N. 20 - Giugno 2009

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Margherita Palazzi

Luciano Casali e Dianella Gagliani (cur.)
La politica del terrore
Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna

Napoli-Roma, L’ancora del Mediterraneo, 2008

Il testo costituisce un contributo molto importante e ricco al riguardo dello studio specifico, di respiro provinciale e regionale, dei fenomeni stragisti, degli episodi di violenza e del nodo dei rapporti tra memoria ufficiale e memorie private in Emilia Romagna dal settembre 1943 all’aprile 1945.

Tale studio, condotto in modo puntuale e serio e con ampi spazi di riflessione, è nato da un gruppo di lavoro (in prevalenza bolognese) molto produttivo che si è aggregato attorno al progetto di ricerca Per un atlante delle stragi naziste in Italia, coordinato a livello nazionale da Paolo Pezzino e che, a partire dal 1999, ha coinvolto le Università di Bari, Bologna, Napoli e Pisa, fino al convegno finale del 2002 tenutosi a Bologna e a Marzabotto.

L’opera si articola sostanzialmente in tre parti, ma fondamentale è il saggio introduttivo nel quale Dianella Gagliani affronta il tema della guerra terroristica collegandola sia ai crimini nazisti che a quelli della Repubblica sociale.

copertinaVanno menzionate le arricchenti riflessioni della storica intorno ad un terrore che si espande, gradualmente o meno, fino ad una “brutalizzazione senza limiti”e ad “una vera e propria organizzazione della disumanità”, tanto da lasciare spaesato lo storico “non solo e non tanto perché i suoi strumenti d’indagine appaiono spuntati, ma anche e specialmente perché sono chiamati in causa sia il sostrato comune (il genere umano) sia la sua stessa umanità” (p. 12).

Poiché la brutalità è “pervasiva, replicata ed estrema”, la domanda di fondo diventa: “È possibile comprendere il disumano?” (p. 13). Ma, pur essendo il disumano inspiegabile, ciò non può esimerci dal mettere in luce il problema delle responsabilità poiché la brutalità è comunque messa in azione dall’essere umano. Questa domanda di fondo, tra l’altro, è quanto mai attuale anche per comprendere il permanere di guerre e violenze estreme nel nostro presente.

Neppure il dettagliato censimento degli eccidi e delle stragi e l’accurata indagine sulle uccisioni di singoli e sulle violenze di ogni tipo, sono sufficienti per conoscere veramente il terrore di quel periodo1.

Altra questione nodale, che la Gagliani mette bene in evidenza, è data dal dibattito ancora in corso, tra crimini di guerra e crimini ideologici.

Il terrore che subirono le diverse regioni, in quel periodo, risulterebbe, tra l’altro, incomprensibile se non si pensasse al fascismo come a un totalitarismo con i suoi progetti di dominio e la convinzione che la Germania avrebbe da ultimo vinto la guerra.

Importanti sono, infine, le considerazioni sulle fasi dell’occupazione tedesca e sulla guerra terroristica della Repubblica sociale.

Dopo il saggio introduttivo, la prima parte del testo riguarda le stragi e le violenze nazifasciste in ciascuna provincia emiliano-romagnola.

Roberta Mira affronta lo stragismo a Bologna mettendo giustamente in evidenza quanto e perché una guerra si attenga per lo più ad una logica maschile. Ma, nel nostro caso, tale logica viene largamente superata poiché non vengono risparmiati i civili con la motivazione che, tra essi, ci possano essere, comunque, partigiani e loro amici e parenti o conoscenti.

Razzie, saccheggi, stupri di donne, uccisioni di bambini e neonati crebbero in modo spropositato e con tutta la brutalità possibile.

Le stragi a Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Ferrara, Ravenna, Forlì sono trattate rispettivamente da Luciano Casali, Massimo Storchi, Marco Minardi, Irene Di Jorio, Davide Guarnieri, Enrica Cavina, Vladimiro Flamigni.

Tali ricerche sono condotte consultando dettagliatamente le biblioteche e gli archivi locali nonché l’Archivio centrale dello Stato.

Francesca Mazzarini ha guidato con competenza tale ricerca portando alla luce, come descrive nel saggio qui pubblicato, un consistente numero di fonti inedite.

La suddivisione per provincia è stata rispettata ma anche superata là dove le azioni di rastrellamento o le attività partigiane superavano i confini amministrativi. Tipico è il caso delle stragi a Forlì che sono collegate con quelle del pesarese e della Toscana.

Una seconda parte, condotta in modo molto accurato e dai molteplici aspetti specifici, riguarda il caso di Marzabotto-Montesole con la sua strage e le sue memorie (da quelle dei “carnefici” a quelle delle “vittime” a quelle della Chiesa).

Sono Carlo Gentile, Beatrice Magni, Davide Bergamini e Toni Rovatti ad affrontare i vari aspetti di questa che è diventata la strage-simbolo per non dimenticare.


Giuseppe Dossetti definì la strage di Monte Sole “un delitto castale”, “compiuto da un corpo scelto di sacrificatori specializzati che consideravano quanti non appartenevano alla razza pura, degli untermenschen, semplici oggetti nelle mani dei superiori” (p. 52)2.

Nella terza parte si affrontano le stragi “dell’ultimo giorno” (p. 279); si presentano dedicazioni, memorie e percorsi archivistici attraverso i contenuti di Marco Minardi, Enrica Cavina, Irene Di Jorio e Francesca Mazzarini.

Più di cinquanta pagine sono dedicate alle note e ad una ricca bibliografia.

È riportato anche un percorso nei documenti dell’Archivio centrale dello Stato.



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