N. 3 - Dicembre 2003


ISSN 1720-190X





Paolo Mattera

Commento a: Fanfani e la casa. Gli anni Cinquanta e il modello italiano di welfare state. Il piano INA-Casa

La storiografia sull'Italia repubblicana non ha fino ad oggi prestato grande attenzione al piano Ina-Casa che, lanciato da Fanfani alla fine degli anni Quaranta, mirava a inaugurare un politica di intervento pubblico nell'ambito dell'edilizia popolare. Spiccano alcuni silenzi (come nel volume di Ginsborg) in un atteggiamento di fondo che non assegna grande rilievo all'iniziativa e dedica ad essa poche pagine. Anche i giudizi - quando vengono formulati - sono sostanzialmente riduttivi. Esso viene solitamente interpretato come iniziativa a sostegno dell'occupazione, in un'ottica di sapore keynesiano, pur riletta in chiave di solidarismo cattolico; oppure come originale operazione di aggregazione del consenso presso i ceti popolari, nel clima di contrapposizione frontale della Guerra fredda; oppure (e ancor più riduttivamente) come tentativo operato da Fanfani di costruire una rete di potere personale, che gli permettesse la scalata ai vertici del partito e dello Stato. Per ridefinire l'approccio al tema e in buona misura contestare alcune delle interpretazioni correnti, l'Istituto Sturzo e la Fondazione Della Rocca hanno organizzato un convegno di cui ora vengono pubblicati gli atti. Il volume è diviso in quattro parti. Nella prima, Storia dell'iniziativa, si raccontano prevalentemente le vicende politiche del piano, inserendo il dibattito dell'epoca nel contesto sociale di un paese già povero e uscito prostrato dalla guerra. Qui ci sembrano particolarmente interessanti i saggi di Marialuisa-Lucia Sergio e di Umberto Gentiloni Silveri, che forniscono rispettivamente un affresco delle condizioni economico-sociali dell'Italia all'epoca e un quadro del dibattito parlamentare e delle posizioni politiche in merito al piano. Nella seconda parte, Storia del progetto, si raccontano poi prevalentemente gli aspetti tecnici del piano, mentre nella terza, Contributi, sono ospitate alcune testimonianze di protagonisti dell'epoca (fra cui si segnalano gli spunti interessanti contenuti nell'intervento di Nino Novacco). La quarta parte, infine, è un'interessante e utilissima sezione dove sono fornite le schede bibliografiche e delle fonti. Il volume, in conclusione, per la sua struttura e le sue caratteristiche, è un'utile messa a fuoco di un tema finora trascurato e in futuro si proporrà - crediamo - anche come un indispensabile strumento di consultazione.



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