N. 20 - Giugno 2009

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ISSN 1720-190X





Michele Strazza

Nitti e le Regioni
Interventi in Assemblea Costituente


Il dibattito sulle Regioni approdò in assemblea Costituente, all’interno di quello più ampio sulle “autonomie locali”, motivato dalla volontà di mutare profondamente l’organizzazione del nuovo Stato che “intendeva fondare sul pluralismo dei centri di potere politico la propria libertà e la garanzia di sopravvivenza delle proprie istituzioni democratiche” (Cuocolo 1983, 472).
L’importante consesso dedicò numerose sedute alle autonomie locali in generale e alle Regioni in particolare, sulla base di un testo venuto fuori dal lavoro di uno specifico comitato, composto da 10 costituenti, formato all’interno della seconda sottocommissione. Il Ruini stesso, nella relazione presentata sul progetto di costituzione, evidenziò la novità del sistema delle autonomie locali e delle Regioni, prevedendone la “portata decisiva per la storia del Paese”. Egli, richiamandosi al pensiero mazziniano, definì la Regione “zona intermedia ed indispensabile fra la nazione e i comuni”, indicando le motivazioni che erano alla base delle autonomie locali, dall’autogoverno alla crescita della libertà: “Non si tratta soltanto di portare il governo alla portata degli amministrati, con un decentramento burocratico ed amministrativo […] si tratta di porre gli amministrati nel governo di sé medesimi”(Ibidem, 473-474).
Francesco Saverio Nitti (Melfi 19 luglio 1868-Roma 20 febbraio 1953) non aveva potuto partecipare ai lavori del comitato ristretto della seconda sottocommissione. Nella famosa commissione dei 75
1, presieduta da Meuccio Ruini e formata con il compito di predisporre, senza una preventiva indicazione di criteri e principi direttivi, il progetto di costituzione da sottoporre all’approvazione dell’intera assemblea, erano stati infatti esclusi gli ex presidenti del Consiglio Bonomi, Nitti e Orlando e lo stesso Benedetto Croce non era stato chiamato a farne parte.
La scelta voleva rappresentare “un chiaro distacco dalla tradizione politico-istituzionale del liberalismo italiano”, indicando la predominanza dei partiti che si presentavano ormai “come i nuovi protagonisti di una scena politica profondamente trasformata rispetto al passato” (Barbagallo 1994, 110).
Di tale esclusione ebbe a lamentarsi Nitti nella seduta dell’8 marzo 19472.



Io credevo che l’onorevole Orlando ed io, se non altro per l’età e per l’esperienza, avremmo dovuto esserci, ma ci relegarono in quella commissione dei trattati internazionali, in cui veramente non si sapeva che fare, perché si convocava quando le cose erano già avvenute e non si poteva utilmente, né esprimere una idea, né fare alcuno sforzo di costruzione. Forse non sarebbe stata troppo concessione a questi due vecchi, quella di metterci, se si voleva, nella commissione della Costituzione. Ma è parso forse troppo onore a noi. […] Io mi sono adattato volentieri a non essere tra i numerosi Soloni, ma mi riservo il diritto, che non mi potete negare, quando si tratteranno gli argomenti più gravi della Costituzione, di intervenire nella discussione.


Del resto, puntualizzò il Nitti, in quella commissione dei 75




vi erano persone, sia pure in minoranza, che per la prima volta udivano parlare di lavori legislativi, ed hanno dovuto fare uno sforzo ammirevole per mettersi al corrente delle loro grandi difficoltà. Non solo, ma non avevano forse nemmeno la esatta conoscenza di ciò che è una Costituzione, ed allora hanno fatto ciò che hanno potuto.



Nonostante le sue indiscusse competenze (affermato saggista e docente universitario di Scienza delle finanze) e la sua lunga esperienza politica (più volte ministro e presidente del Consiglio dal 23 giugno 1919 al 15 giugno 1920), Nitti era stato messo da parte dai partiti usciti dalla guerra di liberazione.
Del resto lo statista lucano, ritornato in Italia nel luglio del 1945 dopo l’esilio prima a Zurigo e poi a Parigi durante il fascismo e dopo la deportazione in Tirolo, non aveva mai nascosto la sua antipatia per il nuovo stato di cose dominato da partiti come la Dc, il partito comunista e quello socialista.
Già nel suo discorso tenuto al teatro San Carlo di Napoli il 3 ottobre 1945 ...
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Autore Strazza Michele
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