N. 20 - Giugno 2009

Indirizzo e-mail Password
Effettua la registrazione gratuita
[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Gianluigi Di Giangirolamo

Patrizia Dogliani
Il fascismo degli italiani. Una storia sociale

Milano, UTET, 2008

Considerando il partito nazionale fascista solamente come un mezzo per il controllo politico, si potrebbe correre il rischio di tralasciare la sua tendenza ad inserirsi nella sfera privata degli italiani, nei loro momenti di socializzazione e tempo libero. Come afferma l’autrice “con Mussolini, per la prima volta, il privato diventa pubblico” (p. 85).

Con questo volume Patrizia Dogliani conduce il lettore in un viaggio all’interno dell’Italia unitaria analizzando come il fascismo abbia mutato il quotidiano della popolazione nei comportamenti e nella mentalità e come questi mutamenti talvolta abbiano lasciato delle tracce anche in epoca repubblicana. Una storia sociale, dunque, del fascismo affiancata dall’analisi delle condizioni economiche e politiche che l’hanno determinata.

copertinaNella descrizione degli effetti e delle conseguenze del primo conflitto mondiale l’autrice mette in risalto come gli effetti e le conseguenze di tale conflitto sulla popolazione abbiano creato un terreno fertile per la presa del potere da parte del Pnf e per la creazione del consenso popolare. Il fascismo assorbì all’interno delle sue ritualità l’esperienza bellica, creando una connessione diretta tra il conflitto mondiale e la rivoluzione fascista, veicolando gli ex combattenti e le loro famiglie nell’organizzazione del consenso e inserendoli nel progetto di “ruralizzazione” del paese.

Il fenomeno fascista italiano, che in questa opera viene spesso comparato all’esperienza nazista tedesca, non può essere visto come una realtà omogenea e priva di variazioni ma bensì adattata ai cambiamenti dello Stato e della società italiana del tempo.

Nell’analisi delle politiche attuate dal regime vengono ripercorse le vicende della campagna natalista e l’autrice, pur confermando il risvolto fallimentare della politica demografica fascista, mette in luce come questa incise nei rapporti familiari e nella gestione dei poteri tra generi e generazioni all’interno della famiglia “accentuando da una parte il modello tradizionale cattolico di coppia e di famiglia, finalizzato alla procreazione e sottoposto all’autorità maschile e paterna, e dall’altra proponendone un altro integrativo, nuovo rispetto alla concezione privata della morale familista cattolica” (pp. 106-107).

Indagando nel campo degli interventi da parte dello Stato in un paese non privo di problemi sanitari, viene descritto, poi, come il regime mostrò all’opinione pubblica sanatori-modello ma la realtà, spiega l’autrice, fu differente perché effettivamente non ci fu mai un intervento mirato al recupero dei malati e alla prevenzione, delineando, come nel caso della lotta antitiberculare, uno dei tratti contraddittori del fascismo “I ‘successi’ del Fascismo non consistettero nella diminuzione assoluta del tasso di mortalità per tubercolosi […] bensì nell’aumento della vita media del malato cronico, grazie a cure ospedaliere che ne avevano spostato nel tempo il decesso; questo indice era stato letto erroneamente come una caduta drastica della mortalità tubercolare e come tale pubblicizzato” (p. 117).

Nella delineazione delle condizioni delle donne e degli uomini vissuti nel Ventennio, viene sottolineata non solo la profonda differenza tra i sessi, ma anche l’ulteriore separazione generata dal fascismo durante la sua trasformazione della società: quella tra generazioni femminili. Questa venne attuata trasmettendo alle giovani donne l’idea che il femminismo appartenesse alla vecchia epoca liberale, ormai superata dal modernismo corporativo dell’era fascista. Troncando, in questo senso, la trasmissione delle esperienze politiche femminili d’inizio secolo e riportando conseguenze nelle vicende delle donne nel Secondo dopoguerra.

Proseguendo nella sua analisi, l’autrice ripercorre dettagliatamente la fascistizzazione della gioventù, evidenziando il ringiovanimento della classe politica, la creazione dell’opera nazionale Balilla e la riforma dell’insegnamento in tutti i suoi gradi di istruzione, dalla scuola elementare alla media, fino all’università.

Inoltre, l’autrice mette in luce come il regime tese ad esercitare il proprio controllo sui più diversi ambiti della vita quotidiana: dallo sport al tempo libero, dall’educazione alla cultura. In questo senso, uno degli obiettivi del fascismo fu quello di educare gli italiani allo sport con il fine di migliorarne il fisico e perfezionarne la stirpe. Lo sport, da questo punto di vista, fu utilizzato come uno degli strumenti più efficaci d’educazione delle masse per rendere totalitaria la società, uscendo fuori dai suoi confini e assumendo significati politici e nazionalisti. Durante il Ventennio l’Italia diventò, in questa direzione, una delle prime nazioni a servirsi dello sport come strumento di propaganda politica, mitizzando i suoi atleti ed utilizzando le vittorie riportate, come diversivo alle ansie e agli stenti quotidiani.

Un ulteriore punto saldo nella creazione del consenso da parte del regime fu nel 1925 la fondazione dell’Opera nazionale del dopolavoro. Il suo successo, come rileva l’autrice, deve essere ricondotto a diversi fattori, quali la mancanza di reali alternative di svago popolare dovuta all’eliminazione della rete associativa operaia precedente. La Dogliani, inoltre, fa notare come l’Ond non rimase affatto escluso dal carattere contraddittorio del regime: “la popolarizzazione del tempo libero non significava democratizzazione di spazi e di pratiche e neppure monopolizzazione di tutti gli spazi della sciabilità. Anche in questo campo il Fascismo applicò ‘un totalitarismo selettivo’, tollerando all’esterno dell’OND circoli privati e parrocchiali, salotti e caffè borghesi e proletari” (p. 215).

All’interno di queste riflessioni si inizia inoltre a delineare l’ avvicinamento del regime al razzismo: “Dal clima imperiale a quello razziale il passo fu breve, e nel 1939 il primo regolamento fu precisato ed arricchito in un impegno ‘per la difesa della razza’ attraverso la cura e l’assistenza delle nuove generazioni” (p. 181).

L’autrice nel suo percorso all’interno della nazione fascista disegna il passaggio graduale dalla cultura dell’igiene sociale fino ad arrivare alla questione della razza che culminerà con le campagne d’Africa fino alla promulgazione delle leggi razziali nel 1938.

In definitiva, il lavoro di Patrizia Dogliani, che si snoda attraverso i vari ambiti della società italiana dell’epoca, contribuisce ad arricchire gli studi sul fascismo e suggerisce molti spunti interessanti per approfondimenti sui diversi aspetti della quotidianità vissuta durante il Ventennio.

E, non da ultimo, è da sottolineare l’ottima bibliografia ragionata a conclusione del testo, che può sicuramente essere utilizzata come strumento storiografico in questo ambito.



Lascia un commento:
Voto (da 1 a 5)
    1 2 3 4 5
Opinione / Commento

Attenzione, il seguente articolo è visualizzabile da tutti gli utenti.
In caso vogliate effetuare il download in pdf dell'articolo è necessario effettuare il login
Indirizzo e-mail Password
Effettua la registrazione gratuita



Scarica il testo del saggio in formato PDF
(necessaria registrazione)
Autore Di Giangirolamo Gianluigi
Biografia dell`autore





Carattere grandeCarattere piccolo





 

Privacy - Norme Redazionali - Contatti:
©2003-2012 Storia e Futuro - Una produzione Luxor srl