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Maurizio Degl`Innocenti Camillo Prampolini e il socialismo del suo tempo
Camillo Prampolini nacque il 27 aprile 1859, da Luigi Eugenio, trentottenne, ragioniere capo del Comune, figlio di un magistrato, e da Maria Luigia Casali, venticinquenne, benestante, figlia del dottor Fisico Giovanni. La famiglia borghese e credente, di tradizioni monarchiche e fervidamente patriottiche ...
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Stefan Wedrac L?ira dell?aquila: lo scioglimento della società scolastica ?Lega Nazionale? nel Litorale austriaco
Un quarto di secolo dopo la sua costituzione nel 1891, la Lega Nazionale prese parte al conflitto sulla scuola che infiammò gli ultimi anni della monarchia austro-ungarica. Essa contribuì a rinfocolare la lotta tra le diverse nazionalità, tentando di rafforzare la posizione della popolazione italiana, ma anche iniziando giovani di origine slava all?italianità. Contribuì inoltre all?irredentismo ...
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Saverio Battente Cultura economica e modernizzazione in Italia nel secondo dopoguerra:
un bilancio storiografico
Nel secondo dopoguerra, in Italia, la cultura economica ebbe un ruolo strategico, nel determinare la ripresa del processo di costruzione dello stato nazione, in relazione alle sfide della modernizzazione. A monte delle concrete scelte di politica economica poi intraprese, stava un delicato dibattito teorico culturale, a sua volta, parzialmente legato al tema del livello di ricambio della classe dirigente e dei suoi relativi criteri di selezione.
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Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007
Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
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L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.
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