Monica Campagnoli
Giorgio Galli
Piombo Rosso. La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi
Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2004, pp. 479.
Il primo episodio che apriva in Italia la lunga stagione della lotta armata avvenne il 5 ottobre 1970, era ascrivibile alla sinistra e fu rivendicato dal gruppo XXII Ottobre (dal giorno della sua data di fondazione). Da allora, per oltre un ventennio, la lotta armata, di sinistra e di destra, ha gravato sulla vita politica italiana, intrecciandosi con dinamiche di tipo economico e sociale e finendo per divenire un tratto caratterizzante della storia del nostro paese. Un numero impressionante di morti, feriti, rapine, rapimenti, agguati, sparatorie, collusioni, misteri che, sino alla fine degli anni Ottanta, hanno tenuto attivamente impegnati e sotto pressione da un lato i brigatisti e, dall'altro, le forze dell'ordine e la società civile. Uno spargimento di sangue che sembra avere termine all'inizio degli anni Ottanta, anche se il silenzio è interrotto da qualche sporadico, ma letale, attentato: come gli omicidi del professor Ezio Tarantelli (1985) e quello del senatore democristiano Roberto Ruffilli (1988), avvenuto Forlì, con i quali possiamo considerare conclusa la stagione del terrorismo.
Sarebbe logico pensare che a questo punto il libro debba interrompersi, riservando un ultimo capitolo finale, di riflessione ed inquadramento, agli omicidi D'Antona (1999) e Biagi (2002). Invece, l'autore, Carlo Galli, politologo e saggista, per lungo tempo docente di Storia delle dottrine politiche all'Università di Milano e consulente presso la Commissione stragi negli anni 1994-1995, inserisce nella narrazione le vicende legate ai fondi neri del Sisde, all'arresto di Totò Riina e all'omicidio della giornalista Ilaria Alpi, avvenuto in Somalia (1994). Perché, Carlo Galli, ha deciso di inserire nella ricostruzione della lotta armata avvenimenti che sembrano non essere legati fra loro in alcun modo? Quale trama accomuna le Brigate rosse al crimine organizzato ed all'omicidio dell'inviata Rai che, quasi certamente, ebbe la sfortuna di seguire una pista (quella dello smaltimento dei rifiuti tossici) che finì per costarle la vita?
Servizi segreti. Questo è il filo conduttore che permette di leggere, e collegare, tutti gli eventi narrati in questo volume. La teoria sostenuta dall'autore vede i servizi segreti impegnati ad esercitare un ruolo da protagonisti nello sviluppo/crisi del movimento armato, così come in tutti i fatti più importanti accaduti in quegli anni in Italia. Per questo motivo la narrazione prosegue anche dopo il 1982, quando le Br ?storiche', dopo il rapimento del generale americano Dozier (1981), subirono un'offensiva tale da entrare in una crisi irreversibile, al punto che proprio il 1982 può essere individuato come l'anno nel quale l'esperienza della lotta armata, quella delle Brigate rosse e della stella a cinque punte, è da considerare definitivamente tramontata. Le Br, percepite sino a quel momento come un movimento unitario, a partire dal 1982 diedero vita a due gruppi distinti il Br-Pcc (Partito Comunista Combattente) e il Br-Partito della Guerriglia (quest'ultimo ha già cessato di esistere nel 1983), i quali, nel corso del decennio, esaurirono il loro ciclo vitale, salvo ricomparire e colpire di nuovo alla fine dei Novanta.
Il libro ricostruisce gli avvenimenti basandosi sulle testimonianze di pentiti, magistrati, politici. Molti punti sono chiariti, altrettanti restano oscuri, confinati in una zona d'ombra che rimane impenetrabile nonostante le indagini e le inchieste, entrando a pieno titolo a fare parte dei misteri d'Italia, uno su tutti: la morte di Aldo Moro. Se la ricostruzione storica dell'Italia degli anni Settanta fornisce la cornice nella quale si formarono le Brigate rosse, la cui nascita è legata alla situazione specifica di quegli anni, le testimonianze mettono in luce, da subito, il ruolo dei servizi segreti che conoscevano l'identità di quasi tutti quelli che poi divennero latitanti, eppure i brigatisti ebbero modo di organizzarsi e colpire duramente lo Stato.
L'autore sostiene che i servizi rappresentano una sorta di Stato nello Stato. Questo non significa che sono in contrasto l'uno con l'altro. Anzi. Piuttosto significa che in una democrazia rappresentativa, come quella italiana, i servizi di sicurezza hanno svolto un ruolo, in generale ed in rapporto alla lotta armata, di ?guardiani' dello stesso sistema democratico. Alcune scelte compiute dai servizi di sicurezza, che possono risultare incomprensibili ai cittadini che usufruiscono dei vantaggi del vivere in un sistema democratico, risponderebbero ad una logica di tutela delle istituzioni.
Galli offre una ricostruzione della lotta armata che la contestualizza negli anni della guerra fredda e dell'anticomunismo ma afferma anche che essa non esaurì la sua specificità in quelle situazioni, infatti ricompare di nuovo, in Italia, in un contesto successivo all'implosione del blocco sovietico. Nel frattempo, i servizi segreti hanno continuato l'opera di costruzione dello Stato nello Stato, diventando una specie di Giano bifronte che vive in simbiosi con le istituzioni e che, al pari di queste, negli anni Novanta, devono confrontarsi con nuove e vecchie sfide. Il sistema utilizzato è però sempre lo stesso: si alternano momenti di azione diretta e repressione del crimine a momenti di ?tolleranza' o addirittura di copertura, secondo una logica misteriosa, comprensibile solo ai custodi occulti dello Stato e delle sue istituzioni.