N. 4 - Aprile 2004

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Roberto Parisini

Tra fonti e rete. Una riflessione su strumenti e funzioni della didattica tra ricerca storiografica e internet
Intervista a Mario Pinotti


PARISINI ? Caro Pinotti, qual è la tua posizione rispetto ai tanti recenti dibattiti sulla necessità di riformare l'insegnamento della storia?


PINOTTI ? Credo che sia assolutamente indispensabile e irrinviabile la riforma dell'insegnamento della storia. Questa necessità si è imposta all'attenzione del dibattito didattico e storiografico sin dalla fine degli anni '70.


Anche in precedenza si sono levate diverse voci in questa direzione. Penso alle ripetute richieste di dare più centralità alla storia contemporanea e alle vicende che hanno portato alla costituzione della repubblica italiana. Erano gli anni Sessanta del secolo scorso e sulla rivista dell'Istituto nazionale per lo studio del movimento di liberazione in Italia, ?Italia contemporanea?, Guido Quazza e Giorgio Rochat, Enzo Collotti e Massimo Legnani rivendicavano la necessità di portare il baricentro dei programmi di storia sul Novecento.


Quelle riflessioni e quelle richieste, tuttavia, si limitavano ad esigere una riforma del canone delle conoscenze, ma trascuravano questioni che più tardi si sarebbero imposte e che si sarebbero dimostrate altrettanto importanti.


La storiografia non si esaurisce nel proprio narrato, ma è una disciplina che organizza i suoi discorsi attorno a categorie epistemiche fondanti (spazio, tempo, modelli interpretativi), con proprie metodologie, con molteplici prospettive analitiche. Il suo insegnamento nei gradi scolari pre-universitari implica una mediazione didattica che non può risolversi nella semplice lezione frontale.


Dalla fine degli anni '70 questi temi si sono imposti all'attenzione della riflessione degli storiografi e dei didatti della storia. Quegli anni possono essere considerati come l'inizio di una disciplina che possiamo definire ?didattica della storia?. È in questo solco che io mi sono formato e ho realizzato quelle esperienze nella scuola che mi hanno portato e mi portano ad affermare che la riforma dell'insegnamento della storia deve essere assolutamente affrontata.


 


PARISINI ? Quali sono, secondo te, le attuali funzioni dell'apprendimento storico?


PINOTTI ? Così, come oggi la storia viene insegnata, non è in grado di svolgere nessun tipo di funzione: né cognitiva né formativa. La storia insegnata non sembra capace né di formare la coscienza civica né di decifrare la realtà.


Non è un caso che la materia ?storia? sia tra le più neglette dagli studenti di ogni età.


Qualche gradimento lo raccoglie presso i bambini della terza elementare quando, più che un racconto storico è un racconto mitologico. Studiati i ?primitivi? e gli egizi, la noia circonfonde tutte le altre epoche e le altre civiltà. La possibilità di disporre di maggiori fonti fa uscire l'età dei greci e l'età dei romani da quelle brume delle origini così attraenti da attirare la meraviglia degli alunni più piccoli.


Del resto, il presente non aiuta a ritrovare le ragioni dell'insegnamento storico. Farò cenno solo a qualche fattore destoricizzante. In primo luogo le incalzanti trasformazioni tecnologiche: strumenti, linguaggi, relazioni. Tutto sembra radicalmente mutare e recidere i legami con le età precedenti. Che interesse possono avere per le giovani generazioni le civiltà contadino-mercantili le cui estreme propaggini si sono spinte fino a 50-60 anni fa?


In secondo luogo dobbiamo fare i conti con la fine delle ottocentesche illusioni storicistiche che, oltre ad alimentare la fiducia nel progresso, proponevano visioni del tempo (lineare) e dello spazio (neutro, amorfo, omogeneo) che l'esperienza diffusa oggi stenta a riconoscere.


In terzo luogo, la crisi della politica nella società della globalizzazione. La crisi della politica porta con sé l'idea forte della sfiducia nelle possibilità umane di governare processi economico-sociali che finiscono con l'imporsi ineluttabilmente.


La storia, la storia fondata sullo statuto dello storicismo del XIX secolo, è in grande difficoltà, soffre di una crisi di credibilità. Essa appare come una stanca recitazione di modelli interpretativi che non afferrano la realtà dei processi sociali.


 


PARISINI ? In che modo la didattica moderna può ricreare una comunicazione tra i giovani e l'apprendimento storico?


PINOTTI ? Io penso che si debba percorrere la strada di un cambiamento radicale della storia insegnata. O la materia ?storia? mobilita processi di apprendimento cognitivamente effettivi o non serve a nulla. Per farlo deve svelare agli alunni il processo della ricerca storiografica. Non si tratta di pretendere dagli studenti di diventare dei piccoli storici, ma di far loro percorrere in laboratorio, in una condizione di simulazione controllata, la logica dell'operare storiografico.


Ne conseguono tre compiti formidabili.


Il primo compito è quello di rivolgersi proprio alle diverse scuole costituite dalla ricerca storiografica per comprenderne, attraverso il confronto, le categorie fondamentali di cui si servono per costruire i loro discorsi.


Il secondo è quello di formalizzare questo operare riconoscendone i momenti essenziali attraverso la loro deduzione dal concreto ricercare delle diverse storiografie. Si può insegnare solo ciò che è chiaramente riconoscibile e riproducibile.


Il terzo momento consiste nella capacità di mediare didatticamente questo operare facendo i conti con le possibilità cognitive degli alunni dai tre ai 18 anni.


Per assolvere questi tre compiti occorre mobilitare diversi campi del sapere: prima di tutto storiografia, epistemologia, didattica.


L'effettivo operare storiograficamente nelle aule-laboratorio è destinato a dare benefici risultati poiché questo modo di far apprendere attiva i processi cognitivi degli alunni stessi.


Essere protagonisti di ciò che si impara dà senso a ciò che si studia, mostra la sua utilità per comprendere la realtà, spinge alla comunicazione del proprio sapere per trasferirlo ad altri o per confrontarlo con quello degli altri. In questa ricerca si fonda il valore di una comunità della conoscenza, condizione favorevolissima alla formazione di un sentimento comunitario di appartenenza.


 


PARISINI ? Come far entrare nella didattica la molteplicità degli approcci possibili alla vicenda umana?


PINOTTI ? La risposta l'ho già prefigurata. La storiografia non ha un unico paradigma epistemico: diverse storiografie sono sorte nel XX secolo, spesso contaminandosi con altre discipline (geografia, antropologia, psicologia, statistica, ecc.). In aula non si deve scegliere una scuola storiografica tra le altre poiché la pluralità degli approcci metodologici, delle ipotesi di ricerca, delle categorie spazio-temporali, dei modelli interpretativi concorre felicemente a stimolare i processi cognitivi. Starà al didatta trovare le giuste strategie per graduare la complessità nella disciplina in rapporto agli stadi evolutivi della psicologia e alle situazioni particolari che sono sempre così numerose.


 


PARISINI ? Che ruolo attribuire alle moderne tecnologie?


PINOTTI ? Tantissimo e per diversi motivi. Per l'importanza che esse hanno da un punto di vista documentario. Oggi internet è un archivio di fonti di incalcolabile valore. Analogamente, le fonti fotografiche e audiovisive hanno assunto una crescente importanza a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Come è pensabile lo studio della storia contemporanea senza le fonti audiovisive?


Ma, fermarsi qui equivarrebbe a banalizzarne la fondamentalità. Internet è anche una nuova forma di comunicazione dove il momento verbale e quello dell'immagine sono strettamente connessi. L'ipertestualità offre prospettive logico-sintattiche impensabili solo vent'anni fa in una prassi quotidiana.


Il computer fornisce la possibilità di fondere testi verbali e iconografici, di lavorare le immagini attraverso il sistema digitale, di chiedere insomma agli alunni di costruire discorsi storici attraverso mille possibilità di manipolazione delle fonti.


Un'altra opportunità voglio ricordare. Internet può portare in ogni aula una biblioteca immediatamente consultabile dando agli insegnanti possibilità di lavoro laboratoriale che prima non erano così accessibili.


Come si può fare a meno di tutto questo?


 


 


Mario Pinotti è il responsabile della didattica dell'Istituto emiliano-romagnolo per la storia della Resistenza ?Ferruccio Parri?; è stato membro della Commissione nazionale per la riforma scolastica voluta dal ministro Berlinguer; ha partecipato alla redazione dei curricoli di Storia per tutti gli ordini scolastici presentati dall'Insmli e dal Landis nazionale; dal 1992 al 2000 è stato membro del seminario nazionale di storia ?Dalla memoria al progetto?, promosso dalla Direzione classica del ministero della Pubblica istruzione.



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