Francis Démier
Napoleone III e l’Unificazione Italiana
Napoléon III et l’unification italienne (PDF)
Presentiamo qui il testo del discorso tenuto il 2 marzo 2010, presso il Museo del Risorgimento di Bologna, da Francis Démier, professore di Storia contemporanea all’Université de Paris – X. L’iniziativa fa parte di un ciclo di incontri culturali promossi dall’Istituzione Musei e dal Quartiere Santo Stefano di Bologna per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Le relazioni tra Napoleone III e l’Italia sono sempre state ambigue. Si esita a decidere su quale aspetto del personaggio occorre concentrarsi maggiormente: da un lato, l’erede della gloria imperiale, l’eroe romantico, per un breve periodo ammiratore dei Carbonari; dall’altro l’imperatore Napoleone III, che gioca in Italia un ruolo complesso, poiché vi è in lui il desiderio di sostenere una causa nazionale contro l’Europa del Congresso di Vienna e di consolidare con questa politica il suo profilo di sinistra, dall’altro l’esigenza di conservare l’appoggio della Chiesa, con particolare attenzione al destino del papa.
 |
 |
Napoleone III |
Hortense De Beauharnais (1783 -1837) |
Da parte italiana, si assiste a una profonda evoluzione. Dopo le grandi speranze, sorte dall’iniziale sostegno di Luigi Napoleone alla causa italiana, l’immagine dell’imperatore viene rapidamente deteriorata fino a giungere a rivelare una vera ostilità verso coloro che, dopo Villafranca, leggono in lui un traditore della causa nazionale. Ma bisogna distinguere le reazioni popolari da quelle degli uomini politici, primo fra tutti Cavour, che hanno sempre inteso l’impegno di Napoleone III come positivo per l’Italia.
Per comprendere l’evoluzione di tutte queste posizioni occorre ripercorrere alcuni momenti chiave dei rapporti tra Luigi Napoleone Bonaparte e l’Italia. Una prima data importante è quella del 1831, quando Luigi Napoleone scende in campo a fianco dei congiurati di Romagna.
 |
 |
Napoléon Louis Charles Bonaparte (1802-1807) |
Charles Louis Napoléon Bonaparte |
Questa stretta solidarietà con i liberali italiani aveva avuto inizio nel 1823 a Roma, dove si era trasferito con la madre Hortense de Beauharnais, figlia di Giuseppina de Beauharnais. A quel tempo Luigi Napoleone aveva solo 15 anni; il suo precettore Le Bas, fervente repubblicano, cominciò a inquietarsi per il destino del giovane che giudicava troppo incline ai piaceri della “bella vita romana”: Le Bas scriveva: “Va a letto tardi, si alza tardi e studia molto poco”. Fu tuttavia in questi anni che il giovane Luigi Napoleone cominciò a mostrare un interesse per il movimento romantico e per la politica, legandosi ai giovani liberali italiani. Luigi Napoleone, che amava l’avventura, apprese da Le Bas l’ideale democratico e l’importanza del principio della sovranità popolare, fondamento primo della legittimità del governo. Queste idee assunsero nel 1820 una nuova dimensione in Italia, dove una giovane generazione cominciò a mobilitarsi contro l’ordine restaurato sulla base degli ideali di libertà e di nazione. Il movimento ebbe un impatto ancora maggiore sul giovane Luigi Napoleone dal momento che tutta Europa vedeva sorgere in quello stesso periodo nuove lotte in nome della libertà, in particolare in Grecia, lotta a cui LN Luigi Napoleone tentò anche di prendere parte.
 |
 |
Napoléon Louis Bonaparte
(Paris 1804 – Forlì 1831) |
Luigi Napoleone
Presidente della Repubblica (1848) |
Fu dunque alla fine degli anni Venti che Luigi Napoleone entrò in contatto con la prima generazione dei patrioti liberali e romantici italiani. Anche se ancora resta in dubbio la sua reale affiliazione alla Carboneria, il giovane mostrò fin da subito la sua avversione all’assolutismo ed alla dominazione austriaca. Fu allora che gli italiani, almeno i liberali come Mazzini, si fecero molto attenti a tutto ciò che il nipote dell’imperatore avrebbe potuto portare alla causa del Risorgimento. In questo frangente Luigi Napoleone, che si trovava a Firenze dopo essere stato espulso da Roma, si unì ai cospiratori al momento della rivoluzione del 1831, decidendo di prendere parte alla rivolta della Romagna insieme agli insorti e al fratello Napoleone Luigi, un fratello del resto più coinvolto nella cospirazione e che aveva dei contatti con Ciro Menotti.
Alla testa di un gruppo di insorti, Luigi Napoleone attraversò lo Stato pontificio, dove si era venuto a creare un governo provvisorio. L’avventura fu breve, ma servì a convincere il giovane Luigi Napoleone della necessità, come scrisse a suo padre, l’ex re Luigi, che “tutti i popoli d’Europa riconquistino e mantengano i loro diritti”.
 |
 |
Napoléon Louis Bonaparte
(Paris 1804 – Forlì 1831) |
Ritratto di Napoleone III
Collezione Pizzardi, Bologna |
Un impegno entusiasta che non rassicurò la famiglia e che indusse il re e la regina a intervenire, convincendo Armandi, ministro della Guerra del governo provvisorio, a tenere lontani i due figli dai combattimenti. La sconfitta dei ribelli, seguita da una dura repressione, portò i due fratelli a ripiegare su Bologna, dove venne loro rifiutato di arruolarsi nell’esercito come semplici volontari. A Forlì il fratello di Luigi Napoleone, Napoleone Luigi, morì di morbillo; la regina Ortensia riuscì allora a trarre in salvo Luigi Napoleone grazie a un passaporto falso e a un travestimento: è un Luigi Napoleone con capelli rasati e vestito come un servo quello che abbandona illegalmente l’Italia per recarsi prima in Francia e poi a Londra.
Si concludeva così la prima fase dei rapporti tra Luigi Napoleone e l’Italia, una fase che aveva permesso agli italiani di crearsi un’immagine molto favorevole del giovane Bonaparte; in un momento in cui la Francia di Luigi Filippo abbandonava la penisola all’Austria, Luigi Napoleone veniva dipinto come una speranza per l’avvenire dallo stesso Mazzini, che nel 1834 pensò addirittura di farne un capo per una prossima insurrezione.
La seconda fase delle relazioni tra Luigi Napoleone Bonaparte e gli italiani è più nota: siamo nel 1849 e Luigi Napoleone Bonaparte è da poco stato eletto (nel maggio ’48), presidente della seconda Repubblica.
 |
 |
Virginia Oldoini
Contessa di Castiglione |
Eugenia de Montijo
(Granada 1826 - Madrid 1920) |
In seguito alle elezioni del maggio 1849 il principe presidente dovette tuttavia confrontarsi con una maggioranza costituita dal partito dell’ordine, dove i cattolici detenevano una posizione chiave. Quegli stessi che erano desiderosi di veder concludersi l’esperienza della Repubblica romana, costituitasi intorno a Mazzini e Garibaldi. Per queste ragioni Luigi Napoleone Bonaparte, anche se possiamo pensare che fu a malincuore, decise di inviare a Roma il contingente militare francese guidato da Oudinot con la semplice missione di mediare tra gli Austriaci e gli insorti rifugiati tra le mura della Città eterna. La resistenza inaspettata dei repubblicani contro l’esercito di Oudinot ebbe tuttavia l’effetto di indurire la posizione di Luigi Napoleone Bonaparte, il quale ordinò allora di intervenire severamente per chiudere l’esperienza della Repubblica romana. La caduta di Roma sollevò l’indignazione della sinistra in Francia, che accusò Luigi Napoleone Bonaparte di aver tradito quegli ideali di libertà dei popoli, giungendo a chiedere le dimissioni del presidente. La posizione di Luigi Napoleone Bonaparte restò molto ambigua. Gli scambi epistolari che ebbe con V. Hugo sembrerebbero suggerire che egli fosse veramente diviso tra gli ideali giovanili e le contingenze politiche.
In realtà le scelte di Luigi Napoleone possono definirsi realiste e mostrano come egli si sentisse ormai difensore della restaurazione di un ordine generale in Europa, un ordine che avrebbe dovuto porre fine ad ogni pulsione rivoluzionaria, ma che avrebbe dovuto essere accompagnato da una serie di riforme liberali, tuttavia così non fu.

|
Attentato di Orsini, 14 gennaio 1858 |
A partire da quel momento quindi i repubblicani italiani videro nel principe presidente l’artefice della loro sconfitta e nonostante i tentativi di Luigi Napoleone Bonaparte di chiarire la natura del suo intervento e la sua avversione all’assolutismo papale, i patrioti italiani che avevano preso parte alla rivoluzione del 1848, ripresero la dichiarazione dei Triumviri al momento della sconfitta di Roma: “La Francia ha ucciso la Repubblica romana!”.
Una rottura venne così a determinarsi tra il passato romantico e Carbonaro di Luigi Napoleone Bonaparte e la sua nuova immagine di governante dal momento che non era da scartare neppure l’ipotesi che la sua decisione di intervenire contro la Repubblica romana, fosse in realtà dettata dal timore di vedere l’Austria estendere la sua influenza anche sull’Italia centrale.

|
Cavour e Napoleone III, Plombières 21-22 luglio 1858 |
Il rapporto tra l’Italia e Luigi Napoleone Bonaparte andò tuttavia evolvendosi nel momento in cui nella penisola venne progressivamente declinando l’idea di una rivoluzione italiana sulla base delle idee mazziniane e repubblicane (compromesse dal fallimento del 1849) e si andò rafforzando la prospettiva di costruire l’Italia su un modello politico e sociale moderato, intorno alla dinastia dei Savoia. Tale prospettiva comportava da parte del Piemonte di trovare un alleato potente in grado di contrastare l’Austria. Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna, era profondamente convinto che questa politica potesse avverarsi solo grazie a una nuova alleanza con l’imperatore di Francia Napoleone III.
Siamo di fronte a un nuovo cambiamento nell’immagine di Napoleone III in Italia, un’immagine questa volta fondata non tanto sui sentimenti quanto sul realismo politico. Ciò non impedì a Cavour di abbellire la sua corrispondenza con l’imperatore con rimandi alle sue esperienze giovanili e “carbonare”. Fu in questa prospettiva che Cavour decise di intervenire a fianco di Francia e Inghilterra nella guerra di Crimea, conflitto che riprendeva l’idea di Napoleone III di rompere con l’Europa del trattato di Vienna, e quindi di limitare l’influenza della Russia in primo luogo, e di conseguenza dell’Austria, in nome di un principio di nazionalità che doveva tuttavia restare nelle mani dei leader politici italiani moderati e ostili a ogni prospettiva rivoluzionaria.

|
Battaglia di Magenta, 4 giugno 1859 |
Come nelle fasi precedenti, la posizione di Napoleone III nei confronti dell’Italia restò ambigua. Da un lato l’imperatore desiderava rinnovare la sua figura di avvocato delle nazionalità, riconquistando così una parte dell’opinione pubblica di sinistra; dall’altra temeva di scontrarsi con la destra cattolica, che poteva inoltre contare sull’appoggio dell’imperatrice Eugenia. La scelta era resa più complicata dal fatto che la sua politica europea era improntata a una riconciliazione con l’Inghilterra, attenta quest’ultima agli equilibri europei e reticente allo sviluppo dell’influenza francese in Italia.
A partire dal 1855 si assistette dunque alla moltiplicazione dei contatti tra il Piemonte e la Francia: per esempio, Vittorio Emanuele II venne ricevuto a Parigi in occasione dell’esposizione universale.
Cavour, dal canto suo, inviò nella capitale francese la contessa di Castiglione, nobildonna di origine fiorentina, incaricata, grazie ai suoi numerosi talenti, di convincere l’imperatore, notoriamente sensibile alla bellezza femminile, di sostenere la politica del Piemonte contro l’Austria. Tuttavia l’imperatore continuava a esitare, a causa della divisione interna al suo entourage. Contrari alla guerra contro l’Austria erano i cattolici, ma anche la borghesia francese; gli ambienti industriali che temevano l’avventura e l’imperatrice Eugenia, alla testa del blocco conservatore fedele alla difesa del papa.
 |
 |
Entrata di Napoleone III a Milano,
8 giugno 1859 |
Proclama, 8 giugno 1959 |
Fu l’attentato di Orsini contro l’imperatore, il 14 gennaio 1858, e l’appello disperato del rivoluzionario italiano che permisero a Napoleone III di ricordare il suo passato carbonaro, determinandolo a difendere la causa italiana. Pur non potendo concedere la grazia a Orsini, per le resistenze del suo entourage, decise però di rimettersi alla testa del movimento in favore delle cause nazionali, sostenendo la politica moderata di Cavour.
Questa svolta condusse all’incontro di Plombières il 21 e 22 luglio 1858 tra Napoleone III e Cavour, durante il quale venne decisa un’alleanza militare che avrebbe dovuto condurre alla creazione di un Regno del nord Italia di cui avrebbero fatto parte il Piemonte e il regno di Sardegna, la Lombardia e il Veneto (sottratti all’Austria), i ducati di Parma e Modena e la Romagna. Il resto d’Italia si sarebbe organizzato in un Italia centrale con Toscana, Marche, Umbria e lo Stato pontificio, ridotto alla sola Roma e al Lazio. Il Regno di Napoli sarebbe rimasto ai Borboni. Gli stati si sarebbero poi riorganizzati in una Confederazione presieduta dal papa. In cambio la Francia avrebbe ricevuto Nizza e la Savoia. Su richiesta di Napoleone III si sarebbe poi organizzato il matrimonio di suo cugino, il principe Napoleone Plon Plon, con Marie-Clotilde di Savoia, unione che non risultò molto gradita a Vittorio Emanuele.

|
Battaglia di Solferino, 24 giugno 1859 |
È chiaro che Napoleone III non aveva alcuna intenzione di unificare l’Italia: l’idea era quella di aiutare le popolazioni del Nord a liberarsi dal giogo austriaco, contribuendo al tempo stesso ad esercitare l’influenza francese sulla nuova confederazione. Veniva così scartata l’idea di raccogliere tutti gli italiani sotto la guida del Piemonte, e salvaguardata la sovranità del papa.
L’accordo non soddisfaceva nemmeno lo stesso Cavour, ma questi aveva poche alternative e riteneva necessario ottenere dalla Francia gli aiuti militari; al resto avrebbe pensato in seguito e quindi, lasciando Plombières, scriveva al maggiore La Marmora di essere “soddisfattissimo”.

|
Battaglia di Solferino, 24 giugno 1859 |
Da parte sua Napoleone III, a fronte di una forte resistenza nella sua maggioranza politica e dell’incertezza della reazione delle altre potenze europee verso un nuovo conflitto, cercò nuovamente di negoziare, proponendo di organizzare una sorta di congresso a Parigi. Furono dunque gli austriaci, dichiarando la guerra il 23 aprile 1859, che contribuirono al precipitare della crisi. La Francia, nel quadro degli accordi di Plombières, rimase coinvolta.
Napoleone III assunse il comando dell’esercito con entusiasmo, dal momento che aveva sempre sognato di entrare a Milano alla testa dell’esercito francese come liberatore. Ma l’esercito francese era mal preparato, mal organizzato e mal condotto e fu solo grazie alla mediocrità del comando austriaco che i francesi riuscirono a concentrare 5 battaglioni presso Alessandria, fatto che riuscì a dare alle armate francesi e piemontesi un vantaggio inaspettato. Le prime battaglie furono difficili e costose in termini di vite umane. Una prima vittoria a Magenta, il 4 giugno, consentì l’ingresso trionfale dei francesi a Milano, dove vennero accolti da una popolazione festante che rese omaggio al liberatore Napoleone III, il quale pronunciò parole di incoraggiamento per proseguire la lotta “oggi siete solo dei soldati, domani sarete liberi cittadini di un grande paese”.

|
Napoleone visita i feriti di Montebello, 20 maggio 1859 |
Nulla era però ancora deciso. Liberata la Lombardia, scoppiò un’insurrezione nell’Italia centrale, mentre sul confine veneto l’esercito franco-piemontese trovava la ferma opposizione degli austriaci. La battaglia di Solferino, iniziata con un vantaggio delle truppe francesi, si tradusse con la perdita di 18.000 uomini, tragedia che portò alla creazione della Croce rossa e che impressionò fortemente l’imperatore, desideroso di porre fine al conflitto. La situazione si complicò poi con l’insurrezione del centro Italia che aveva costretto numerosi sovrani alla fuga e che faceva temere per una nuova fase repubblicana. La destra francese, da sempre avversa all’impresa italiana, si mobilitò contro Napoleone III. La situazione si complicò poi a causa della minaccia prussiana decisa a scendere in campo a nome di tutti i tedeschi. Proseguire la guerra divenne allora impossibile (ci sarebbero voluti almeno 300.000 uomini) e Napoleone III scelse di trattare per la pace, pace che venne firmata a Villafranca l’11 luglio 1859.
Il trattato fu ben lungi dall’essere soddisfacente per Cavour, poiché se la Lombardia era libera, il Veneto restava austriaco. La rivolta al Centro venne domata e il governo papale restaurato
Cavour si dimise con grande clamore e Napoleone rientrò vincitore in Francia, ma odiato dagli italiani.

|
Armistizio di Villafranca, 11 luglio 1859 |
Se la scelta di Napoleone III si può spiegare alla luce dei problemi interni che doveva affrontare – l’intervento francese aveva contribuito ad avviare un nuovo movimento popolare che dal Nord si era propagato verso l’Italia centrale e che i conservatori francesi, fedeli alleati del papa, leggevano come pericolo rivoluzionario – nell’opinione pubblica italiana ciò si tradusse invece in una terribile delusione, che contribuì a minare definitivamente l’immagine dell’imperatore francese.
Si era ben lungi da quell’Italia “libera fino all’Adriatico” che aveva promesso l’imperatore al suo arrivo a Genova, sei mesi prima. Se l’imperatore lasciava quindi la penisola odiato dai patrioti, venne invece accolto dalle folle festanti a Parigi, in occasione della sfilata dei 100.000 uomini davanti alla colonna di place Vendome.
Rientrato in Francia, Napoleone III si rese tuttavia conto che era ormai impossibile frenare il movimento popolare italiano innescato dalla sconfitta dell’Austria: “non posso frenare il moto di questo popolo” disse all’ambasciatore austriaco a Parigi. Ciò spiegò dunque il semaforo verde dato a Torino per l’annessione dei ducati di Toscana e delle legazioni pontificie. Il 22 dicembre 1859, in un opuscolo dal titolo Il Papa e il Congresso, Napoleone III giunse persino a consigliare al papa di rinunciare alla maggior parte dei suoi territori sostenendo: “Più il territorio sarà piccolo, più grande ne sarà il sovrano!”. Forte di questo sostegno Cavour proseguì la sua politica, annettendo al Piemonte prima la Toscana, poi i ducati e l’Emilia Romagna, annessioni ratificate da plebisciti in tutte le regioni.

|
Parigi, Tuileries 1860 |
Restava aperto il problema del Veneto, mentre prendeva corpo l’impresa dei Mille che, sostenuta da Cavour e guidata da Garibaldi, non incontrò l’opposizione dell’imperatore dei francesi, il quale lesse l’annessione del Regno di Napoli come una compensazione per la questione del Veneto, a condizione di non attaccare il potere temporale del papa. La caduta del regno di Napoli non fu quindi un problema per Napoleone III, mentre il desiderio di Garibaldi di giungere fino a Roma, dove una guarnigione francese difendeva la città, era inaccettabile.

|
Sfilata a Parigi |
Cavour, che comprese le ragioni dell’imperatore, riuscì abilmente a convincere Napoleone III che sarebbe intervenuto nel Sud per impedire ogni rivoluzione e, con la garanzia di lasciare Roma al papa, ottenendo l’avvallo per l’annessione del Regno del Sud al Piemonte. Napoleone III accettò l’accordo e congedò i delegati di Cavour con un “Buona fortuna e fate in fretta”. Nel mese di settembre 1860, con la sconfitta dei soldati del papa di fronte alle truppe piemontesi, le Marche e l’Umbria furono liberate. Il 7 novembre Vittorio Emanuele faceva il suo ingresso a Napoli e nel mese di ottobre con gli ultimi plebisciti si conclusero le annessioni.
Napoleone III, pur protestando formalmente, evitò che si venisse a creare, su richiesta dell’Austria, una coalizione conservatrice in Europa che sarebbe dovuta intervenire contro la nuova Italia. Lo stesso Cavour dichiarò in seguito che il pericolo era stato evitato “grazie al cielo e alla Francia”.
Il 23 marzo 1861 Vittorio Emanuele venne ufficialmente proclamato re d’Italia.
 |
 |
 |
 |
“La Rana”, n. 32 - 10 Agosto 1866 |
“La Rana”, n. 52- 27 dicembre 1867 |
 |
 |
“La Rana”, n. 34 - 26 agosto 1870 |
“La Rana”, n. 5 - 31 gennaio 1873 |

|
“La Rana”, n. 44 - 4 novembre 1870 |