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Michelangela Di Giacomo Migrazioni, industrializzazione e trasformazioni sociali nella Torino del “miracolo”.
Uno stato degli studi
Per impostare una rassegna degli studi che hanno scelto Torino come un punto di vista privilegiato per la ricostruzione delle trasformazioni che interessarono l’Italia dal “miracolo economico” all’“autunno caldo”, e in particolare industrializzazione, migrazioni interne, urbanizzazione e movimenti di massa, sembra opportuno citare alcune osservazioni di Aldo Agosti.
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Maurizio Merico Il contributo di Karl Mannheim all’analisi delle generazioni
Sono trascorsi più di ottant’anni dalla pubblicazione, nel 1928, di Das Problem der Generationen (Il problema delle generazioni) di Karl Mannheim. Il saggio è divenuto nel tempo, in particolare a partire dagli anni Sessanta, con l’esplosione della protesta studentesca, un riferimento essenziale per la riflessione sociologica sulle generazioni e il mutamento sociale
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Agata V. D?Addato L’Albania e le donne tra passato, presente e sfide future
I grandi mutamenti politici, economici e sociali in atto nella terra delle Aquile dall’inizio degli anni ’90 fanno dell’Albania un paese in transizione, oggi partecipe del più vasto e tormentato processo di riassetto della penisola balcanica. Nonostante la crescita economica – si legge nel Rapporto delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Umano (Undp) del 2005 – ben il 25-30% della popolazione albanese vive al di sotto della soglia di povertà ed uno smisurato numero di poveri è costituito da donne.
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Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007
Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
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L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.
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