Dino Mengozzi
Il Centro-sinistra e la riforma della Scuola media (1962-1963)
Seminario di studi storico e pedagogico
Università di Urbino, 1° aprile 2004
Organizzato dalla Facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Urbino e dalla Fondazione di studi F. Turati l'incontro di carattere interdisciplinare ha inteso riflettere intorno a un tema di costante attualità come la riforma della scuola media, varata nel 1962 dal governo di centro-sinistra. Sul tema sono stati impegnati docenti di aree disciplinari diverse, la pedagogica rappresentata dai professori Massimo Baldacci (Università di Urbino) e Franco Cambi (Università di Firenze) e l'area storico sociale rappresentata dai professori Maurizio Degl'Innocenti (Università di Siena) e Carlo G. Lacaita (Università di Milano).
Senz'altro una delle prime novità del seminario è derivata dalla stessa impostazione dell'incontro, che ha teso a intrecciare due punti di vista distinti, l'aspetto storico e quello pedagogico, per arrivare a una rilettura di quella che ha rappresentato nella storia del paese una ?svolta? verso la modernità. Ricostruire le linee essenziali della riforma della scuola media unica e obbligatoria ha permesso, inoltre, di cogliere meglio, nella prospettiva di media durata, alcuni passaggi degli attuali scenari della scuola italiana.
L'impostazione storica e pedagogica era motivata, come ha messo in luce il preside Baldacci, coordinatore dei lavori, dal modo nel quale si arrivò a quella riforma per tanti versi ?paradigmatica? mediante un'ampia consultazione, che coinvolse la generalità delle forze politiche nonché un insieme molto significativo di organizzazioni sindacali, professionali, personalità della cultura e riviste specializzate.
La riforma della scuola media ha confermato senz'altro, nei lavori urbinati, il suo carattere di crocevia di problemi, riassuntivo per molti versi della storia dell'Italia recente. In questo snodo le diverse impostazioni dei relatori hanno segnato una sostanziale convergenza di giudizi. Collocata al centro di un passaggio essenziale della società italiana, nella fase del rapido sviluppo economico della fine degli anni '50, la riforma assecondava tale andamento, preparando un più alto livello di scolarità generale, ma registrava nel contempo una serie di resistenze di vario genere, dovute alla complessità di eredità culturali, interessi costituiti e difficili equilibri politici. Non a caso il dibattito assunse toni perfino molto aspri, coagulandosi intorno ad alcuni concetti ?rivelatori?, fra i quali assunse particolare rilievo sui mezzi d'informazione il confronto sull' ?abolizione del latino?, interpretato dalla sinistra come barriera alla democratizzazione dell'istruzione e dalla destra come difesa della stessa ?civiltà?. Da questo lato, la riforma non si esauriva con l'emanazione della legge, ma innescava un moto di rinnovamento che trasformava la scuola italiana in scuola di massa, effetto dell'apertura a quasi tutti gli indirizzi di studio superiori e grazie all'obbligatorietà dell'istruzione gratuita, prolungata fino a 14 anni. Ciò finiva con il coinvolgere l'Università e la stessa condizione giovanile, che da quegli anni assumerà i connotati di ?questione studentesca?.
Né la riforma era priva di un retroterra. I relatori hanno richiamato un variegato quadro politico e sociale, sul quale influivano le istanze di rinnovamento provenienti dal mondo sindacale e produttivo e nel quale la costituzione del governo di centro-sinistra veniva a rappresentare una fase nuova nel ricambio delle élite dirigenti. Se l'autonomismo nenniano segnava una svolta nei rapporti a sinistra, la generazione di Fanfani e Moro apriva il cattolicesimo politico a una società in via di rapida laicizzazione, superando le impostazioni classiste, in materia d'istruzione, degli anni del centrismo. Ciò suscitava varie resistenze, da un lato la messa in campo di un gramscianesimo, quale cultura autosufficiente, invece della democratizzazione di ogni angolo della società, dalla scuola alla famiglia, come preconizzava Tristano Codignola, e dall'altro il perdurante ?ricatto? esercitato su vaste ali del partito democratico cristiano da parte dei conservatori, che spingevano per uno svuotamento della riforma mediante un consistente finanziamento della scuola privata.
Sul piano prettamente pedagogico, per quanto non sia sempre facile isolare il problema dell'istruzione in singoli momenti, forse uno degli aspetti più notevoli era la fuoruscita delle discussioni dagli ambiti specialistici delle riviste. Queste, infatti, non solo acquisivano una discreta visibilità prestando temi di discussione alla stampa quotidiana, ma introducevano temi pedagogici nella discussione politica, come quello dell'introduzione di attività pratico formative a integrazione della formazione teorica degli studenti. Di fatto l'asse formativo veniva aggiornato dalla legge istitutiva della media unica intorno a una didattica meno formalistica, a materie facoltative, alla problematicità di cui dovevano farsi garanti i programmi, per la formazione di un cittadino aperto e responsabile.
Gli atti, in preparazione, riproporranno insieme alle relazioni rielaborate per la stampa anche una scelta dei principali articoli ripresi dalle riviste e dalla stampa quotidiana del tempo. In questo modo il volume costituirà una delle tappe principali del progetto di studio, scandito da vari momenti di riflessione, intorno agli anni del centro-sinistra, che la Fondazione Turati sta allestendo sul piano nazionale.