Andrea Giuntini
Reti, infrastrutture e servizi urbani nelle città italiane in epoca contemporanea
La crescente complessità del funzionamento delle città spinge a ricercare nuovi metodi, procedure e tecniche per la riorganizzazione fisica e funzionale del sistema urbano. Ciò spiega il nuovo interesse che gli scienziati sociali stanno dimostrando da qualche anno nei confronti di un tema classico, com'è la città, passato però al microscopio delle novità che i processi di globalizzazione implicano. E un rinnovato interesse nei riguardi dei grandi miti urbani è alimentato anche dai media, dal cinema in particolare. Si torna a parlare di città, di funzioni urbane, del ruolo nuovo che gli agglomerati urbani rivestiranno nel terzo millennio. E ognuno lo fa, evidentemente, seguendo i propri percorsi interpretativi, facendo ricorso a paradigmi e categorie anche fortemente dissimili: sfilano così sul palcoscenico sia gli urbanisti sia i sociologi sia gli architetti sia gli storici urbani, che nel corso degli ultimi anni si sono trovati nella necessità di cambiare profondamente pelle in modo tale da essere in grado di attrezzarsi convenientemente per l'analisi di oggetti in rapido mutamento.
Città postmoderna, città postfordista, città postindustriale, molte sono le definizioni che oggi troviamo comunemente adottate per descrivere il senso della trasformazione e dell'enorme cambiamento che le realtà urbane stanno vivendo.
Nell'800 la città era intesa come luogo geografico, definito, ordinato e contenuto in una forma che ne segnava i limiti. Le mura sancivano questo rigore spaziale, la città era racchiusa in un perimetro specifico e le periferie non esistevano ancora. È industrializzazione con il conseguente inurbamento che provoca la progressiva perdita dei confini. Il sistema delle infrastrutture e dei servizi urbani contribuisce in maniera decisiva a questo processo.
Oggi la nuova scena urbana non è più in grado di contemplare grandi piani totalizzanti fondati su principi forti intonati alla razionalità ed intesi come strumento ordinatore globale della crescita e della vita della città. L'intervento sulla città diventa discontinuo, frammentario, episodico e incoerente, tanto che gli studiosi del fenomeno urbano hanno introdotto il concetto di metropoli diffusa. La città è sempre più sparsa, mancano i parametri di riferimento e appare inevitabile un processo costante di frantumazione.
Le trasformazioni strutturali dell'economia si riflettono anche in una serie di sfide che la città oggi si trova a dover raccogliere. Lo scenario in profondo mutamento che si sviluppa quotidianamente rimette in discussione i termini stessi della vita urbana e genera un nuovo interesse nei riguardi delle tematiche urbane, che trova alimento anche in un crescente bisogno di previsione. Il contesto globalizzato obbliga la città a reinterpretare il proprio ruolo, coniugando in una visione strategica le esigenze di apertura, di connettività e di libero accesso con quelle di mantenimento della propria identità.
Il nuovo assetto della struttura industriale, la globalizzazione dell'economia, il miglioramento delle comunicazioni e la produzione di tecnologie avanzate mutano la localizzazione delle opportunità nello spazio urbano e la capacità della popolazione di rispondere a questi stimoli.
Le trasformazioni nell'organizzazione del lavoro, l'applicazione delle nuove tecnologie nei processi produttivi, le scelte localizzative delle imprese sempre meno propense a un insediamento urbano mutano profondamente il tessuto produttivo tradizionale industriale. Si impone un'economia fatta di costellazioni, reti, distretti, che prende la forma della città. Il dispiegarsi di nuove morfologie e di nuove dinamiche strutturali all'interno dello spazio urbano costituiscono un momento di svolta dal quale non si può prescindere per qualunque considerazione, anche in prospettiva storica, legata alla città.
Risulta sempre più visibile nella città postmoderna come il consumo possieda ormai l'unica centralità. In virtù del superamento dei tempi tradizionali, un unico ininterrotto fluire percorre la città contemporanea, che diventa un insieme di nonluoghi, secondo la definizione di Augé, organizzati a misura del consumo di massa. Ogni dimensione della vita urbana finisce per assecondare le esigenze di un enorme sistema di consumo.
Proprio nelle città si sperimentano molte delle nuove traiettorie di sviluppo, che ospitano alcuni dei momenti cruciali del processo innovativo. In particolare, il settore delle cosiddette reti tecniche urbane è investito da cambiamenti estremamente rilevanti che le rendono, all'interno di questo contesto in rapida trasformazione, un oggetto di analisi oltremodo rilevante.
L'ottica che ci permette più compiutamente di entrare nello scenario in trasformazione appena descritto è quella dei servizi a rete, legati cioè a infrastrutture tecniche localizzate sul territorio, quelle che gli economisti chiamano public utilities . Parlare di reti urbane ci obbliga ad un riferimento più ampio rispetto a quello puramente dei servizi, si tratta viceversa di un modo nuovo di leggere tout court la realtà urbana.
La forma in cui la novità nell'organizzazione delle infrastrutture e dei servizi urbani s'impone è quella reticolare, la stessa del resto che connota la nuova organizzazione produttiva. Così come nel campo della produzione industriale flessibilità e concorrenza sono ormai le parole d'ordine prevalenti, così anche la città riceve un impulso nuovo da queste caratteristiche del mercato.
La rete rappresenta un concetto, così com'è stato elaborato e sviluppato negli ultimi anni dalla storiografia, fondamentale per l'analisi della trasformazione delle realtà economico-sociali. Introdotta sotto la veste di metafora socio-economica e come tale in grado di rappresentare un sistema di connessioni multiple e non gerarchiche poco legate a fatti storicamente definiti, occupa nell'attuale dibattito uno spazio che va dal nuovo concetto di impresa a rete, alle reti del settore sociale, al network globale, che rappresentano tutti modelli interpretativi della realtà. Sono stati per primi sociologi e antropologi ad usare il termine rete e inserirlo nei loro studi al fine di richiamare il complesso sistema delle relazioni sociali. Gli scienziati sociali sono passati dalla metafora all'analisi di sistemi fisici, concreti, tanto che “il concetto di rete è divenuto così il punto di incontro fra una visione socioculturale della tecnologia e del mondo degli oggetti”, come ha scritto Peppino Ortoleva. Il concetto di rete spiega oggi sempre di più l'attuale organizzazione economica, nel senso che ogni attività dell'azienda si trasforma in rete. Assume valore sia tecnologico, sia sociale, sia economico, ma al tempo stesso si propone come chiave di lettura altrettanto decisiva per l'individuazione di fenomeni esistenti sul terreno dell'osservazione empirica.
Il filone di ricerche sulle reti poi si è sviluppato nel campo della storia della tecnica, all'interno del quale l'implementazione del tema dei grandi sistemi tecnici, intesi come apparati di grado superiore capaci di tecnicizzare la complessità dell'organizzazione sociale e di assicurare la comunicazione e la distribuzione dei flussi, rappresenta il frutto più maturo.
In seguito si sono incrociati numerosi filoni di studio appartenenti a diverse famiglie di letteratura, con un'attenzione crescente all'analisi di sistemi fisici e concreti, con la conseguenza che il concetto di rete trova nella connettività il momento di convergenza.
Lo sviluppo della città a rete rappresenta la condizione stessa per il suo sviluppo complessivo; senza di esse sarebbe costretta in limiti non oltrepassabili. Le nuove forme di organizzazione spaziale dell'economia e dell'informazione determinano anche una nuova organizzazione dei servizi nella città, imponendo un mutamento radicale nel pensare lo spazio urbano. In definitiva la crescita spaziale ed economica della città è sostenuta in maniera fondamentale dalle infrastrutture.
Anche il rapporto tra centro e periferia va rivisto alla luce dei processi evidenziati. Le reti urbane tendono da una parte a decentrarsi verso quella che un tempo era la campagna circostante, ma al tempo stesso spingono verso una nuova centralità. Affrontare il tema dello spazio richiama l'esigenza di rivedere la questione dell'organizzazione territoriale, così come viene condizionata e strutturata dalla gerarchia urbana. Si propone cioè un argomento cruciale, quale il confronto fra centri e circondari che mostrano in modo evidente come si sviluppi anche in periferia una sperimentazione di comportamenti modernizzanti.
Il secondo ordine di considerazioni, modulato ancora in qualche misura sulla dicotomia fra centro e periferia, invece attiene alla differenziazione dei modi di espansione dei servizi urbani sulla base della tipologia abitativa. Le aree di residenza delle classi medie e alte adottarono più rapidamente le nuove tecnologie; del resto gli stessi servizi influenzarono anche profondamente gli indirizzi dello sviluppo urbanistico. La creazione di una rete di trasporti urbani per esempio ebbe ovunque un ruolo non trascurabile nella definizione delle periferie, finendo per incidere non solo dal punto di vista della progettazione urbanistica, ma anche da quello della qualità della vita stessa.
Infine ricorrere alla teoria e alla pratica delle reti implica una visione tecnologica degli argomenti oggetto di analisi. La storia della città e della tecnica sono inscindibili e la città è storicamente il luogo privilegiato per molte delle innovazioni tecniche che si sono succedute fra '800 e '900. La tecnologia in epoca moderna ha partecipato alla definizione dello spazio urbano in modo più che significativo. A partire dal XIX secolo l'impatto appare ancora più forte tanto che molte tecnologie si integrano ai fenomeni legati alla rivoluzione industriale, sconvolgendo in pochi decenni l'organizzazione urbana stessa. Proprio le novità tecniche nate con la seconda rivoluzione industriale vennero messe al servizio dei Comuni per risolvere gli innumerevoli problemi che caratterizzavano le città moderne. Prestare attenzione alle trasformazioni subite dal contesto urbano di riferimento, ci permette di comprendere quanto incisero l'illuminazione, la realizzazione degli impianti idrici ed igienico-sanitari e l'espansione dei trasporti tranviari sulla vita e sul lavoro degli abitanti delle città e sul modo di porsi in relazione reciproca.
Fra quanti sono assunti a cartina di tornasole per stimare la modernizzazione dei servizi urbani, la tecnologia è l'elemento che ha le carte in regola per attirare più di altri gli sforzi della ricerca storica. Assegnarle un ruolo cruciale ai fini del funzionamento delle città in questo periodo, ma anche del loro arredo, appare persino pleonastico. È anche vero però che sulle relazioni fra città e sistemi tecnologici alla fin fine non sono convogliate montagne di ricerche specifiche. Il motivo principale va rintracciato nel mancato incontro fra storia della tecnologia e storia urbana, che a lungo invece sono rimaste reciprocamente estranee. Oggi finalmente gli storici si stanno rendendo conto quanto questo tipo di rapporto sia necessario per intendere le trasformazioni subite dalla città e vanno recuperando il terreno perduto con studi di buon livello.
È nel quarantennio a cavallo del ‘900 che anche l'esperienza italiana assume il più alto grado di significatività, investendo sia i grandi agglomerati sia le città di taglia inferiore. L'ambito cronologico, in cui si svolgono le trasformazioni più rilevanti, coincide grosso modo con gli anni della prima industrializzazione italiana, ma trova riscontro in pratica anche a livello europeo. La vicenda si situa dunque nel quarantennio fra il 1880 e il 1920, quando cioè viene a compimento su scala continentale il progressivo adeguamento al modello della città borghese. Si tratta dell'epoca, secondo un'interpretazione prevalente, della cosiddetta seconda rivoluzione industriale ed in effetti da questi processi deriva una nuova e più estesa domanda di bisogni sociali e di servizi urbani in particolare, che le amministrazioni municipali sono chiamate a soddisfare. Tutto questo prende forme assai diverse e presenta tipologie difformi da paese a paese e da area ad area, ma sostanzialmente riconducibili ad un nuovo sviluppo urbano comune al continente. Nasce anche nell'esperienza italiana un nuovo concetto di città, basata su un'idea organica in cui tecnologia e servizi pubblici si intrecciano in modo indissolubile.
All'interno di questo spazio trovano posto una serie di servizi e infrastrutture. L'applicazione dei ritrovati della tecnologia ai servizi urbani appare la via più immediata per la trasformazione dello spazio urbano e della città stessa nel suo complesso. Le infrastrutture rappresentano il veicolo principale del cambiamento di città rimaste immobili per secoli, come molte di quelle italiane, modellandole alle nuove esigenze e imprimendo loro accelerazioni formidabili.
Non tutti i servizi e non tutte le infrastrutture rientrano evidentemente in questa considerazione; occorre circoscrivere l'ambito di ricerca ad una serie ben precisa che si ritrova nella definizione di servizi tecnici a rete: dai trasporti, all'acqua potabile, dalle fogne allo smaltimento dei rifiuti, dalla distribuzione del gas a quella dell'elettricità, questi sono gli ambiti che cominciano a rappresentare, a partire dall'epoca indicata, veri e propri strumenti di governo, tanto da sostituire per lungo tempo gli stessi programmi urbanistici con un'attività che surrogò quella della pianificazione urbana.