Paola Callegari
La Fototeca Nazionale
La storia dell'istituzione
L'Istituzione nasce nel 1892 l'anno immediatamente successivo alla costituzione, da parte della nuova amministrazione statale, di uffici circoscrizionali, preposti ai compiti di conoscenza e tutela del patrimonio nazionale.
Il modello era la Delegazione per la conservazione dei Monumenti del Piemonte e della Liguria, sorta nel 1886 ed a capo della quale era Alfredo d'Andrade, che s'era dedicato ad un inventario grafico dei monumenti maggiori e portava quindi con sé la vocazione di un inventario visivo del patrimonio culturale. La stessa esigenza documentaria era quindi connaturata al sorgere dei nuovi uffici ministeriali.
L'ing. Giovanni Gargiolli fu il suo fondatore; egli aveva già creato a Napoli e poi a Roma, in collaborazione con il principe Ruffo della Scaletta, la ?Società di amici della Fotografia?. Era un tecnico, un ingegnere, un appassionato, uno sperimentatore e un ricercatore di soluzioni tecniche innovative. L' ufficio fotografico fu annesso da subito al Ministero della Pubblica Istruzione, per passare poi alle dipendenze della interna Direzione Generale Antichità e Belle Arti.
Il compito era quello di eseguire riproduzioni fotografiche "del materiale artistico immobile e mobile esistente nel Regno e nelle colonie con criteri della massima estensione e completezza", così si legge nei tre decreti legge che si succedono: n. 707 del 26 agosto 1907; n.232 del 15 agosto 1913; n. 3164
del 31 gennaio 1923.
Nel paese ci si accingeva ad intraprendere iniziative simili a quella promossa ad esempio in Francia dal Ministero degli Interni ed affidata al fotografo Baldus per documentare i quartieri di Parigi che si stavano demolendo per far posto alle nuove sistemazioni urbanistiche. In Italia era il momento della riorganizzazione delle grandi raccolte museali pervenute allo stato unitario e a Roma erano in atto i cantieri che trasformeranno l'aspetto della città per darle il volto di una capitale europea.
La Legge n. 185 del 12 giugno 1902 per la conservazione dei monumenti e degli oggetti di antichità e d'arte, costituisce una ulteriore svolta nell'attività dell'archivio fotografico, poiché incentiva l'attività del Laboratorio e ne organizza la vendita.
"Prevede la creazione di un fondo speciale, (necessario allo Stato per esercitare il "diritto di preferenza" per l'acquisto di beni privati), costituito da vari proventi, fra cui quelli derivanti dalla vendita delle
riproduzioni fotografiche. In ottemperanza a queste disposizioni, viene pubblicato da G. Gargiolli, un catalogo del G.F.N, con l'elenco in ordine alfabetico di tutte le fotografie fatte, la serie e il numero e il prezzo di
ognuna. Alla voce Avvertenze egli rende noto che le fotografie poste in vendita, si possono acquistare, stampate su carta al Bromuro d'argento al prezzo di L. 15 il metro quadrato. Gli ingrandimenti, fino a m. 1,20 x 0,95 non
si facevano se non dietro specifica richiesta e venivano calcolati L. 25 il metro quadrato. Tutte le fotografie nel catalogo si stampavano anche su qualunque altra carta, "come il Citrato d'argento, all'Albuminata, al Carbone,
ecc." a prezzi differenti. Si concludeva poi dicendo: "Nei locali del Gabinetto Fotografico è visibile un campionario completo".
Il R.D. del 26 agosto 1907 ?concernente la formazione del catalogo delle cose d'interesse storico, archeologico ed artistico? integrato dal successivo del 15 agosto 1913 inteso a garantire il funzionamento del gabinetto, ribadito il 14 giugno 1923 da un definitivo decreto, prefigura la costituzione della Fototeca nazionale, come polo ideale per la raccolta delle documentazioni non solo strumentali ma interessanti la storia della fotografia a tutto campo.
Anche con i successivi direttori, da Carlo Carboni a Luigi Serra, da Coppola l'ultimo direttore fotografo, a Giorgio Castelfranco, che fu il primo direttore storico dell'arte, fino a Carlo Bertelli, durante la prima e poi la seconda guerra mondiale, continua l'attività di documentazione fotografica: campagne di rilevamento dei danni causati dai bombardamenti aerei durante la prima e la seconda guerra mondiale, non solo testimonianza degli orribili effetti sul patrimonio monumentale delle azioni di guerra, ma esaltazione del clima di frenetico attivismo della amministrazione dello stato italiano nel mettere in atto e dar corso a tutte le misure a protezione dei monumenti, degli oggetti mobili e dei beni archeologici: indimenticabili sono le immagini per esempio che documentano il salvataggio a Venezia delle tele del Tiziano, distaccate, imballate, trasportate via terra, poi via nave fino ai ricoveri prescelti.
Le caratteristiche del Laboratorio sono: 1. lo scrupolo di una esattezza documentaria di stampo positivistico; non certamente un'abdicazione a quella emozione, che era stata propria dei Caneva, dei d'Alessandri e poi dei Moscioni, ma un modo ben determinato di vedere, di porsi rispetto al reale, riflesso di una cultura legata alla scienza ?antiquaria?; 2. assoluto disinteresse , la possibilità di lavorare non preoccupandosi della convenienza commerciale, l'essere esonerati dalla preoccupazione d'una pur corretta esigenza di redditività commerciale e... dai desiderata di un'utenza composita 3. l'essere inserito in un grande lavoro di ricognizione , di catalogazione del patrimonio e allo stesso tempo estraneo alle tensioni che l'affermarsi della fotografia aveva scatenato fra i conservatori dei Musei, i direttori degli scavi, gli autori di arditi sventramenti che mutavano rapidamente il volto delle città italiane.
La realizzazione di campagne fotografiche per conto dell'amministrazione stessa, o di Studiosi o di Istituzioni rappresenta, fin dai primi anni di vita del Laboratorio, uno dei principali sistemi di alimentazione dell'archivio fotografico.
Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale dal 1929 al 1943, l'ufficio fu assorbito dal Luce. Il laboratorio ritornò poi al ministero della Pubblica Istruzione e nel 1975 con l'Istituzione del Ministero dei Beni Culturali, passò a far parte dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, raccolto nella Fototeca Nazionale.
La documentazione fotografica
Il patrimonio della Fototeca dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione rappresenta quindi la maggior raccolta pubblica di fotografia esistente in Italia. L'archivio offre un'ampia e approfondita panoramica non solo della storia dell'arte italiana, ma anche delle principali tematiche riguardanti la fotografia storica e di documentazione degli aspetti peculiari della società e della cultura italiana di questo secolo.
L'Archivio è costituito principalmente da:
400.000 immagini in bianco e nero di cui si possiedono i negativi.
2.000.000 di fotografie in bianco e nero, solo positivi, acquisite nel corso degli anni a integrazione, provenienti dalla DGABA e da varie collezioni. Il regio decreto n. 798, del 29-3- 1923, in base al quale privati e enti pubblici erano obbligati ad inviare a detta Direzione due positivi di ogni fotografia riproducente ? cose mobili e immobili di interesse storico, archeologico, paleoetnologico ed artistico?, contribuì ad incrementare enormemente il già consistente archivio nazionale, con fotografie di varia provenienza, corredo di pratiche d'ufficio, materiale per pubblicazioni scientifiche, documentazione di restauri ecc. 1.
30.000 fotocolor.
633 radiografie, frutto dell'attività svolta dall'ICCD dal 1966 in collaborazione con l'Istituto del Restauro.
Fondi fotografici di particolare interesse:
Fondo Armoni Moretti: 5.000 negativi in vetro su Orvieto e provincia, databili intorno agli anni 1925-30.
Fondo Bencini ? Sansoni: 1.000 immagini relative agli affreschi di Giotto nella chiesa superiore di S. Francesco ad Assisi, all'architettura e agli affreschi di S. Calogero di Civate e alla cappella di S. Silvestro nella chiesa di S. Croce a Firenze, dei primi anni del 1950.
Fondo Bertolami: 236 lastre alla gelatina bromuro d'argento di autore anonimo. È databile tra il 1930 e il 1935 in base all'identificazione dei soggetti e alle considerazioni relative ai mutamenti del periodo fascista avvenuti nel tessuto urbano e in alcuni monumenti della città di Roma.
Fondo Bombelli-Cattaneo: 16.000 immagini di opere apparse sul mercato antiquario, archeologia industriale, architettura d'interni, ecc., della prima meta' del '900.
Fondo Caprile: 109 lastre di cui 4 su pellicola alla gelatina e 105 su lastra alla gelatina bromuro d'argento; 106 fra le immagini del fondo sono opera del pittore napoletano Vincenzo Caprile e 2 lastre sono opera di Tommaso Filippi. La maggior parte delle lastre è databile tra il 1880 e il 1915. Le aree tematiche sono riconducibili a ritratti fotografici e fotografie di dipinti dei reali d'Italia, a fotografie di opere pittoriche, a Venezia (luoghi e scene popolari), a scene rurali cui Caprile attingeva per la sua produzione di pittore di genere.
Fondo Ceccato: d ocumentazione di opere d'arte del patrimonio nazionale (n. 1.000)
Fondo Ciano: si tratta di un recentissimo acquisto di 22 Album fotografici, di splendida fattura e di alta rilevanza artistica, storica e documentaria, che costituisce un corpus completo sulle attività svolte in alcune zone d'Italia, relative alla figura di Costanzo Ciano,eletto ministro delle Poste nel 1924 e per un decennio Ministro delle Comunicazioni.
Fondo Ciofi Degli Atti: 70000 negativi B/N e 100 lastre, raccolto da Luigi Ciofi degli Atti tra gli anni '60 e '90 del ?900.Riguarda prevalentemente località d'Italia e paesi dell'est europeo quali Russia e Romania.
Fondo Cugnoni: 4510 immagini, in parte lastre di vario formato al collodio, in parte negativi su carta trasferiti su vetro. Roma e altre località laziali della seconda metà del sec. XIX
Fondo Ferro-Candilera: 100.000 cartoline postali principalmente italiane databili dalla fine dell'800 ai primi anni '60.
Fondo Giuliano: 5.500 fotografie di aree ed oggetti archeologici dell'Asia Minore e della Grecia.
Fondo Hutzel: 50.000 immagini positive del patrimonio artistico dell'Italia centro-meridionale, anni 1950-60.
Fondo Morpurgo: 30000 immagini tra negativi su vetro e positivi originali realizzate da Luciano Morpurgo (1886-1971).
Fondo Perez: 2000 immagini che costituiscono una rara documentazione dello studio del Prof. Ferdinando Perez e della Prof.ssa Anita Garzia sull'esame scientifico dei dipinti col metodo ?pinacografico? alla luce radente.
Fondo Rossi: 5.000 fotografie di opere d'arte di collezioni private di Venezia e del Veneto della prima metà del '900.
Fondo Savio: 1.000 immagini di documentazione architettonico-urbanistica relative a Roma.
Fondo Zeri.
Indirizzo, orario di apertura al pubblico, recapiti telefonici e sito internet
Via di S. Michele, 18 - 00153 Roma
L'archivio è aperto al pubblico tutti i giorni feriali, escluso il sabato, dalle ore 9 alle 13.
tel. 06585521
fax 0658332313
www.iccd.beniculturali.it/
http://fototeca.iccd.beniculturali.it
GALLERIA FOTOGRAFICA



