N. 6 - Maggio 2005


ISSN 1720-190X






Francesca Parravicini

Le Raccolte fotografiche modenesi Giuseppe Panini

 

  • La storia e il nucleo originario

  • La sede

  • Il materiale fotografico

  • La catalogazione

  • Mostra permanente ed esposizioni temporanee
  •  

    Leggendo, in verità per caso, l'ultimo saggio di Le Goff sulla storia del corpo, mi sono resa conto di quanto sia vero quello che dice: “La storia del corpo è perennemente respinta, programmata, rivendicata. Ma assai scarsamente praticata e accettata” (J. Le Goff, N. Truong, Il corpo nel Medioevo , Bari, Laterza 2005). Cita Marcel Mauss: “Noi accumuliamo i prodotti dell'operosità umana, raccogliamo i testi scritti e orali. Ma continuiamo ad ignorare le molteplici ed enormi potenzialità di cui è suscettibile quello strumento – peraltro universale e a tutti disponibile – che è il corpo dell'uomo”.

    La coincidenza del leggere qualcosa sul recupero attivo della storia del corpo nel momento in cui stavo scrivendo un articolo su di un archivio fotografico mi ha fatto pensare a come e quanto si stia oggi facendo per rendere davvero disponibile e accessibile e leggibile a tutti le storie meno raccontate: la storia dei modi di vita, la storia del costume, la storia del vestire, la storia di arti e mestieri, e così via. Attraverso lo strumento dell'immagine. Che non è un orpello, o un semplice arricchimento, ma è lo sguardo di altri, dei contemporanei in definitiva, sul loro mondo. Ci dice innanzitutto cosa vedevano e cosa non vedevano, ma ci racconta anche un'infinità di particolari di queste “altre storie”.

    Bressaï, fotografo polacco di nascita e francese d'adozione, a metà del '900 sosteneva “Au fond, j'ai fait un grand reportage sur la vie humaine”. Sono d'accordo con lui. Sono d'accordo nell'avere una visione più disincantata del mezzo fotografico, e dell'immagine in generale. E credo che la nascita e lo sviluppo di archivi fotografici come quello che stiamo per analizzare sia segno del recupero di tutto questo materiale proprio nel senso di “reportage sur la vie humaine”, di vera e propria storia.

     

    La storia e il nucleo originario

    L'Archivio Panini nasce dalla immensa raccolta di materiale fotografico di vario genere compiuta nel corso degli anni da Giuseppe Panini, fondatore nel 1961 dell'azienda delle figurine che ne porta ancora il nome, successivamente arricchita da donazioni, depositi o da acquisti compiuti direttamente dalla fondazione.

    Il nucleo originario si compone essenzialmente di tre fondi: il fondo Orlandini, acquisito nel 1980, il fondo Bandieri, del 1985, e il fondo D'Ami, degli stessi anni. Tutti acquistati da Giuseppe Panini, insieme formano un archivio di 500.000 immagini. La lungimiranza del fondatore sta nell'aver acquisito non solo le immagini singolarmente, ma tutto ciò che apparteneva allo studio fotografico, quindi anche la strumentazione fotografica, quindi anche gli arredi, e i carteggi (questi ultimi solo per ciò che riguarda lo studio Orlandini). La completezza della raccolta fa sì che si possano acquisire da questo materiale informazioni non solo a livello di storia dell'immagine, ma anche a livello delle tecniche fotografiche in voga, dei metodi,delle strumentazioni a disposizione. Ad esempio, tra i carteggi dello studio Orlandini rientra la corrispondenza privata intercorsa tra questo e i familiari durante i periodi di assenza per lavoro, ricca di informazioni tecniche e di particolari sulla vita dei fotografi della fine dell'800. Per arricchire le conoscenze tecniche si può fare riferimento ai registri dello studio, che suppliscono con i dati in essi contenuti alla mancanza delle lastre, che venivano buttate (nel caso di Orlandini), o ripulite e utilizzate in altri modi (nel caso delle lastre dello studio Sorgato addirittura sfruttate per la finestre del palazzo comunale).

    Se il fondo Orlandini e il fondo Bandieri sono acquisizioni da studi fotografici, il fondo D'Ami consta invece di una precedente raccolta: durante la sua vita infatti D'Ami, graduato dell'Aeronautica militare, raccolse fotografie e libri appunto sull'Aeronautica, dai fratelli Wright alla seconda guerra mondiale esclusa, per la catalogazione dei quali è stato appositamente richiesto l'aiuto di un esperto dell'Aeronautica, data la specificità dell'argomento trattato.

    Un'altra sezione delle Rfm Panini raccoglie le cartoline di Modena e Provincia, altra passione di Giuseppe Panini, che segue quella per i francobolli e precede quella per la fotografia. In realtà il fondo delle cartoline comprende anche pezzi al di fuori della Provincia di Modena, (ed esempio, di particolare importanza è il fondo dell'editore modenese Pini, che comprende anche i cataloghi e i campionari di vendita con immagini fotografiche di parecchie città del nord Italia; oppure, molto significativa per omogeneità e consistenza, ricordiamo anche la collezione di cartoline regionali italiane e straniere dei primi anni del secolo e quella di cartoline pubblicitarie, militari e artistiche), e elementi dall'esposizione di Torino del 1911. Anche in questo caso, soffermandosi sulla dimensione diacronica della raccolta, si nota l'evoluzione delle tecniche utilizzate per la realizzazione delle cartoline illustrate: dalle prime stampate con tecniche molto elaborate come la collotipia o la fotoincisione, alle più moderne prodotte con retino in modalità offset. Si attende la collocazione della raccolta di figurine, da lui prodotte e collezionate, che Panini donò alla città. Nel 2006, a dieci anni dalla sua morte, sarà aperto il Museo della figurina.

    La sede

    La collezione conservata alle Rfm Panini non fu invece un dono: l'idea di Giuseppe Panini era di costituire una fondazione (con la collaborazione di Comune, Provincia e Istituto dei beni culturali della Regione) che gestisse tutto questo patrimonio mettendolo a disposizione del pubblico. Finché era in vita si occupò lui della costituzione di questo organismo, attività che viene oggi continuata dagli eredi. Il Comune ha quindi messo a disposizione nel 2001 la sede odierna, un palazzo di pregio, ristrutturato seguendo criteri tecnici che permettessero la conservazione di questo patrimonio. Le scelte impiantistiche fatte permettono di collocare la sede di via Giardini 160 all'avanguardia a livello nazionale nello specifico campo della conservazione del materiale fotografico antico. Essa dispone infatti di archivi climatizzati a stretto controllo termo-igrometrico, e di sistemi informatici che permettono la consultazione di fotografie realizzate più di cento anni fa in modo agevole e con ottima risoluzione. La sede è stata data in usufrutto gratuito all'associazione Giuseppe Panini per gestire sia il nucleo originario, che gli altri fondi aggiuntisi negli anni, e le varie donazioni e depositi, sia fisici che virtuali. L'esistenza di questi archivi climatizzati realizzati appositamente per la conservazione di materiale fotografico spinge quanti siano in possesso di materiale fotografico di valore a depositarlo presso le Rfm Panini, mantenendone la proprietà e allo stesso tempo garantendo la miglior conservazione possibile. Sulla base di questi presupposti, tra acquisti, donazioni e depositi, presso le Rfm Panini sono ora giacenti più di un milione di immagini, che costutuiscono senza dubbio uno straordinario trampolino di lancio per il raggiungimento del fine ultimo dell'archivio stesso: quello di presentarsi come rappresentazione diacronica di Modena e Provincia, in tutte le sue dimensioni.

    Il materiale fotografico

    Per dar conto degli sviluppi che l'archivio subisce, ogni due anni viene realizzata la mostra “Attraverso la fotografia”. L'ultima, realizzata nel 2004, consente al pubblico di dare un primo sguardo al patrimonio acquisito e depositato nel biennio 2002-2004.

    Negli ultimi due anni sono stati trasportati presso la sede delle Rfm Panini anche gli Archivi in possesso della pubblica amministrazione:

    •  L'Archivio Botti e Pincelli, fotografi il cui studio aveva sede in piazza Roma, una delle più prestigiose della città di Modena, acquistato integralmente dal Comune prima che gli eredi lo smembrassero, comprende materiale realizzato dai due fotografi per Comune, Provincia, Gazzetta di Modena e Resto del Carlino tra gli anni '50 e gli anni '90, permettendo così alle Rfm Panini di ampliare lo spettro delle documentazioni sino ai giorni nostri.

    •  Il materiale fotografico dell'Archivio della Provincia di Modena: circa 20.000 fotografie, tra quelle commissionate e quelle conservate presso l'Archivio dell'Ufficio Stampa;

    •  Il fondo Graziosi, costituito da oltre 2.000 negativi e diapositive su lastre di vetro, di proprietà del Museo Civico d'Arte di Modena, ma depositato qui per permettere una migliore conservazione grazie agli archivi climatizzati, è l'insieme delle fotografie realizzate dall'artista come bozzetti per la realizzazione delle sue opere fra il 1900 e il 1940.

    •  Fondo Corti, di proprietà del comune di Montefiorino: i fotografi qui sono padre e figlio, che documentano gli avvenimenti dell'Appennino modenese tra gli anni '30 e '40. Il dato più interessante è certamente il loro sguardo apolitico, col quale osservano sia partigiani che fascisti, cosa che permette una sorta di visione “oggettiva” di questa realtà.

    •  Va menzionato anche l'Archivio fotografico del Comune di Soliera, 20.000 scatti che raccontano la vita della comunità dalla liberazione ad oggi. Da sottolineare che il deposito è solo “virtuale”: sono infatti messi a disposizione le immagini in formato digitale, mentre gli originali sono conservati presso il Comune di Soliera.

    Tra gli altri fondi acquisiti di recente rientrano anche i seguenti:

    •  I fondi della famiglia Carbonieri si collocano storicamente tra gli anni '10 e gli anni '20. I Carbonieri erano una famiglia appartenente all'alta borghesia, che viveva nella prima provincia modenese, a Magreta. Erano tra i pochi, al tempo, a possedere una macchina fotografica, e sviluppavano le fotografie direttamente in casa. Tutte questa caratteristiche rendono questo materiale particolarmente interessante: i fotografi facevano scatti su soggetti di tutt'altro genere, qui sono ritratte persone di famiglia in vacanza, o dentro casa. Viene mostrato l'ambiente e il modus vivendi dell'alta borghesia anno '20.

    •  Tra i depositi devono assolutamente essere annoverati anche quelli di singoli, come ad esempio le fotografie di Giò Barbieri, un modenese che negli anni '60 entrò nel Guinness dei Primati per il numero dei paesi visitati, e che conserva qui tutte le fotografie relative ai suoi viaggi in moto o in autostop.

    •  Va ricordato senza dubbio l'archivio Giberti, acquisito dalla fondazione alla fine del 1998, componentesi di immagini esterne che documentano le trasformazioni della città, ma anche di ritratti e riprese mediche e scientifiche, realizzate presso i principali istituti ospedalieri della città.

    La catalogazione

    Per rendere disponibile tutto questo materiale è necessario agire su due fronti: sia ultimare la catalogazione (per una completa consultazione da parte dello studioso), sia realizzare mostre (per garantire l'accesso al pubblico).

    Al momento risultano catalogate 43.000 fotografie, almeno alcune per ogni fondo, per permettere un accesso anche minimo ad ognuno di essi. Questi scatti sono tutti consultabili sia in Internet sia presso le postazioni informatiche in sede. Il numero di fotografie catalogate ad oggi può sembrare poca cosa in confronto all'enormità di materiale disponibile, ma bisogna tenere presente che l'operazione di catalogazione richiede per ogni scatto una lunga ricerca storica, sulla base di dati e immagini non sempre immediatamente disponibili.

    Tutto il materiale non catalogato è comunque consultabile in sede su appuntamento con uno dei tecnici, perché l'immagine ricercata deve essere reperita all'interno delle varie scatole, conservate negli archivi climatizzati, e ordinate secondo criteri stabiliti dai fotografi o dallo stesso Giuseppe Panini, che non corrispondono però ai criteri che verrebbero oggi utilizzati per una razionale catalogazione che permetta l'accesso al pubblico.

    La consultazione in rete e presso la sede è libera, e anche l'utilizzo per motivi di studio o personali. L'uso commerciale è invece subordinato al pagamento dei diritti d'autore.

    I numerosi dati utilizzati per la catalogazione consentono una ricerca il più semplice e il più completa possibile. I criteri di ricerca sono infatti molteplici: inserendo obbligatoriamente o una parola chiave, o il numero d'inventario, si può cercare per soggetto (scegliendo da una lista di soggetti molto dettagliata e ritagliata sulla realtà locale, con riferimenti ai monumenti salienti della città, a eventi unici, o a momenti storici di particolare importanza), per tecnica utilizzata (positivo, negativo, diapositiva e via discorrendo), per serie, per località, per formato e per fotografo, restringendo eventualmente la ricerca ad un determinato periodo storico.

    In Internet viene messa a disposizione dell'utente una miniatura dell'immagine, e viene detto quali e quante altre fotografie sono disponibili su quello stesso tema. Presso le postazioni informatiche in sede è invece possibile avere accesso ad una riproduzione digitale della fotografia nelle sue dimensioni naturali, fronte e retro, alla quale sono abbinati eventuali ingrandimenti di particolari interessanti (come possono essere francobolli, o timbri dello studio etc. etc.).

    Consultabili presso la sede anche biblioteca ed emeroteca: la prima consta di circa 4 mila volumi e saggi (antichi e moderni) su Modena, la sua provincia e, più in generale, sulla fotografia. L' emeroteca conserva invece giornali pubblicati a Modena dalla fine del Settecento fino agli anni Cinquanta del nostro secolo e un'ampia raccolta di giornali e riviste specializzate (“Il Corriere Fotografico”, “Progresso fotografico”), quotidiani d'informazione e giornali di intrattenimento (“L'illustrazione Italiana”) dall'inizio del Novecento ai giorni nostri.

    Mostra permanente ed esposizioni temporanee

    In sede è allestita le mostra permanente, grazie alla quale è visibile la ricostruzione, con gli arredi originali provenienti dallo studio Orlandini, la sala di posa di un antico atelier fotografico (termine che non a caso sottolinea l'iniziale rapporto di vicinanza di intenti esistente tra pittura e fotografia). Inoltre, attraverso una galleria di ritratti selezionati negli archivi Rfm Panini è possibile ripercorrere la storia della fotografia dai primi dagherrotipi fino alla stampa a colori. Un percorso significativo che permette di notare entro lo spazio di una sala i mutamenti avvenuti nell'arco di 150 anni di storia della fotografia. Oltre all'evoluzione delle tecniche e dei supporti fotografici è interessante osservare quella della moda e del costume: dalle cartes de visite in cui la fissità degli elementi dello studio (colonne, leggii, poltrone, tende, tappeti, finestre, cieli e città dipinte) e altri, più personali, uniti indissolubilmente al soggetto (un libro, una penna, una lettera, un ventaglio, una collana, una spilla fermacapelli) sembra doversi ripetere indefinitamente, alle immagini in cui i particolari statici dello sfondo lentamente recedono lasciando spazio a una sempre maggiore libertà espressiva per chi si pone dietro o davanti l'obiettivo.

    Un'altra sezione espositiva permanente mostra le trasformazioni urbanistiche e del territorio: è possibile ripercorrere la storia urbana della città di Modena e della provincia, col suo paesaggio e i monumenti caratteristici, attraverso una selezione di immagini che documentano alcune delle più significative trasformazioni avvenute negli ultimi 150 anni. Sono inoltre esposti alcuni rari originali di Ferruccio Sorgato raffiguranti le mura di Modena abbattute all'inizio del secolo scorso e le riproduzioni di fotografie di Franco Fontana che riprendono gli scorci già fotografati dagli Orlandini, così da offrire al visitatore un confronto parallelo e immediato tra l'immagine della città di ieri e quella di oggi.

    Le mostre temporanee, che si susseguono a ritmo serrato nell'ala della sede loro dedicata o presso altri spazi espositivi della città, spaziano dalla fotografia storica (facendo riferimento alle iniziative in corso durante il 2005, si può citare “Dalla parte della libertà: Guerra e Resistenza in provincia di Modena 1940-1945”, dal 22 aprile al 15 maggio), alla fotografia di viaggio (“Souvenir del Grand Tour – Fotografia e turismo d'élite nell'Ottocento”, in autunno), alla storia della fotografia (“Modena fin de siècle : la fotografia a Modena dal 1864 al 1900”, in inverno).






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