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In questo numero pubblichiamo l’elenco (che è costantemente aggiornato e sempre a disposizione degli enti di valutazione nazionale e internazionale) dei referee che hanno collaborato alla costruzione del nostro sistema di valutazione, attivo dall’inizio del 2010.
Rendendo pubblici i nomi di chi ha contribuito a migliorare la qualità della nostra divulgazione scientifica (dall’istituzione della peer review “Storia e Futuro” ha pubblicato, nella sezione saggi, il 75% del materiale pervenuto alla redazione, dopo diverse fasi di selezione e correzione), si intende dare un segnale di trasparenza a tutti i lettori e ai collaboratori della rivista.
La Redazione
Francesco Benvenuti, Università di Bologna
Giampietro Berti, Università di Padova
Antonello Biagini, Università La Sapienza di Roma
Manuela Ceretta, Università di Torino
Antonio Cervati, Università La Sapienza di Roma
Patrizia Dogliani, Università di Bologna
Uoldelul Chelati Dirar, Università di Macerata
Zeffiro Ciuffoletti, Università di Firenze
Paul Corner, Università di Siena
Leonardo Di Mauro, Università Federico II di Napoli
Santi Fedele, Università di Messina
Valeria Fiorani Piacentini, Università Cattolica di Milano
Andrea Francioni, Università di Siena
Emilio Franzina, Università di Verona
Luigi Ganapini, Fondazione Isec di Milano
Raffaella Gherardi, Università di Bologna
Ada Gigli Marchetti, Università di Milano
Ferdinando Giugliano, University of Oxford
Giovanni Gozzini, Università di Siena
Joseph Komonchak, Catholic University of America
Andrea Leonardi, Università di Trento
Sauro Mattarelli, Fondazione Casa di Oriani di Ravenna
Umberto Mazzone, Università di Bologna
Dino Mengozzi, Università Carlo Bo di Urbino
Jonathan Morris, University of Hertfordshire
Giuseppe Olmi, Università di Bologna
Giorgio Pedrocco, Università di Bologna
Michele Rak, Università di Siena
Alceo Riosa ✝ , Università di Milano
Fiorenza Tarozzi, Università di Bologna
Francesco Silvestri, Università di Modena e Reggio Emilia
Paolo Sorcinelli, Università di Bologna
Roberto Vecchi, Università di Bologna
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Emilio Franzina L’emigrazione italiana:
un fenomeno dimenticato dell’identità nazionale
All’Italia come terra di santi, poeti e navigatori è stata spesso contrapposta, in immagine, un’Italia di operai, contadini ed emigranti. E puntualmente, si potrebbe dire, ad entrambe hanno finito per corrispondere, fuor di retorica, delle storiografie specifiche di tutto rispetto con una sola vera eccezione ...
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Nevio Agostini Davide Alberti Milena Bonucci Amadori Riccardo Vlahov L’immagine della Romagna di inizio ’900 nell’Archivio fotografico storico di Pietro Zangheri
Pietro Zangheri, più di ogni altro in Romagna, ha incarnato la classica figura del naturalista del secolo scorso, un esempio di chi per passione e per diletto si interessa alle scienze naturali ed alla natura in ogni suo aspetto. Un “dilettante” nel senso più positivo del termine ...
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Paolo Carusi Le “storie locali” nel recente dibattito storiografico
Negli ultimi lustri, la storia locale è andata articolandosi in numerosi e differenti filoni di ricerca; questa tendenza è nata dalla necessità dei singoli studiosi – a seconda delle rispettive specializzazioni ed “inclinazioni” scientifiche – di meglio individuare e delimitare il proprio campo di indagine
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Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007
Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
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L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.
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