Roberto De Vivo
Memoria e futuro
“Nuovi” musei e “vecchie” tecnologie Le innovazioni proposte nel settore della comunicazione digitale offrono, successivamente all'avvento di Internet e agli operatori del settore museale in particolare, nuove potenzialità e aprendo prospettive fino a pochi anni prima inattese. Potenzialità e prospettive che, sebbene portino con sé numerosi benefici e vantaggi, non sono tuttavia immuni dal far sorgere interrogativi e punti di attenzione; si scriveva negli anni Novanta:
Il Web è la grande festa degli espositori e le istituzioni museali si domandano se è meglio restare fuori da un ambito espositivo disseminato su tutto il mondo o se entrarci in modo marginale senza scoprirsi del tutto (Alberico 1992).
Addetti ai lavori e studiosi del settore pensano che la musealità vada ormai incontro a una radicale trasformazione, come principale conseguenza alla penetrazione delle nuove tecnologie della comunicazione all'interno del settore dei beni culturali, e che essa impone una riconsiderazione del museo nei suoi fini e nei suoi obiettivi, superando il concetto di luogo della memoria organizzato secondo determinati spazi espositivi (Bertuglia C.S., Bertuglia F. e Magnaghi 1999).
Oggetto del presente articolo è, a partire dalle fonti bibliografiche esistenti in materia e dall'analisi di casi di eccellenza presenti sul web (identificati attraverso indagine mirate effettuate per parole chiave sui principali motori di ricerca 1 su Internet), l'analisi del processo di cambiamento subito – in campo storico-museale – successivamente all'integrazione con i nuovi media; al fine di favorire un primo inquadramento del fenomeno, con un occhio di riguardo al fenomeno dei musei storici (cui sarà dedicato in futuro un articolo di approfondimento e recensione).
Si ritiene opportuno, specificare fin da subito che chi scrive ritiene che non solo oggetti e collezioni, ma anche documenti e “oggetti” storici, debbano fare parte di un sistema attraverso il quale ottimizzare lo studio del passato e comprendere con maggiore efficacia la realtà di oggi.
Guardando alla storia del museo è possibile fotografare un processo di continua rivisitazione dei principi ispiratori e delle finalità che hanno guidato la raccolta di collezioni.
Il museo nasce come ambiente dedicato alla custodia di oggetti; si conoscono esempi di tali costumi nelle civiltà antiche, i cui popoli, greci e romani in particolare, dedicarono luoghi appositamente adibiti a tale scopo.
È noto che in Grecia i templi delle muse – da cui il nome musei – ospitavano stanze appositamente destinate a raccogliere ed esporre agli sguardi divini, gli oggetti di valore provenienti da alleanze con altre nazioni o da conquiste su paesi nemici e dei cittadini. Secondo la leggenda Alessandro Magno avrebbe dedicato agli oggetti raccolti nel corso delle sue conquiste militari la biblioteca di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo. I saccheggi militari furono in effetti una delle maggiori fonti di collezioni di oggetti anche nella Roma imperiale, dove sia i templi sia le dimore patrizie dovevano essere progettati ed edificati prevedendo la presenza di ambienti dedicati a collezioni private di statue e oggetti, a testimonianza dei saccheggi perpetuati sulle popolazioni sottomesse o del potere delle famiglie cui tali tesori appartenevano.
Una delle prime forme organizzate di museo moderno (Lugli 1992) è stata la chiesa, intesa come edificio adibito al culto cattolico, che – dal periodo romanico in poi – prese in carico anche la missione di conservare e “pubblicizzare” tutto quanto ritenuto significativo, divenendo dunque “l'ambiente” per eccellenza per la custodia di reliquie religiose e di tesori, provento di dono o offerte; ancora nella chiesa è possibile rilevare i primi segni di attenzione nei confronti dell'allestimento: gli oggetti sono ordinati gerarchicamente secondo una logica che riflette quella dell'architettura ecclesiastica, con gli oggetti “minori” lungo le navate laterali e quelli più importanti e significativi collocati in alto, in fondo alla navata centrale 2.
Uno dei secoli centrali per lo sviluppo della musealità è il Quattrocento: è col Rinascimento italiano che il concetto di museo pubblico, anche inteso come conservazione del patrimonio culturale, acquisisce una struttura definita.
Nel Rinascimento i “tesori” furono collezionati, oltre che all'interno delle chiese, nelle case private di famiglie di nobili origini; un fenomeno rispetto al quali vale la pena fare un piccolo distinguo tra Europa settentrionale e meridionale.
Nell'Europa settentrionale i salotti dei principi presero il nome di “stanze delle meraviglie” – Wunderkammern –, erano aperte a pochi eletti ed avevano la caratteristica di contenere oggetti curiosi o di provenienza “etnica”, nonché forme alternative di raccolta della conoscenza umana: testi monografici e manuali, oggetti artistici, reperti naturali, strumenti scientifici.
Nell'Europa meridionale, invece, le collezioni venivano esposte a pubblici di amici ed artisti, all'interno dei salotti dei principi. Un esempio di collezione pubblica, in questo caso di sculture antiche e moderne, la cui fama è arrivata fino ai giorni nostri è quella che Lorenzo il Magnifico rese disponibile agli artisti a lui contemporanei per suscitare in loro stimolo alla produzione creativa.
L'evoluzione di tale fenomeno produrrà i cosiddetti studioli dei signori; uno dei più famosi esempi dei quali è quello che Francesco I dei Medici costituì a Palazzo Vecchio e che egli, una volta diventato granduca, decise di aprire a tutta la cittadinanza fiorentina, inaugurando gli ambienti che sarebbero poi divenuti la Galleria degli Uffizi.
E proprio il museo della Galleria degli Uffizi costituisce il prototipo di museo moderno in cui sono identificabili alcuni elementi specifici, quali: un ambiente con funzione di “contenitore” e una collezione di oggetti con funzione di “raccolta di contenuti” caratterizzati da un'organizzazione del materiale secondo un programma preordinato e una classificazione degli oggetti secondo criteri predefiniti (Bertuglia C.S., Bertuglia F. e Magnaghi 1999).
L'evoluzione del fenomeno dello studiolo, nel corso del XVII secolo porterà alla nascita de “la galleria”, ambiente dedicato a esporre e “celebrare” i tesori di proprietà delle famiglie più ricche e nobili 3.
Alla fine del XVIII secolo l'evoluzione dei gabinetti delle curiosità, degli studioli dei signori e delle gallerie saranno i musei della scienza e della tecnica, sorti per l'appunto dalla dicotomia fra arte e scienza e dalla specializzazione delle diverse discipline all'interno o in sinergia con le Accademie, al fine di offrire agli studenti modelli di studio e di riferimento.
Anche grazie al supporto offerto dalla neonata disciplina museografica 4, il museo è, durante l'intero XVIII secolo, al centro di dibattiti e riflessioni in tutta Europa, soprattutto a Londra, con l'apertura del British Museum, e a Parigi, con l'inaugurazione del Louvre; Inghilterra e Francia sono i due paesi in cui il museo acquista identità e diventa la macchina culturale, come ancora oggi è intesa.
Anche in Italia i protagonisti della vita economica e sociale favoriscono il dibattito museale e l'affermarsi di modelli che saranno di riferimento nei secoli a venire; come a Roma, dove sorgono in questo periodo molti importanti musei, ovvero il museo Capitolino (1734); la pinacoteca Capitolina fondata tra il 1748-1752; Il museo della Villa Albani nel 1746; il museo Pio Clementino in Vaticano, nel 1775. Questi ultimi due particolarmente eccellenti, quali modelli, in quanto i primi in cui ci si pone il problema della progettazione architettonica e dell'allestimento, e in cui ci si confronta, dunque, con problemi quali l'adeguatezza dell'illuminazione e, addirittura, la riduzione dei rischi d'incendio.
I patrimoni nazionali, costituiti dalle opere d'arte, sono tutelati e salvaguardati dallo Stato ma, contemporaneamente, sono soggetti a furiosi saccheggi in quanto simboli legati all'Ancien Règime; Napoleone, per citare uno dei più famigerati razziatori di opere d'arte, si circondò al Louvre dei capolavori rubati ai paesi da lui conquistati. Per la prima volta si evidenzia l'importanza della contestualizzazione di un oggetto d'arte, significativo anche in quanto collegato, o talvolta addirittura inscindibile, dal luogo e dalla cultura d'origine. Così un po' ovunque in Europa i sovrani cedono le loro collezioni allo Stato creando i “musei della Colpa” (dei conquistatori N.d.r. ), ma anche quelle istituzioni culturali tutt'ora esistenti: il Glyptothek di Monaco (1816-1830); l'Altes Museum di Berlino (1823-1830); la National Gallery di Londra (1824); il museo dell'Hermitage di San Pietroburgo (1839-1851). Nel corso della prima metà XIX secolo questo modello di museo borghese si sviluppa compiutamente nell'intero vecchio Continente; il museo viene organizzato, aperto al pubblico, e utilizzato come status symbol del prestigio nazionale.
Nella seconda metà dell'Ottocento, grazie anche al successo delle grandi mostre – a partire della prima Esposizione Universale di Londra del 1851 – si rivela l'immenso interesse del pubblico per l'arte, che segnerà anche la nascita della fortunata alleanza fra arte e industria.
All'inizio del Novecento, e anche nel periodo tra le due guerre, ovunque nel mondo, e in particolare in Europa, il museo fa sentire il suo peso autoritario nei confronti della creazione artistica, favorendo un'immagine di sé, “chiusa” e “distante” al punto da attirare le ripulse di quei movimenti polemici e d'avanguardia artistica, quali il Futurismo e il Dadaismo, che affermano il rifiuto del museo-tempio. È in quegli anni, e più precisamente nel 1917, che Marcel Duschamp – uno dei massimi esponenti del movimento dadaista – introduce in un museo una provocatoria opera d'arte a forma d'orinatoio. Ma mentre in Europa si “bisticcia” sulla funzione più appropriata del museo in America sorgono i più grandi musei del mondo di arte moderna, primi fra tutti, a New York, il MOMA, acronimo di Museum of Modern Art (1929), o il Solomon R. Guggenheim Museum, progettato dall'architetto americano F. L. Wright. (1934).
Nel 1948 tutti i musei del mondo si riuniscono sotto il coordinamento generale dell'Icom (http://www.icom.org/), acronimo di International Council of Museum: un organismo internazionale che oggi conta più di 15.000 membri in 147 paesi ed è patrocinato dall'Unesco.
D'accordo con Bertuglia riteniamo che nel secondo dopoguerra si affermi in occidente “il modello americano, con esiti disastrosi per i musei europei. I musei europei infatti, profondamente danneggiati dalla guerra, dalle razzie tedesche, non sono inseriti – come quelli americani – in un contesto produttivo che ne valorizzi le funzioni e ne definisca i compiti; e mentre negli Stati Uniti si è venuto creando un rapporto dinamico tra mercato dell'arte, industria culturale, università e musei, nell'Europa sempre più ‘vecchia' i musei tendono a diventare polverosi depositi di cose morte […] Nell'Europa della ricostruzione non c'è posto per i musei che, privi di finanziamenti e personale, muoiono davvero” (Bertuglia C.S., Bertuglia F. e Magnaghi 1999, p. 277).
Dopo il 1968, i musei cominciano a essere oggetto di nuove attenzioni; vengono istituiti nuovi musei, sempre più specializzati, e, nei “vecchi”, si favoriscono i convegni e le ristrutturazioni; Il fenomeno è particolarmente evidente in Francia, dove viene creato il Centre Georges Pompidou, detto “Beaubourg”, progettato dagli architetti Renzo Piano e Richard Rogers, e inaugurato nel 1977.
Nella società contemporanea, il museo attraversa infine una fase di forte trasformazione, stimolata da molteplici fattori, a partire dall'ingresso nei musei delle masse turistico-scolastico, degli sponsor e dei mass-media; un fenomeno che comporta, inevitabilmente, un ripensamento della strutture e delle strategie comunicative.
Altro motivo di trasformazione, ugualmente influente, è la rivoluzione tecnologica di fine millennio: una vera e propria terza rivoluzione industriale, che apre inedite prospettive e pone altrettante problematiche nel settore dei beni culturali.
Il museo è dunque continuamente cambiato nel corso dei secoli, e con esso gli oggetti collezionati, le sue funzioni, i pubblici di riferimento.
Il concetto degli oggetti contenuti, per quanto estremamente importanti, non può essere tuttavia considerato esaustivo per descrivere un museo; d'accordo con Bertuglia (Bertuglia C.S., Bertuglia F. e Magnaghi 1999), riteniamo infatti che possa essere chiamato museo quel luogo ove esista “una raccolta, organizzata di oggetti e/o di informazioni, da conservare con finalità e principi definiti, destinata ad un pubblico di riferimento”.
Dunque un museo deve rispettare la presenza di quattro elementi essenziali, i quali costituiscono l'ossatura portante del museo interpretato secondo una logica di sistema:
ambiente appropriato: il Contenitore;
oggetto della raccolta: il Contenuto;
obiettivo e principio ispiratore definito: la Finalità;
pubblico di riferimento specifico: il Destinatario.
Soffermandosi brevemente su ciascuno di questi quattro elementi, possiamo rilevare alcune considerazioni significative.
Sul Contenitore è da specificare che si tratta dell'ambiente che ospita i Contenuti, e che, con essi, dovrebbe amalgamarsi a formare un insieme armonioso o che, se ciò non fosse possibile, dovrebbe essere adattato ai Contenuti; mentre frequentemente accade, purtroppo, il contrario, e cioè che gli oggetti siano selezionati e ordinati in funzione degli spazi a loro attribuiti.
In relazione ai Contenuti, emergono alcuni indicatori significativi; essi sono:
La modalità di selezione, intesa come l'insieme di regole secondo cui vengono prescelti i contenuti oggetto del museo; a titolo di esempio potrebbero essere identificati tutti i dipinti di Raffaello, o – ancora a titolo esemplificativo – tutte le armi da guerra del XXI secolo.
Il criterio di ordinamento, inteso invece come l'insieme di regole con cui vengono posti in sequenza, e presentati al fruitore come un percorso logico, i Contenuti selezionati; per fare uno o più esempi, le modalità potrebbero essere di tipo cronologico, diacronico o anche geografico. Inevitabilmente potrebbero essere previsti anche più criteri di ordinamento per la stessa raccolta, per cui un certo gruppo di contenuti potrebbe essere raccolto per area geografica di appartenenza (come primo livello) e poi per anno (come secondo livello).
Le informazioni strutturate sull'oggetto della raccolta, in funzione o dei destinatari dei contenuti del museo, o – meglio – di una più agevole e favorita fruizione degli oggetti stessi, per cui sarebbe opportuno integrare gli oggetti di informazioni e conoscenze che, integrando il contenuto, formino con esso un “corpo” unico.
Invece circa le finalità esse possono essere fatte schematicamente risalire a quattro macro tipologie:
conservativa;
divulgativa;
promozionale, della produzione scientifico- culturale;
didattico-educativa.
D'accordo con Kotler (1999) quando afferma che i musei non vendono prodotti ma un'esperienza, non considereremo – ai fini della presente ricerca – la capacità dei musei di generare ricchezza economica, che sebbene possa costituire un fine, riteniamo sia di un livello diverso da quelli precedentemente elencati.
Circa i Destinatari è sufficiente specificare che essi possono appartenere, principalmente e in linea generale, a due classi, ed essere cioè generici o specifici. Generici, quando non vi sia un target univocamente identificato, specifici in caso contrario.
In ultima analisi ci piace osservare che il museo può essere assimilato a un mezzo di comunicazione e, come tale e sulla base delle stesse teorie tradizionali (Mattelart A. e Mattelart M. 1999), essere caratterizzato dalla presenza di Obiettivi (le finalità), Target (in fruitori di riferimento), Canali e Veicoli di comunicazione (i Contenitori) di temi, messaggi o informazioni della comunicazione stessa (i contenuti che si vogliono esporre, appunto).
Venendo ai giorni nostri e in particolare facendo riferimento agli ultimi dieci anni, osserviamo come nel campo della cultura, così come in moltissimi altri settori, si è assistito a quella che alcuni hanno chiamato la rivoluzione digitale, riferendosi alle innovazioni ed ai conseguenti cambiamenti introdotti dal progresso scientifico, specie nel settore delle tecnologie della comunicazione e della conoscenza. In particolare l'avvento di Internet, e la conseguente possibilità di intercomunicazione offerta dalla rete e dalla multimedialità unita dei servizi in rete, ha aperto il campo a possibilità fino a ieri ancora inimmaginabili.
Il primo passo fu mosso in ambito accademico, allorché lo studente americano Nicolas Pioch ideò e realizzò, primo al mondo, un network di diffusione delle opere d'arte chiamato WebMuseum, un esempio di eccellenza che adesso ha “filiali” sparse nelle Università di circa una ventina di paesi e si segnala per essere visitato da oltre 200.000 “ospiti” a settimana. La sezione più frequentata del WebMuseum è la sua collezione di quadri celebri . Suddivisi per periodo, per scuola o per artista ci sono le riproduzioni di svariate centinaia di capolavori riprodotte in buona qualità. Ciascuna delle sezioni è accompagnata poi da un apparato critico essenziale che riporta le biografie dei maestri e le indicazioni sulla scuola pittorica o sul periodo storico.
Dopo il WebMuseum di Pioch le gallerie d'arte in rete si sono moltiplicate e, nel campo della cultura e della sua diffusione, sono stati avviati una serie di progetti pianificati a livello mondiale finalizzati a costituire un network transnazionale per la fruizione on-line delle opere d'arte e dei beni culturali. Tra l'altro la rete europea è pensata anche e marcatamente per una fruizione da parte di utenti extraeuropei in quanto soprattutto i paesi dell'estremo oriente, con riferimento al Giappone e alla Cina, così come quelli dell'estremo occidente, come gli Stati Uniti, sono i potenziali fruitori di massa di questi servizi.
Le tecnologie multimediali e interattive, insieme con le reti informatiche, offrono perciò ai musei uno strumento rivoluzionario per una riqualificazione della loro funzione sia essa conservativa, divulgativa, promozionale o didattica.
Attualmente il web presenta ancora dei limiti piuttosto consistenti, in particolare nella visualizzazione di immagini ad alta risoluzione e di filmati, così come nella possibilità di spostarsi in tempo reale in ambienti tridimensionali a buona risoluzione; limiti che fanno si che il media comunicativo più largamente diffuso sia ancora il testo scritto e che l'interattività sia ancora molto limitata; si tratta tuttavia solamente di un “freno tecnico”, e temporaneo, che, non appena diffuse largamente le connessioni a banda larga (ISDN o ADSL o superiori), potrà essere agevolmente superato.
Ma già ora, e ancora più dopo, le tecnologie digitali possono avere un ruolo importante nella gestione del patrimonio culturale: sia di supporto alle forme tradizionali di diffusione della cultura, sia con la creazione di musei virtuali, esistenti solo sul Web.
Un aspetto particolare dell'ingresso del digitale nei musei è rappresentato dai siti web museali. Ormai da anni i principali musei del mondo si sono dotati di siti sempre più importanti e complessi, che non si limitano a presentare le collezioni e le attività ma sono luoghi di attività e sperimentazione tecnologica, di shopping, di esperimenti on-line. I siti web dei musei riflettono, infatti, la molteplicità di funzioni che oggi il museo è chiamato ad assolvere nella società: luogo di conservazione, di mostre temporanee, di conferenze e congressi, di svago, di merchandising. In questa situazione comunicare efficacemente, anche sul web, diventa centrale; ed ecco che il tema della qualità dei siti web culturali si fa sempre più importante.
Occorre però operare un'importante distinzione: tra siti dei musei e musei virtuali 5.
I siti di musei (musei virtuali secondo un'accezione più larga, che ai fini del presente articolo, non considereremo) sono l'insieme di dati, notizie, immagini – relative al proprio patrimonio culturale di un museo – pubblicate su Internet, da parte di musei e gallerie realmente esistenti. Grazie a questo tipo di accesso virtuale, decine di milioni di utenti di diversa provenienza ed estrazione hanno la possibilità di conoscere e studiare, secondo un approccio di tipo esplorativo (contrapposto al tradizionale approccio conoscitivo), e in modalità remota, i contenuti culturali, interagendo con essi, attraverso un tipo di comunicazione che privilegia lo scambio bidirezionale ed etero diretto, anziché la fruizione passiva, unidirezionale e direttiva che normalmente offre il contesto museale reale. Gli oggetti contenuti in un museo possono inoltre essere presentati secondo criteri alternativi a quelli che seguono nell'esposizione reale.
Oltre ai siti dei musei, su Internet si trovano veri e propri musei virtuali, che esistono cioè solo in rete: ovvero ambienti informatici al cui interno gli elementi essenziali di un museo – Contenitore, Contenuti, Destinatari e Finalità – subiscono una ricontestualizzazione ed una tematizzazione, che viene operata su di essi in funzione del mezzo di veicolazione: Internet. Questo processo può essere molto efficace per aggregare idealmente opere ed oggetti affini che nella realtà sono dispersi in luoghi geograficamente distanti oppure per la ricreazione di ambienti distrutti, o progettati e mai realizzati.
Nella versione virtuale si possono creare infiniti accostamenti per temi; i temi si possono intrecciare ed uno stesso oggetto può entrare a far parte di più percorsi diversi o di percorsi decisi dall'utente stesso. Il percorso di conoscenza diventa in tal modo individuale e procede secondo il naturale funzionamento, per idee associative, della mente. I processi di apprendimento senso-motori ed esperienziali sono anch'essi più naturali perché largamente inconsci e quindi più efficaci.
Alcuni musei, sfruttando al massimo le potenzialità ipertestuali della rete, si strutturano su un elevato numero di links e riferimenti fra testi, immagini, video e consentono al visitatore di navigare fra le informazioni seguendo percorsi molteplici e differenziati; altri siti, si presentano come database multimediali che l'utente può interrogare attraverso parole-chiave variamente combinate.
Vale la pena citare, poiché costituiscono un ulteriore elemento di differenziazione rispetto ai precedenti due, i musei esperienziali: ovvero luoghi reali (eventualmente dotati anch'essi del proprio sito web), destinati ad accogliere in tempo reale, anche attraverso le più evolute innovazioni tecnologiche, e in tempo reale, le sollecitazioni dei visitatori e proporre agli stessi percorsi di esplorazione innovativi mediati dalle nuove tecnologie.
Un significativo esempio in tal senso è costituito, in ambito internazionale dal nuovo sito web del Kiasma, il museo d'Arte Contemporanea di Helsinki, dove l'utente può esplorare gli ambienti del museo fisico riprodotti digitalmente e presentati con una grafica raffinata e animata da applicazioni multimediali, che nel museo originale non hanno un corrispettivo.
Al fine di favorire la piena comprensione e interiorizzazione della distinzione proposta si riporta la sua schematizzazione di seguito, in figura 1.

FIGURA 1
Per ciascun tipo di museo proporremo e commenteremo di seguito alcuni esempi; in particolare saranno oggetto di analisi e riflessione i seguenti siti, selezionati sulla base di un criterio di eccellenza: il museo de “Il Memoriale”, come esempio eccellente di museo reale dotato di un sito web museale, e il museo degli archivi fotografici della Royal Air Force, come esempio notevole di museo virtuale, esistente solo come insieme di bit. Non saranno portati invece ulteriori esempi di musei esperienziali poiché fuori dall'ambito dalla nostra ricerca.
Il museo de “Il Memoriale” è significativamente ospitato a Caen, città che, nel giugno 1944, si trovo al centro della battaglia cui seguì lo sbarco in Normandia. Grazie a un finanziamento misto privato-pubblico (con la presenza dello Stato, della Regione e del Comune) superiore ai 19 milioni di euro, il 6 giugno 1988 venne inaugurato il museo che ricorda tale battaglia, ma che – soprattutto – si propone come museo della pace, e che ha vinto numerosi premi e riconoscimenti 6. Il museo esiste fisicamente, ed è stato progettato dall'Architetto Jacques Millet che ideò una struttura su tre livelli, per un totale di 9.500 mq di area visitabile; ed è in continua espansione: nel 1991 fu inaugurata l'area dedicata al Premio Nobel per la pace; nel 1995 fu aperto il Giardino della Rimembranza; nel 2001 sono state aggiunte alcune sale dedicate a documentare le conseguenze dei conflitti più recenti e dei disastri ambientali (Guerri e Negri 2002).
La versione Web del museo del Memoriale, per quanto estremamente curata costituisce l'alter-ego elettronico dell'originale reale ed è raggiungibile all'URL www.memorial.fr .
Al suo interno è suddiviso in sezioni che replicano la struttura museale originale e consentono di accedere alla galleria fotografica, agli spazi didattici, agli ambienti seminariali e di ristoro. Per ciascuna sezione sono indicate le principali informazioni significative, corredate di foto e animazioni.
Il sito del Memoriale offre in più l'accesso diretto al sito “I percorsi della memoria”, http://www.lescheminsdelamemoire.net , di cui la direzione del museo ha curato il coordinamento scientifico e che offre, limitatamente a tre periodi un escursione a volo d'uccello su altrettanti frammenti di storia: la Prima guerra mondiale (1914-18), la guerra civile spagnola (1936-39) e la Seconda guerra mondiale (1939-45). Per ciascuno dei periodi studiati il sito ripercorre gli eventi salienti per luogo in cui si sono verificati; per esempio riguardo alla Prima guerra mondiale è possibile approfondire le operazioni militari svoltesi a Cadore, piccolo paesino del Veneto italiano; oppure è possibile conoscere avvenimenti accaduti nei piccoli paesi del fronte aragonese durante la guerra civile spagnola.
Ma sia in Italia sia all'estero non mancano gli esempi, sebbene ancora poco numerosi, di musei virtuali nel senso stretto del termine. Raccontare la storia attraverso un museo virtuale costituisce una sfida completamente nuova, per vari motivi; innanzitutto perché la scrittura non si addice allo schermo, e si deve cercare un equilibrio tra il rigore della documentazione e la leggerezza della navigazione telematica; inoltre perché il progettista è chiamato a intraprendere scelte relative la sequenza cronologica e la varietà bibliografica e delle fonti, al fine di permettere di disegnare la trama necessaria per consentire – al visitatore – di compiere un viaggio nel tempo e nella storia.
Un mirabile esempio di museo virtuale è consultabile all'indirizzo www.evidenceincamera.co.uk , sito che rende disponibile la versione digitale delle riprese aeree effettuate dai ricognitori della Raf (Royal Air Force) nel corso del secondo conflitto mondiale. Immagini appartenenti a un gruppo di oltre 40 milioni di foto conservate negli archivi di stato inglesi; foto che erano vitali per lo sforzo bellico, poiché gli strateghi della guerra dipendevano per la loro strategia dalla fotografia aerea e, dunque, dal lavoro sia dei piloti che hanno scattato queste fotografie – i quali volavano frequentemente senza armi, senza protezione e a quote basse – sia degli specialisti che si dedicavano, dopo ogni ricognizione, ad ispezionare certosinamente gli scatti, cercando indizi e prove per scegliere i futuri obiettivi dei bombardamenti. Queste immagini permettono di rivivere la Seconda guerra mondiale “dalle prime linee”: dalle code dei prigionieri di Auschwitz, in attesa di andare a morire nei forni crematori, ai corpi dei soldati americani, che galleggiano in mare, all'indomani dello sbarco in Normandia; dal devastamento della città di Colonia, dopo i bombardamenti alleati, ai paracadutisti vicini al leggendario ponte normanno Pegasus Bridge, che sarà poi preso d'attacco dalle truppe aviotrasportate britanniche all'alba del D-Day, dando avvio alla prima azione di liberazione della Francia da parte degli alleati.
In Italia lo sbarco dei musei sul web, è avvenuto in ordine sparso, sia in termini di quantità sia in termini di qualità. A oggi, infatti, accanto a piccoli musei che si sono dotati di siti web ben costruiti, ve ne sono di importanti che ancora non dispongono di un sito ufficiale. Ci sono poi parecchi musei che hanno siti di qualità discutibile, poco usabili, che riportano informazioni parziali o non aggiornate, senza una versione in inglese e senza una mappa che indichi con quali mezzi pubblici è possibile raggiungere il museo.
Esistono tuttavia numerose eccezioni alla regola, e vi sono diversi siti museali che offrono informazioni utili e aggiornate, o visite virtuali sofisticate; poi, come anticipato, il connubio tra Internet e Storia non si limita ai soli siti web dei musei reali ed ai musei virtuali, ma si estende ai data-base on-line fino ad altri strumenti di collaborazione remota tra studiosi, come i forum telematici.
Un ottimo modello di gestione elettronica dei beni storico-culturali è quello creato congiuntamente dall'Associazione culturale nazionale “Sandro Pertini” 7 ( www.pertini.it ) e dalle due fondazioni 8 ( www.pertini.it/turati.html ), che hanno istituito il Centro espositivo “Sandro Pertini” (Cesp) e il relativo museo virtuale; entrambi dedicati alla cultura democratica e socialista del Novecento in Italia e in Europa, si propongono di affiancare le attività di ricerca e convegnistiche e le pubblicazioni che l'Associazione Pertini e la Fondazione Turati promuovono sin dalla loro costituzione.
L'obiettivo principale del Cesp è quello di valorizzare il patrimonio documentario ed archivistico della Fondazione di studi storici “Filippo Turati” e dell'Associazione nazionale “Sandro Pertini”, mettendo a disposizione di ricercatori, studenti e del pubblico in genere,
Per consentire la fruizione di parti scelte del materiale documentario ad una più ampia utenza grazie attraverso le nuove tecnologie informatiche, al Centro Espositivo si affianca il museo Virtuale “Sandro Pertini”, raggiungibile all'URL www.pertini.it/cesp/museo , che riproduce in versione digitale alcuni documenti testuali, immagini, materiale filmato e audiovisivo, conservati presso la sede di Palazzo Coppi. Il museo virtuale è consultabile attraverso internet, e organizzato in quattro sezioni tematiche; in particolare
Sandro Pertini: sezione in cui sono raccolti la vita, l'opera, le idee dell'ex-presidente della Repubblica.
Personaggi : la sezione documenta gli uomini e le organizzazioni del movimento democratico e socialista in Italia dal XX secolo ad Oggi. Per ciascuno di essi sono offerte, in forma sintetica, le relative biografie, bibliografie, e un archivio multimediale digitale della principale documentazione in ambito.
Argomenti : sezione dedicata ad approfondire temi, episodi e problemi della cultura democratica e socialista del Novecento.
Risorse : la sezione comprende materiali e documenti di approfondimento dei temi in ambito.
Un altro mirabile esempio è costituito dal portale “Storia di Firenze”, indirizzo web http://www.storiadifirenze.org . Patrocinato dal Comune di Firenze e promosso dall'Ateneo fiorentino “Storia di Firenze” offre documenti e lavori scientifici per gli studiosi, materiali didattici per insegnanti e studenti, strumenti di informazione per l'editoria e il giornalismo, informazioni criticamente attendibili e materiali divulgativi per il grande pubblico, proponendosi come punto di riferimento per chi studia professionalmente la storia fiorentina, per chi opera nelle istituzioni culturali ed educative e per il più ampio pubblico degli amanti della storia di Firenze, che ricercano informazioni, pubblicazioni e curiosità su quanto è accaduto alla e nella città nel corso dei secoli.
On-line sono disponibili (oltre a un'agenda aggiornata su eventi, mostre, incontri e conferenze tematiche), sia le recensioni delle principali novità editoriali dedicate alla storia della città, sia una biblioteca digitale, di cui ad oggi fanno parte 121 testi in 4 lingue di 80 autori, consultabili tutti o in parte on line.
Oltre alla bibliografia di riferimento sono recensiti i fatti salienti della storia cittadina, ordinati cronologicamente, nonché l'indice degli studiosi che negli anni si sono dedicati a studiare Firenze e la sua storia.
Tra i materiali più interessanti c'è una vera e propria rivista scientifica, gli “Annali della Storia di Firenze”, il cui primo numero è stato pubblicato in occasione dell'inaugurazione del portale.
È noto – oltre che palesemente vero secondo chi scrive – che le opere che non sono opportunamente censite, descritte e catalogate non sono adeguatamente conservate e valorizzate. Anche per questo esiste la necessità di (ri)elaborare dei database finalizzati alla catalogazione dei beni culturali; e anche se molte esperienze in tale direzione sono state intraprese, queste hanno avuto finora carattere di discontinuità e disomogeneità tra loro. Per fare un esempio eccellente di database in ambito nazionale è possibile partire dal sito web del ministero dei Beni Artistici e Culturali ( http://www.beniculturali.gov.it/); dal sito è possibile consultare un motore di ricerca per i luoghi della cultura. Ricercando i musei appartenenti alla tipologia dei musei artistico culturali si troveranno, classificati su base regionale-provinciale, tutti i musei italiani, in relazione ai quali il ministero fornisce una scheda con la descrizione del museo e le principali informazioni ad esso relative (di ogni museo sono forniti la sede, gli orari, i riferimenti telefonici e postali e altre indicazioni utili per la visita più una descrizione delle collezioni) e, se presente, il sito web.
Su un altro sito, Musei-it.net ( www.musei-it.net ) è presente una raccolta di siti museali italiani “di qualità”, selezionati dagli autori del sito, e suddivisi per regione. Sullo stesso sito è possibile iscriversi alla mailing list Musei Italiani ( musei-it@df.unipi.it ) che da anni ospita discussioni sull'uso delle nuove tecnologie nei musei italiani ed è ormai un punto di riferimento nazionale sul tema per addetti e professionisti del settore museale.
Riteniamo opportuno citare, come esempio di database on-line, il sito Museionline , http://www.museionline.it/ , il grande progetto avviato con la sponsorizzazione di Microsoft e il patrocinio del ministero dei Beni Culturali, come sito di riferimento per addetti ai lavori e interessati al settore museale italiano. Museionline , che si distingue anche come motore di ricerca specializzato per tutti i musei italiani, è strutturato per accogliere siti, immagini e gallerie provenienti da tutti i musei del nostro paese. Al momento si presenta come una grande guida informativa. Di ogni museo sono forniti orari, indicazioni utili per la visita, una descrizione delle collezioni, in alcuni casi i musei stessi hanno curato le sezioni che li riguardano aggiungendo materiale iconografico alle presentazioni ufficiali.
Un esempio eccellente di forum telematico, presente all'indirizzo www.drengo.net/is , si è tenuto nell'ambito delle iniziative di Medioevo Italiano e del Medioevo Italiano Project ( www.medioevoitaliano.it ); trae origine da una serie di eventi che ne hanno ispirato la genesi 9 ed è accessibile liberamente. Sono invitati a parteciparvi tutti coloro i quali vogliono aderire e partecipare al dibattito virtuale, moderato – anche in questo caso virtualmente – da professionisti del settore e specialisti universitari.
I relatori, che partecipano su invito o per autocandidatura attraverso le pagine del sito ufficiale, possono presentare abstract attraverso la lista di discussione appositamente predisposta, e le relazioni sono collocate nel sito ufficiale per la consultazione da parte degli iscritti.
La prima edizione del Forum Storico si è svolta nel 2003 , dal 15 gennaio al 15 marzo, e le relazioni elaborate da parte di esponenti del mondo culturale e accademico impegnati nell'applicazione delle nuove tecnologie alla ricerca storica sono consultabili sul sito nell'apposita sezione.
Il secondo Forum telematico, svoltosi tra il 15 gennaio e il 15 marzo 2004, si è focalizzato sull'applicazione della multimedialità alla Storia e, in genere, alle discipline umanistiche. Particolare attenzione è stata dedicata all'analisi e alla diffusione di dati ed elaborazioni relative ad esperienze progettuali ed allo stato di avanzamento della ricerca di settore.
Il Forum contiene inoltre una sezione Dossier basata sugli atti dei forum precedenti, nonché su altri materiali pubblicati in rete e sul volume Internet e Storia (Fidanzia e Gambella 2002).
Infine le nuove tecnologie supportano gli storici con le tecniche di Computer Graphics, grazie alle quali è possibile ricostruire virtualmente in due o tre dimensioni, monumenti e documenti distrutti e smembrati nel corso dei secoli, per offrirli all'intera comunità scientifica e non. Una delle sfide più ardite, vinta recentemente da un gruppo di studiosi statunitensi della Southern California University con l'ausilio di un software italiano, prodotto e messo a punto dal Visual Computing Group del CNR di Pisa; il gruppo di lavoro ha conseguito l'importante obiettivo di riunificare, digitalmente, le centinaia di sculture del Partenone di Atene, oggi disperse in vari musei o addirittura distrutte; l'insieme digitalizzato in 3D comprende 160 metri lineari di fregio, 52 metope e buona parte dei frontoni del tempio.
In conclusione: osserviamo che la convergenza delle nuove tecnologie a favore della ricerca e dello studio della storia costituisce e costituirà sempre più un fattore di opportunità e non una minaccia.
Oggi, che l'e-mail e il web sono diventati davvero uno strumento quotidiano usato da una porzione significativa della popolazione, possiamo cominciare a valutare seriamente l'impatto della rete sulle nostre abitudini e sul nostro modo di vivere e lavorare. Anche i musei non sono sfuggiti a questa regola: le prime visite virtuali hanno portato un'ondata di stupore che ha colpito il mondo della cultura.
Si temeva che nessuno sarebbe più andato in un museo, ora che, con un “colpo di mouse”, la maggior parte dei musei possono essere raggiunti virtualmente da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.
Era evidentemente un errore di valutazione.
Sarebbe stato significativo dibattere invece – come sta accadendo adesso – su come cambia il rapporto tra il pubblico e il museo, nel momento in cui viene creato un nuovo ed efficace canale di dialogo. Chiunque, oggi, può scrivere una mail ad un museo ed aspettarsi una risposta, rompendo la storica distanza che da sempre in Italia caratterizza il rapporto tra il grande pubblico e i luoghi della cultura.
L'uso sempre più intensivo delle nuove tecnologie e della telematica hanno indotto gli esperti a pensare sia all'ideazione dei “musei virtuali” sia al delineamento e allo sviluppo di servizi innovativi nel settore museale che sfruttino e siano supportati dalle nuove tecnologie rese disponibili, al fine: sia di valorizzare gli stessi beni culturali, assicurando, favorendo e ottimizzando (in termini di efficacia ed efficienza) la fruizione remota; sia di creare importanti occasioni di sviluppo delle imprese, con speciale riferimento a quelle di dimensioni medio-piccole e a due direttrici di prodotto/servizio. La prima direttrice riguarda l'alta qualità di acquisizione e rappresentazione digitale delle immagini, settore nel quale devono essere sviluppati metodi e tecniche di digitalizzazione ad alta risoluzione e di restauro virtuale di immagini relative ad opere deteriorate. La seconda riguarda la necessità di sviluppare tecnologie di “marchiatura” ( watermarking ) delle immagini digitali, al fine di supportare e abilitare l'identificazione certa e prolungata del proprietario di tali immagini (Ente, biblioteca, museo) e il copyrighting delle immagini stesse, indipendentemente dall'uso che di esse può essere fatto, come, a titolo di esempio, il telerestauro, la fruizione remota o il commercio elettronico.
Le tecnologie digitali inoltre sono indispensabili anche per ricostruire, sempre in virtuale, opere non più esistenti, vere proprie gallerie d'arte virtuali di collezioni disperse o non più accessibili al pubblico per le motivazioni più disparate, dalla distruzione alla dispersione geografica delle collezioni, che possono ritrovare una loro visibilità.
Non mancano poi gli aspetti critici: la tecnologia digitale è costosa, invecchia in fretta, richiede competenze molto specialistiche, non facilmente recuperabili in un museo. Inoltre, la “spettacolarizzazione” digitale delle gallerie, se da un lato può coinvolgere emotivamente il visitatore, dall'altro può snaturare il rapporto con l'oggetto, facendolo diventare quasi uno sfondo, un pretesto.
Al di là dei dibattiti però la domanda centrale è soprattutto una: quanto i musei italiani oggi sono attrezzati per affrontare la sfida della qualità della comunicazione, non solo sul web? E ancora: quanti hanno le risorse adatte, sia umane, sia tecniche? Infine, quanti ne hanno davvero la volontà?.
Servono innanzitutto nuove professionalità che sappiano analizzare i diversi aspetti in cui si deve articolare la funzione del museo come fornitore di servizi culturali al pubblico.
Occorre trasferire una cultura diversa, insegnando a visitare i musei; e a tal fine dovranno essere previsti iniziative di didattica museale, per far sì che i musei si animino e siano in grado di attuare una strategia di coinvolgimento continuo e tale da suscitare interesse e curiosità da parte di interlocutori sempre più diversificati.
Devono essere pensati percorsi più ricchi e innovativi di informazione e di partecipazione per gli utenti, dando la possibilità di dare il proprio apporto anche nella ridefinizione delle forme in cui il museo si presenta al pubblico.
In ultima analisi, poiché riteniamo che ogni società debba curare la memoria delle proprie origini, per ottenere la piena consapevolezza del proprio stato e progettare il proprio sviluppo futuro, riteniamo che sia strategico offrire a studiosi, addetti del settore, e “curiosi” in genere, un punto di vista privilegiato da cui osservare il fenomeno della progressiva convergenza di due sistemi; il sistema composto dai “beni” appartenenti al patrimonio storico-culturale; e il sistema dei nuovi media, inteso come l'insieme delle nuove tecnologie di comunicazione multimediale e multicanale.
Tale processo d'integrazione sarà maggiormente favorito quanto più i siti web museali saranno diffusi e promossi, affinché siano favoriti processi di riflessione, approfondimento, discussione, in particolare sulle opportunità aperte e/o le limitazioni introdotte dall'ingresso, sempre più massiccio, delle nuove tecnologie multimediali nel mondo dei beni e dei servizi culturali; al fine di consentire (o almeno agevolare) la comprensione di sé, e come, l'affermasi di nuove modalità di gestione della conoscenza impatti o possa impattare sulla società civile.