N. 23 - Giugno 2010

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Matteo Troilo
Politiche sociali in Canada nel secondo dopoguerra
Un’evoluzione storica


Dopo la fine della Seconda guerra mondiale un tratto comune della politica dei paesi occidentali (Europa e Nord America) è stato il forte intervento statale nelle spese di carattere sociale. Questi interventi costituiscono quello che studiosi di varie discipline, dall’economia alla sociologia, hanno chiamato Stato sociale, o nel mondo anglosassone Welfare state ...


Carlo Vivoli
Tra il dire e il fare
Brevi note in margine alla Seconda conferenza nazionale degli archivi


Non c’è dubbio che la seconda conferenza nazionale degli archivi, svoltasi a metà novembre del 2009 a Bologna, abbia riscontrato un notevole successo di pubblico: più di settecento persone si sono avvicendate nelle sale dell’hotel Carlton, affollando non solo le sessioni plenarie ma anche i vari incontri paralleli ...


Paolo Sorcinelli
Suggestioni della memoria e riflessioni storiografiche

Il concetto storiografico di “luogo della memoria”, elaborato da Pierre Nora a metà degli anni Ottanta (1984), è uno spazio fisico e mentale che si caratterizza per essere costituito da elementi materiali o puramente simbolici, dove un gruppo, una comunità o un’intera società riconosce se stessa e la propria storia mediante un forte aggancio con la memoria collettiva...



La démocratie européenne à l’épreuve des changements économiques et sociaux, XIXe – XXe siècle

Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007

Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.




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