N. 20 - Giugno 2009

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Andrea Ragusa

Le campagne elettorali della Prima Repubblica 1948-1963
Lacaita, Manduria-Bari-Roma, 2009

Merita senz’altro di essere segnalato, tra le pubblicazioni recenti, il volume di Elena Gelsomini, giovane studiosa dell’Università di Siena, dedicato a Le campagne elettorali della Prima Repubblica 1948-1963, che si inserisce nel filone, cresciuto con grande prolificità anche in Italia negli ultimi vent’anni, della communication research, emerso negli Stati Uniti come approccio psico-sociologico al problema dei meccanismi di comunicazione e di costruzione dell’opinione pubblica, per arricchirsi e mescolarsi con le suggestioni dello strutturalismo francese e di un amplissimo spettro di elementi concettuali e metodologici capaci di evidenziare tutte le complesse implicazioni che al linguaggio si legano: l’espressività visiva, le correnti artistiche, i contenuti iconografici, per non dire dei contenuti e dell’evoluzione dell’espressione verbale.

copertinaIn questo senso il volume della Gelsomini contribuisce a rafforzare il convincimento che il linguaggio rappresenti non un epifenomeno della storia – ovvero una secrezione ultima di altri e più complessi fenomeni – ma sia esso stesso un fenomeno dotato di autonomia, ed anzi uno dei terreni di maggiore interesse per la verifica dei processi di evoluzione da cui la società viene investita, e del rapporto tra tradizione e modernità, o meglio dell’approdo di una società a compiuti livelli di modernizzazione: di moderno capitalismo industriale, di democrazia politica, di secolarizzazione e laicizzazione culturale.

Il volume, che nasce da un periodo di ricerca avviato all’interno della Scuola di dottorato in Scienze storiche, giuridiche e geografiche e dei gruppi di lavoro che a Siena si occupano da tempo dei processi di cambiamento sociale (nella stessa collana “Società e Cultura” delle edizioni Lacaita già si sono segnalati, nello stesso ambito, i volumi di Gianni Silei sulle origini dell’incertezza e sui sistemi di protezione sociale, o quello di Gianluca Fiocco dedicato all’inchiesta parlamentare sulla miseria, così come ancora agli sforzi meritori di altri giovani studiosi sono da attribuire risultati d’indagine consegnati a volumi sul catastrofismo – quello sul terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 di Andrea Noto – o ancora all’inchiesta sulla disoccupazione di Giusy Palamara, editi da Rubbettino), tocca non a caso il quindicennio che dalla ricostruzione porta al “miracolo economico”, aprendo le porte al più intenso processo di traformazione che l’Italia abbia vissuto nella propria storia di giovane stato.

Una trasformazione, ci dice l’Autrice, di cui il linguaggio politico fu al tempo stesso trasformazione e veicolo, nel suo spostarsi da un originario assetto volontario-artigianale, ad una conformazione sempre più votata al perfezionamento tecnico ed all’organizzazione professionale. Scorre così, lungo i tre capitoli nei quali le quasi trecento pagine di questo libro sono suddivise, una galleria di fatti, personaggi, persino – si vorrebbe dire – aneddoti, che vengono fatti riaffiorare alla memoria del lettore con grande ricchezza analitica, e con un gusto narrativo che mai offusca la chiarezza dei problemi e la consapevolezza dell’interrogativo che sottende la ricostruzione: quanto e come, cioè, il linguaggio politico abbia rappresentato, e nello stesso tempo sia stato fattore propulsivo, di un cambiamento che nel giro di pochi anni portava un’Italia inchiodata alla lentezza arcaica della civiltà contadina al dinamismo variegato e contraddittorio della società industriale. Ed è merito dell’Autrice quello di porre all’attenzione dello studioso perlomeno due problemi di grande rilievo che paiono emergere dal quadro tracciato, e che del resto rispondono alla tesi offerta al dibattito: l’uno è quello relativo ad una sorta di “nazionalizzazione” del dibattito che la stabilizzazione del sistema politico e la maggiore omogeneità sociale indotta dalla crescita della società dei consumi avrebbero determinato in un confronto che già nelle elezioni del 1953 ed ancor più in quelle del 1958 sembrò abbandonare in modo irreversibile le secche dello scontro frontale vincolato al bipolarismo internazionale, all’utilizzo della paura e della logica inclusione/esclusione ruotante attorno alle categorie amico/nemico, per avvicinarsi alla considerazione dei contenuti programmatici della politica. L’Italia che si era radunata nelle piazze, in un bisogno di riconoscimento identitario che aveva trovato nei simboli e nelle bandiere, nei comizi oceanici e nel culto carismatico del leader, nella lotta degli attacchini cui giustamente viene dedicato un paragrafo assai gustoso, il proprio palcoscenico, con elementi di contraddittoria ambiguità nella quale non si manca di evidenziare il continuismo con una certa prassi fascista, diventava già sul finire degli anni Cinquanta – e soprattutto dopo l’attenuarsi delle tensioni internazionali favorito dalla morte di Stalin e dal passaggio del ’56 – un paese assai più capace di guardare se stesso dal di dentro, con i propri problemi e le nuove grandi opportunità che si offrivano al domani. L’altro, al primo strettamente legato, è appunto quello relativo alle contraddizioni che la modernità introduceva, soprattutto rispetto a culture politiche di cui si coglie un tratto di conservatorismo e quasi di scetticismo, se non di impreparazione, di fronte al problema nuovo del governo della modernità. Un limite cui l’Autrice, seppure in maniera più sfumata, lega persino la radice di un distacco dalla politica della società civile in effetti già emerso nel fallimento del governo della Resistenza presieduto da Ferruccio Parri, e nel contemporaneo successo del movimento qualunquista di Guglielmo Giannini, e che in qualche modo era emerso anche nella feroce ironia con cui i manifesti comunisti avevano attaccato nel 1953 il “regime dei forchettoni”. Un problema, evidentemente, quanto mai attuale e meritevole, anche a partire dalle riflessioni di questo volume, di ulteriori approfondimenti.



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Autore Ragusa Andrea
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