differenti: il Teleputer sarà essenzialmente un sistema a grande schermo, quindi da multimedialità domestica.
Nella casa del futuro avrà anche prestazioni da computer ma sarà soprattutto curato nel surrouunding, in tutta la parte sonora, in modo da avere un sistema di alta qualità di
Home Theatre. Viceversa, nell' applicazione da ufficio, da tavolo di lavoro, anche nell' ambito domestico, il Compuvision sarà un sistema sempre a schermo limitato, abbastanza
piccolo, molto facile da accedere come interfaccia uomo-macchina, ma più limitato, o più orientato ai sistemi d' ingresso attuali tipo computer a finestre.
Ritorniamo all' oggi. La legge Gasparri prevede il definitivo passaggio al digitale dal 31 dicembre 2006. È probabile che il termine sarà prorogato perché
per cancellare l' analogico occorre che tutta la popolazione sia servita con la nuova tecnologia. Quindi vi sarà un tempo verosimilmente piu' più lungo in cui coesisteranno
analogico e digitale. Ma i tanti motivi che rendono allettante anche per i grandi protagonisti dell' emittenza televisiva il nuovo corso e che abbiamo indicato sommariamente hanno portato in
primo luogo Rai e Mediasset, al di là della legge, ad impegnarsi attivamente nella sperimentazione (Mediaset e La7 si sono già aggiudicate la trasmissione pay-per-view in digitale
terrestre delle principali partite del campionato di calcio: un attacco al cuore della tv satellitare e la trasmissione delle prime partite, col prossimo campionato di calcio, potrà essere considerato
il vero colpo di pistola d'avvio della grande corsa della tv digitale). Tutto ciò conferma l ' ' irreversibilità della scelta digitale, anche se ?spalmata ? su tempi più lunghi di quelli
previsti dalla legge.
In questa fase sperimentale offerta di canali e di contenuti ovviamente coincidono. La Rai propone 8 canali, di cui sei ? trasferiti ? dall' analogico (Raiuno, Raidue, Raitre, RaiSport,
RaiNews24, RaiEducational) e due appositamente realizzati (RaiUtile e RaiDoc, dedicato alla cultura).
Mediaset propone Rete4 ma pure Coming Soon (cinema e spettacolo), Match Music, con la nuova rete musicale V.J., Class News, canale economico in collaborazione con
Class (editore di Milano Finanza e Italia Oggi), BBC World, 20ore.tv. inoltre ha sottoscritto un accordo con Dfree (di proprietà di Tarak Ben Ammar e TF1) che trasmette
Canale 5, Italia 1, SI-Sport Italia, LCI (canale d' informazione francese 24 ore su 24).
Telecom trasmette La7, Mtv e Studio Tv1 (quest' ultimo solo in Lombardia).
In parte dell' Italia del Centro-Nord arriva anche il segnale dell' offerta digitale terrestre pubblica svizzera , con 4 canali: TSI 1 e TSI 2 in lingua italiana, TSR 1 in lingua
romanda e SF1 in lingua tedesca.
Un significativo articolo è apparso su ? International Herald Tribune ? del 22 agosto 2004:
? Sky's digital satellite service alone has attracted 7.4 million users, putting it in the lead. But growth has slowed this year, mostly as a result
of the rapid growth of Freeview, a BBC-backed digital terrestrial service that has scooped up about four milion users.?
? The growth of Freeview has surprised everyone , even the BBC ? , said Ben McOwen Wilson, a partner at Spectrum Startegy, a consulting firm 1? .
Infine molte tv locali stanno già trasmettendo in contemporanea e sperimentalmente i propri canali in analogico e digitale.
L' Autorità garante per le telecomunicazioni annota che ?sul piano locale sono oltre un centinaio le emittenti che hanno chiesto e ottenuto l' abilitazione alla sperimentazione
del digitale terrestre?.
D' altra parte tutta l' Europa sta andando in questa direzione. In un suo documento la Commissione Ue sottolinea che la migrazione verso il digitale terrestre è molto più
di una migrazione tecnica e il cambiamento che ne deriverà assumerà una valenza non solo economica ma anche sociale.
A questo fine la Commissione ha lavorato affinchè affinché vi sia una completa compatibilità tecnica tra le soluzioni adottate dai vari Paesi, individuando uno
standard di trasmissione comune, il D vb VB , digital video broadcasting. Ciò che presumibilmente consentirà all' industria europea del settore di giocare un ruolo rilevante sul
mercato televisivo internazionale. Il valore del mercato dell'Information communication technolgy in Europa è calcolato in 400 bilioni di euro.
Assai esplicita è stata la c C omunicazione della Commissione al Parlamento europeo sulla necessità di ?piattaforme aperte ? poichè poiché ? l' obiettivo dell' Unione è realizzare l' accesso generalizzato di tutti i cittadini a questi nuovi servizi?.
Il calendario europeo registra 7 nazioni che già hanno sperimentalmente in onda bouquets digitali terrestri: Inghilterra (in cui la vera e propria transizione incomincerà dal 2006 per concludersi nel 2010), Svezia (la fase finale è prevista nel 2008), Spagna (2009), Finlandia (2006), Germania (2010), Olanda
(ha già incominciato la fase di transizione), Italia (2006).
Debbono ancora lanciare bouquets ma hanno già programmi precisi: Portogallo (entro il 2010), Svizzera (2015), Francia (2008), Norvegia (2006), Austria (2012), Danimarca (2011),
Irlanda (2010) mentre il Belgio ha previsto un avvio dalla Fiandre nel 2005.
Vi è da aggiungere che Berlino è passata dall' analogico al digitale dall' agosto 2003 e che in Inghilterra è stata costituita Freeview da parte di Bbc, Itv, Channel 4,
Crown Castle, Ntl. Raggiunge 2 milioni di spettatori, ha carattere sperimentale.
Per concludere, l'opinione di chi sta già vivendo il digitale terrestre e un brano del Libro Bianco sulla televisione digitale, voluto dal ministero delle Telecomunicazioni.
Il protagonista è Luigi Rocchi, direttore delle Strategie tecnologiche Rai:
Con l'approdo al digitale terrestre si può dire che siamo alle soglie di una nuova era televisiva, in cui l'uso più efficiente
della risorsa frequenza e la conseguente moltiplicazione di servizi e prodotti, sia di tipo tradizionale che multimediale che interattivo, apporterà vantaggi in termini di democrazia,
accesso all'informazione e qualità della vita: la nostra azienda potrà rafforzare e innovare il suo ruolo di servizio pubblico offrendo servizi di interesse sociale con nuove forme
e nuovi mezzi, contribuendo all'alfabetizzazione informatica ed evitando l'esclusione (la ?ghettizzazione informatica?) di qualsiasi fascia sociale; contribuendo, in altre parole, all'abbattimento di
quello che con termine anglosassone viene indicato come ?digital divide?.
Infine nel Libro Bianco del ministero è scritto :
I vantaggi del digitale terrestre sono innegabili anche per i consumatori e l' industria. I consumatori non solo disporranno, sul televisore domestico e senza
significativi aggravi di spesa, di una assai piu' più ampia gamma di programmi tra i quali scegliere, ma potranno anche compiere da casa operazioni che oggi richiedono
l'utilizzo del computer o implicano spostamenti in luoghi specifici (e-commerce, home banking, persino adempimenti amministrativi). Per le attività svolte attraverso i
servizi interattivi che passano per il televisore vi sarà dunque una drastica riduzione dei costi di transazione (home banking, e-finanza) e di informazione (e-commerce). Per l' industria
elettronica di largo consumo si apriranno ottime prospettive, determinate dal rinnovo degli apparecchi televisivi e dalla produzione dei decoder.
Carlo Valentini è giornalista Rai e docente alla Scuola di giornalismo dell?Università di Bologna
L?articolo compare anche all?indirizzo www.articolo21.com/commenti.leggi.php?id=1625