N. 3 - Dicembre 2003


ISSN 1720-190X





Amedeo Lepore

Le fonti elettroniche per la storia economica

"Questo è un mondo virtuale. È un mondo che inventa se stesso. Ogni giorno si formano nuove terre che poi vengono sommerse. Nuovi continenti della mente si staccano dalla terraferma. Alcuni godono di venti favorevoli, altri affondano senza lasciare traccia, altri ancora sono come Atlantide: favolosi, vagheggiati, mai scoperti. Oggetti di ogni genere, abbandonati alla deriva, approdano alle sponde del mio computer: lattine e vecchi pneumatici insieme al bottino dei pirati. Il tesoro sepolto si trova veramente lì, ma è come se fosse calpestato e remoto. Difficile da individuare perché inconsueto, e pochi tra noi sono in grado di riconoscere ciò che non ha un nome. Sto cercando qualcosa, è vero. Sto cercando il significato nascosto nei dati". (Winterson 2002, pp. 61-62)
La ripresa di interesse per una nuova metodologia nella storia economica All'inizio di quello che viene definito il "decennio digitale"[1], riprendere il filo di una discussione già avviata negli anni scorsi tra gli storici italiani dell'economia appare come un'esigenza ineludibile, ma soprattutto come un'opportunità di analisi e di riflessione. I mutamenti vorticosi di quest'epoca nella tecnologia e negli strumenti elettronici hanno proposto una miriade di problematiche di studio connesse con la diffusione a livello globale della "nuova economia" e con il suo principale motore: la rete delle reti telematiche, Internet[2]. La Sise ha svolto nel giugno del 1995 una giornata interamente dedicata alla telematica[3], ed in particolare ad Internet ed al suo impiego nella storia economica, dal titolo Le reti telematiche per gli storici dell'economia. Tale incontro era stato organizzato da Renato Giannetti, come coordinatore della Newsletter[4], un organo di informazione istituito nel 1994 ed affiancato, fin dai primi tempi, dal sito web della Società[5]. In quella circostanza, vi furono tre relazioni di base: una storica sulle origini e l'evoluzione della rete, come strumento di comunicazione globale, ma anche di interconnessione scientifica; le altre due sulle risorse disponibili in rete, rispettivamente per gli storici dell'economia e del pensiero economico, ripartite in undici gruppi (società e associazioni, università e istituti di ricerca, musei, case editrici, riviste, papers ipertestuali, raccolte di saggi, archivi di fonti e dati, archivi di software, rassegne di risorse e motori di ricerca - on line searchers -). Si chiariva, peraltro, fin dal principio che l'iniziativa non intendeva "essere apologetica né proporre un dogma telematico"[6], ma più semplicemente - e utilmente - promuovere una discussione sull'opportunità di utilizzare i nuovi mezzi all'interno della storia economica, individuandone i vantaggi e i limiti, i rischi e le possibilità. Tuttavia, uno dei punti cruciali di quella discussione si presta, alla luce del processo impetuoso di innovazione e di diffusione della rete negli anni successivi, ad una diversa valutazione. Il fatto che si mettesse in evidenza l'importanza dello sviluppo della multimedialità e della telematica ai fini non solo e non tanto della ricerca scientifica, quanto delle metodologie didattiche, non dipendeva probabilmente solo dalla "relativa esiguità delle informazioni specifiche della disciplina presenti al momento"[7], dalla ancora scarsa disponibilità in Internet di risorse dedicate alla storia economica all'inizio degli anni novanta, ma anche dall'incerta utilizzazione del mezzo elettronico per scopi primari di analisi e di studio, come contenitore virtuale e iperlink (connettore) di fonti primarie e secondarie per il settore. Negli anni scorsi, infatti, ha preso il sopravvento un atteggiamento di mancanza di fiducia nel valore dei nuovi strumenti e di rifugio nelle rinsaldate certezze di un "mestiere" abituale e consolidato, con una scarsa propensione verso il futuro e una debole capacità di previsione delle innumerevoli potenzialità dei networks telematici anche nel campo della storia economica. Le fonti elettroniche sono state troppo frettolosamente relegate al rango di "avanzi" (überreste), come Gustav Droysen (1966, p. 38) definiva i reperti del passato, le testimonianze "variamente trasformate o frammentarie e quindi sfigurate", incomplete e fuorvianti. Si è, dunque, verificata la prevalenza della "storia tradizionale", con il rischio concreto di trascurare "fenomeni considerevoli" e nondimeno "più gravidi di conseguenze, più capaci di modificare la vita avvenire" (Bloch 1978, p. 71). Tuttavia, non si è trattato di una sottovalutazione priva di ragioni ed anche di eccezioni. Nel corso degli anni Ottanta, si era registrato un notevole incremento delle applicazioni dell'informatica alla storia e, in particolare, a quella di tipo quantitativo, con l'introduzione di nuove metodologie di ricerca basate sull'estensione della capacità di archiviazione di dati e sulla sempre più evidente affermazione della potenza di calcolo offerta dai nuovi processori. In questo contesto, lo sviluppo dei sistemi per la gestione di base di dati (database[8]) e la diffusione del personal computer, con il definitivo superamento dell'accentramento esclusivo generato dal mainframe, hanno rappresentato il suggello di un primo fondamentale cambio di rotta nella strumentazione degli storici[9]. Al contrario del computer, Internet ha rappresentato, dagli anni novanta fino ad ora, un mezzo ambiguo ed onnicomprensivo, che ha visto prevalere, in molti casi, a causa del digital divide e soprattutto nelle fasi della cosiddetta "bolla informatica"[10], il suo carattere commerciale e di mercato, a scapito della sua funzione di media culturale, del suo potenziamento come strumento di fondamentale utilità per la ricerca scientifica e, in particolare, per lo sviluppo dell'indagine storica. Mentre negli Usa, soprattutto - ma anche nei paesi europei più avanzati -, l'utilizzazione delle reti telematiche è divenuta una normale consuetudine delle università, del mondo scientifico e degli studiosi, per l'Italia ha pesato non poco il ruolo di late comer nel processo di produzione e distribuzione di IT (Information Technology)[11], nella crescita della "nuova economia" e nella diffusione della telematica, facendo saltare il passaggio essenziale dell'adozione di Internet da parte della comunità accademica e dei diversi rami del sapere e della ricerca. Solo nell'ultimo periodo, si è avuta una ripresa di interesse per gli aspetti innovativi della rete, a cominciare dalla sua rilevanza per la metodologia scientifica e la ricerca, considerando con maggiore convinzione - anche alla luce dei risultati conseguiti dagli studiosi di altri paesi - la possibilità dell'impiego di Internet ai fini delle discipline storiche. Peraltro, anche a seguito della recessione dei settori ad alta tecnologia e dei relativi mercati provocata dalla caduta del Nasdaq nella primavera del 2000, dopo l'euforia commerciale e speculativa, è venuto in sempre maggiore risalto - non solo in Italia - il ruolo di Internet nell'ambito della cultura scientifica e della ricerca storica, come strumento rivolto alla comunità accademica, per le sue caratteristiche di comunicazione, archiviazione, trattamento, trasmissione e recupero di informazioni e dati, oltre che per il suo funzionamento efficace, affidabile, flessibile, poco costoso e semplice[12]. Nonostante questi progressi, perlomeno dal punto di vista delle concrete opportunità che si aprono agli studiosi, il salto di qualità necessario per l'impiego a pieno titolo dei mezzi elettronici e della rete per l'indagine storica (e per la storia economica) non è stato ancora compiuto. A questo proposito, si potrebbe convenire con la considerazione secondo cui: "La storia non è ancora quale dovrebbe essere. Ma questa non è una buona ragione per gravare la storia quale potrebbe esser scritta del peso di errori di cui è responsabile soltanto la storia mal compresa" (Bloch 1978, p. 71). Tuttavia, la situazione non presenta solo segni negativi. Dal punto di vista della cosiddetta net-economy, si potrebbe far ricorso ad un'analogia con un altro periodo storico, che fornisce una traccia anche per la nostra specifica problematica sui mezzi elettronici. La cosiddetta "tulipanomania", l'inusuale fenomeno speculativo olandese del XVII secolo[13], non si risolse in una pura e semplice depressione: quello stesso episodio, infatti, contribuì ad un rilancio dell'economia nell'epoca successiva[14]. Come i tulipani, la telematica non ha ancora dispiegato del tutto i suoi benefici effetti, non solo sulle attività economiche, ma anche sull'impostazione delle attività scientifiche e della ricerca storica. Del resto, in questi anni, di interessanti eccezioni, anche nel campo della storia economica, si può parlare e a giusta ragione. Innanzitutto, vi è l'esperienza pionieristica del sito web della Sise, che già nel 1995 aveva trovato ospitalità presso l'Università dello Utah negli Stati Uniti, collocato all'interno del "Progetto Italia" presso il "College of Humanities"[15]. La Sise, in questo modo, era stata la prima tra le società internazionali degli storici dell'economia a dotarsi di questo importante strumento di supporto alla propria attività e di servizio per i propri associati. Il sito è attualmente organizzato in cinque sezioni: una dedicata a La Società in quanto tale, con una breve storia e con l'indicazione del Consiglio direttivo; una riservata a Conferenze e Convegni, con informazioni relative alle iniziative in Italia e all'estero; una destinata alla Newsletter, diffusa con cadenza quadrimestrale; una rivolta alle Risorse in rete, allo scopo di fornire un'introduzione alle diverse risorse esistenti in rete, di interesse per gli storici dell'economia; e, infine, una che contiene una mailing list - denominata NestoreI - attivata già a partire dal 1994. La Newsletter e le Risorse in rete sono le pagine più significative del sito. La prima è stata fondata allo scopo di "facilitare la circolazione delle informazioni rilevanti per la comunità sia dal punto di vista organizzativo e di rappresentanza che delle attività di ricerca e delle pubblicazioni"[16], attraverso un mezzo cartaceo e, al tempo stesso, elettronico, che, tra le altre cose, contiene una rubrica interamente dedicata alla rete, dal titolo Itinerari telematici[17]. La seconda ha l'obiettivo "di fornire un'introduzione alle diverse risorse esistenti su Internet di interesse per gli storici dell'economia" ed "è divisa in tre parti: i siti WWW e gopher, le mailing lists e i newsgroups"[18]. I siti web sono articolati in dieci gruppi (società ed associazioni, università ed istituti di ricerca, riviste, case editrici, archivi di software, raccolte di saggi, fonti di dati, storie d'impresa, papers ipertestuali, rassegna di risorse), ai quali si aggiungono un repertorio di liste di utenti di posta elettronica e uno di gruppi di discussione[19]. Va, poi, rilevato che oltre all'esperienza diretta della Sise, vi sono stati altri - sia pur timidi - tentativi di avviare una seria riflessione da parte degli storici dell'economia italiani sull'impiego di Internet e delle altre risorse digitali. In particolare, occorre ricordare l'apporto di Vasta (1998), su Storia di Internet, Internet per la storia. La rete e le risorse per lo storico economico, che ha consentito di fare il punto sul tema nell'ambito della disciplina[20]. In questo contributo, l'autore, dopo aver brevemente ripercorso la storia di Internet e del World Wide Web, fornisce un'ampia guida alle risorse di rete per gli storici economici e d'impresa[21]. Vasta (1998, p. 115) sottolinea una novità positiva per la nuova metodologia, notando che, sebbene le iniziative per la realizzazione di risorse on line siano ancora polarizzate all'interno del mondo anglosassone, "negli ultimi tempi anche in Italia sono stati avviati progetti di telematizzazione delle risorse". E aggiunge che: "Dopo un primo periodo di scetticismo sulle potenzialità di Internet, come strumento di ricerca, ultimamente si assiste ad una forte espansione nell'uso della rete, che è ben testimoniato dalla crescente presenza di terminali Internet nelle biblioteche e nelle sedi universitarie" (Vasta 1998, p. 115). Da allora, si è andati molto avanti[22]. In particolare, si sono intensificati diffusamente i processi di immissione dei dati in rete, si sono migliorate considerevolmente le tecniche di trasferimento dei testi e delle immagini sui supporti digitali e on line, si è avuta una crescita esponenziale dell'utilizzo del web da parte delle più importanti istituzioni scientifiche e di ricerca, in modo tale da rendere addirittura indispensabile l'implementazione delle capacità di selezione e una verifica, anche dal punto di vista teorico, dei requisiti di qualità delle fonti disponibili in Internet. Queste successive innovazioni, che fanno parte del continuo work in progress rappresentato dall'interazione tra le reti telematiche e dall'estensione delle loro funzioni, hanno promosso una generale e, a volte, non programmata valorizzazione dei sistemi elettronici nel campo delle discipline storiche e storico-economiche. Il dato più indicativo è rappresentato dall'applicabilità di Internet alle attività di ricerca. C'è da dire, anzi, che i passi in avanti più risoluti si sono fatti in questa direzione e non in quella della didattica (dove pure appare di grande efficacia la disponibilità di supporti informatici e telematici). È questa la inedita frontiera dell'utilizzazione dei procedimenti elettronici, dello sviluppo della telematica e delle tecnologie digitali nell'ambito della storia economica: un nuovo paradigma che può contribuire all'ulteriore consolidamento del settore e ad un mutamento di impostazione metodologica di grande portata. A questo proposito, vale la pena di riprendere un giudizio di Le Roy Ladurie (1976, p. 3), che pur riferendosi al solo sistema dei calcolatori elettronici e non ancora alla rete, aveva compreso che: "è innegabile che la ricerca storica basata sull'informatica può muoversi in molte nuove e feconde direzioni, fra cui una delle più evidenti è l'analisi di grandi raccolte di documenti contenenti dati fondamentali". Con l'avvento e la diffusione di Internet, questo processo può spingersi molto oltre, attraverso la disponibilità di un potente contenitore di fonti primarie e secondarie, ma soprattutto attraverso la formazione di nuove risorse ipertestuali e la creazione di una struttura in grado di comunicare all'interno di una "ragnatela" sempre più estesa e pervasiva. Fonti tradizionali e fonti elettroniche per la storia economica Una fonte, di tipo classico, per la storia economica è rappresentata da "qualsiasi documento, qualsiasi monumento, qualsiasi resto del passato (N.d.A.) che trasmette a noi la testimonianza di un fatto economico" (Melis 1985, p. 5) [23]. Tale testimonianza può avere carattere diretto o derivato, a seconda che la fonte fornisca una "prova diretta, sicura, […] riportandoci direttamente al fatto avvenuto", o che la fonte implichi un rinvio "alle occasioni che hanno provocato il fatto e che ci abilitano così a risalire al fatto" (Melis 1985, p. 6) [24]. La classificazione delle fonti, attraverso ulteriori suddivisioni, ha portato a considerare una successione di classi, basata sulla distanza di tempo e di luogo che intercorre tra "l'accadimento dei fatti economici […] e la fissazione della loro 'memoria', vale a dire il concretarsi della fonte storica", e cioè: fonti archeologiche, fonti artistiche, fonti letterarie, fonti ufficiali, fonti notarili, fonti giudiziarie, fonti concomitanti. Queste ultime costituiscono il gruppo delle "fonti specifiche, eminentemente dirette, principali, proprie e tipiche della nostra disciplina, e in gran parte esclusivamente di essa" (Melis 1985, pp. 6-7)[25]. Tuttavia, la precedente definizione di carattere generale, che non può essere assunta come univoca e che è stata sottoposta a successive suddivisioni ed integrazioni, è ben lungi dall'essere risolutiva ai fini dell'attività storiografica e va - senza esitazione - accompagnata dal giudizio di Cipolla (1988, p. 46), secondo cui: "È praticamente impossibile redigere un inventario completo delle fonti che interessano la storia economica"; infatti, sono di ostacolo all'impresa di predisporre un repertorio delle fonti "non soltanto la mastodonticità del compito, ma anche, e soprattutto, la circostanza che riferimenti a fatti e fattori economici si possono ritrovare nei documenti più disparati e diversi"[26]. In questo modo, si pone un freno alla ricerca di astratti modelli di classificazione delle fonti tradizionali, ma, al tempo stesso, si può stabilire una connessione immediata con il proliferare di nuove risorse per la storia economica, che con la diffusione delle reti telematiche e di Internet, in particolare, ha subito un'impennata e che è inverosimile pensare di racchiudere in una sia pure circostanziata rassegna delle fonti. Per affrontare il lavoro di indagine proprio dello storico dell'economia, dunque, è necessario impiegare una molteplicità di strumenti: infatti, "sarebbe una grande illusione immaginare che a ciascun problema storico corrisponda un tipo unico di documenti, specializzato per quell'uso"; se questa disciplina, per non fermarsi solo ai suoi aspetti quantitativi di tipo tradizionale, richiede l'utilizzo di un assortimento vasto e adeguato di fonti, il ricorso a diverse tipologie di documentazione, "è invece necessario che le tecniche erudite si distinguano secondo il tipo di testimonianza" (Bloch 1978, p. 72)[27]. Allargando il senso di queste parole, si potrebbe dire che appare stringente per la storia economica, soprattutto nell'era delle tecnologie digitali e della rete, un'attenzione alla raccolta delle fonti documentarie, agli strumenti di interpretazione e all'esegesi delle fonti, alla comprensione e all'utilizzo delle fonti stesse - in una sola espressione, alla metodologia dell'attività di ricerca -, piuttosto che alla concreta e dettagliata elencazione delle risorse che a giusto titolo possano essere annoverate tra quelle nell'ambito del settore[28]. Del resto, è attraverso "l'esperienza concreta del lavoro storiografico" che si può avviare "una revisione della nozione di fonte storica" (Galasso 2000, p. 301). Infatti, come ha osservato Max Weber (1958, p. 148): "Solo ponendo in rilievo e risolvendo problemi di fatto sono state fondate le discipline scientifiche, e si può sviluppare ulteriormente il loro metodo; e finora mai hanno contribuito in maniera decisiva a tale scopo le pure considerazioni di teoria della conoscenza o di metodologia. Esse diventano di solito importanti per l'opera della scienza stessa solo quando, in seguito a forti spostamenti dei 'punti di vista' da cui una certa materia diventa oggetto di rappresentazione, emerge la convinzione che i nuovi "punti di vista" esigano anche una revisione delle forme logiche in cui si era mossa la precedente 'impresa', e ne deriva quindi incertezza sull''essenza' del proprio lavoro. Questa situazione è in ogni caso incontestabile nel presente per ciò che riguarda la storia". È questo il caso del nuovo paradigma generato dall'ingresso di Internet sulla scena della storiografia economica. Si tratta dell'irrompere di un nuovo "punto di vista", di una nuova strumentazione e di una nuova logica, che modificano "di fatto" e profondamente i procedimenti ed i metodi di analisi della storia dell'economia[29]. Il dispiegarsi di quella che è stata definita la "terza ondata", ovvero la "terza rivoluzione industriale" (Battilossi 2002) - vale a dire la diffusione dei personal computers e delle reti telematiche -, ha provocato, tra le altre cose, un poderoso arricchimento della tipologia delle fonti, sia sul versante della disponibilità e dell'accessibilità delle documentazioni di stampo tradizionale, che da quello di un vero e proprio ampliamento delle risorse esistenti attraverso l'origine di nuove: perciò, si può motivatamente parlare di un fenomeno, che è, contemporaneamente, di trasformazione e di novazione delle fonti. Prima di procedere ad un esame problematico delle funzioni e delle opportunità introdotte con le fonti elettroniche per la storia economica, è opportuno sottolineare una fondamentale differenza tra le due fasi della "rivoluzione" tecnologica. Mentre l'ingresso all'interno del mondo della ricerca storica del calcolatore elettronico - del mainframe, prima, e del pc, poi - e il perfezionamento del relativo software hanno favorito nettamente il prevalere di interessi e di progetti di tipo quantitativo, l'espansione reticolare dei sistemi telematici e lo sviluppo delle tecniche digitali hanno contribuito ad un essenziale riequilibrio, riportando in piena evidenza anche gli aspetti qualitativi connessi all'impegno storiografico. Le novità originate da Internet sono innumerevoli. Innanzitutto, ha un grande rilievo il fatto che sia venuta tendenzialmente cadendo la distinzione tra il mezzo e il contenuto, tra la rete in sé considerata e le documentazioni di varia natura che si accumulano in essa. In questo caso, infatti, non è possibile operare una rigida separazione tra l'innovazione rappresentata dall'apparato tecnologico, dal sistema di comunicazione, e la sempre più larga disponibilità delle informazioni che circolano al suo interno[30]. In questo modo, però, sembra venir meno una delle principali distinzioni operate da Kula (1972, p. 90), quella tra i fattori "che creano le fonti" ed i fattori "che conservano le fonti". Questa novità, oltre ad accelerare notevolmente il procedimento di raccolta, decodifica, interpretazione ed esegesi delle fonti, modifica anche le modalità di elaborazione e di narrazione storica. Un processo che prima avveniva secondo una ben precisa scansione delle diverse fasi operative, oggi, con le nuove tecniche, assume un inedito carattere di simultaneità e di complementarietà; il lavoro dello storico, quindi, viene a svolgersi come in una spirale, lungo il cui percorso trovano continua ricollocazione i diversi momenti dello sforzo di ricerca storiografica: "per ogni storico degno di questo nome, i due processi dell'input e dell'output, come li chiamano gli economisti, procedono parallelamente e sono in pratica parti di un unico processo" (Carr 1966, p. 34)[31]. La nascita delle fonti ipertestuali rappresenta l'elemento di grande innovazione introdotto con Internet[32], che in questo modo ha assunto il valore di "una rete concettuale" (Ortoleva 1996, p. 65)[33], Tali fonti sono profondamente diverse da quelle letterarie, cioè dalle risorse che rientrano "nel vastissimo campo delle fonti scritte"[34]. L'ipertesto, lungi dall'essere una semplice fonte scritta o la forma aggiornata di una sua dilatazione, è una fonte del tutto nuova[35], che può pienamente tradurre in realtà l'asserzione di quegli studiosi, secondo cui, già nella seconda metà del XIX secolo, non corrispondeva al vero che la storia fosse una disciplina basata unicamente sulle documentazioni scritte o stampate (Galasso 2000, p. 321)[36]. La combinazione di scritture, anche diversificate, con un apparato di immagini - fisse o in movimento - e, finanche, di suoni, in un unico contesto, ha comportato l'apertura di notevoli opportunità innovative per gli storici e può fornire un contributo decisivo all'avanzamento della storiografia, anche in campo economico. Infatti, l'adozione diffusa della multimedialità, della tecnica del record linkage[37], di ogni altro strumento di raccolta e di trattamento complesso di risorse eterogenee, consente di ampliare utilmente e considerevolmente le capacità di chi fa storia, seguendo il criterio del flusso continuo delle informazioni e della connessione tra loro delle diverse testimonianze, senza più procedere nella direzione di uno sviluppo lineare del testo[38]. Di fronte a questi cambiamenti, tuttavia, è giusto interrogarsi, non disponendo di certezze consolidate, sui problemi che vengono posti all'epistemologia della storia dalla caduta di aspetti primari della metodologia e della strumentazione: questa ininterrotta verifica appare necessaria "se non si vuole oscillare fra il rifiuto di confrontarsi con le novità che incalzano e gli entusiasmi semplicistici di chi si sente in dovere di prosternarsi ad ogni novità" (Ortoleva 1996, p. 82)[39]. Può valere, a questo proposito, l'osservazione, secondo cui: "gli storici cominciano a prendere coscienza, oggi, d'una storia nuova, d'una storia 'pesante' il cui tempo non s'accorda più con le nostre vecchie misure. Questa storia non si offre loro come una facile scoperta. Ogni forma di storia implica, in effetti, un'erudizione che le corrisponda. Posso dire che tutti coloro i quali si occupano dei destini economici, delle strutture sociali [...], si trovano di fronte a ricerche a paragone delle quali i lavori dei più celebri eruditi del XVIII e anche del XIX secolo ci sembrano d'una stupefacente facilità? Una storia nuova è possibile solo mediante l'enorme lavoro di scavo d'una documentazione che risponda a queste nuove domande, e non sono neanche sicuro che il consueto lavoro artigianale dello storico sia all'altezza delle nostre attuali ambizioni" (Braudel 2001, p. 23). Lo sviluppo della telematica ha reso possibile la disponibilità dei documenti e delle testimonianze storiche sotto forma di fonti virtuali, cioè di risorse immateriali in rete[40].Il processo non si è limitato al trasferimento in Internet delle fonti esistenti, ma ha promosso, gradualmente, un nuovo tipo di risorse - innanzitutto gli archivi e le biblioteche elettronici, ma anche le riviste, i papers, gli e-texts, gli e-books, ecc. -, basate unicamente sul supporto digitale e prive di qualsiasi riferimento cartaceo (Zweig 1992; Ross - Higgs - a cura di - 1993)[41]. Questa sempre più cospicua dotazione di risorse di tipo sia narrativo che documentario, accessibili esclusivamente attraverso la rete, richiederebbe, per un suo corretto ordinamento ed utilizzo, la creazione di un'istituzione anche lontanamente paragonabile all'École des Chartes[42]. Del resto, uno dei problemi aperti per le pubblicazioni elettroniche e i materiali della storiografia on line è quello della loro rilevanza accademica, in uno con quello dei diritti d'autore e delle modalità di utilizzo delle opere diffuse in rete (Giannetti 1999)[43]. L'incremento continuo dell'attività di trasferimento - o di formazione ex novo - in forma digitale e sistemica di archivi, di database e di innumerevoli altre fonti di disparata natura, ha comportato la nascita di quelle che vengono definite "metafonti", o anche "metarisorse" (Genet 1988)[44]. Oltre ai risultati conseguiti in questo campo dai singoli studiosi, va segnalata l'importanza assunta dai progetti degli enti, a cominciare dalle biblioteche nazionali - che hanno avviato ragguardevoli iniziative di digitalizzazione del patrimonio culturale e "monumentale" -[45]. Gli archivi procedono con notevole ritardo in questa direzione, con alcune rimarchevoli eccezioni, come ad esempio quella dell'Archivio di Stato di Firenze, che è impegnato in una serie di programmi di trasposizione sotto forma digitale di alcuni dei fondi antichi più consultati[46]. Tra questi, il primo ad approdare in rete, recentemente, è stato il fondo "Mediceo avanti il Principato"[47], che raccoglie l'archivio della famiglia Medici (per un arco cronologico dal XIV secolo alla metà del XVI secolo) e che consiste, in prevalenza, nelle buste del carteggio politico, diplomatico e privato della famiglia e, in parte, nella documentazione originata dal banco Medici[48]. Come dimostra l'esempio dell'Archivio di Stato di Firenze, il processo di trasferimento su base digitale delle documentazioni e delle altre testimonianze del passato, in particolare di quelle che riportano informazioni di storia quantitativa o indicazioni di fatti economici, ha alcuni indubbi vantaggi. Sicuramente, il risparmio di spazio fisico: basti pensare solo alle dimensioni enormi, in termini di misure lineari, delle sedi degli archivi e delle biblioteche attuali, per farsi un'idea della differenza costituita da depositi delle fonti on line o da altre forme di immagazzinamento dei dati, come ad esempio il Cd-Rom. Inoltre, va considerato il livello di conservazione, il diverso grado di deperibilità delle fonti cartacee e di quelle virtuali. È cambiato il precedente paradigma dei fattori "che conservano le fonti": non vi è dubbio, infatti, che il supporto elettronico consenta una salvaguardia della documentazione di ben più lunga durata (tendenzialmente imperitura) e comporti anche minori problemi di custodia e di manutenzione, a differenza delle biblioteche e degli archivi cartacei, che hanno necessità di ambienti dedicati, di attrezzature specifiche, di particolari attenzioni verso gli agenti patogeni esterni. Le fonti virtuali, infine, presentano il vantaggio di una consultabilità semplice ed immediata, con notevoli risparmi in termini di costi e di tempi - sia quelli di lavoro vero e proprio, che quelli di spostamento -; ma, soprattutto, rispondono al requisito di una nuova fisionomia dei dati e di un nuovo metodo di lettura, fatto di relazioni, di nessi e di sintesi complesse. Oggi è possibile anche passare da un documento ad un altro, con la tecnica del linkage, senza essere costretti a giungere fino alla fine della lettura di un testo determinato; è possibile il confronto immediato tra fonti diverse, senza dover prima esaminare tutte le informazioni in esse contenute. Un'altra caratteristica di Internet, di cui possono avvantaggiarsi anche gli storici dell'economia, è la possibilità di un aggiornamento della disciplina - e dei risultati della ricerca - in tempo reale e di un'agile comunicazione all'interno della comunità scientifica. La diffusione delle pagine web per le singole università, i distinti istituti di ricerca e, persino, per gli studiosi a livello individuale, offre una messe di fonti di conoscenza e un valido strumento per uno scambio di saperi su vasta scala. Basti vedere l'incontenibile disponibilità di papers, indagini ed ogni tipo di lavori, che i siti universitari e di ricerca vanno sempre più ospitando. Tuttavia, il collegamento più usato per stabilire relazioni di tipo scientifico e mettere in circolazione dati, analisi, elaborazioni e studi è costituito dalle liste di utenti di posta elettronica (le mailing lists) e, in subordine, dai forum di discussione (i newsgroups), dedicati alle specifiche tematiche del settore. Si tratta di un sistema utile e in continua crescita, in termini di adesioni, ma anche di qualità delle informazioni. In ultimo, occorre affrontare uno dei problemi cruciali sorti con l'avvento di Internet. Con le fonti elettroniche, infatti, si è verificato il passaggio - un vero e proprio salto - da una lacunosità della documentazione disponibile (Cipolla 1988), ad un eccesso di documentazione. Il rischio, insito nella moltiplicazione senza limiti delle fonti virtuali, è quello della contemporanea mancanza di un adeguato apparato di controlli e di un sistema di validazione scientifica. Se, di fronte ad una documentazione lacunosa, il compito dello storico (economico e non economico) era quello di "aguzzare l'ingegno", avvicinando la propria attività "a quella del detective"[49]; di fronte ad una sovrabbondanza di "dati", il suo compito non è più quello di un'investigazione, ma di una selezione. Il "detective" virtuale non ha più esigenza di materia prima, della "creta" per costruire la sua indagine, ma deve dotarsi delle competenze e degli strumenti necessari per distinguere le tracce utili da quelle fuorvianti e inutili[50]. L'obiettivo di chi tende ad evitare la progressiva dequalificazione delle fonti, una dannosa inflazione di risorse documentali prive di valore, si fonda sulla scelta di una metodologia di selezione dei documenti e sulla ricerca di nuovi requisiti di qualità per le fonti disponibili in rete, come è dimostrato dall'intensa letteratura sviluppatasi sul tema negli ultimi anni[51]. Se non si vuole dare adito ad una "mitizzazione delle nuove fonti", appare necessario integrare la valutazione dei benefici attuali offerti dalla rete, sia con l'esame dei punti critici, degli ostacoli e dei "costi" nell'utilizzo di Internet, che con l'indicazione - in modo equilibrato - del suo valore prospettico come risorsa per la storia tout court e per la storia economica, in particolare. Al primo scopo, in parte sovviene il richiamo ad una conferenza tenuta da Umberto Eco presso "The Italian Academy for Advanced Studies in America" nel 1996[52], nel corso della quale egli individuava "i problemi reali di una comunità elettronica ", che si possono riassumere nei concetti di "solitudine", "eccesso di informazioni", "incapacità di scegliere e discriminare"[53]. Eco portava a termine la sua riflessione, sulla base di un orientamento sicuramente partisan, sostenendo che: "Una storia ipertestuale e interattiva vi permette di praticare libertà e creatività e io spero che questo tipo di attività sia praticata nel futuro. Ma Guerra e Pace, così come è stata scritta, non ci mette di fronte alle illimitate possibilità della Libertà, ma con le leggi severe della Necessità. Per essere persone libere abbiamo bisogno di imparare questa lezione sulla vita e sulla morte, e solo un libro può darci tale saggezza"[54]. Il secondo argomento, di tipo prospettico, consente di accertare la possibilità che attraverso Internet si consolidi ulteriormente il conseguimento di un obiettivo di rilievo generale. Infatti, se già "la Storia Economica, come dimostra la sua evoluzione scientifica, [...] è venuta acquisendo sempre più i connotati di disciplina globale" (Di Vittorio 1990, p. 30), con un utilizzo pieno - e corretto - delle opportunità fornite dalle nuove fonti elettroniche, essa può diventare sempre più una disciplina autonoma scientificamente e "globale", à part entière, dal punto di vista culturale[55]. Per fare questo, è utile, se non indispensabile - nonostante tutte le difficoltà, la materiale impossibilità di "redigere un inventario completo delle fonti", come indicato da Cipolla -, passare alla configurazione di una rassegna delle risorse disponibili in rete per gli storici dell'economia. Per un repertorio delle risorse elettroniche: una guida per la navigazione Come si è detto, non è pensabile che una rassegna delle fonti elettroniche per la storia economica sia esauriente, né astrattamente coerente. Si tratta, più semplicemente, di fare il punto sullo "stato dell'arte" in questo settore, dando per scontati i limiti e le mancanze, il carattere di work in progress della classificazione e la necessità di un suo continuo aggiornamento, al fine dell'arricchimento del quadro degli strumenti a disposizione dello storico dell'economia. In poche parole, il repertorio non vuole essere altro che una prima guida per la navigazione e, soprattutto, uno stimolo per il lavoro storiografico, per la concreta attività ricerca, nelle mutate condizioni degli strumenti e delle tecnologie innovative. Questa impostazione, solo apparentemente minimalista, può servire a fornire argomenti per una risposta di non breve portata alle preoccupazioni e agli interrogativi che si pongono da parte degli studiosi nell'affrontare il problema dell'utilizzo delle reti telematiche, di Internet e delle fonti virtuali. Se è indubitabile che "il tempo delle vere rivoluzioni è anche quello che vede fiorire le rose" (Braudel 2001, p. 28), allora cerchiamo di capire quali rose è possibile cogliere nel nostro campo. I siti inglesi ed americani hanno già acquisito una vasta esperienza nel divulgare fonti primarie e secondarie di grande valore per la storia economica, in quanto gli studiosi di quei paesi considerano il mondo del World Wide Web uno strumento essenziale. In Italia - come accade per altri second comers -, siamo appena all'inizio di questo processo[56], ma si tratta di un avvio promettente. Per rendere disponibile un'ulteriore prova dell'utilità della rete ai fini della disciplina, oltre che per una primaria esigenza di aggiornamento dei precedenti repertori e di definizione di un concreto strumento di lavoro, è stata predisposta una prima classificazione aggiornata delle fonti elettroniche, suddividendole in dieci gruppi, costituiti da siti web (rassegne di risorse, portali e motori di ricerca; società, enti ed associazioni; università, istituti di ricerca e musei; biblioteche, cataloghi e bibliografie; archivi di fonti e banche dati; archivi di software e case editrici; volumi, papers e raccolte di saggi; riviste; mappe e stampe elettroniche; Internet e storia economica), e in un gruppo, costituito da mailing lists e newsgroups. Di questa rassegna, per ragioni di brevità e di funzionalità dell'esposizione, non ho fornito informazioni puntuali, ripromettendomi di portare a conoscenza della comunità scientifica e degli studiosi interessati il vasto repertorio delle fonti elettroniche predisposto e in via di ulteriore arricchimento, nelle forme più opportune. Alcune di queste indicazioni sono contenute, in ogni modo, nella bibliografia/webliografia finale. L'opera faticosa di classificazione risulterà comunque incompleta in molte parti, se riferita all'universo delle risorse elettroniche disponibili in rete, in crescita di giorno in giorno ad una velocità cui non è possibile stare dietro, per ogni settore, senza perdersi[57]. Eppure, al termine di questa riflessione, si continua ad avvertire pienamente l'utilità di fornire un quadro quanto più definito ed aggiornato delle nuove fonti per la storia economica. Uno sforzo che non è stato possibile racchiudere nei limiti di questa relazione e nel quale, però, non va neppure riposta un'aspettativa univoca, di tipo quasi demiurgico. Infatti, lo studioso ha anche un altro percorso aperto, un'altra opportunità: quella di utilizzare, dando prova di acume, versatilità e capacità di selezione, i portali ed i motori di ricerca - un po' come i "sassolini" di Hänsel e Gretel - per ritrovare la propria strada all'interno della rete, in relazione ad uno specifico tema di indagine o ad una problematica ben individuata. Vale la pena, allora, di riprendere una considerazione di Braudel (2001, pp. 27-28), secondo cui, per l'appunto: "non basta rifugiarsi in questa necessaria e interminabile prospezione di materiali nuovi. Questi materiali bisogna sottoporli a dei metodi. Senza dubbio questi ultimi, almeno alcuni, variano da un giorno all'altro. [...] Le informazioni, i materiali, bisogna anche sollevarli, ripensarli a misura dell'uomo e, al di là delle loro precisazioni, si tratta, se possibile, di ritrovare la vita [...]. Riprendere in mano tutto, per tutto ricollocare nel quadro generale della storia, perché sia rispettata, malgrado le difficoltà, le antinomie e le contraddizioni fondamentali, quell'unità della storia che è l'unità stessa della vita". Sulla base di questa previsione - forse eccessivamente ottimistica -, ma anche della convinzione di Le Roy Ladurie (1976, p. 3) che "la macchina può interessarci solo nella misura in cui ci permette di affrontare problemi nuovi e originali per metodo, contenuto e soprattutto ampiezza", è probabile che saremo in grado di impiegare meglio queste tecniche, queste nuove fonti elettroniche, fornendo al nostro campo storiografico, quello della storia economica, un potente alleato ed uno strumento di lavoro finalmente umanizzato: la rete delle reti, Internet[58]. Bibliografia



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Autore Lepore Amedeo
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