Alberto Malfitano
Intervista a Paolo Sorcinelli sul volume: Sorcinelli-Calanca-Pela, Storie. Corso di storia per il triennio.Caro professore, cominciamo con una domanda "cattiva": perché un nuovo manuale? Non ce ne sono forse già abbastanza?

Domanda provocatoria! Come se mi dicessi che era meglio … non farlo! Scherzi a parte, direi che molti manuali di storia non sono un danno per la didattica, ma casomai un arricchimento e la possibilità di poter scegliere, su un ampio ventaglio di offerte, con discernimento e a ragion veduta. D'altra parte la storia non è qualcosa di statico, ma una acquisizione continua, non solo perché il passato è complesso e più lo si ricostruisce e più sfugge - come una coperta corta: se ci si copre le spalle, rimangono scoperti i piedi - ma anche perché cambia incessantemente, col passare del tempo e delle generazioni, l'ottica per studiare il passato. E dunque cambia anche quello che riusciamo a leggere nel passato. Cambiano i metodi, le interpretazioni, emergono nuovi documenti e anche i documenti dati per scontati possono essere letti in una maniera nuova. Nessuno fino a 30 anni fa si sarebbe sognato di frugare negli archivi dei manicomi o fra i conti della spesa: oggi le cartelle cliniche e i dati sull'alimentazione sono strumenti usuali per ricostruire i modi e le condizioni di vita del "mondo che abbiamo perduto". Ecco, la consapevolezza di questo ritmo incessante provoca anche variegati approcci nel manuale didattico.
Come è strutturato il manuale? Mi pare ci sia la possibilità di un lavoro a più livelli di profondità, un po' per diverse esigenze.
È difficile redigere un manuale: giocoforza si deve partire dal presupposto che si deve "dire tutto di tutto". Ma in questo modo si rischia di costruire dei volumi "sempre più complessi, materialmente pesanti, e tuttavia scarsamente adeguati per una comprensione dei processi che hanno formato e continuano a formare la storia". D'altra parte, sempre per citare Augusto Placanica gli autori di un manuale devono considerare che "non c'è più tempo e modo per dire tutto", anche perché è impossibile (e non necessario) "dire tutto".

La progettazione di questi volumi è partita proprio da questa constatazione e dunque si articola su "una selezione dei temi" che privilegiano le persistenze e le evoluzioni che stanno alla base dei fenomeni storici. Inoltre la narrazione non si muove seguendo soltanto la tradizionale scansione cronologica degli eventi, ma mettendo soprattutto in evidenza alcuni punti chiave dell'avventura umana. Una scelta, un metodo di lavoro che se rinuncia alla pretesa di costruire una "quasi" enciclopedia, permette di recuperare la complessità dei mutamenti e dei rapporti tra continuità e trasformazione attraverso il rovesciamento dello schema fattuale della narrazione storica. Infatti, la nostra sintesi del passato privilegia la storia/problema e si articola attraverso moduli tematici che agiscono da un lato come organizzatori didattici e dall'altro come organizzatori concettuali attenti a collocare il passato nel suo contesto storico. Qualcuno ha affermato con una felice espressione che "la disciplina storica è la disciplina del contesto", intendendo con ciò affermare che non può esistere un passato all'infuori della cornice dei problemi che lo stesso passato ha posto ai suoi contemporanei. Problemi di natura militare, politica, esistenziale, quotidiana, mentale, affettiva, culturale che lo storiografo deve individuare, sollevare e, possibilmente, anche vedere con occhi nuovi. Ecco: il manuale cerca di riportare a galla gli organizzatori concettuali delle tematiche considerate per far capire a chi studia, com'era l'uomo del passato, come viveva i suoi problemi, attraverso quali angolazioni vedeva e interpretava la gioia, la paura, l'amore, la natura, il mondo circostante, al pari della famiglia, della patria, della politica, della guerra. Nel primo volume, ad esempio, abbiamo considerato il processo di formazione statuale come un elemento cardine dei mutamenti della storia europea. Partendo dalla nascita e dal consolidamento dei singoli stati monarchici, abbiamo cercato di delineare il ruolo dei sovrani e i loro rapporti con i feudatari prima e con il papato poi non soltanto come "scontro di poteri e di eserciti", ma anche come fenomeno dalle implicazioni politiche, religiose, economiche, culturali. Si pensi soltanto alle influenze avute dalla Riforma e dalla Controriforma, dalle scoperte geografiche, dal simbolismo e dalla cultura politica sulla formazione degli Stati, sui loro problemi militari e finanziari, sul rafforzamento o meno del loro potere interno. Così, pur non trascurando le nozioni dei grandi eventi politici e istituzionali, sempre necessari per collocare didatticamente le idee, abbiamo aperto scenari (moduli) sulla storia sociale e prestato grande attenzione ai temi della cultura materiale, dei sentimenti, dei consumi, delle mentalità e dell'immaginario collettivo.
Dal punto di vista degli organizzatori didattici i tre volumi offrono i materiali per otto moduli per ogni anno di corso; ogni modulo si apre con il piano, la presentazione del tema che verrà sviluppato e le domande chiave. Si chiude infine con il Laboratorio storiografico, in cui si apprende, attraverso attività guidate, a cogliere e a porre in relazione le principali interpretazioni che la storiografia ha dato dei temi presi in considerazione.
Ciascun modulo è articolato in due o tre unità didattiche che presentano: 1) un punto di partenza che definisce le coordinate spazio-temporali dei fenomeni storici analizzati nell'unità con l'ausilio di una carta geografica o tematica o di un'immagine e di un testo esplicativo; 2) un breve profilo storico organizzato per paragrafi titolati, numerati e glossati che fornisce le conoscenze storiche di base; 3) una trattazione analitica che apre ampi spazi argomentativi sviluppati con l'ausilio di fonti scritte e iconografiche che approfondiscono i concetti chiave o i fenomeni storici di particolare rilievo. Ogni unità inoltre è corredata da Il lessico, una sorta di piccolo dizionario dei termini più particolari usati nell'esposizione e dalle rubriche In biblioteca, Al cinema, In Internet, che suggeriscono libri, film, musei, opere liriche, siti internet, utili per l'approfondimento; 4) infine, a conclusione dell'unità, la rubrica Lavorare con le fonti storiche, in cui si guidano gli studenti alle fonti scritte e iconografiche, la Sintesi, in cui si presentano i punti chiave svolti nell'unità e la Verifica, una serie di esercizi riepilogativi.

È sicuramente notevole l'impianto iconografico. Perché una così grande importanza data all'immagine? È evidente che non si tratta solo di "spezzare" il ritmo della lettura.
L'immagine è stata usata come complemento e come supporto al testo. Si parte dalla convinzione che l'iconografia è uno strumento storiografico al pari di un documento, di una lapide, di un attrezzo da lavoro e come tale serve a ricostruire il passato perché del passato è una rappresentazione più o meno fedele. Ma questo principio vale per qualsiasi tipo di fonte storica e in questa ottica, dunque, anche un dipinto o una fotografia può servire allo storico per il suo lavoro. Senza contare che l'immagine ha di per sé un impatto e una emblematicità a volte superiore alla stessa pagina scritta. I gruppi familiari dipinti da Pietro Longhi sono essenziali per capire la famiglia del settecento, così come i dipinti di Lomellini, Pellizza da Volpedo. Adler e Von Herkomer rappresentano molto bene la condizione operaia alla fine del XIX secolo.
In questo manuale si riscontra meno storia politica rispetto ad un tempo, più storia delle mentalità collettive e dei grandi eventi che hanno segnato la vita delle popolazioni. Un effetto dell'evoluzione della storiografia degli ultimi lustri?
Credo che non si possa fare un manuale nel XXI secolo senza considerare la stagione delle Annales, di Past and Present e di Quaderni Storici. Non si può mantenere una impostazione istituzionale e poi buttare ogni tanto qualche spruzzatina di economia e di società: una tabella di dati, un brano documentario… Credo che sia l'impianto complessivo che vada finalmente rivisitato. Ma per fare questo con decisione non è sufficiente la volontà degli autori; occorre la forte complicità degli editori. Ma questo non sempre succede e allora si hanno due "velocità editoriali": quella della saggistica e quella del settore scolastico. La prima più propensa ad accettare la novità, la seconda più tradizionalista. E in entrambi i casi si tratta di un condizionamento alle aspettative dei diversi segmenti di mercato: il primo segmento (la saggistica) risulta commercialmente più appetibile se privilegia la novità, il secondo (l'editoria scolastica) è più accetto se cammina nell'alveo del consolidato. La prima versione del manuale era più vicina al primo segmento di mercato (a detta dell'editore); quella finale è frutto di un compromesso concordato fra autori e committenza, con la certezza comunque che la nostra propensione storiografica sia ancora molto marcata e rilevabile.