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Antonio Brusa Il programma di storia Moratti-Bertagna: due emendamenti urgenti e alcune ricerche da promuovere
Questo intervento di Antonio Brusa, docente di Didattica della storia presso l?Università di Bari (fra i suoi diversi incarichi nel campo della didattica della storia ricordiamo quello all?interno
delle commissioni Brocca e De Mauro), riprende le linee fondamentali della relazione tenuta dallo stesso a un seminario sui programmi di storia emanati nel e in preparazione per il 2004.
L?iniziativa, coordinata da Ivo Mattozzi (docente di Didattica della storia all'Università di Bologna e presidente di Clio ?92, l?associazione dei gruppi di ricerca sull?insegnamento della storia),
si è tenuta presso il Dipartimento di Discipline storiche dell'ateneo bolognese il 24 giugno 2004.
È questa un?anticipazione rispetto al più ampio spazio che daremo nel prossimo numero agli interventi fatti in quella sede e al dibattito da essi stimolato.
Ringraziamo Antonio Brusa per la sollecitudine con la quale ha risposto al nostro invito, che estendiamo agli interessati: su tale tema si possono mandare contributi all?indirizzo redazione@storiaefuturo.com
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Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007
Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
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L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.
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