N. 5 - Ottobre 2004


ISSN 1720-190X






Luciano Candia

La Fondazione Mandralisca

L'immenso patrimonio artistico-culturale italiano sovente cela, inconsapevolmente, poli di notevole interesse storico, che meriterebbero una maggiore divulgazione sul territorio nazionale. Di sicuro concorderanno su questa considerazione, tutti coloro che si saranno trovati a passare, per la via Mandralisca di Cefalù, ridente cittadina normanna delle Madonie, sita circa a settanta chilometri ad est di Palermo, ed avranno ammirato le collezioni del barone Enrico Piraino di Mandralisca, all'interno della sua casa-museo, sede dell'omonima fondazione culturale. In uno scenario ambientale di rara bellezza, dove l'azzurro del mare e del cielo viene intervallato da un verde promontorio che si erge dall'acqua, i visitatori rimangono colpiti da un'atmosfera magica, impregnata di storia ed arte.

Il barone Enrico Piraino 1, scienziato ed erudito, vissuto nella prima metà dell'Ottocento, nel testamento redatto il 26 ottobre 1853, istituiva nella città natale, grazie ai suoi lasciti un liceo, che tuttavia la piemontizzazione del nuovo stato unitario rese di difficile attuazione, poiché la legge Casati del 1859 prevedeva un necessario collegamento tra questo ed il ginnasio. Pertanto lo stesso barone si adoperò negli ultimi anni di vita affinché si iniziassero presso il comune le pratiche per l'apertura di un ginnasio, istituito nel 1863, un anno prima che il mecenate morisse; ma si dovette attendere solo il 1° novembre del 1890 per l'inaugurazione dell'istituto scolastico. Cronologicamente sono da ricordare altre due date di una certa importanza: il 14 settembre 1934, quando avvenne la statalizzazione del liceo, intitolato finalmente al suo fondatore, anche se con questo decreto veniva meno la volontà testamentaria poichè lo si scindeva dalla fondazione culturale, biblioteca e museo che rimaneva ente privato, e il 21 novembre 1940, quando con regio decreto fu approvato lo Statuto della fondazione culturale Mandralisca.

Le collezioni private, frutto delle continue ricerche personali, condotte dallo scienziato per tutta la vita, comprendono diverse sezioni, fra cui meritano particolare attenzione quella malacologica, archeologica e numismatica. Proprio nel campo della malacologia i suoi studi produssero i risultati più inediti, tanto che riuscì a catalogare ben ventimila esemplari di conchiglie fossili, rinvenuti in ogni parte del mondo e risalenti al quaternario. I polmonati costituiscono la parte più significativa della raccolta. Le chiocciole terrestri siciliane sono ben rappresentate sia in specie che in quantità, grazie alla ricchezza della fauna isolana e della flora madonita. Molto consistente è la sezione dedicata alle lumache terrestri europee ed esotiche, come a quelle fluviali o lacustri del sud/ovest degli Stati Uniti e dell'Asia. La presenza di tutti questi fossili, lascia facilmente intuire, quanto sia stata fitto il volume degli scambi e la rete di relazioni che il Piraino doveva intrattenere con i ricercatori di ogni parte del globo.

Occorre anche sottolineare che gran parte della collezione è accompagnata da interessanti annotazioni e da una biblioteca tematica.

Nella sezione archeologica primeggia un singolare cratere a campana che raffigura un venditore di tonno (IV secolo a.C.), immagine simbolica della storia dell'antica Kefalè; in ottimo stato di conservazione sono poi dei vasi greci, italioti e sicelioti di rinomanza universale, come anche i bronzi, i cammei, gli epigrafi, le colonne funerarie e gli idoli egiziani. Dalle grotte della rocca cittadina il barone riportò alla luce diversi reperti che suscitavano di volta in volta l'interesse e l'entusiasmo di illustri scienziati e studiosi italiani. Il monetario, sito al primo piano, comprende una vasta e completa raccolta di monete greco-romane e siciliane disposte non in ordine cronologico ma per zecche, rinvenute principalmente nell'isola di Lipari, dove egli era solito condurre i suoi scavi. La zecca siciliana più rappresentativa è quella di Siracusa, con esemplari emessi in epoche successive, dalla metà del V alla fine del III secolo a.C. Il decadramma di Eveneto, noto incisore dell'antichità, raffigurante il profilo di Aretusa, la ninfa eponima della città, con i capelli a ciocche serpentiformi e tutt'intorno delfini è uno dei reperti più interessanti.

La pinacoteca è costituita da due differenti collezioni private, quella del Barone Piraino e quella dell'avvocato Vincenzo Cirincione. Essa costudisce il famoso dipinto realizzato da Antonello da Messina e denominato “Ritratto di Ignoto” che meglio identifica ed eleva la raccolta del Mandralisca ad un livello internazionale, insieme ad altri quadri ottimamente conservati, comprendenti un periodo storico tra il XV e XIX secolo. Nel complesso le opere pittoriche superano il centinaio, oltre alle quali sono da menzionare una serie di porte e sovrapporte dipinte e delle pitture molto particolari su alcuni mobili esposti al primo piano.

Per coloro che hanno possibilità di sostare nella cittadina, la fondazione possiede al suo interno una biblioteca con oltre seimila volumi ed un fornito archivio della famiglia Mandralisca, i quali offrono al ricercatore validi strumenti per una scrupolosa indagine su tutte le discipline predilette dal Piraino, e dato la vastità dei suoi interessi, possiamo accertare che se pur connotò i suoi studi di un'impronta scientifica, non mancano di certo testi umanistici e filologici, storici e filosofici. Oltretutto egli ebbe sempre una grande cura nella scelta delle varie edizioni, tanto da ricevere spesso il plauso dei suoi amici letterati. Dal punto di vista strutturale la biblioteca conserva ancora l'impianto originario con il pavimento di maiolica policroma del settecento siciliano, il tavolo stile impero e la lampada liberty, i dieci scaffali lignei della saletta di studio e gli otto palchetti di quella di consultazione, dove si trovano i testi più antichi e pregiati.

Tra le opere più datate è possibile consultare due incunaboli: I Punica di Silio Italico (Venezia 1483) e la Schola Paradisi di Giovanni Climaco (Venezia 1491). Del XVI secolo si hanno ben quarantasei testi classici, scientifici, letterari e filosofici. Tra quelli classici meritano menzione: De Rerum Natura di Lucrezio (1515); De re rustica , raccolta di testi di Catone, Marrone, Columella (1529); i Commentarii di Cesare (1569); qualche opera di Cicerone ( Retorica ad Herennium , De Officiis , De Invenzione , De Claribus Oratoribus , ed altri); la Descrizione della Grecia di Pausania (1593); gli Annali di Tacito (1563), le Historiae di Plinio (1553); una raccolta di tragedie scelte di Eschilo, Sofocle, Euripide (1567); una raccolta di poesie di Pindaro in greco, tradotte in latino (1599); alcune opere filosofiche di Aristotele; la Adversus Paganos di Orosio (1582). Tra le opere letterarie italiane, meritano riguardo tre pregevoli edizioni dei grandi del Trecento: una Divina Commedia con il commento del Landino (1529); le Rime del Petrarca con le note del Bembo (1558); il Decamerone . Tra le opere in latino sono da ricordare anche le poesie di Lorenzo Valla (1575) e quelle di Teofilo Folengo (1585), in latino maccheronico. Fra i testi storici il Compendium Rerum Sicaniarum di F. Maurolico (1574), la Historia di Ugo Falcando (1550), la Historia di Sicilia di T. Fazello (1574), l' Itinerario di Beniamino da Tutela (1575). Nel campo scientifico due testi: un Herbarius del 1586, Due regole della prospettiva pratica del Vignola (1583). Per la numismatica: Discorso sopra le medaglie degli antichi di Sebastiano Erizzo (1568). Tra gli scaffali della biblioteca suscitano curiosità due importanti vocabolari: il primo dal latino in siciliano e spagnolo di Cristoforo Scobar; il secondo del greco in latino di Konrad Gesner del 1545. Per quanto riguarda lo studio della cultura locale un'ottima piattaforma di ricerca è costituita dalla raccolta di sette manoscritti, quattro dei quali opera di illustri cefaludesi. Segnaliamo: Brocchi, conchiglie fossili degli appennini e contorni dello stesso barone Mandralisca, i Manoscritti originali di Michele D'Anna (XIX secolo); le Institutiones Iuris Feudalis di Rosario Porpora (XVIII secolo), la Storia del Vescovato di Cefalù di Antonio Maria Musso (1811). Gli altri manoscritti sono: la Istoria del Ministero del Cardinale Ximenes (tradotta dal francese da R. Porpora) del 1754, opere del Marsoliers, I due volumi dei Diplomi dell'archivio Capitolare della Cattedrale di Cefalù che il barone utilizzò come fonte per la pubblicazione del libretto Sulle prestazioni pretese della Mensa Vescovile di Cefalù. Nel corso del tempo la biblioteca si è arricchita di ulteriori testi, soprattutto di narrativa moderna, grazie alle donazioni della BB.CC. e P.I. e dei privati cittadini.

In occasione della II Mostra del Libro antico Dall'antichità alla multimedialità, libri, biblioteche e sistemi multimediali (15-30 ottobre 1994), la biblioteca è stata fornita di apparecchiature informatiche che permettono la consultazione del libro antico e specie dei manoscritti senza pericolo di danneggiamento.

L'archivio storico della famiglia Mandralisca è una sorgente inesauribile di informazioni riguardanti non solo i Piraino, ma anche la stessa Cefalù, dal momento che è possibile ricostruire la storia degli ultimi tre secoli della cittadina madonita.

Esso è organizzato in due sezioni: registri o volumi e carte sciolte. La prima sezione comprende solo quattro unità archivistiche, facenti parte di una sola serie chiamata “corrispondenza”. La prima unità è la più interessante poiché contiene ben ottantaquattro documenti, soprattutto lettere, provenienti da varie città ed istituzioni che testimoniano le fitte relazioni che il barone Piraino intratteneva con i maggiori scienziati, letterati, accademici ed uomini politici del suo tempo.

La massima parte dell'archivio, invece è costituita dalla sezione seconda, la quale contiene le carte sciolte, suddivise in undici serie.

La prima serie comprende la corrispondenza, riguardante non solo la persona del barone Enrico, ma anche i suoi antenati. Le lettere vertono sulle tematiche più disparate. La seconda serie contiene invece documentazione di carattere patrimoniale che evidenzia i legami con altre famiglie, come quella degli Ortolano o dei Monizio.

La terza e quarta serie raccolgono atti di natura contabile e giudiziaria che unitamente a quelli di carattere tecnico contenute nella quinta, forniscono un'ampia idea di come fosse strutturata l'amministrazione nel periodo feudale.

La sesta serie contiene documenti sulla fidecommisaria ed il liceo voluti dal barone. Le attività civili e politiche svolte dal Mandralisca possono invece essere studiate attraverso la documentazione contenuta nella settima serie, dove viene evidenziato il suo grandissimo prestigio presso la comunità, riconosciuto attraverso i suoi incarichi politici, dapprima come Consigliere provinciale, poi come Presidente del Consiglio distrettuale di Cefalù, infine come Deputato al primo Parlamento italiano. Tra gli impegni civili, facilmente si può ricostruire la disputa che intraprese nei confronti della Curia, nella speranza che venissero aboliti i diritti feudali che i Vescovi continuavano a perpetrare nei confronti della cittadinanza, come anche le battaglie sostenute per costruire l'ospedale di cui poi ne divenne deputato alla gestione.

La serie ottava è centrata ancora sui rapporti del Piraino con il Vescovo, che possono essere agevolmente compresi se si studia la Storia del Vescovato, racchiusa nella nona serie chiamata “genere vario”, poiché non può essere inquadrata in una precisa collocazione. La serie decima, intitolata Tabulario, custodisce undici pergamene che riguardano una serie di fatti giuridici legati all'area napoletana e calabrese e quarantadue documenti inerenti invece la famiglia Piraino, costituiti in massima parte da “autenticazioni di reliquie”, riservata generalmente ai Cardinali ed ai Vescovi autorizzati.

L'undicesima serie raccoglie carte assai sciupate e deteriorate.

La fondazione culturale Mandralisca pertanto con il suo museo, la biblioteca e l'archivio, rappresenta una tappa d'obbligo, non solo per tutti coloro che trovandosi a trascorrere un periodo di vacanza nella bella cittadina, desiderano immergersi in un'atmosfera carica di storia, arte e cultura, ma anche per gli studiosi, che preferiscono condurre le loro ricerche, avendo la possibilità di consultare un'infinità di testi rari e ben conservati.

 






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