N. 19 - Febbraio 2009

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Luigi Cavazzoli

Strumenti per lo studio di Ivanoe Bonomi

Il titolo riprende quello di un volume del Centro studi Ivanoe Bonomi apparso nella collana ?Strumenti e Fonti? della Fondazione ?F. Turati? di Firenze (Piero Lacaita Editore, Manduria-Bari-Roma 2005), in cui sono riportati una bibliografia degli scritti e i cataloghi delle ?carte? e degli opuscoli dell?ex biblioteca di Bonomi (1873-1951); ?carte? e opuscoli che sono oggi consultabili nella sede dell?Istituto mantovano di storia contemporanea. Questa documentazione comparve inaspettatamente nel 1985 allorché Elisa Abrile, pronipote di Bonomi, dopo averla rinvenuta nella casa che lo statista mantovano aveva ereditato dai genitori a Volta Mantovana, la consegnò al compianto Rinaldo Salvadori, che provvide a depositarla nel citato Istituto di cui allora era presidente. Complessivamente la bibliografia ? comprendente gli articoli in ordine cronologico e raggruppati per testata, le monografie e i discorsi pubblicati dal senato nel 1954 (Discorsi politici di Ivanoe Bonomi, Bardi Editore, Roma) ? è di 1.392 record. Questo dato, pur non rappresentando, con ogni probabilità, il numero completo degli scritti di Bonomi, soprattutto di quelli destinati a giornali e riviste, costituisce in ogni caso un significativo aggiornamento di quelle precedenti. In proposito è sufficiente ricordare che la più ampia bibliografia disponibile sino al 2005, era quella curata dal citato Salvadori per gli atti del convegno nazionale di studi, svoltosi a Mantova il 16-17 ottobre 1987, sul tema Ivanoe Bonomi un protagonista del ?900 (volume a cura di Luigi Cavazzoli, Postumia, Gazoldo degli Ippoliti 1993, pp. 221-229). In essa venivano riportati 164 titoli, a cui si aggiungevano i discorsi pronunciati dallo statista mantovano alla Camera dei deputati, al senato come ministro e presidente del Consiglio dei ministri, alla consulta, alla costituente, quale presidente del senato e interventi vari, per un totale di 116. Dunque, complessivamente, coloro che si accingevano ad affrontare lo studio di un personaggio politico dello spessore d?indubbio rilievo, quale si era rivelato Bonomi in oltre mezzo secolo (1894-1951) di frenetica attività ai più alti livelli del giornalismo, della vita di partito e di governo del Paese, poteva contare su un elenco di 280 scritti, numericamente pari a un quinto di quello attuale.


Per quanto riguarda le ?carte? esse non hanno un carattere omogeneo e non sono disposte in ordine cronologico, ma raggruppate in 58 fascicoli (ff.). Tralasciando quelle concernenti la gestione patrimoniale, le prime in ordine di tempo riguardano l?attività di Bonomi nei primi anni del Novecento (ff. 11-14) e sono costituite da lettere, ritagli di giornali e appunti, così come quelle del periodo compreso fra il 1911 e il 1915 (ff. 17-22); sono conservate anche molte missive e fotografie della prima guerra mondiale (ff. 28 e 57). All?impresa di Gabriele D?Annunzio, confuse fra le altre, si riferiscono alcune lettere del concittadino Emanuele Margonari (f. 46), che teneva i contatti con il Comandante, assieme al fratello colonnello Vittorio, capo del commissariato fiumano. Sono presenti anche (f. 31) le bozze del volume Jugoslavi e Jugoslavia pronto per essere pubblicato da Zanichelli alla fine del 1918, ma ragioni di opportunità, suggerite dalla nomina di Bonomi a ministro dei Lavori Pubblici nel gabinetto Orlando al posto di Leonida Bissolati, avevano bloccato l?iniziativa (nel 1993 il volume in questione ha visto la luce a cura di L. Cavazzoli, con note introduttive di Roberto Chiarini, Enrico Serra, Postumia, Gazoldo degli Ippoliti). Interessante anche il manoscritto intitolato Movimento rivoluzionario, probabilmente confezionato dagli organi di polizia nell?estate del 1920 mentre monta l?agitazione massimalista, il quale tende ad avvalorare l?ipotesi che i bolscevichi mantovani preparassero un movimento eversivo (f. 49). Non v?è dubbio che il materiale più interessante e ricco è quello relativo all?avvento del fascismo (ff. 30 e ff. 34). In particolare è documentata l?azione del prefetto Moroni, del nipote di Bonomi avv. Umberto Mantovani e del fedelissimo Ottorino Marolli, nel corso delle elezioni del 1921 e nei confronti del movimento fascista. Va sottolineato come Bonomi fosse appoggiato dalla maggioranza della democrazia radicale locale, con in testa il sen. Ugo Scalori, già sindaco della città (1900-1906), ed il suo vice, avv. Ciro Bonollo (f. 34). Di non minore interesse è un lungo scritto del 1921 dovuto a Tomaso Codifava, sindaco riformista di Quistello dal 1914 al 1919, il quale tracciando il profilo della carriera politica di Bonomi a partire dal 1892, ne approvava l?azione svolta, compresa quella di combattere il massimalismo ormai prevalente nelle file del partito socialista (f. 50).


Com?è noto Bonomi nel dicembre del 1923 aveva fondato la Lega Democratica ispirata alla difesa dei principi democratici, avvicinandosi a Giovanni Amendola, che aveva dato vita all?Unione Nazionale, che si proponeva di raccogliere liberali, demosociali di Colonna di Cesarò e bonomiani per una politica antifascista, avente la sua base nei ceti medi e tendente ad assorbire le forze popolari; a questo episodio si riferiscono i documenti del f. 37, dove sono conservate anche due lettere di Amendola. Nelle elezioni del 1924 Bonomi, a capo di una formazione autonoma per l?Alta Italia, non venne eletto: nel f. 39 è collocato un fascio di giornali, mentre nel f. 38 si trovano varie missive, fra cui quelle di Luigi Albertini e Giulio Alessio. A questo periodo si riferiscono anche alcune lettere di suoi sostenitori, nelle quali si descrivono le condizioni della provincia di Mantova nel periodo dello squadrismo.


Praticamente il fondo in esame non va oltre questo anno, salvo alcune eccezioni: fra queste si segnala l?importante e lunghissima lettera (25 pagine) di Meuccio Ruini inviata da Roma il 2 dicembre 1927 (f. 46). Riferendosi alla Storia d?Italia di Croce appena stampata scriveva: ?L?idea liberale (e io aggiungo democratica) è vitale, e destinata a rivivere in nuove forme, ma appare come stanca e svuotata?. Né gli bastava la rivendicazione della superiorità del metodo liberale ?fatto di tolleranza, di equanime ricerca, di efficace contrasto?. Occorreva a suo parere battere la strada delle riforme istituzionali, che garantissero però la stabilità ai governi; la sfiducia doveva aver luogo dopo un preavviso ed essere votata a maggioranza assoluta. Accettata l?idea di un parlamento bicamerale, Ruini puntava al rafforzamento del potere esecutivo con un rinnovato Consiglio di Stato avente anche ?funzioni di consulta legislativa?, ma soprattutto a una riforma delle amministrazioni pubbliche e delle autonomie locali. Dedicava poi l?ultima parte della sua lettera al sindacato, visto come un?organizzazione unica, aperta a tutti, col giuoco delle libere elezioni e con l?alta vigilanza dello Stato, cui si sarebbero aggiunti i ?tribunali del lavoro?; proposte poi sviluppate intorno al 1942 e conservate in questo fondo (f. 51), che costituiranno le basi programmatiche del Partito Democratico del Lavoro fondato con Bonomi nel 1943 (cfr. L. D?Angelo, Ceti medi e ricostruzione. Il Partito Democratico del Lavoro (1943-1948), Giuffrè,Milano 1981).


Del periodo bellico di un certo interesse sono alcuni dattiloscritti risalenti agli anni 1942-1944 fra cui un appello al re scritto probabilmente nel 1943, perché si sbarazzi del fascismo e ritorni allo spirito del Risorgimento (f. 53); questo materiale, soprattutto il primo in ordine di tempo, testimonia contatti di Bonomi con ambienti antifascisti della Lombardia. L?epilogo della sua lunghissima e prestigiosa militanza politica è costituito dal discorso preparato in vista di una sua possibile elezione a presidente della Repubblica (f. 43).


E veniamo agli opuscoli presenti in numero di 695. Non si tratta di scritti di Bonomi (unica eccezione il saggio La crisi del movimento socialista, Uffici della Critica Sociale, Milano 1904), ma è parso ugualmente opportuno pubblicare il loro catalogo, curato da Nicoletta Beccari e Silvio Uggeri, se non altro perché consente di rapportarsi con gran parte delle fonti a cui lo statista mantovano attingeva per trarre validi elementi a sostegno di quanto affermava nei discorsi e negli scritti.


Bonomi aveva provveduto a suddividerli in 23 blocchi tematici, che legò con dello spago e distinse tramite un foglietto sul quale comparivano, sommariamente riportati, gli argomenti in essi contenuti. Fra i pacchi così confezionati uno di quelli con un numero maggiore di opuscoli (43) era contraddistinto dalla sigla B IV-3, assegnata in occasione della schedatura effettuata nel 1990, mentre l?argomento scritto a mano dallo stesso Bonomi recitava: ?Acque pubbliche ? Progetti ? Impianti idroelettrici ? Bonifiche ? Navigazione interna ? Progetti mantovani?. La scelta di questo blocco non è ovviamente casuale; essa infatti può essere utilizzata quale emblematico esempio dello stretto rapporto esistente fra i temi trattati negli opuscoli e quelli maggiormente frequentati da Bonomi. Le questioni afferenti la gestione delle acque, implicanti la loro regolamentazione a scopi irrigui e di scolo, l?utilizzo come via di comunicazione e fonte di energia, il recupero alla rotazione agraria delle ?basse?, sono sempre state quelle a cui i mantovani hanno dedicato la massima attenzione sin dal tempo della presenza romana sul loro territorio. E a questo tipo di amorevole e assidua cura, ma anche di odio in occasione delle frequenti inondazioni, fu appassionatamente coinvolto lo stesso Bonomi. Non a caso il primo intervento, che fece nel 1909 alla Camera da neo deputato, ebbe come tema la Navigazione interna; ciò testimonia sia la competenza acquisita da Bonomi nello specifico settore, che la conoscenza delle aspettative di Mantova nel ruolo di porto al centro della valle padana. Nella parte conclusiva del discorso il parlamentare del collegio di Ostiglia richiamò l?attenzione del governo sull?esigenza di ?integrare e completare? la ?rete di navigazione interna, che dal porto di Venezia conduce a Mantova?, nella lungimirante convinzione che il ?risveglio? del primo dipendesse, più che dalle dirette sovvenzioni, dai collegamenti ?con vie di navigazione, rapide e poco costose, al suo hinterland?. Per cui si rendeva indispensabile dare vita a vie d?acqua in grado di fare di Venezia ?lo sbocco naturale verso l?Adriatico di tutta l?Italia settentrionale?(in Discorsi politici di Ivanoe Bonomi, Bardi Editore, Roma, p. 10).


Le ?carte? Bonomi dell?Istituto mantovano di storia contemporanea si sono aggiunte a quelle ben più note conservate nell?Archivio di Stato di Mantova (ASMn), che le aveva ricevute dagli eredi il 29 ottobre 1951. Probabilmente fu lo stesso Bonomi a dividere le ?carte? in due distinte serie di buste, non potendo comunque prevedere che questo suo operato avrebbe causato la divisione fisica del fondo. Le prime, assieme agli opuscoli, vennero probabilmente considerate di minore valore, sia da Bonomi che dagli eredi, rispetto alle seconde, per cui solo quest?ultime furono prontamente depositate all?Archivio di Stato, che le conserva in cinque buste. I complessivi 4.868 ?pezzi? che quest?ultime contengono sono stati inviati in fotocopia all?Archivio centrale dello Stato (AcS) nel 1989, nel contesto di un progetto di integrazione delle carte riguardanti i personaggi politici di maggiore rilevanza del nostro Paese. Per reciprocità è pervenuta all?ASMn, nel 2001, dall?AcS della documentazione tratta dai fondi del ministero dell?Interno, la b. 42, f. 4, Gabinetto di Sua Eccellenza Bonomi, Ordine pubblico (1921-1922) e Repubblica sociale Italiana, Segreteria particolare del duce, Carteggio riservato, b. 43, f. 405 (1927-1939). Tali fotocopie sono state collocate in coda al fondo Bonomi dell?ASMn in un?apposita busta n. 6.


Tra la documentazione conservata nelle originarie 5 buste, corposi fascicoli riguardano l?impresa dannunziana di Fiume e cospicue sono pure le carte concernenti le vicende politiche bonomiane. Prevalgono comunque le carte private, seppure ?frammischiate ai documenti relativi agli incarichi governativi ricoperti, ad appunti, corrispondenze, bozze di soluzioni legislative?, che consentono ugualmente di seguire l?azione politica dello statista mantovano e i rapporti che lo stesso intrattenne con personaggi quali Leonida Bissolati, Benedetto Croce, Gabriele D?Annunzio, Alcide De Gasperi, Anna Kuliscioff, il cardinale Giovanni Battista Montini, Pietro Nenni, Meuccio Ruini, Palmiro Togliatti, Filippo Turati e molti altri. Mezzo secolo dopo il deposito effettuato dagli eredi l?ASMn ha promosso e realizzato la pubblicazione dell?elenco topografico e dell?inventario delle Carte Ivanoe Bonomi (a cura di Daniela Ferrari e Mario Vaini, Gianluigi Arcari Editore, Mantova 2002).


Bonomi divenne protagonista, come non lo era mai stato prima, nel momento della crisi finale del regime fascista, e poi in tutta la lunga fase della transizione verso la Costituente e le istituzioni repubblicane. E qui davvero si può notare uno scarto fra l?importanza della funzione da lui svolta e l?attenzione ad essa dedicata dalla storiografia. Ancora una volta il giudizio prevalente è negativo o fortemente limitativo. A Bonomi, il ruolo decisivo svolto negli anni della transizione dal fascismo alla democrazia parlamentare repubblicana, in qualità di presidente del Comitato di liberazione nazionale e di capo del governo, espressione diretta del Cln, dal giugno 1944 allo stesso mese del 1945, di componente della Consulta e della Costituente, non fu ritenuto una benemerenza sufficiente per riservargli una posizione adeguata fra la classe dirigente repubblicana: la presidenza del senato nella prima legislatura fu, come giustamente sostiene Giovanni Sabbatucci, in questo senso un risarcimento tardivo e parziale riservato a un uomo che aveva tenuto a battesimo la nuova Italia democratica (Introduzione a Ivanoe Bonomi presidente del Comitato Centrale di Liberazione nazionale, a cura di Gabriella Fanello Marcucci, Piero Lacaita editore, Manduria-Bari-Roma 2005).


Nel 1995, su incarico del Comitato nazionale per le celebrazioni del 50° della Liberazione, Fanello Marcucci metteva assieme, con grande pazienza e grande sapienza archivistica, una serie di documenti (verbali di riunioni del Comitato centrale di liberazione nazionale, testi o schemi di risoluzioni, lettere di pugno di Bonomi o a lui indirizzate), in parte già noti e in parte inediti, provenienti da fondi diversi: in primo luogo, com?è ovvio, le carte dello stesso Bonomi conservate all?Archivio centrale dello Stato, poi quelle di La Malfa, quelle di Spataro, che la curatrice aveva già utilizzato in un suo precedente lavoro sulla Dc (Alle origini della Democrazia cristiana, Morcelliana, Brescia 1982), e altre ancora. A rimuovere dal cassetto, in cui rimase per dieci anni, l?ottimo lavoro di Fanello Marcucci ha provveduto il Centro studi con la pubblicazione Ivanoe Bonomi. Dal fascismo alla Repubblica. Documenti del Comitato Centrale di Liberazione Nazionale (dicembre 1942-giugno 1944), Piero Lacaita editore, Manduria-Bari-Roma 2005. Nell?introduzione Sabbatucci pone in evidenza che ?pur con tutte le loro lacune ? dovute alle circostanze avventurose della loro redazione e della loro conservazione ? questi documenti consentono già ora di ricostruire un profilo credibile e articolato, ancorché sommario e non sempre completo, dell?attività del Cln centrale dalla sua nascita fino alla formazione del governo Bonomi. Rappresentano dunque una fonte indispensabile per chiunque voglia studiare la storia dell?Italia postbellica in quella fase aurorale che ne fissa irrevocabilmente alcuni caratteri di fondo. E un buon punto di partenza per chi pensasse di por mano a quella storia del Cln che sarebbe ormai tempo di scrivere?. Un obiettivo di lavoro che in verità il Centro studi ha già collocato fra i suoi impegni di lavoro.



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