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Alberto Malfitano, Il mosaico Italia. Riflessioni su una difficile costruzione nazionale
Il 10 dicembre 2004, una decina di studiosi di storia di diverse università italiane si sono incontrati nel Dipartimento di discipline storiche dell'Università di Bologna, su invito di Angelo Varni, per discutere del problema dello sviluppo nazionale e del modo in cui esso è avvenuto, ciascuno portando l'apporto specifico dei propri studi e del proprio campo di ricerca.
Il titolo dell'incontro seminariale (Il mosaico Italia. Riflessioni su una difficile costruzione nazionale) precisava infatti lo scopo dell'incontro, quello di esaminare gli sviluppi compiuti dalla storiografia sul nostro Paese in differenti campi di studio, nei quali si divide il lavoro degli storici alla ricerca costante del giusto nesso tra necessità della specializzazione e visione globale…
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Sara Valentina Di Palma Le Edot ha Mizra in Israele
La questione dell' aliah ve klitah (immigrazione e assorbimento, nel senso di integrazione) degli ebrei provenienti dai paesi musulmani si intreccia
con diversi aspetti peculiari della società israeliana, attraversata da molteplici fratture ...
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Angelo Varni Bologna la ?grassa?: una storia tra mito e realtà
Anne Miller Riggs, una viaggiatrice inglese degli ultimi decenni del Settecento, descriveva in una lettera agli amici londinesi, la saporosa esperienza del suo impatto con la cucina bolognese,
dove i piaceri del cibo non conoscevano alcuna pudica limitazione dovuta ad imperativi di colesterolo o di linea ...
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Michele Finelli Mazzini nell'Italia monarchica e liberale
Nel 1851, Giuseppe Mazzini scriveva all'amica Emilie Ashurst: ?La mia idea non è che un'incessante attività
per essa; ma un'attività che, all'infuori di pochi casi, è consistita in uno o due milioni di lettere, biglietti, istruzioni, dimenticati, perduti, bruciati?.
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Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007
Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
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L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.
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