N. 4 - Aprile 2004


ISSN 1720-190X






Roberto Parisini

Simona Urso
Margherita Sarfatti. Dal mito del Dux al mito americano
Venezia, Marsilio, 2003


Il volume percorre la biografia intellettuale di Margherita Sarfatti facendone il filo per costruire alcune ipotesi sulla genesi dell'ideologia fascista, e per definire il quadro di quei ceti intellettuali che offrirono il loro sostegno al primo fascismo. Questa mondana e salottiera figura, nota per la sua relazione con affettiva con Mussolini, viene qui presentata come personaggio vivace e inquieto, profondamente partecipe del dibattito politico e intellettuale che attraversò l'Italia giolittiana. Partita dal socialismo positivistico di stampo ottocentesco che aveva incontrato nella Milano di inizio secolo, Sarfatti assorbe nuove suggestioni culturali dalle frequentazioni del modernismo, degli ambienti futuristi e degli intellettuali de “La Voce”, per poi fonderle in un atteggiamento che confluisce gradualmente verso quell'ideologia italianista per cui si distingue, secondo Emilio Gentile, il gruppo vociano. La posizione interventista di fronte al divampare della Grande Guerra ne sancisce in qualche modo il passaggio definitivo dal riformismo turatiano, percepito come vuoto e ormai inerte, all'approdo – attraverso il culto dei caduti – alle sponde mitologiche dell'Italia nuova da costruire a guerra conclusa.

Da tempo vicina a Mussolini, Sarfatti fu in primo piano nella costruzione di un fascismo che proprio di quel mito voleva nutrirsi. Ambiziosa, cinica e intuitiva, si accorse precocemente che ciò che si andava costruendo era ancora un palcoscenico vuoto, che andava riempito di codici identitari, di rituali e, soprattutto, di una cultura (non solo politica) propria. Contribuì perciò a fondare “Gerarchia”, la rivista teorica del fascismo, chiamando a raccolta una generazione di intellettuali di percorso simile al suo, e che doveva ora elaborare la matrice genetica dello stato nuovo. Con “Novecento” tentò la costruzione di un linguaggio artistico originale, radicato tuttavia nel solco della tradizione classica, e divenne figura centrale nel mondo dell'arte, in Italia e all'estero.

L'exploit politico-culturale della Sarfatti sarà comunque la biografia Dux , pubblicata nel 1925 e tradotta in diverse lingue; in essa viene costruito il mito del duce attingendo a piene mani al culto della romanità, in ossequio all'idea di classicità moderna che il fascismo rappresentava.

Un momento, quello della diffusione di Dux che rappresenta il culmine dell'influenza della Sarfatti, ma anche l'inizio del suo declino. Lo stato totalitario costruito a partire dal 1926 aveva bisogno di intellettuali funzionari e non di sperimentatori, benché intesi a promuovere una sintesi artistica legittimata dal regime. L'intellettuale ebrea fu inoltre sempre avversata dalle componenti rassiste del fascismo, a cominciare dall'ala guidata da Farinacci, e negli anni Trenta, mentre calava sensibilmente il suo ascendente su Mussolini, l'Italia si avvicinava sempre più alla Germania hitleriana e antisemita. Il fascismo inseguito da Margherita Sarfatti cominciava a divergere da quello reale, ma lei non smise però in fondo di essere fascista. Spostò semplicemente l'oggetto della sua ricerca, sulla scia drammatica dei numerosi ebrei in fuga dal vecchio continente: la “terra promessa”, così, non fu più la nuova Roma, sintesi della civiltà classica e della modernità fascista, ma divennero gli Stati Uniti, del New Deal , di Roosevelt e del mito americano. L'America vista come nuova possibilità della civiltà europea e bianca (in cui gli ebrei fossero inseriti, ma non i neri), l'America del melting pot ma anche del segregazionismo.

Quante furono le culture politiche del fascismo? Quali di queste persero la loro battaglia e perché? Quali e quanti furono i coetanei e i correligionari, di Margherita Sarfatti che, formatisi nelle riviste antigiolittiane, credettero di trovare nella guerra e nel fascismo l'occasione per diventare nuova classe dirigente del Paese? Quanti di loro si accorsero, come Sarfatti, di non avere alcuno spazio reale? La storia dell'Italia tra le due guerre è anche la loro storia, e questo libro è un primo, pregevole tassello per raccontarla.

 






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