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Fabio Casini Corea fra passato e presente: tensioni al 38° parallelo
Nelle trattative fra i Grandi, svoltesi durante gli ultimi due anni della Seconda guerra mondiale, non era stata presa alcuna decisione in merito all’occupazione alleata della Corea. Alla conferenza del Cairo, nel maggio del 1943, si parlò ...
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Gianni Silei Imparare dalle catastrofi: disastri navali e incidenti petroliferi
La storia del trasporto via mare del petrolio ha inizio pochi anni dopo la trivellazione del primo pozzo petrolifero, avvenuta nel 1859 in Pennsylvania ad opera di Edwin Drake e nel dicembre del 1861 fu la Elizabeth Watts, comandata dal capitano Charles Bryant, a salpare da Philadelphia diretta in Inghilterra con un carico di 224 tonnellate di petrolio e kerosene ...
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Carlo Frediani La mucca e il presidente: ovvero le prime rivolte contro la politica agricola comune (1971)
Nella storia diplomatica europea il Trattato Cee, firmato il 25 marzo 1957 a Roma, è considerato un importante e non scontato successo dei negoziatori francesi. Parigi in effetti, negli anni immediatamente precedenti, aveva conosciuto in campo europeo ed internazionale un doppio insuccesso ...
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Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007
Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
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L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.
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