Antonio Cardini
Socialisti e socialismo a Siena
Dalla liberazione al centro sinistra (1945-1969)
Rallegramenti e congratulazioni, a nome della grandissima maggioranza dei socialisti della Provincia di Siena, alla Direzione ed ai delegati che hanno condotto le trattative per la formazione del primo Governo della Repubblica Italiana. Dopo il grande capolavoro della concessione della amnistia, era logico che, fra i tanti, anche il Ministero degli Interni andasse ad un monarchico, altrimenti tutti i fascisti liberati non avrebbero trovato abbastanza protezione nelle Questure e nelle Prefetture come ciò già si manifesta. Ed ora venite voi a fare propaganda fra le masse per sentire quale è il loro umore e cosa dicono. Seguitate sulla strada che avete intrapreso e vedrete che bei risultati otterremo alle prossime elezioni. Ma se siete dei miopi o dei malati fatevi curare, sarà molto bene, perchè i veri socialisti, non quelli stile-novecento, son decisi a ripulire il Partito di tutti gli arrivisti, opportunisti, ambiziosi e fascisti che vi ci sono infiltrati (Muzzi 1981a, 694).
Con questa prosa popolare ed irruenta il 15 luglio 1946 il segretario senese del Psiup, poi deputato, Bruto Puccetti protestava sia per l?amnistia (concessa dal ministro della giustizia Palmiro Togliatti, vi era quindi una forma di distinguo e di rivendicazione autonomista dai comunisti) sia per il conferimento dell?incarico di ministro degli Interni nel governo De Gasperi allo stesso De Gasperi. Definire De Gasperi un monarchico che proteggeva i fascisti non era certo molto giusto, ma questo era un po? il clima dell?epoca. Si può notare che la grande preoccupazione era quella dell?impunità dei fascisti che magistratura e polizia stavano attuando e ciò spiega molte delle cose che in tempi più recenti sono state scritte intorno a questi temi. Viene da osservare tra l?altro che ciò che dovrebbe stupire non è il numero delle vittime seguito alla guerra civile, ma che essa non sia proseguita con ancora maggiori lutti, vista la grande disponibilità di armi, e vista la possibilità concreta di una ulteriore esplosione di essa.
Il Psiup senese di Bruto Puccetti aveva, al 31 dicembre 1945, 9.000 iscritti e ottenne nelle elezioni del 2 giugno in provincia di Siena 34.886 voti pari al 20,7%, superiore alla Dc ma di gran lunga inferiore al Pci, che ottenne il 46,6% dei voti.
Nella città di Siena alle amministrative del 1946 i voti del Pci e del Psi erano pressoché uguali: 4.593 il Pci, 4.460 il Psi, mentre notevolissima era la diversità nella circostante area rurale: 4.402 voti per il Pci, 1.422 per il Psi. La Dc ottenne in quelle amministrative del 1946, 6.429 voti in città e 1.444 in campagna.
Nelle elezioni politiche del 1992 le ultime in cui il Psi si presentò ottenne il 14,7% dei voti (e il Psdi l?1%) ma nelle comunali del 1988 il Psi trascinato dall?effetto sindaco (Mazzoni della Stella) aveva ottenuto il 20,5% dei voti, straordinariamente vicino, al 20,7% del 1946.
Tra queste due date tra il 1946 e il 1992, tra la nascita della cosiddetta prima repubblica e l?avvento della sedicente seconda repubblica, si iscrive la vicenda politica di cui ci occupiamo; in un?epoca in cui l?apparente stabilità elettorale non deve ingannare perchè è valida solo se prendiamo il primo e l?ultimo dato e soprattutto è profondamente diversa la componente sociale che si viene ad esprimere, e difforme l?elettorato che così si manifesta.
In realtà nelle elezioni del 1921 il risultato del Pci era stato insignificante e l?intero elettorato del movimento democratico operaio e contadino e intellettuale era appannaggio del Psi. Il passaggio di questo elettorato nelle file del Pci avvenne tra le due guerre, sia perchè i comunisti mantennero una presenza all?interno del paese, anche in periodo fascista, sia per il ruolo da essi esercitato nella Resistenza, sia per il gran peso della vittoria dell?Urss, cui si attribuì anche la soddisfazione di una grande aspirazione dell?Italia rurale: la spartizione delle terre nei paesi dell?est liberati, laddove era giunta l?armata rossa.
Nell?agosto 1943 fu costituito a Siena il comitato dei partiti antifascisti cui parteciparono Pci e Partito d?Azione e personalità più che partiti per socialisti, democristiani e liberali. Il Psiup era ancora nel settembre 1943 scarsamente organizzato. Solo a Chiusi si era ricostituita la sezione socialista (Muzzi 1981a, 580).
A Siena e nel senese mancavano sia le figure dei vecchi autorevoli dirigenti sia quelle dei giovani, e si era verificata una progressiva caduta del consenso tra contadini, operai e intellettuali a vantaggio dei comunisti. Nel giugno 1944 quando cominciò a funzionare effettivamente il Cln, i socialisti vi erano rappresentati da Arrigo Musiani, e da Nello Ticci, che fu arrestato, e da Luigi Cecchi che fu tra i socialisti senesi più attivi nel periodo clandestino (Muzzi 1981a, 581-582). Il partito si organizzò però rapidamente con la liberazione; la segreteria della ricostituita federazione fu retta in via provvisoria prima da Emilio Zannerini e poi da Attilio Lolini (che abbandonerà il partito con la scissione di Palazzo Barberini nel 1947).
Al primo congresso provinciale del 19 novembre 1944, già parteciparono i delegati di 25 sezioni con 1.245 iscritti. Sulle iscrizioni si volle essere molto severi nei confronti di coloro che si erano compromessi con il regime fascista (per distinguersi dai comunisti, si disse):
Sono stati ammessi come effettivi tutti coloro che si sono mantenuti ?puri? e quelli che per dimostrare ragioni erano stati costretti ad iscriversi al partito fascista, ma che avevano dato sempre prova di ostilità al passato regime. Abbiamo invece ammessi come aggregati per un periodo di sei mesi tutti coloro che pur essendo stati iscritti al Fascio non vi hanno ricoperto cariche politiche o sindacali e non hanno per esso esplicato nessuna attività,
si legge in una disposizione interna, la relazione di Luigi Cecchi sull?attività in provincia di Siena del partito socialista dopo la Liberazione (Muzzi 1981a, 590; Gagliardi 1974).
Il comitato direttivo chiamò allora alla segreteria Giulio Cavina, che era stato un esponente di rilievo nel Partito socialista senese del primo dopoguerra, aveva partecipato al Congresso di Livorno del gennaio 1921 e, pur essendo un acceso massimalista (o forse proprio per questo), non aveva aderito alla scissione. Tornò anzi a Siena dicendo che essa non aveva importanza e che si trattava di questioni facilmente appianabili dovute a personalismi. Il che non testimonia certo a favore della sua lungimiranza e intelligenza politica.
Era stato duramente percosso e arrestato nel marzo 1921 durante l?assalto fascista alla casa del popolo senese e si dedicò, infatti, alla restituzione di essa alle organizzazioni del movimento operaio. Non fu riconfermato nel congresso provinciale del 19-20 maggio 1945, quando ormai il partito era forte di 56 sezioni e saldamente unito al Pci nel patto d?unità d?azione. Fu allora che venne eletto Bruto Puccetti quale reggente della segreteria (Muzzi 1981a, 595).
Nonostante il patto di unità d?azione, vi era nella campagna una forte concorrenza soprattutto sindacale tra socialisti e comunisti (a Staggia, Monticiano, Chiusi, Sarteano, Campiglia d?Orcia, Castellina in Chianti, Cetona) (Muzzi 1981a, 599). Pur approvando il patto la Federazione senese pretese di conservare una certa autonomia ed espresse nel 1945 parere contrario alla fusione con il Pci (Muzzi 1981a, 607). La Federazione di Siena era ormai, alla fine del 1945, la seconda della Toscana, con 9.000 iscritti, una forte organizzazione e una stabile segreteria guidata da Puccetti. Si formarono subito fazioni e correnti; una di destra guidata da Musiani e una di sinistra maggioritaria; le votazioni interne davano schiaccianti maggioranze a quest?ultima e la scissione del 1947 ebbe esiti molto contenuti (Muzzi 1981a, 660).
Il V congresso dei socialisti senesi, sul finire del 1947, approvò una mozione di sostegno al blocco socialista e comunista in vista delle elezioni, pur dichiarando che sarebbe stato meglio per i due partiti scendere in campo separatamente anziché (come poi si farà) con il Fronte popolare (Muzzi 1981a, 678).
Agli inizi del 1948 confluirono nel Psi, provenendo dal Partito d?Azione, Loris Scricciolo, di Chiusi, che avrà in seguito una certa importanza nel partito senese, e Mario Bracci, figura di spicco in campo nazionale e ministro con De Gasperi. Il 6 febbraio 1948 Bracci scriveva a Nenni ? suo abituale corrispondente ? che la intempestiva pubblicità data dalla Federazione senese alla sua iscrizione al Psi aveva suscitato reazioni ?del tutto negative negli ambienti dove altrimenti sarebbe stato possibile raccogliere non trascurabile copia di voti? (Cardini 2001, 57). Nenni chiese a Bracci di accettare una candidatura a Siena per il Parlamento, ma Bracci rifiutò recisamente. Scriveva a Nenni:
I più sono portati a credere che la mia opera prima per la fusione del Partito d?Azione col Partito socialista, poi per il Fronte popolare ed infine la mia iscrizione al Psi abbiano avuto come unico motivo la preoccupazione di assicurarsi un seggio in Parlamento. Ai motivi ideali gli italiani credono poco: io invece ci credo e opero in conseguenza? (Cardini 2001, 57).
E non volle essere eletto deputato.
Bracci fu negli anni Cinquanta la personalità di maggiore spicco del Psi senese, con il suo rapporto di amicizia e la sua posizione di preminente consigliere di Nenni. Era stato ministro del commercio estero nel 1946 nel secondo governo De Gasperi e aveva svolto un importante ruolo ? come ministro e come giurista ? al momento della combattuta proclamazione della Repubblica. Fu lui a trovare la soluzione giuridica che consentì di rompere gli indugi. Le lettere a Nenni mostrano tuttavia un rapporto sempre difficile con la Federazione socialista senese. Nelle sue memorie il segretario del Pci Rineo Cirri ne sottolinea il ruolo chiave nella vita politica cittadina degli anni Quaranta e Cinquanta. Nonostante fosse favorevole al Fronte popolare e difendesse costantemente l?Urss non era molto in sintonia con i dirigenti socialisti senesi; era più in sintonia con il Pci.
I risultati delle elezioni del 18 aprile 1948 ? come dicono i verbali dell?esecutivo federale ? furono una ?dolorosa sorpresa? per la base socialista che si aspettava di vincere (Muzzi 1981b, 147). La sconfitta del Fronte rafforzò la tendenza autonomista, guidata da Loris Scricciolo, Arnaldo Cherubini, Gino Gazzei, Mario Fantacci, Virgilio Cambi.
Bruto Puccetti venne eletto deputato e, pur essendo il principale esponente della sinistra, ammise la necessità che il partito dovesse avere una sua fisionomia ed una sua autonomia. Al congresso provinciale la componente autonomista ?Riscossa? prevalse momentaneamente sulla sinistra e ogni ipotesi fusionista fu accantonata (Muzzi 1981b, 147). Anche la Federazione socialista senese si trovò di fronte, nel luglio 1948, alla rivolta popolare provocata dall?attentato a Togliatti con scontri sanguinosi ad Abbadia San Salvatore e una spietata repressione. L?intesa fra socialisti e comunisti fu stretta e operante e fra le decine di dirigenti politici e sindacali arrestati nella provincia per i fatti di luglio vi furono anche molti socialisti. La vicenda ebbe una ripercussione anche in città con violente dimostrazioni, dure repressioni e la morte di Severino Meiattini della Federterra di Torrenieri.
Quale rappresentante del socialismo senese nel Consiglio nazionale del partito fu designato Mario Bracci mentre alla segreteria fu chiamato Giorgio Marini; poi la sinistra riuscì a riconquistare la segreteria al congresso dell?aprile 1949 con Bruto Puccetti (Muzzi 1981b, 156).
Questi (che era nato a Panicale, Perugia, il 28 giugno 1897) fu eletto nel collegio di Siena nella I legislatura dal 1948 al 1953 e fu componente della commissione industria e commercio. I suoi interventi parlamentari erano ispirati alla ideologia del Fronte popolare, cui partecipava convinto. A iniziare dal forte attacco contro l?adesione italiana al patto atlantico nel 1949:
Tutti coloro che hanno seguito gli sviluppi della situazione politica dal giugno 1947 ad oggi, non possono stupirsi che il Parlamento sia chiamato ad approvare l?inserimento del nostro Paese in un patto militare. Non possono stupirsi nemmeno se questo inserimento era considerato, fino a poco tempo fa, assurdo e nocivo agli interessi generali del popolo italiano anche da autorevoli membri del Governo, perchè certi cambiamenti di rotta sono la caratteristica fondamentale di tutti i governi che agli interessi generali del popolo antepongono gli interessi delle classi che rappresentano. Il Governo e la maggioranza affermano che il Patto Atlantico è uno strumento di difesa e in questo, onorevoli colleghi, possiamo anche trovarci d?accordo, perchè anche noi affermiamo e siamo convinti che il Patto Atlantico è stato creato esclusivamente per difendere degli interessi, ma non certamente quelli dei lavoratori, né tanto meno quelli del popolo italiano, essendo stato creato esclusivamente per difendere gli interessi del capitalismo e dell?imperialismo americano 1
Così esclamava il 16 marzo 1949 alla Camera opponendosi al trattato internazionale che avrebbe legato l?Italia all??imperialismo americano?. Gli echi della propaganda propri alla guerra fredda erano evidenti.
Attacchi frontali furono dedicati anche alla Società che gestiva le miniere di mercurio dell?Amiata, dopo l?ennesimo caso di morte sul lavoro. Tre operai erano rimasti soffocati per l?assenza di respiratori di sicurezza.
Fatti come questi non si possono qualificare casi fortuiti o infortuni sul lavoro, ma sono fatti delittuosi. Una società che intasca centinaia e centinaia di milioni di utili tramite lo sfruttamento e il sudore dei suoi operai, e fa mancare pochi metri di tubo per salvarli in caso di pericolo, non dovrebbe restare impunita, ma dovrebbe risponderne in pieno2
Diceva perciò Puccetti alla Camera il 26 settembre 1952, mettendo sotto accusa con nomi e cognomi (il conte Armenise) i proprietari della Siele.
Anche la riforma della legge elettorale del 1952-53, la cosiddetta ?legge truffa?, suscitò veementi proteste negli interventi alla Camera di Puccetti (come degli altri deputati del Fronte popolare). Anzitutto protestava per il dilagare della propaganda elettorale con ?l?affissione di manifesti? in grande quantità e l?uso di megafoni per i quali si spendevano ?somme ingentissime? che erano una ?offesa alla miseria dilagante? visto lo ?sperpero di tanti miliardi? usati ?per creare certi apparati propagandistici?3
Sono considerazioni che ci possono far sorridere, considerando ciò che accade oggi, ma allora ciò suscitava indignazione.
Puccetti chiamava in campo l?antifascismo:
Nessuno e tanto meno i lavoratori immaginavano che il Parlamento della Repubblica, nato dalla ventennale resistenza al fascismo e dalla lotta di liberazione, a sette anni dalla fine del nazifascismo, sarebbe stato chiamato a discutere, al posto delle promesse riforme sociali, una nuova legge elettorale Acerbo4
Accusava, il 18 gennaio 1953, il governo di volersi assicurare ?costi quel che costi? ?l?esercizio del potere anche per il futuro?, e invece aveva mancato di assolvere il principale compito della legislatura cioè ?dare forma e sostanza alla Costituzione repubblicana?, mentre essa era rimasta inapplicata ed era stata anzi ?violata e calpestata? e ?dopo sei anni dalla sua entrata in vigore, il popolo italiano è governato ancora con tutte le leggi della monarchia e del fascismo?5
L?atmosfera da guerra fredda sul piano nazionale ? così ben riflessa nei discorsi parlamentari di Puccetti ? era fortemente presente anche nel clima politico senese, dove una grave crisi si aprì nell?amministrazione comunale, tra il Fronte popolare e la Dc, il che fece venir meno le condizioni per l?elezione di una giunta la quale disponesse di una maggioranza.
Dopo l?uscita dalla giunta nel maggio 1949 della Dc fu necessaria una gestione commissariale ad opera di Mario Vegni che condusse alle elezioni amministrative del 10-11 giugno 1951. Bracci svolse allora una intensa campagna elettorale polemizzando contro Guidone Bargagli Petrucci, capo della lista avversaria a quella unica delle sinistre (Siena Unita) (Balocchi 2001, 110) che ottenne 15.428 voti, aumentando il consenso rispetto alle elezioni del 1948. Come consigliere comunale Bracci si impegnò fortemente per il piano regolatore di Piccinato anche con una bellissima relazione tenuta assieme a Bianchi Bandinelli.
Bracci fu poi nominato nel 1955 nella neocostituita Corte Costituzionale e lasciò il Consiglio comunale. Era stato eletto sindaco Ilio Bocci che si ispirò a un forte pragmatismo riformista. I socialisti ottennero successivamente un sindaco del loro partito, nell?ambito sempre dell?alleanza con i comunisti, dopo le elezioni del 1956, quando fu eletto l?ingegner Ugo Bartalini anch?egli ispirato al riformismo del fare e del realizzare (Barzanti 1997, 350). Alle elezioni amministrative del 1960 i socialisti si presentarono in una lista unica con i radicali e ottennero il 13,2% (5.447 voti). Ugo Bartalini fu ancora eletto sindaco della città.
I problemi insorsero con l?affermazione a livello nazionale dei governi di centro sinistra e dell?alleanza tra Dc e Psi con le convergenze parallele, i governi Fanfani e il primo governo Moro, organico di centro-sinistra, dopo le elezioni politiche del 1963, nelle quali il socialista senese Scricciolo ? di fatto favorevole all?alleanza di centro-sinistra, anziché a quella con i comunisti ? fu eletto deputato. Mentre quale leader della Federazione socialista senese emerse Aristeo Biancolini espressione delle correnti di sinistra, decise a non rompere con il Pci (Barzanti 1997, 351).
Rineo Cirri segretario del Partito comunista poi sostituito da Fabbiani e nel 1965 da Vasco Calonaci, dice nelle sue memorie che dopo le elezioni amministrative del 1960
molti compagni, dirigenti e non, delle sezioni di Siena rivendicarono il sindaco comunista? perchè ?vi era un diffuso malcontento fra i compagni senesi per come il sindaco socialista aveva tenuto i rapporti con le masse popolari e inoltre la base del partito non aveva perdonato ai socialisti di essersi opposti nel 1956 a che il compagno Bocci facesse il vicesindaco?. Cirri giudicava dal canto suo questa posizione ?sbagliata? perchè ?antiunitaria (Cirri 1990, 420).
Rineo Cirri narra la complessa trattativa per il sindaco socialista o quello comunista che si tenne dopo le elezioni amministrative del novembre 1960:
Io e altri compagni ? dice Cirri ? sostenevamo che non avremmo dovuto accettare il sindaco comunista neppure se i socialisti fossero stati d?accordo perchè era da prevedere che la direzione della federazione socialista, per l?insuccesso elettorale e per l?accordo sul sindaco comunista sarebbe stata messa sotto accusa dalla destra del partito e forse messa in minoranza. Inoltre non era nemmeno pensabile che la direzione del Partito socialista avrebbe mai dato il benestare per una giunta di sinistra con sindaco comunista. Perciò sostenevamo di accordarsi con i socialisti per costituire subito una giunta di sinistra con un sindaco socialista e costituire un esempio positivo (Cirri 1990, 420).
Ma gli altri componenti del partito non demordevano:
I socialisti dopo diversi incontri si dichiararono disposti ad accordarsi per il sindaco comunista. Fabbrini ed altri due compagni si recarono a Roma a parlare con il compagno Longo; conosciuti i termini della situazione Longo disse loro che era stato perso anche troppo tempo e che doveva essere fatto subito l?accordo per una giunta con sindaco socialista (Cirri 1990, 420).
Episodio questo che dimostra la preoccupazione che tra i socialisti senesi prevalesse una linea favorevole all?accordo con la Dc per il centro-sinistra come in quegli anni si andava profilando.
La maggioranza dei socialisti senesi era tuttavia di sinistra e favorevole all?accordo con il Pci.
Nel 1964 fu eletto per il Psi nel Consiglio comunale il prof. Mario Delle Piane, un intellettuale di rilievo nel panorama senese di quegli anni, studioso autorevole, e importante dirigente dell?università. Gli fu affidato nella giunta del sindaco Bartalini un assessorato (per i rapporti con l?università) (Barzanti 1997, 351). Provenendo dal Partito d?Azione aveva aderito nel 1952 ad Unità popolare per ostacolare l?applicazione della ?legge truffa? e da qui nel 1956 aderì al Psi. Vedeva il futuro di Siena nel progetto di una ?città per gli studi? e sostenne con convinzione il progetto del palazzo dei congressi di Alvar Aalto.
Loris Scricciolo (1923-2004) invece fu eletto deputato nel 1963 e rimase tale fino al 1968. Difese in Parlamento l?azione di governo del centro-sinistra sia nelle numerose commissioni economiche di cui fu componente, sia con interventi tecnici di carattere economico che polemizzavano contro le critiche del Pci (provenienti soprattutto di Amendola) in merito all?incapacità dei socialisti di affrontare la congiuntura. Nel respingere queste dichiarazioni Scricciolo sosteneva il 14 ottobre 1964, nella seduta pomeridiana della Camera:
Per il governo si tratta ora di accelerare l?iter delle misure compensative, che formano il contrappeso politico delle misure congiunturali. Si tratta soprattutto della legge urbanistica, delle leggi ordinarie, della programmazione, dello statuto dei lavoratori, della legge di pubblica sicurezza, delle pensioni: cose che si iscrivono tutte nel programma di questa coalizione?. E sottolineava ?la forza e la capacità del governo si misureranno, più d?ogni cosa, da questa sua volontà di scavare nella realtà italiana? ?che noi socialisti abbiamo fortemente concorso a porre in movimento, con iniziative e assunzioni di responsabilità dirette, che ci hanno condotto ad attestarci su posizioni aperte e coraggiose, e dal cui successo dipenderanno in gran parte il consolidamento dello stato e l?avvenire democratico del nostro paese (Scricciolo 1964a, 15).
Questa convinta difesa del governo di centro-sinistra preludeva al tentativo di tradurre sul piano locale l?esperienza nazionale. E respingeva la propaganda comunista che definiva il Psi schiacciato su posizioni conservatrici, come diceva alla Camera il 9 novembre 1964:
Ponendoci, come gruppo socialista, in attitudine di forza politica responsabile verso i lavoratori e verso il paese, noi respingiamo pertanto la tesi che ci assegnerebbe una funzione di copertura circa il ritorno all?immobilismo conservatore del passato?. E dichiarava che una ?concezione astrattamente massimalistica non fa parte del nostro patrimonio attuale (Scricciolo 1964b, 11-13).
La formazione di governi di centro-sinistra e la scissione del Psiup nel 1964 ebbero ripercussioni importanti nel Psi senese sempre guidato da maggioranze di sinistra che facevano riferimento a livello nazionale a Vecchietti e Valori, avevano sempre favorito la formazione di giunte di sinistra ed erano strettamente legati al Pci. Importanti esponenti come Aristeo Biancolini e Giuseppe Bettalli (e anche il giovane Roberto Barzanti) aderirono al Psiup (Cherubini 1982, 133-134).
La scissione del 1964 pose al Psi senese il compito urgente di ricostruire l?organizzazione. Gli aderenti al Psiup prelevarono anche le liste degli iscritti e i dirigenti del Psi dovettero recarsi di sezione in sezione e di paese in paese e ricostituire la loro organizzazione, come ricorda il senatore Silvano Signori (Cherubini 1982).
Per organizzare e rafforzare la posizione del Psu con l?unificazione del 1966 nel senese la Direzione nazionale socialista inviò da Roma, come funzionario, Vindice Cavallera che aveva organizzato, con la liberazione, il Partito d?Azione proprio a Siena, ma si era poi trasferito a Roma dove aveva aderito nel 1958 al Psi.
Con l?arrivo di Vindice Cavallera, nel Psu senese si rafforzò così la corrente riformista, divisa in due parti una più di sinistra con Arnaldo Cherubini e Mario Delle Piane e una più moderata con lo stesso Cavallera, Vincenzo Vitali e Loris Scricciolo, oltre a Signori (Cherubini 1982). La giunta in carica dopo le elezioni del 1964 aveva come sindaco comunista Fazio Fabbrini e una maggioranza composta da Pci, Psi e Psiup. Ideò, tra l?altro il grande palazzo dei congressi nella fortezza medicea su progetto di Alvar Aalto. Ma la caduta della giunta non consentì la realizzazione di tale importante struttura architettonica. Con il proposito di giungere ad una giunta di centro-sinistra, accordando il governo locale con quello nazionale, infatti Cavallera partì all?attacco e presentò alla giunta comunale ? formata nel giugno 1966 ? una mozione per chiedere un?inchiesta sulla sospensione dei lavori per il nuovo policlinico. La giunta negò l?inchiesta e chiese la fiducia al Consiglio, ma i tre consiglieri socialisti Cavallera, Delle Piane e Parodi votarono contro determinandone la caduta (Cherubini 1982, 135).
Dal luglio 1966 il Comune fu affidato quindi al Commissario governativo dott. Guido Padalino, rimasto in carica fino al 1969. Scricciolo partì a sua volta all?attacco su ?La Martinella? ? antico giornale socialista resuscitato nel 1967 e stampato a Roma dalla tipografia dell?edizione nazionale dell??Avanti!? ? con una serie di feroci articoli relativi alla vicenda del Policlinico. I titoli sono significativi: Policlinico: una storia di irregolarità e di abusi (1-15 marzo 1967); Limiti e compromessi di una classe politica (15-31 marzo 1967); Nelle casse della Commissione le somme erogate dall?università (9-15 aprile 1967).
Ciò si tradusse in una forte tensione tra socialisti e comunisti, complicata ulteriormente dalla disputa sulla conduzione dei lavori e sugli ?sbancamenti? (Cherubini 1982, 139). Con una campagna moralizzatrice ?La Martinella? chiamò in causa la giunta Pci-Psiup, mostrando una sempre maggiore rotta di collisione tra socialisti e comunisti senesi. E sempre su ?La Martinella? Vincenzo Vitali attaccò a fondo la politica tributaria della giunta. E lo stesso Canzio Vannini (poi eletto sindaco di una giunta di minoranza di centro-sinistra) forniva un elenco di ricchi e ricchissimi senesi non trattati secondo un metodo equamente progressivo (Cherubini 1982, 141).
Alle elezioni amministrative che si tennero l?11 giugno 1967 i socialisti presentarono un programma in cui si chiedevano riforme radicali. Il Psu ebbe successo e nel 1967 conquistò un seggio in più rispetto a Psi e Psdi messi insieme. Su ?La Martinella? (11-20 giugno 1967) si erano chiesti Più ampi consensi ai socialisti per una maggioranza di centro-sinistra e l?orientamento politico successivo alle elezioni fu quindi chiaro: si lavorava per l?alleanza con la Dc. Dalle urne però non era uscita una maggioranza di sinistra (Pci + Psiup) né di centro-sinistra (Dc + Psu). Si giunse così all?autoscioglimento del Consiglio Comunale e furono stabilite nuove elezioni per la fine dell?anno. I socialisti furono dapprima favorevoli perchè speravano in un ulteriore successo, ritirarono poi l?appoggio alla consultazione elettorale perchè, scrisse ?La Martinella? (1-15 settembre 1967), anche in caso di ulteriore rafforzamento non era possibile appoggiare la Dc nel disegno di un centro-sinistra ?aperto a destra?.
Il settimanale comunista ?Nuovo corriere senese? (che aveva iniziato le pubblicazioni nell?ottobre 1967) sosteneva invece (8 novembre 1967) che nella direzione socialista Cavallera era stato favorevole a nuove elezioni, ma che era prevalsa la linea di Vitali e Scricciolo, i quali speravano ? con il commissario, che fu lasciato al suo posto ? di poter determinare più facilmente le nomine nella Deputazione del Monte dei Paschi, in scadenza, facendo leva sulle posizioni governative e parlamentari romane (Cherubini 1982, 145).
?La Martinella? svolse anche una campagna ?moralizzatrice? sulle cariche nella Deputazione del Monte dei Paschi ritenendole incompatibili con gli incarichi comunali. ?Siena cronache? (ottobre 1967), giornale vicino alla Dc, parlò di ?moralismo interessato? perchè i socialisti non avevano consiglieri comunali che ricoprissero incarichi al Monte dei Paschi.
Il socialista Canzio Vannini, dopo le elezioni del 17 novembre 1968, tentò una giunta di centro-sinistra ma con una maggioranza instabile. Dc e Psi avevano infatti 20 seggi, Pci e Psiup 19 e 1 il Msi. Vannini si dimise nel giugno 1969; gli successe Mencaraglia comunista, che si dimise tuttavia nel dicembre dello stesso anno (Barzanti 1997, 358-359). Fu allora eletto sindaco Barzanti che con una giunta di indipendenti, alla quale nel corso del 1970 si unirono anche i socialisti; riuscì a stabilizzare la situazione. Si rafforzò nel Psi la dirigenza di Scricciolo che riallacciò pragmaticamente i rapporti con il Pci, in luogo delle spinte verso il centro-sinistra operate alla fine degli anni sessanta (Barzanti 1997, 360). Barzanti (che proveniva dal Psi e dal Psiup) riprese il riformismo operoso dei sindaci degli anni cinquanta e dei primi anni Sessanta e rimase in carica fino alle elezioni amministrative del novembre 1973. I sindaci successivi all?epoca del compromesso storico e oltre sino agli anni Ottanta furono socialisti Canzio Vannini (1974-1979), Mauro Barni (1979-1983) e Vittorio Mazzoni della Stella (1983-1990) con maggioranze sempre di sinistra. Non si riproposero più significativi cambiamenti del quadro politico.
Alla vigilia di tangentopoli i tre principali partiti Dc, Pci e Psi si ripartivano a Siena oltre l?80% dell?elettorato. E il Psi ebbe l?apice del successo nel 1988 con il 20,5% dei voti (Verzichelli 1993, 745-753) (quasi come nel 1946 quando aveva avuto il 20,7%).
Quasi a siglare questa vicenda, nell?introduzione al volume Alle origini di una provincia ?rossa?: Siena tra ottocento e novecento, Vasco Calonaci con il senso storico che lo distingueva scrisse nel 1991 che:
certamente il Pci riuscì a diventare ? grazie soprattutto al ruolo fondamentale svolto nella lotta alla dittatura fascista e nella Resistenza ? il maggiore erede del grande patrimonio storico della sinistra democratica nel nostro paese.
In fondo la storia del Psi senese ? e forse non solo senese ? si può riassumere appunto nella costante rincorsa e nel tentativo di non essere più considerato o di meritare di non essere più considerato ?l?erede minore? ma di tornare in primo piano nel lungo percorso del movimento democratico senese, negli anni in cui la sua vicenda si svolse.